domenica 21 agosto 2011

Un barbaro venuto da lontano

"Vi piacerebbe un mondo dove tutti gli uomini sono forti?, le donne belle, i problemi semplici e la vita avventurosa? Un mondo dove città scintillanti innalzano al cielo le loro guglie, malefici stregoni concertano incantesimi in spelonche sotterranee e spiriti malvagi si aggirano fra rovine di inimmaginabile antichità? Un mondo di mostri che si fanno strada nella vegetazione delle giungle, e di reami il cui destino si regge sulla lama insanguinata di eroi dalla forza sovrumana?"

Era andata. Ormai ero irrimediabilmente perduto, segnato per sempre, condannato a passare i prossimi anni a cercare tutti i libri possibili, sapendo che non ci sarei riuscito mai.

Eravamo una sera del 1980, in un grill lungo una delle autostrade che collegano Firenze a Gorizia, e la corriera che aveva portato la classe terza dell'Istituto Statale d'Arte di Gorizia all'annuale visita culturale, destinazione Firenze, stava ritornando al campobase dopo tre giorni a base di cultura. Di quel viaggio ricordo poco, qualche sprazzo di memoria, qualche località fotografata, e poco altro. Ma ricordo il ritorno, e quello che accadde (sono malato, lo so, e dov'è la novità?). La corriera aveva sostato in quel grill per rifornire e ristorare se stessa e i suoi occupanti. Nelle orecchie avevo ancora il suono della cassetta di Claudio Lolli che ci aveva accompagnato nell'ultima parte del viaggio, alternandosi con Guccini e i primi Dire Straits, il tutto fornito dall'unica ragazza che aveva pensato di portarsi dietro delle audiocassette (scemi noialtri a non averci pensato), per cui quella sosta era anche un modo per respirare dopo tanta musica "opprimente" (non che avessi nulla contro Guccini e Lolli, beninteso). Ma ad un altro giro de "La locomotiva" difficilmente sarei sopravvissuto.

E in quel bar, su uno scaffale rotabile, vicino alla cassa, in mezzo a tanti altri libri tascabili, un barbaro coi capelli corvini mi fissava, appoggiato ad una spada e sopra una montagna di teschi, con una ragazza seminuda sdraiata ai suoi piedi. Era la prima volta che vedevo un disegno di Frank Frazetta. Presi quel libro incuriosito, e lessi la presentazione in 4a di copertina. Quella che avete letto all'inizio. E dopo un istante pagavo 3000 lire alla cassa e portavo via con me quel barbaro.

Era il primo libro dedicato a Conan pubblicato negli Oscar, curato con grande amore da Gianni Montanari, che all'epoca curava gli Oscar fantastici. Fu con quel libro che imparai 1) chi era Conan, 2) chi era Rober E. Howard, il suo creatore originario, 3) che era un classico del fantastico. Un'accurata introduzione spiegava tutto la storia letteraria del personaggio, e in appendice ecco un voluminoso vocabolario di tutti i nomi hyboriani (cioè del mondo di Conan). Eppure, nonostante il titolo, quel libro non centrava nulla con il film di John Milius, che sarebbe uscito appena due anni dopo. Infatti non era che l'ultimo volume del ciclo di racconti dedicati al personaggio ordinati secondo l'età del personaggio, raccolti, curati e completati da L. Sprague DeCamp, Lin Carter e Bjorn Nyberg: due scrittori professionisti famosi (e uno un po' di meno) che dichiaravano il loro amore per quel personaggio.

Robert Howard aveva scritto i racconti di Conan negli anni '30, pubblicandoli su riviste pulp, alternandoli a quelli di altri personaggi fantastici, da Kull di Valusia a Brak Mak Morn, per finire con Solomon Kane. Era un narratore dannatamente bravo, e anche se i suoi personaggi erano tutti coraggiosi, forzuti ed eroici, il genere quello classico catalogato "Heroic Fantasy" (botte da orbi) e le trame si assomigliavano tutte, le sue storie lasciavano il segno. Poi era morto suicida, ponendo fine ad una vita piena di dubbi e timori, evento che negli anni a seguire darà modo a diverse interpretazioni psicologiche di cui poco ci importa, davvero; ma sopratutto lasciando i lettori orfani dei suoi personaggi. E diversi scritti, racconti incompleti o rifiutati, una montagna di materiale da recuperare.

