lunedì 12 marzo 2012

Imparare a remare... arrancando


Una volta, nella metà degli anni '90, quando cominciai il mio lavoro di fumettista, dovetti affrontare il problema della documentazione. Se hai da disegnare una scena che si svolge in una certa città, servirà che ti documenti in modo esaustivo, così da disegnare proprio quella città, e non una qualsiasi. Il più delle volte ci pensava la redazione, inviando tutta la documentazione necessaria, se il posto era particolare e specifico per quella scena, ma altre volte dovevo fare da solo: hai una serie che si svolge a Parigi? Devi disegnare edifici di Parigi, gente parigina,  non puoi fare Milano o Londra. Quindi dovevi cercare. Allora ricorrevo alla biblioteca di casa: una volta che hai la località, guardi se nell'enciclopedia trovi qualcosa, e poi cerchi di pensare se hai altri libri che ne parlino, da qualche parte. Se la risposta era no, dovevi arrangiarti. Una delle opzioni più valide era di andare in un'agenzia viaggi, e chiedere depliant di tale zona. E se l'agenzia insisteva che voleva sapere dove volevi andare, allora inventavi che pensando ad un viaggio così e cosà, e ottenevi tanti coloratissimi depliant, ma poi non potevi più tornare in quell'agenzia, perché non avrebbero più creduto alla storia delle vacanze. E non ditemi che se avessi detto la verità ("Sono un fumettista") avrei fatto prima: ci provai da subito, e decisi che non valeva la pena.

Poi arrivò l'informatizzazione. Internet facile. L'universo a portata di mano. E magari scoprivi che l'isola di Notre Dame che avevi trovato su quel depliant era... ribaltata?? Ma lo imparavi solo quando te lo segnalavano dalla redazione.
Per cui mai più errori simili, oggi è più facile e sei imparato. Cerchi Parigi? Scrivi su Google.
Cerchi un palazzo di Frank Lloyd Wright? Idem.
Lo sceneggiatore ti chiede una scena particolare? Ti manda il link dove trovi tutto, non deve più spedirti un pacco di fotocopie. O ti passa l'indirizzo di un server dove puoi scaricarti tutta la documentazione che ti serve.
Questo si chiama progresso, eh, sì. E dove non arriva la documentazione, ti arrangi googlando in relax: cavalli che cavalcano, molossi che abbaiano, tempi egiziani e look da popolazione nomade, trovi tutto.

Per cui, imparata questa nobile arte del sapersi arrangiare, rimango sempre un po' stupito quando, in un forum o in un social network, leggo di qualcuno che chiede aiuto per trovare cosa e cosi. Quando il più delle volte basterebbe aprire Google, scrivere quello che si cerca e vedere che succede: funziona sempre. Eppure non è così immediato.
"Aiutatemi! Dove trovo il sito di questo tale negozio?"
"Dove trovo il blog di codesto disegnatore?"
"Dov'è il sito della Gazzetta dello Sport?"
"Dove trovo Google?"
"Dove posso trovare in streaming Un medico in famiglia?"
"Ho una barca, come imparo a remare da solo?"

Se vuoi guidare devi fare la scuola guida, e impari a guidare l'auto.
Se vuoi sciare vai dal maestro di sci, e scendi solitario sciando.

"Ma cosa vuoi che mi serva per navigare in rete?" afferma il neo-navigatore, giovane e non.
Come fai a dargli una risposta così su due piedi?
E' possibile che una buona parte degli utenti della rete usi la rete solo saltuariamente? Sì.
Ignorando cosa sia un motore di ricerca, o cosa sia la Wikipedia o l'IMDB? Senza sapere cosa sia PayPal o che ^____^ equivale a :-) ed entrambi hanno un significato preciso, e che se SCRIVI MAIUSCOLO SEMBRA CHE TU STIA GRIDANDO? Che ci sia ancora gente che chiede il significato di IMHO, SOB, MILF, MUX, MKV? Che non sa che le Carte di Credito non ti mandano MAI la mail a casa (scritta in italiano maccheronico) in cui ti chiedono di mettere numero e codice perchè c'è un'emergenza? Che non devi cliccare sui link che ti dicono "Clicca qui, hai vinto un premio"? Che non devi inserire i dati della tua Carta di Credito troppo spesso ovunque ti viene chiesto? Che le finestrelle che ti si aprono in basso simulando una chat con una bella ragazza che ti saluta sono pubblicità occulte e NON vanno premuti?
O che se vai in un sito giornalistico e improvvisamente ti ritrovi su un sito di cinema che ti mostra il trailer di Bruce Willis, non hai sbagliato nulla, ma è il sito che ha un accordo pubblicitario che ogni tanto ti gira sul sito ospite, per cui devi riaprire la pagina recuperando l'indirizzo (non serve premere "Refresh").

Che i forum hanno la loro NETIQUETTE, le FAQ, il tutto per aiutarti a navigare meglio? E che danno per scontato che tu lo sappia? Proviamo per un breve istante a fare la maestrina con la penna rossa: la Netiquette è l'equivalente delle tavole della legge di Mosè: è il regolamento, con i comportamenti da seguire. E quindi se li violi subito non ti devi meravigliare se ti bannano (buttano fuori). O se dicono che si un Troll (rompiscatole intenzionale) e scateni un Flame (provocazione), affermano qualcosa seguito da IMHO (a mio personalissimo parere), o rispondono ROTLF  (mi sto rotolando dalle risate) e ti rimandano alla FAQ (Istruzioni per l'uso).
E' simile all'imparare l'uso delle marce quando guidi. Una volta che impari non lo scordi più, ma il primo sforzo dev'essere il tuo. Per esempio scrivendo le sigle incomprensibili su Google e vedendo che ne esce.

"E tu come le sai queste cose? Te le ha dette qualcuno?" domanda il gioviale lettore del blog.
No, ma quando ho cominciato io c'era Altavista come motore di ricerca. Che trovava molta più roba di Yahooo. Ma poi inventarono Gooooogle, e da allora sono a posto. Ho imparato a navigare, remando.

Per cui, fatemi una cortesia, piccola piccola: imparate le regole basilari della navigazione. Leggetevi le FAQ. Imparate la Netiquette. Salvate gli indirizzi di Google, della Wikipedia e dell'IMDB (serve sempre). Non lamentatevi di avere spam sul vostro sito se avete lasciato la possibilità a tutti di postare (ci sono dei filtri, usateli). Non lamentatevi di ricevere montagne di pubblicità indesiderata (questa è la Spam) se inserite il vostro indirizzo mail su mille forum e siti, e se vi mandano le mail cumulative con gli indirizzi in chiaro. Non pretendete di convincermi che la vostra homepage sia cambiata da sola e non avete idea di perchè ora c'è una donna nuda sul vostro schermo. E se non volete ricevere richieste di Castleville su Facebook, disattivatele (lo so, è complicato trovare come si fa, ma è possibile).
E se ti perdi un telefilm, è forse il caso di tenere sempre pronto il vecchio VHS e programmarlo, anziché domandare pubblicamente dove vederlo in streaming, perché i vecchi sistemi funzionano sempre bene, ogni tanto.
E comunque il Medico in Famiglia si vedeva in streaming dal sito della Rai. E se cerchi bene trovi che molti altri telefilm hanno questa possibilità.
Insomma, dai, non è difficile, solo un pizzico di impegno.

In compenso io non so remare, su una barca vera. In fondo non si riesce a imparare proprio tutto.

venerdì 24 febbraio 2012

Tre, che visse nella balena

Una serata normale, tra amici, come tante altre. Qualcuno è un nerd, qualcuno di più, qualcuno di meno, qualcuno non lo è affatto.
Non è poi un evento così raro. Una pizzata tra amici, al solito: ognuno conosce tutto quello che deve sapere su gli altri. Che vita fai, dove abiti, come vivi, dove lavori. Chi timbra il cartellino, chi è impegnato a frequentare un corso serale (di Inglese/computer/computer grafica, scegliete quella che più vi aggrada) perché è a casa in cassa integrazione, e chi fa il libero professionista.

La conversazione, davanti alla pizza, è sempre incentrata sugli stessi argomenti: fumetti, hobby, Gundam, donne, lavoro, ordina la pizza, prendi il dolce, una birra grande o media, come vuoi chiamarla, tanto la misura è uguale, il sapore anche, e non c'è scelta, ce n'è una sola: alla spina, bionda, avanti, vuoi deciderti a ordinare?
Poi, nel momento di pausa dopo la pizza, prima che la cameriera torni tra noi per chiederci se tutto è a posto e per elencarci la lunga lista dei dolci (la conosce a memoria), ecco che qualcosa turba quella quieta tranquillità: mentre Uno parla di musei provinciali con Due, mentre Quattro, Cinque e Sette discutono della fumetteria locale, e del perché i cartonati siano sempre nel posto sbagliato, ecco che Sei si rivolge a Tre, facendo un'affermazione.
"Tu, mi devi fare un disegno!"
Non una domanda, non una richiesta, un'affermazione. Si, lo so, c'è molta differenza tra le due cose, per cui quella richiesta suona stonata in quella situazione. Ma è colpa tua, caro Tre: in fondo te la sei cercata, lo sai. Tu sei sempre disponibile, sei sempre ben disposto, raramente mandi a quel paese qualcuno e solo pochi mortali possono testimoniare di averti visto davvero incavolato, ma quando lo riferiscono vengono scherniti, perché tutti sanno che Tre è un vero pezzo di pane. Cerchi di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, ti imponi di non pensare al lato negativo di ogni situazione, e Pollyanna ha sostituito Freud nelle tue elucubrazioni esistenziali, e adesso proprio tu, che credi in tutto questo, ti meravigli se ti fanno un'affermazione al posto di una richiesta?
E fosse la prima volta. No, il nostro caro Tre, te la sei cercata.
Perché tu sai disegnare. E non lo fai con fatica, oh, no. Ti viene facile. Ti hanno visto prendere una penna in mano, e fare un disegno. Solo tu sai che quel disegno, fatto in piedi, sopra un giornale tenuto in mano, senza punti d'appoggio, è venuto malissimo, tutto storto e non ne sei fiero, nonostante tu ci abbia messo l'impegno.
Il messaggio che è sempre passato è che per te è facile. E fai pure una vita facile: sempre a casa, con i tuoi orari ("a non fare un cazzo" dice qualcuno, pensando di essere un fine umorista), hai un lavoro facile, che ti lascia la testa tra le nuvole, che non ti fa pensare ai problemi dei comuni mortali. Tu solo sai l'impegno che ci metti, conosci lo stress del vuoto di creatività, e quello della scadenza imminente, ma non vuoi lamentarti, non è giusto. Questo lo farai tra colleghi, a tempo debito.

Rifletti. Non che in passato sia stato differente: una volta erano gli insegnanti a scuola a far fare a te le cose più complicate, poi toccò ai parenti a chiedere questo e quello, e in tutto questo tempo naturalmente anche gli amici, sempre con richieste, tanto per te era facile, che ci voleva? Se dicevi no eri quello difficile, che faceva il prezioso. Per cui okay, va bene,  Tre vi accontenta tutti, ma non gli rompete, okay, ma questa NON è cosa giusta.