Così, in tempi in cui la fedeltà filologica erano lontana a venire, De Camp e soci si erano imbarcati in un compito periglioso ma meritevole, recuperando e mettendo ordine tra gli scritti di quello scrittore texano che tanto li aveva fatti divertire in gioventù, incolonnando i racconti secondo una cronologia delle vita di Conan, intervenendo sui testi incompleti, correggendo e rendendo moderne certe parti, e aggiungendo racconti basati su periodi "vuoti" della vita del personaggio. Violata maestà? Indebita interferenza? Forse, ma intervenendo in quel modo avevano reso popolare Conan. Infatti fu grazie a quell'operazione che Conan rinaque.

Attenzione, oggi c'è la spiacevole abitudine di denigrare chiunque intervenga in uno scritto, chi cerca di ammodernare un testo antico con un lavoro di editing certosino; ecco che per gli appassionati di fumetti puri e crudi l'Eternauta pubblicato dall'Eura non si può vedere, perché ha violato la sacralità di un'opera: rimontato, ammodernato, cambiato nei testi... dimenticando che fatto in quel modo si rese leggibile e popolare un fumetto che se fosse rimasto nel suo formato originale sarebbe stato ignorato dai chiunque, oltre che giudicato "vecchio".

Erano già apparsi in Italia molti di quei libri, in un'epoca in cui esistevano le collane di genere fantastico separate da quella di genere fantascientifico. A occuparsene era stata la straordinaria Editrice Nord del compianto Gianfranco Viviani, sempre all'avanguardia in quegli anni, e lo sarebbe rimasta ancora per una decina d'anni: i più famosi cicli fantastici erano stati pubblicati da loro (ma ne parleremo meglio in altra occasione). E fu partendo dai libri di Conan che venni a conoscenza del loro infinito catalogo. La storia editoriale di Conan l'avrei scoperta meglio nei mesi successivi, grazie anche all'introduzione di quell'Oscar che cercava di fare un riassunto della situazione editoriale attuale. Da parte mia, essendo le fotocopie ancora pessime in quell'epoca, mi ricopiavo le piantine del mondo Hyboriano per poter seguire la geografia del racconto durante la lettura, non avendo voglia di tornare a guardare nei risvolti ogni due pagine.

E questa era l'infarinatura, ma ora si fa sul serio. In questi giorni, grazie anche al nuovo film, si ritorna a parlare di Conan, la gente chiede, qualcuno risponde bene (pochi), ma c'è un po' di disinformazione sul personaggio letterario, per cui proviamo a fare da servizio pubblico, e mettere ordine nel mare di caos. E decido di impiegare la domenica mattina per farla io una cronologia che sia (almeno lo spero) affidabile e utile, ma già sapendo che non riuscirò a essere esaustivo quanto serve. Il simbolo [R] si riferisce ad un romanzo, le altre sono antologie. Si parte.

La prima e più importante pubblicazione italiana è dunque quella delle gloriosa Fantacollana dell'Editrice Nord: volumi cartonati con sovracoperta il più delle volte illustrata dal grande Frank Frazetta, di formato leggermente ridotto rispetto ai cartonati classici. Sono questi:

Conan l'Avventuriero (1974) Conan the Adventurer, 1966
Conan! (1976) Conan, 1967
Conan l'usurpatore (1977) Conan the Usurper, 1967 [DeCamp]
Conan di Cimmeria (1978) Conan of Cimmeria, 1969) [Carter, DeCamp]
Conan il pirata (1979) Conan the Freeboter, 1968 [Deamp]
Conan lo zingaro (1980) Conan the Wanderer, 1968) [DeCamp, Carter]
Conan il guerriero (1981) Conan the Warrior, 1967
L'Era Hyboriana (1981) che contiene:
_Conan il vendicatore (Conan the Avenger, 1968) [R] [Nyberg, DeCamp, Howard ]
_Conan di Aquilonia (Conan of Aquilonia, 1977) [DeCamp, Carter]
_Conan delle Isole (Conan of the Isles, 1968)
[R] [DeCamp, Carter ]
Conan il Bucaniere (1982) [R] Conan the Buccaneer [DeCamp, Carter]