E adesso lo fai per lavoro. Il che vuole dire che qualcuno ti paga per farlo, e questa è invece cosa giusta.  E lo fai bene (o almeno ti illudi sia così), sei apprezzato (speri ardentemente che sia vero), e stimato (implori non sia una pietosa bugia). E quindi? Eppure alla fine anche tu ti sei accorto che quando scrivi il tuo nome su eBay - solo per curiosità, non fai mica male a nessuno, vero? - appare una lista di disegni tuoi, fatti qui e là, alcuni anche con la dedica, messi in vendita. Guardi quelle cifre (non sei COSI' famoso, non ti illudere, sono basse), e ci pensi che quei disegni li hai fatti gratis, solo perché te li hanno chiesti. Ma sai benissimo che  questo non ti bloccherà quando farai i prossimi, non ti ritroverai mai a pensare che quei disegni potrebbero venire un giorno venduti. "Fa parte delle cose che accadono," ti ripeti, così come si rompe pure il frigo o la pompa della benzina sull'auto, e Pollyanna trionfa.

Quindi perché ti fermi e fissi in faccia Sei mentre la cameriera sta elencando la lista dei dolci in ordine alfabetico inverso? Non sarà che tutto questo sfaldi il tuo elaborato alibi? Naaaah.
Perché Tre deve fare un disegno a Sei? Perché Tre è un disegnatore, ovvio. Disegnare per lui è facile, ovvio. Non è una fatica, ovvio. Per cui che gli ci vuole? E' dovuto.
Perché Sei non chiede a Dodici di avere una birra gratis, visto che lui lavora nella pizzeria? Ma Dodici ci lavora, non è sua la birra. Tre ricorda bene che  Dodici tempo addietro gli venne presentato. Lui non ci pensò sopra troppo, e quando Sei riferì a  Dodici delle sue abilità di disegno, pensò fosse più rapido fare lo sborone, e su un pezzo di carta fece un ritratto veloce di Dodici, che rimase stupito e piacevolmente sorpreso. E pareva fosse finita lì, palla al centro, si ricomincia.
Eh, no: un mese dopo Dodici ti chiede se gli fai un ritratto, con la moto Kazakozo, il giubbotto Urigami e lo Stetson, con camicia hawaiiana e stivale Sajami Bonsai di Almanegretta. Tanto per te è facile, eh? Non sei tu quello che ha fatto il ritratto veloce un mese fa? Fregato da solo.
Dovresti sparare una cifra, farla passare per commissione, e allora vedresti che cambiano idea. "Ah, no, ma allora no, io credevo che lo facevi per amicizia."
Ora Tre vorrebbe dire la stessa cosa a Sei. Ce l'ha sulla punta della lingua, sà che sarebbe la cosa più giusta. Ma sà anche che una risposta simile rovinerebbe l'atmosfera allegra della serata. E che non è la prima volta e non sarà nemmeno l'ultima, per cui, nel breve e intenso momento passato dall'affermazione di Sei ad ora, durante il quale tutto il contenuto di questo post ti è venuto in mente, decidi di non-rispondere con una non-risposta:
"Vedremo."

Resisti, caro Tre, e benvenuto nel mondo reale, a lungo negato. L'hai sempre saputo, ma devi uscire da quella balena, e imparare a dire di no. Anzi, devi imparare a dire NO!
Lo sai anche tu che queste lamentele qui sopra sono solo piccole eccezioni. O se non lo sai e non lo credi, ti prego, fingi da qui all'eternità che sia davvero così. Non è tutto totalmente negativo. Gli appassionati li puoi accontentare, ancora e sempre, quando ti chiederanno un disegnino, accontentandosi anche se è storto o veloce, e continuerai il tuo lavoro creativo, e le pizzate con birra media (o grande, il bicchiere è lo stesso).
Per tutti gli altri, patiti di Stetson o venditori di eBay, non disperare:
un giorno o l'altro ti regaleranno un Dalek.... :-)


Un abbraccio dal tuo alter ego, Jack.

domenica 5 febbraio 2012

L'alto costo della pizza

C'erano una volta, seduti insieme a chiacchierare, 5 amici. Caso bizzarro vuole che fossero tuttti disegnatori di fumetti, che si conoscevano e si frequentavano da parecchio. Assieme avevano attraversato diverse vicissitudini lavorative, ma adesso potevano considerarsi abbastanza sistemati, tranquilli e soddisfatti. Mi capitò di passare di lì per caso, seduto al tavolino di fianco, e sentirli parlare. Questa è la cronaca di ciò che accadde.

"Avete letto questa notizia," cominciò Marcolino, leggendo distrattamente il giornale. "Pare che una statistica affermi che lo stipendio medio di un lavoratore italiano è di 1300 euro al mese".
La notizia venne accolta distrattamente dagli amici, che si limitarono a qualche commento generico, mentre giocavano con la loro cocacola o mescolavano distrattamente lo zuccherò nella tazzina di caffè.
In realtà ognuno di loro pensava. Pensava al proprio lavoro, come fanno sempre i disegnatori, e pensava ai suoi guadagni, e ognuno pensava al suo stipendio medio. E come se un'entità aliena avesse dato loro un comando telepatico, si ritrovarono tutti a calcolare QUANTE pagine dovessero disegnare per arrivare a portare a casa quella cifra alla fine del mese. Con discrezione, ognuno fingendo di non essere visto dagli altri, ognuno a modo suo, fecero i loro bravi calcoli.

Non che fosse una cosa facile stabilirlo, innanzitutto. Ogni pagamento che arrivasse loro andava calcolato decurtato di una ritenuta d'acconto, che veniva calcolata secondo una precisa formula, sempre e comunque troppo complicata da ottenere, quanto molto semplice da spiegare: "Verrrà dedotto il 20 % calcolato sul 75% del totale". Talmente complicato che il più delle volte più di uno di loro lasciava in bianco la ricevuta di pagemento, limitandosi ad applicarci la marca da bollo da 1,92 Euro.