A queste si aggiunge l'unico romanzo originale di Robert Howard dedicato a Conan, pubblicato nella parallela collana Arcano:

Conan il conquistatore (Arcano, 1972) [R] Conan the Conqueror, 1935

Tutti questi libri sono stati ristampati prima in un due volumi di grande formato nella collana Grandi Opere (brossurati, di grande formato):

La Leggenda di Conan il Cimmero (1989)
Il regno di Conan il grande (1989)


Quindi ristampati nuovamente e divisi in 4 volumi brossurati, formato ridotto:

Conan il Cimmero (1993)
Conan l'avventuriero (1993)
Il regno di Conan (1994)
L'era Hyboriana di Conan (1994)


E questa è l'edizione completa della Nord, ed a tutt'oggi l'unica con l'intervento di DeCamp, Carter e Nyberg. E' su queste storie che è basata la serie a fumetti della Marvel. Aggiungo che la serie di racconti completati da DeCamp e Carter continuava col volume pubblicato negli Oscar (l'antologia che presi in quel grill). Inutile dire che se uno ha i volumi cartonati fantacollana, non gli serve molto trovare le ristampe successive.

"Solo Conan? Nient'altra roba di Howard?" domanda il lettore incuriosito. Ma certo, sempre per la Nord ecco qui:
Kull di Valusia (1975) King Kull, 1967 [antologia a cura di DeCamp e Carter]
Skull-Face (1978) Skull-Face Omnibus [Antologia a cura di Augusth Derleth]
Almuric (1982) [R] Almuric, 1939
Solomon Kane il giustiziere (1998), antologia originale, con alcuni racconti completati da Gianluigi Zuddas, più meno nel modo in cui fece DeCamp nelle edizioni di Conan; ristampato nel 2002 nella Fantacollana. Era però una ristampa del libro apparso nel 1979 presso l'editore Fanucci, nella collana Il libro d'oro. E non avendoli tutti, ignoro se le edizioni siano in tutto e per tutto uguali.


Nel frattempo la Mondadori comincia a occuparsi di Conan, sbarcando sugli Oscar. La scelta sarà di pubblicare alcuni volumi inediti di vari autori che riprendono il personaggio. Già, in America lo facevano davvero in tanti.

Conan il Barbaro (1980), Conan the Swordsman, 1978
Conan il liberatore (1981) [R] Conan the liberator, 1979
Conan e la strada dei Re (1983) [R] The Road of Kings, 1979 [Karl Edward Wagner]
Conan il Ribelle (1984) [R] Conan the Rebel, 1980 [Poul Anderson]
Conan e il Dio Ragno (1985) [R] Conan and the Spider-God, 1980 [DeCamp]
A cui seguirà, anche se un bel po' di tempo dopo, un'ultimo volume, questa volta sulla collana da edicola Urania Fantasy:
Conan e la spada di Skelos (1992) [R] The Sword of Skelos, 1989 [Andrew J. Offutt]


Come sono questi libri scritti da altri? Divertenti, e a loro modo diversi l'uno dall'altro. Qualcuno un po' stiracchiato (Conan il Vendicatore, romanzo prevalentemente di Nyberg), qualcuno originalissimo (Offutt), altri un po' forzati (Conan delle Isole), ma tutti a loro modo piacevoli da leggere. Tempo fa si diceva che la principale differenza tra Howard e DeCamp, era che in Howard Conan facilmente andava in berserker e spaccava teste, in DeCamp si tratteneva e ragionava un po' di più. Così come le donne nelle storie di Howard erano tutte belle e desiderabili, ma senza molta psicologia. In DeCamp alcune delle donne pensavano. Lo stesso si può dire per molti dei libri dei continuatori: in alcuni si spaccano molte teste, in altri si parla un po' di più. Preferenze? A ognuno il suo stile.
Anni dopo, MOLTO dopo, ecco che incomincia la voglia di Howard originale. Nel 1989 la Mondadori pubblica una nuova edizione dei racconti di Conan, e stavolta tocca proprio ad un'edizione integrale dei racconti completi e pubblicati, senza le riscritture e gli interventi dei continuatori, e seguendo l'ordine cronologico di pubblicazione (che NON seguiva necessariamente l'ordine cronologico della vita di Conan. Si sa, gli scrittori saltano di palo in frasca, dove arriva l'idea...). Quattro libri pubblicati dal 1989 al 1992, curati amorevolmente da Giuseppe Lippi, tradotti ex novo, tutti con le cover originali di Frazetta.

L'Era di Conan (1989)
L'Ira di Conan (1989)
L'urlo di Conan (1991)
L'Ora di Conan (1992) [R] che contiene il romanzo "The Hour of the Dragon", lo stesso conosciuto anche come "Conan the Conqueror", vedi sopra.


Questa è tutt'ora l'edizione che pubblica la Mondadori in vari formati, cambiando titolo e collane. Il primo e l'ultimo furono ristampati - con titoli diversi - sulle più recenti serie di Urania Fantasy, oltre che negli Oscar, occhio ai doppioni.

Nel 1995 scende in campo la Newton & Compton, che pubblica un cofanetto che raccoglie 5 volumi tutto ciò che è stato pubblicato dal solo Howard, quindi senza gli interventi di DeCamp e soci. In precedenza qualcosa era apparso già nella serie tascabile "da mille lire", ma è lo stesso materiale ripubblicato qui. A leggere i nomi dei traduttori sembrerebbe che i racconti siano quelli presi dall'edizione Nord (l'ultima edizione Nord, e probabile termine dei diritti d'autore, era dell'anno prima), con l'esclusione delle traduzioni di Roberta Rambelli (qui ritradotti), ma non ho mai controllato direttamente.

#1 Ciclo di Conan 1
#2 Ciclo di Conan 2
#3 Ciclo Celta & Skull Face
#4 Solomon Kane & Kirby Buchner
#5 Kull di Valusia & Almuric

Qui si trovano i racconti Horror e quelli Western, anche se solo parzialmente.

Ecco qua. Ora avete tutto. Le ristampe recenti firmate Newton contengono esattamente il materiale qui sopra. Per cui la differenza tra il volume di Salomon Kane della Newton (con il manifesto del film come copertina) e il volume con lo stesso titolo della Coniglio editore, è che quest'ultima ristampa invece il volume uscito a suo tempo nella Nord (con i racconti conclusi da Zuddas), e questo lo segnalo solo per i filologi che vogliono i testi originali.

Sergio Fanucci provò a seguire la corrente, e nel periodo del tascabili dedicati prevalentemente a Startrek inserì pure un volume di Robert Jordan, uno dei continuatori postumi più attivi, ma quel libro (con Swarzenegger in copertina) rimase un caso isolato.

Conan l'invincibile (1997), [R] Conan the Invincible, 1982 [Robert Jordan]

E poi? Volete che vi parli anche dei film? Di quello di Milius del 1982, o di quello che chiamano il suo seguito, del 1985? Potrei pure raccontare che quando uscì il primo film, tra amici e conoscenti eravamo solo in due a sapere di cosa si trattasse: io che avevo letto un po' di racconti, e l'amico Alessio, che essendo appassionato di culturismo, conosceva Arnold di fama. Certo, potremmo discutere di tutte le interpretazioni naziste del personaggio che dilagano nella stampa a cicli continui, o degli esperti di Fantasy che vi assicurano che il Fantasy NON esisteva prima di Tolkien, o che vi spiagano che il signore degli anelli è il primo vero Heroic Fantasy (Argh... Tolkien si rivolterà nella tomba), oppure (per essere originali) discutere di una serie TV - grazie al cielo inedita in Italia - da dimenticare? O di cartoni per ragazzini per cui qualcuno meriterebbe un giro di chiglia sulla nave di Belìt? Del videogioco World of Conan, e ai libri ambientati nel mondo Hyboriano usciti qualche anno fa, con un'abile (anche se forse un po' bieca) mossa commerciale di marketing? Dei fumetti prodotti in Italia in anni recenti? Ma perchè mai rovinarci l'umore? O dell'imminente film su cui la mia fiducia è tutt'ora pari a zero?