Marcolino fu il primo a farsi i suoi bravi conti, arrivando alla conclusione che per raggiungere quello stipendio medio avrebbe dovuto fare 11 pagine al mese. Bè, sì, ce la poteva fare, eccome. Non era fortunato come i suoi colleghi Pippo, Pertica e sopratutto Palla, che poteva permettersi di fare 5 pagine al mese e guadagnare lo stesso, ma poteva capirlo, era un veterano e lavorava su un personaggio popolare. Sempre che non ne facesse comunque 11, e con i soldi che riusciva a mettere da parte avrebbe potuto permettersi (come sfizio, of course) di compare un pezzetto di Fallingwater. Se poi ne faceva 30 (come il collega Pertica), allora avrebbe poteva comprarsi l'intero Guggenheim Museum.

Anche Ciocco si fece i suoi bravi conti. Lui aveva una buona mente matematica, e i calcoli li faceva a memoria, e arrivò subito alla soluzione. Lui per raggiungere quella cifra, lavorando nella grande famiglia felice del suo felice editore, doveva farne 39 di pagine. Oh, bè, non che la cosa gli fosse difficile, in fondo era abituato a produrre pagine come se piovesse. E nessuno gli diceva nulla se le braccine di tizio erano più corte, o se le pieghe della manica non erano esatte. Bastava che le facce avessero tutte rigorosamente 2 occhi, un naso, una bocca, due orecchie, il tutto in una forma accettabile, e tutti erano più felici e soddisfatti di prima. Per un attimo però si ritrovò a pensare ad un momento più felice, della sua pur finora ancora breve e felice vita lavorativa, visto che solo due anni prima, gli sarebbe bastato farne 28 di pagine, per raggiungere quella cifra media. Ma si sa, la crisi, le tasse, la gente non legge più fumetti, se veniamo pagati di meno tutti, lavoriamo di più, adesso questo era il trend, e la vita felice continuava, ancora più felice. Certo, magari l'unica Falligwater che avrebbe potuto permettersi lui sarebbe stata una di carta, ma in fondo cheglimmmportava a lui di Fallingwater, se poi nemmeno sapeva che cacchio fosse?

Gigino i conti se li era già fatti precedentemente. Il suo editore ottimista si era vantato al momento dell'affidamento dell'incarico, di pagare ben DUE ero lordi più dell'editore felice. Per cui lui poteva permettersi di fare due pagine in meno dell'amico per raggiungere l'ottimista cifra media. Ma siccome non aveva mai mollato quel lavoretto di grafica pubblicitaria, poteva farne di meno, il resto dei soldi arrivava per altri lavori.

Melanna, l'unica ragazza del gruppo, non aveva tanta voglia di fare i conti. Temeva il risultato. Ma li fece lo stesso, digitando rapida sul suo iphone le cifre necessarie. "65" era la cifra finale. 65 pagine. La cosa positiva era che in caso di fumetto di 100 pagine, in due mesi lo consegnava finito, ma le chiedevano sempre aggiustamenti, correzioni... Fortuna che c'era il lavoro di baby sitter del marmocchio dei vicini. Peccato che l'amico editore che le aveva commissionato un paio di storie non l'avesse chiamata più, ma anche lui aveva dovuto ridurre la produzione: con lui ne sarebbero bastate 33 di pagine per raggiungere la cifra ideale. No, per fortuna che c'era il marmocchio, decisamente. Ma quello che non reggeva era Keroro.

Licio, fu l'unico tra di loro a parlare, rompendo quella cortina di silenzio che era seguita alla lettura del giornale da parte di Marcolino. "Mi sempre una cifra esagerata, da quanto risulta a me lo stipendio medio più realistico per un giovane assunto è di 900 euro mensili."

Melanna fu la prima a pensarci, o se vogliamo quella con iPhone più veloce a calcolare. Ehi! ma così le bastavano solo 42 pagine per arrivare allo stipendio medio. Figo, questo voleva dire che una volta al mese avrebbe potuto permettersi di evitare la cura del piccolo bastardo, ed evitarsi le verdi avventure del sergente Keroro in TV.
Gigino, sempre ottimista come il suo editore, questa variante di calcolo l'aveva già fatta, sempre facendo il paragone con l'amico Ciocco e il suo editore felice. Gigino poteva fare 24 pagine, una in meno dell'amico, e la cosa lo riempiva di estrema e ottimista soddisfazione.
Ciocco fu l'ultimo ad arrivarci, ma solo perchè il suo cellulare era più arcaico, e aveva sbagliato un paio di volte a digitare (troppa fretta, e cifre troppo piccole per vederle bene senza farsi notare dagli amici). Quel 25 finale lo riempiva di soddisfazione, perchè lui di pagine ne faceva davvero 39, per cui questo significava che guadagnava molto di più della media. E questo lo rendeva felice, proprio come il suo editore felice. Certo, solo due anni prima ne sarebbero bastate 18... ma era inutile pensarci troppo.
Marcolino pensò che 7 pagine le faceva tranquillamente in un mese. E anche se dalla redazione gli avessero spaccato il capello in quattro per la posizione delle orecchie dell'eroe ("troppo alte, correggi"), per lo sfondo  poco dettagliato ("Non si legge l'insegna sul negozio, correggi"), non avrebbe avuto problemi a rispettare le consegne. E così i colleghi Pippo e Palla. E sopratutto Pertica e il suo palazzo Guggenheim.

"Bè, che ne dite di farci una pizzata una sera?" propose Licio, rompendo il silenzio.
"Per me si può fare." disse Marcolino, ragionando che con una pagina pagata avrebbe potuto anche offrire lui la pizza a tutti quanti. E anche il dolce.
Ciocco aderì alla proposta, felice. In fondo la spesa della serata sarebbe stata pari al costo di una pagina, e col resto poteva prendere ancora qualcosa, e la cosa ci poteva anche stare, visto che in un mese ne faceva tante.
Quell'ottimista di Gigino pensò a sua volta che lui avrebbe potuto prendersi pure il caffè o l'amaro, rispetto a tutto quello che avrebbe preso l'amico, per il solo costo di una pagina. E queste eran soddisfazioni, altro chè...
Melanna ci dovette pensare su: una pizzata corrispondeva ad una pagina intera, ma solo se evitava il dolce e il caffè. Ma avrebbe sempre potuto sacrificarsi a qualche anime, almeno per una volta in più, ma una serata con gli amici valeva un Keroro.