No, decisamente no, a me non va di farlo, tanto diventerà la moda delle prossime settimane. Certo, ci sono le due serie di action figure proposte dalla McFarlane Toys pochi anni fa, per il quale ancora adesso benedico l'esistenza di Todd McFarlane, non essendo interessato a giocatori di Hockey o Space Marines di Starship Troopers... ups, pardon, volevo dire di Halo.

Piuttosto mi piace ricordare che nel periodo di grande crisi dei fumetti americani in Italia, tra la fine dell'epoca Corno (primi '80) e la rinascita Star/Play Press di qualche anno dopo (tardi '80), l'unica serie americana che uscì regolarmente fu il Conan della Comic Art, con le storie di Roy Thomas e John Buscema. Certo non sarà stato un caso, non vi pare?

Quella sera del 1980 Lolli e Guccini continuarono a suonare per tutti i chilometri di corriera che mi separavano da casa, ma ormai non li sentivo più. La mia mente era altrove, tra Zamora e le terre dei Pitti, a ovest del mare di Vilayet (oltre al quale c'era solo l'immeso Khitai), e non mi preoccupavo realmente, perchè ovunque mi sarei ritrovato a viaggiare con la fantasia, un barbaro dai modi bruschi (che gli uomini della Costa nera chiamavano Amra il leone) sarebbe stato in mia compagnia, e non mi avrebbe più abbandonato. Anche se l'era Hyboriana non sarebbe stato DAVVERO un posto dove mi sarebbe piaciuto vivere: ma in effetti quell'introduzione non diceva nulla a proposito di tranquillità.

Ma tanto era (ed è) solo fantasia. Per Crom se è vero.


Per tutti i dati letterari mi sono limitato a copiare dai libri in mio possesso o, dove non avevo il tempo di consuiltare gli originali, sulla preziosissima guida di Fantascienza.com, utile per ogni appassionato del fantastico, che ringrazio per il prezioso aiuto. Come sempre, è possibile che abbia commesso qualche errore, in quel caso perdono, anche se di buone intenzioni pare sia lastricato il pavimento dell'inferno.

venerdì 5 agosto 2011

Sull'asteroide Vesta niente di nuovo.

Okay, sarò solo un normale disegnatore, senza gente che mi considera un Dio in terra, senza quel qualcosa che fa sì che i fanzinieri facciano a botte per intervistarti, i lettori a idolatrarti e le ragazze a lanciarti i reggiseni, ma in tanti anni alcune cose le ho imparate. Tante ancora no, ma c'è sempre il tempo per arrivarci.
Ma dicevo delle cose imparate; non tante, ma di alcune sono relativamente orgoglioso, perché ci sono arrivato tutto da solo.
Una di queste, l'unica che oggi affronterò a dire il vero, l'ho imparata molto presto. E' una regola, e dice che se ascolti una storia, vedi un film o leggi un fumetto, e alla fine dell'ascolto/visione/lettura ti poni delle domande su cose che non hai capito in quella storia... chi ha raccontato quella storia ha commesso un errore: ha lasciato dei buchi, e la storia non è completa.

Esempio: Zio Paperone deve trovare un Balabù. Se alla fine della storia NON so perchè l'ha fatto (1), quello è un buco; se non so perché Paperino l'ha aiutato (2) questo è un baratro. Se non capisco come ci sono riusciti, poiché la bestia sembrava rarissima se non addirittura estinta 3), ecco... qui qualcosa non quadra davvero.

Per cui fin da allora, se guardo un film, leggo un libro/fumetto, o ascolto un aspirante fumettista raccontarmi il suo soggetto, mi viene naturale farmi delle domande e aspettarmi delle risposte prima della fine (nei primi due casi), o interrompere bruscamente il giovane talendo in erba domandandogli a bruciapelo "Perché il tuo protagonista fa' queste azioni?" E ricevere come risposta lo sguardo vuoto di chi si chiede il motivo di una domanda simile.

Freddi, che mi conosce bene, dice che dentro di me dorme uno sceneggiatore, che spinge per uscire. Sarà, ma quelle volte che ho dovuto scrivermi un soggetto per qualche progetto personale o che altro, il mio dubbio maggiore è sempre stato "Ho risposto a tutte le domande? Ho lasciato qualche "perché" senza risposta?". E per questo motivo volevo sempre che qualcun altro, una volta terminato, leggesse con spirito critico e non si fermasse a cose come il dettaglio della porta invertito: quello lo so, lo correggerò (forse, oppure chissenefrega, nessuno guarda mai le porte), ma quello di cui ho bisogno sapere è se hai domande, se ci sono cose non dette che devo aggiungere. A costo di essere prolisso (mio difetto, lo so, lo ammetto). Ma meglio prolisso che enigmatico.

E quindi pure io, disegnatore piccolo piccolo, mito dei suoi nipoti torinesi e di pochi altri sciagurati (che Crom li benedica) ogni volta che lavoro faccio il ragionamento dal punto di vista del lettore: mi pongo domande, mi chiedo se in quella vignetta si capisce che Tizio ha l'espressione che giustifica ciò che sta pensando in sceneggiatura; mi posso accorgere che c'è un buco nell'azione, mi permetto di chiedere all'autore se quello è un buco, o posso risolverlo inserendo una vignetta nel mezzo (anche se ci sono già 7 vignette in quella pagina, maledizione, anche se solo perché per errore ci sono scappate due "vignette 4"), insomma rimango inquieto fino a che non sento che tutto è a posto. E poi, una volta finito, tremo al pensiero che qualcuno trovi un buco che a me invece era sfuggito. Faccio lavorare - almeno ci provo, lo giuro - i neuroni attivi che mi rimangono.

Io sempre a lamentarmi dei fumetti, ma poi provo ad allargare la mia visione, e mi guardo intorno, per vedere come vanno le cose nel resto del mondo. Qualcosa di diverso per caso?

Vediamo: il progettista dell'auto - per esempio - realizza un veicolo che soddisfi l'acquirente: ma se crea un'auto in cui entri con difficoltà, solo perché lui considera delle portiere che si aprono per bene una necessità inutile, allora c'è qualcosa di sbagliato. Se un progettista di scarpe femminili crea una scarpa col tacco impossibile che una donna impiega tre ore a indossare, è un pazzo sadico, non uno stilista. Se lo chef mette una foglia d'oro nel risotto per ottenere un piatto prezioso, o un disegnatore talentuoso satura una vignetta di neri e non capisci A) che quella è Milano, B) è giorno e non notte, e C) che Silver Surfer NON è appiccicato allo sfondo ma starebbe volando, allora forse è il caso che qualcuno cazzi entrambi come meritano.

Le portiere inutilizzabili, le scarpe assassine, il risotto dorato o Milano di notte/a mezzogiorno sono esternazioni di artisti: ad un pittore astratto non chiedi il perchè di quei colori stesi a caso. Lui te lo può spiegare (o il critico lo fa per lui), e tu lo devi accettare. Per cui beccati questa portiera che non si apre, e non protestare. E in questi casi ti ritrovi a desiderare che in quanto tali (artisti che non devono spiegare) tutti costoro andrebbero caricati su un'astronave e convinti con parole molto ruffiane ad emigrare sull'asteroide Vesta, affinche si possa creare in tale sito una concentrazione di artisti, tutti radunati insieme come una grande famiglia felice in un unico luogo, affinché poi l'ONU possa un giorno decidere (per esempio) che per liberarci dell'intero arsenale atomico mondiale, si debbano lanciare tutti i missili proprio lì, che è tanto tanto lontano, e della scomparsa di Vesta non se ne lamenterà nessuno.