Alla fine furono d'accordo. Continuarono a chiecchierare per un po', poi Melanna chese a Licio come andava con il suo lavoro.
"Abbastanza bene", rispose Licio. "Ho ricevuto il contratto dell'editore, ben 4 pagine scritte fitte fitte. Per tre anni l'editore avrà l'esclusiva della graphic novel a cui ho lavorato negli ultimi 5 anni. Nessun anticipo, ma una percentuale sul venduto, da corrispondere ogni 6 mesi, ma solo se le vendite superano le 1000 copie. Ma per 5 anni l'editore ha l'esclusiva del personaggio e della vendita del volume. E il contratto è rinnovabile automaticamente ogni 3 anni, a meno che io non provveda a disdire con un ragionevole anticipo."

Gli amici lo guardarono fissi. Ognuno di loro aveva atteggiamenti discordanti riguardo all'amico e al suo lavoro. Una "graphic novel" era un bel risultato, era una cosa da invidiare. Ma quel contratto sembrava loro un'inghippo. Niente anticipo ("Son tempi duri"), niente certezza di diffusione ampia ("I distributori si mangiano metà incassi, l'è dura"), in fondo in fondo provarono un po' di pietà per l'amico, sentendosi dei privilegiati.

"Allora rimaniamo d'accordo, facciamo per venerdì?", propose Licio, e gli amici e colleghi si trovarono d'accordo. Poi quel ritrovo terminò, come sempre terminano questi ritrovi, gli amici si salutarono, si alzarono, e ognuno si diresse verso i fatti suoi, ognuno perso nei propri personali ragionamenti sul costo della pizza, l'alto costo della vita, o le avventure del sergente Keroro.

Tutti meno Licio. Visto che il suo lavoro principale era fare il pizzaiolo, per lui la pizza aveva costo zero, proprio come la sua graphic novel. In fondo era il suo privilegio.
Il privilegio della pizza.
E son soddisfazioni.

giovedì 26 gennaio 2012

Centottantotto

Ogni tanto arriva anche il momento di usare il blog in maniera più tradizionale, ovvero il modo in cui il 97% dei disegnatori usa i blog. "Per farsi i fatti propri?", domanda il lettore attento.
No, per farsi pubblicità. O perlomeno, visto che sono parole pur sempre tra pochi intimi, (niente più di quattro chiacchiere tra amici) il momento di annunciare cosa troverete pubblicato di Jack nei prossimi giorni.
Troppo spesso qualche amico o conoscente mi ricorda che ho  scordato di ricordare loro quando era uscito qualcosa di mio. Accidenti, succede sempre che ti dimentichi di qualcuno, porca paletta, per cui scriverò tutto qui, e poi manderò loro via mail il link del blog, così se succede di nuovo posso sempre accampare la scusa che "l'avevo scritto nel blog". Non che serva, quando i parenti ti telefonano arrabbiati, ma almeno così è meglio che accampare un'amnesia improvvisa dovuto allo shock termico dell'inverno. 
Anche se in quest'ultimo caso qualcuno mi aveva pure creduto, incredibile ma vero...
 Inizio anno pieno di impegni, poichè per tutta una serie di motivi si trovano ad accavallarsi produzioni diverse, cominciate in tempi diversi ma finite quasi alla pari, per cui è meglio se scrivo tutto per bene, e non faccio errori.

 Per fare le cose per bene, appunto, dobbiamo seguire l'ordine cronologico di pubblicazione. Ad aprire la danze è stata la pubblicazione del terzo volume della serie Don Camillo, delle Renoir, raccolta di storie brevi tratte dai racconti di Guareschi, uscito un mese fa, nelle librerie. 
In coda al volume una storia di 8 pagine disegnata da Giampiero Casertano e inchiostrata da me. Un lavoro cominciato in punta di piedi, timoroso di sbagliare tutto, dovendo lavorare su matite di un disegnatore più celebre, il tutto seguito con rigorosa cura da Davide Barzi, e alla fine anche il timore di lesa maestà è passato, una volta che lo stesso Casertano mi ha dato l'ok, una volta visto il mio lavoro di inchiostro (grazie Giampiero). Maledicendo i raggi delle biciclette mentre li disegnavo (guai a sbagliare come sono messi in una ruota, altrimenti se ne accorgono tutti, porca paletta), e a parte qualche piccolo qui-pro-quo nelle comunicazioni (il mondo non saprà mai quanto è arrivato vicino alla sua totale resa nei confronti delle truppe di Vega...) tutto è andato per il meglio.
In lavorazione anche una seconda storia di Guareschi, sempre con Casertano, ma in uno dei prossimi numeri (ci arriveremo quando sarà il momento).

Seconda pubblicazione, uscita proprio in questi giorni in edicola, ecco Kepher #3, edizioni Star Comics, su testi di Roberto Cardinale e Stefano Nocilli. Il ritorno ai Bonellidi dopo un po' di tempo, il primo senza Federico ai testi (ma rimedieremo prima o poi), un lavoro che si è prolungato oltre il tempo preventivato, perchè per fare le cose bene, come diceva Obi Wan Kenobi, ci vuole tempo, e un bonellide non si disegna in 3 mesi, sperando che poi nessuno se ne accorga e te lo faccia notare. Così alla fine ci metti 8 mesi, vai fuori mercato, fuori dal mondo e dalla logica, ma se sei uno che ci mette sempre l'anima (o quella che rimane), non ce la fai a tirare via, e la cura che ci metti è la stessa di sempre.
E così alla fine entra un'altro bebè nella famiglia dei fumetti di Jack, primo tra i pari, laddove nessuno dei lavori presenti e futuri è il prediletto del babbo, ma sono tutti belli e bravi allo stesso modo. E se un preferito c'è, Jack non lo dice di certo. Giusto per essere chiari, da piccolo odiavo quando amici di famiglia e parenti mi chiedevano sorridenti "Bel bambino, ma vuoi più bene a mamma o papà?", e non si fidavano delle diplomazia del piccolo Giacomino che biascicava un "tuttiedue!": peste vi colga, voi che rivolgete domande simili agli infanti!
Ma come al solito mi emozionerò trovandolo in edicola.
Comunque, un grosso grazie Roberto per la fiducia e la supervisione rigorosa.

Le terza uscita non è un bonellide, ma un bonelliano vero e proprio: Nathan Never #249, "Cielo di fuoco", inchiostri miei su matite di Guido Masala, i testi di Stefano Vietti, e la cura certosina ma inflessibile di Antonio Serra, in edicola dal 18 febbraio.
La storia finale della saga delle "Guerra dei mondi", dove il disegnatore, mentre la disegna, viene a sapere suo malgrado tutto, ma proprio tutto quello che accade e accadrà nei prossimi mesi (addio supence, per i disegnatori non esiste). Un'intesa ottima con Guido, la fiducia di Serra (The Best of Both Worlds) e le sue attente osservazioni, ed  ecco la storia che mi ha permesso di rientrare in una grande famiglia che non ho mai sentito troppo lontana.
E che in una fredda giornata d'inverno mi ha permesso di farmi sentire (per non più di 5 minuti, ma me li farò bastare) come il salvatore della patria (il mondo non saprà mai, bla bla bla, non pensate chissachè...). Altra emozione (più più) anche in questo caso, quando lo prenderò in edicola.

Davide, Graziella, Giampiero, Roberto e Guido: cinque persone che ho conosciuto nell'ultimo anno, con la quale è nata una fiducia reciproca e una buona intesa. E nessuno di loro l'ho ancora conosciuto di persona, e questo da solo dovrebbe essere un buon motivo per fare un monumento all'inventore del telefono e a quello delle mail. 

"Okay," dice il lettore atttento, "Ma poi? E nei prossimi mesi che dobbiamo aspettarci?"
Una cosa alla volta, non vi bastano nello stesso mese 188 pagine bonellidi in bianco e nero? Ne volete ancora?
Okay, ma più in là.
E avendo solo il cielo come limite.

venerdì 6 gennaio 2012

Le cose che ho imparato

Non tante, sicuramente mai abbastanza, ma il tempo per aggiungerne altre c'è sempre.
Se sei come una spugna, qualcosa tra le cose e le avventure che attraversi ti rimane sempre nella memoria. Se fai cadere un bicchiere, esso si rompe: ergo non farlo cadere più. E' facile, in teoria. Non è difficile, dovrebbe essere evidente, vero?
Ma in realtà difetta nella pratica, e serve l'esperienza, e quella arriva solo con gli anni, e anche quando arriva ne vorresti ancora, perchè gli sbagli si fanno sempre. Ecco, imparare dagli sbagli, questo potrebbe servire. Non è detto, ma comunque aiuta:
1) Quando hai un'idea che ti sembra geniale, stai certo che un milione di persone l'hanno avuta prima di te. La senti dire da anni, ma poi scopri che è vera, accidenti;
2) Non montarti la testa quando ne hai l'occasione; non conviene davvero. Profilo basso, i predatori ti evitano, i ruffiani anche ma così eviti anche i rompiballe;
3) Quando il tuo capo, o supervisore, o datore di lavoro, ti dice che qualcosa che hai fatto non va, non va, è inutile insistere. Non servirà dire che per te funziona, che sei convinto che è il tuo disegno migliore, protestare che altri fanno peggio, che hai dato il tuo massimo e sopratutto che "a te piace così". No, è sbagliato, perché piace a te ma NON è quello che ti è stato richiesto, punto e a capo.
E la cosa che farai dopo ti verrà meglio, scommettiamo?
4 ) Non parlare MAI male delle persone con cui hai lavorato, anche se se talvolta ti sembra che se lo meritino. Perché c'è sempre la possibilità che un giorno lavori con loro di nuovo;
5) Incontrerai sempre dei cretini, o persone che tu ritieni tali, o che hai il sospetto lo siano. Non scoprirti, non lasciarti andare, usa la forza, Luke, non cedere al tuo lato oscuro, mi raccomando;
6) Che Startrek sarà sempre al top, e non perderai mai questa passione.
7) Che è la stessa cosa per la Ferrari. Punto. Drogato di rosso che non sei altro;
8) Che quando trovi un pennello Windsor e Newton serie 7, è meglio se ne prendi due, perché quando si distruggerà, dieci anni dopo, non ricorderai dove l'hai preso e non lo troverai più, e sarai uno stress per gli amici che ti sentiranno lamentarti e ululare per quello che per loro è un SEMPLICE pennello;
9) Che un aspirante non imparerà mai a disegnare i fumetti leggendo un libro che ti da' le indicazioni passo per passo. e magari ti consiglia il rapidograph (estinto da anni) o il tiralinee del compasso (Ah! Ah! Preistoria!), e a graffiare i retini (UAAAAAAAARRGGHH!!!) sopratutto non capirà mai che quello che manca è il passaggio dallo schemino del corpo con linee e cerchi alla figura intera (proporzioni corrette e in posa equilibrata), e quello non si impara in questri libri. Jack, mi raccomando, astieniti dal dire che a 13 anni facevi i ritratti dei parenti a matita. Certo, erano tutti storti, ma però erano somiglianti.
 10) Che chi pubblica libri sul fare fumetti dovrebbe guardare prima in che anno sono stati pubblicati originalmente... vabbè, ma questo probabilmente l'ho capito solo io...
11) Che quando chiunque sia un creativo (disegnatore, pittore o falegname o sarto che sia) ti mostri qualcosa di suo, la prima cosa da dire è che è bello, perchè per l'impegno che ci ha messo ha piacere di sentirselo dire. Le critiche possono arrivare dopo, magari dilazionate nella dialettica. Perchè è quello che vorresti sentirti dire tu quando mostri qualcosa di tuo, e rimani male se la prima cosa che ti dicono è "Ma guarda che c'è un errore...";
12) Che non devi MAI intrometterti per cercare di mettere pace se amici hanno litigato. Non sei il segretario dell'ONU, non te l'ha prescritto il medico;
13) Parla con la tua auto e con il tuo computer (e il tuo pennello, e la gomma), e trattali bene, un giorno qualcuno scoprirà che hanno un anima, che non si rompono o guastano per caso; e quando lo scopriranno (o vinceranno comunque l'igNobel) è bene che tu ci arrivi preparato. E loro non si guasteranno mai;
14) Che un fumetto rimarrà un fumetto per sempre, cioè una cosa denigrata e derisa dalla cultura alta, che salva solo le graficnovell, che quelle si sono fumetti da leggere;
15) Che se una cosa mi piace, non devo cercare una giustificazione: è un dogma, il tuo, unico e personalizzato, da accettare e basta. Ti prendono in giro perchè tieni per il Toro? Perché non metti l'aglio nel sugo? Perché ti piacciono Startrek e i modellini di auto? Perché hai una divisa di Startrek nell'armadio? E' da ammiraglio, ciucciatevi il calzino, invidiosi!
16) Quando una donna ti dice che si sente un cesso, non dire mai che non ti interessa: non capirà che tu intendi che non ti interessa perché le vorrai bene per sempre, ma solo che non ti interessa di come si senta lei, maschio egoista che-non-capisci-nulla-delle-donne.
17) Che Shaun the Sheep deve andare avanti per sempre. Please.
18) Che se è vero che Steve Jobs augurava "Stay foolish, stay hungry", di essere affamati e pazzi, certo sarà creativo, ma non farà guadagnare punti ovunque, e per alcuni sarai sempre "quello strano, che fa fumetti".
19) Che un giorno forse metterai anche la testa a posto, diventerai una persona seria, rispettabile, affidabile, giudiziosa, che alla sera frequenta gli Happy Hour e il teatro moderno. Certo. Sicuro. Ne sono certo. Lo giuro, ma per fortuna c'è ancora un po' di tempo...
20) Che il giorno del tuo compleanno non dovresti aggiornare il blog.