Ma l'artista crea arte. Che il più delle volte rimane tale. Se ti lamenti che non entri nell'auto, l'artista dirà che è un problema inesistente, e potrà dedicarsi al sogno del primo clacson polifonico. Lo stilista delle scarpe assassine si rifiuterà di portare un saluto alla modella caduta in passerella e a firmare il suo gesso al piede fracassato, dicendo che essa non sapeva fare bene il suo mestiere. Lo chef non accetterà che il cliente gli dica che l'oro non ha sapore e 100 euro per un risotto in bianco (senza nemmeno lo zafferano) sono un furto, e Il disegnatore del sole-anche-di-notte dirà che i lettori non sono mai soddisfatti, che qui una volta era tutta campagna, e che non c'è più rispetto per gli anziani e così via.

Quindi torniamo ai nostri cari fumetti. E' capitato più di una volta di autori che partecipano ai vari forum e mailing list. Spesso sono in bilico tra domande senza senso, seghe mentali dei lettori o curiosità da feticisti delle vignette stampate, e complimenti esagerati. Insomma nulla di diverso da quello che accade continuamente, anche quando un lettore incontra un autore di persona.

Ma non avrei motivo per meravigliarmi se invece accade che qualcuno trovi quel terribile buco nella storia; è' normale. E' come il cliente a cui è stato servito l'oro nel risotto: chiede lumi.

Succede in giro. In qualche forum/mailing list, tra le tante, trovatelo da soli, troppo facile indicarvelo. Succede che l'ennesimo lettore si fa domande su taluna storia, e l'ennesimo autore si chiede il motivo di una domanda simile, visto che per lui è tutto chiaro ed evidente. Ma non lo è per il lettore, che evidentemente non digerisce la foglia d'oro.

Lo so, faccio pure io parte parte di quella generazione di lettori che si facevano domande e mi identifico con quel lettore. Ma sono solo un disegnatore, e lui è solo un lettore, eppure entrambi ci accorgiamo se in una storia qualcosa non funziona. E non siamo nemmeno sceneggiatori. Loro, pensi, sanno di certo come evitare simili impicci.

E invece no. E guardandomi intorno e vedendo troppo spesso gli sguardi vuoti e le relative reazioni, mi chiedo se questo approccio da "cercatore di difetti" sia ancora una priorità: sorry, pare che oggi non si usi più, devi accettare la visione dell'artista, e il suo risotto dorato. Questa è la generazione dei DVD e dei loro contenuti speciali: proprio come in un DVD le risposte le trovate negli extra, ma solo se ve le andate a cercare espressamente, non sia mai detto che vi importuniamo con una storia prolissa.

Sono certo che, date queste premesse, il futuro del fumetto ha obbiettivi diversi, pieni di porte d'auto che non si aprono, scarpe assassine e risotti insapori, perché così vogliono i loro nuovi e infiniti giovani autori, quelli della generazione DVD. Largo ai giovani talenti, il futuro è loro.

Magari proprio sull'asteroide Vesta.



Extras:

Facciamo come fossimo davvero in un DVD, ecco alcune risposte nei contenuti speciali:
1) Zio Paperone ha distrattamente promesso a Brigitta di regalarle un cappellino di pelo di Balabù, senza avere idea di cosa fosse. E ora deve mantenere la promessa, volente o nolente, perché una promessa è una promessa.
2) sono i nipoti a rivelare a Paperone che il Balabù è un rarissimo animale da pelliccia, quasi estinto. E quindi supercostoso. E lo aiutano spontaneamente quando vedono la sua disperazione. Ma potrebbero mai fare altrimenti?.
3) Zio e nipoti, nella giungla inesplorata trovano l'esploratore che ha trovato l'ultimo Balabù, e gli salvano la vita; lui per ringraziarli regala loro l'ultimo coccoloso esemplare.
Ma Brigitta non avrà il suo cappellino. Eppure sarà contenta lo stesso.

Grazie maestro Romano Scarpa per avermi insegnato queste piccole regole, facendomi divertire. E chi l'ha detto che da piccoli non si impara nulla dalla lettura dei fumetti?