Imparare dagli errori, okay, comincio domani. Giuro.
E magari comincio anche a frequentare un po' di teatro moderno... ma senza fretta, eh?


sabato 17 dicembre 2011

Fate spazio ai suonatori

Buonasera. O buongiorno, a seconda di quando leggerete questo pezzo. Questo solo perchè non si dica che sono un tipo maleducato, come afferma qualcuno di mia conoscenza.
Mi chiamo Darth Fener, ma voi non mi conoscete. No, non sono il Darth Fener con l'elmo nero, il mantello nero e la voce pure essa nera e cavernosa del film, il mio (chiaramente) è solo un nickname. Il nome vero non ha importanza, non qui, almeno.
Nonostante tutto, è possibile, anzi, direi probabile, che ci siamo incrociati prima o poi. Oh, non intendo fisicamente, ma in modo virtuale: incrociati o letti in qualche blog o forum.

Già, perchè in fondo è questo quello che faccio principalmente, come e più di un'hobby o passatempo: intervengo nei forum, sopratutto di fumetti. Ma lo faccio a modo mio. Mi piace provocare dibattiti e scatenare polemiche, quando è il momento. E perché mai lo faccio? Perché mi va, perché penso che serva, e perché è il mio modo di partecipare e contribuire al mondo del fumetto, che seguo con passione.
Non so disegnare, qualcuno afferma anche che non capisco nulla di disegno, ma potrei benissimo scrivere fumetti, sento di averlo nel sangue. Ma fino a quando non arriverà l'occasione, mi dedico ad altro. A perturbare qua e là, e lasciare a mio modo il mio segno creativo.

Ce l'ho sempre avuto nel sangue, ma all'inizio ero un ingenuo. A 15 anni succede, sei un'autodidatta, e certe cose non le sai. Partecipavo ai forum di fumetti, e mi iscrivevo due volte, per dare man forte a me stesso nelle polemiche che scatenavo, e nessuno si accorgeva della mia età. Una parte di me era il cattivo polemico, l'altro era quello che mi dava ragione, ma facendolo in maniera ragionevole. Ma allora non avevo idea di cosa fosse il codice IP. Non sapevo che fosse il codice che aveva il mio computer, e non sapevo neppure che i webmaster potevano scoprirlo, e individuarmi e smascherarmi se mi iscrivevo con nomi diversi. E così fui sgamato. E bannato, perchè per loro (i webmaster) questa era un'azione scorretta. Ma vi pare?
Se non altro, imparai da tutti i miei errori, e oggi non ne faccio più.

Ma oggi è anche più facile, tra computer fisso e portatile, posso crearmi personalità fittizie con IP differenti, e nessuno può individuarmi, o usando il computer dell'università, più raramente, crearmene un'altra ancora. Insomma, ora sono molto più in gamba di una volta.

Oh, non pensate male, ve l'ho detto, a me piacciono i fumetti, li divoro, ne sono un grande estimatore. E sono pure amico di molti autori, sono iscritto ai loro blog, intervengo nei loro post, mi piace seguirli, come essere un loro vicino di casa, e ho la certezza che prima o poi carpirò loro qualche segreto del mestiere, per cui è utile anche per la carriera.

Eppure volete sapere sicuramente perchè faccio così, e quello che vi ho detto non vi basta. Okay, riproviamo: lo capite o no che creare dibattito nei forum di fumetti è una cosa necessaria? Oggi vanno di moda fumetti vecchi, dove le cose sono ripetute 20 volte, i disegni sono statici, e gli eroi positivi, e io e gli amici (innovatori moderni come me), non riusciamo a sopportarli. C'è bisogno di gente nuova, nuovi autori e nuovi modi di concepire i fumetti. E grazie al cielo ci sono diversi bravi nuovi autori, che seguo con entusiasmo. Scrivono storie toste, fanno lavorare disegnatori giovani e brillanti, pieni di linee cinetiche, che meritano di più. Ecco il punto: meritano di più. Ed è quello che faccio io. Se vogliamo, faccio il capoclaque: attivo l'applauso e la hola dell'entusiasmo.
E se qualcuno contesta, provoco dialettica, scateno fuoco e fiamme, contrattacco contestando a mia volta i sostenitori dei vecchi schemi, la gente vecchia. E mi piace farlo, perchè sono guidato dalla passione, e per i miei fumetti preferiti faccio questo e altro, ma figuratevi.

E voi invece ancora non capite bene il perché, vero? E' come per i tifosi da stadio. Stessa cosa.
Perchè non sopporto che i miei autori vengano contestati. Perché loro hanno ragione, hanno SEMPRE ragione, sono tipi tosti e cazzuti. E io li difendo. E se è il caso, approfitto di ogni occasione sputtanando gli altri, contestando fumetti da altri idolatrati e lanciando accuse di plagio e di poca originalità.
E la cosa bella di tutto questo è che non lo faccio da solo. Oh no, siamo un bel gruppo. Già, una vera "posse", i nuovi suonatori, come ci piace definirci. Ci siamo incrociati sui forum, contattati tramite messaggi privati, scoprendo i pensieri comuni, e incontandoci anche alle fiere di fumetto, dove è nato il nostro piano d'azione comune.
Su punta un forum, si apre skype e si chatta con il socio, mentre ti accordi su come attaccare tizio e caio che è appena intervenuto con un post potenzialmente dannoso.
E mi chedete che gusto provo ad attaccare tizio e caio? Perché E' GIUSTO. Perchè a gente simile non dovrebbe essere concesso di intervenire nei forum. Per cui intervieni, lo fai d'accordo coi soci, e distrai il discorso, sparic azzate, allunghi il brodo, annacqui la conversazione e distrai il lettore dalle derive pericolose. Missione compiuta.

Sia chiaro che lo facciamo di nostra iniziativa. Gli autori non lo sanno, loro sono convinti di avere un grosso seguito di lettori che la pensano come loro, e che le discussioni sui forum siano naturali, e si sentono fighi per aver magari lanciato il sasso per primi.
Guai se scoprissero il nostro piccolo complotto. Ma magari non crederebbero nemmeno all'evidenza.
Perché vedete, un giorno ho pure osato scoprirmi. Ho contattato alcuni dei miei tanti amici, che sono dei pezzi grossi all'interno di diverse case editrici, e gli ho detto che cosa facciamo: e che siamo dalla loro parte, e che se un giorno serve, possono chiedere, e noi - ovunque sia - interverremo e difenderemo ciò che loro vogliono difendiamo, in maniera non sospetta (in fondo siamo dalla stessa parte). Siete attaccati? Noi attacchiamo in massa, isoliamo i tipi più convinti (quelli più pericolosi), li spingiamo a uscire dalle righe, e spesso alla fine cadono nella trappola, e vengono bannati dai webmaster; perché sono in minoranza, e vanno nel panico, e violano le regole. E' uno spasso, ogni volta.  E poi per cazzeggiare, e riempire pagine e pagine nei forum, che fanno sempre contenti i webmaster, che ci vanno sempre cauti nel bannare, perchè non vogliono correre il rischio che il loro bel forum non abbia più gli iscritti che portano avanti le discussioni (è successo), e muoia, abbandonato da tutti perchè poco interessante.

Certo, dicono che potrei anche avere commesso un grosso errore. A qualcuno di questi pezzi grossi facciamo comodo, ma non a tutti. Qualcuno a cui l'ho detto ha fatto una faccia strana, dopo la mia dichiarazione. Probabilmente non se l'aspettava. Io ho specificatamente indicato di tenere il segreto, ma... ma mettiamo che il pezzo grosso un po' intimorito lo confida ad uno dei suoi autori, perché magari non sa che fare. E l'autore lo dice ad un disegnatore... che lo dice ad un'altro. E in breve la notizia si sparge. E sono già in troppi. Qualcuno potrebbe sospettare, perchè... perché nei forum ci accorgiamo che qualcosa è cambiato, che taluni a volte sono cauti e non cadono nelle trappole che gli prepariamo. Certo, a volte per scoprirci basterebbe collegare causa ed effetto, connettere eventi distanti e il nostro intervento diventerebbe evidente... ma chi volete che si impegni a fare un'indagine simile? In un forum di fumetti, poi?
Comunque comincia a essere difficile. Lo so, ma a volte è colpa di alcuni di noi, che commettono degli errori molto stupidi. Niente IP simili, o doppia identità di un forumista, questo sarebbe troppo stupido, ma a volte si facco comunque cazzate, le puttanate che combinano alcuni di noi...
Il mio amico Boba Fett (anche questo è un Nick) interviene troppo spesso sui suoi blog preferiti usando lo stesso nick (pensa che non sia grave) con cui firma nei forum. Se uno controllasse, capirebbe che quel forumista che si definisce "libero e senza preconcetti" è lo stesso talebano che sui blog incensa i suoi autori preferiti. Cambia nick, maledizione, sei fesso a farti beccare così! Tramite la banalissima firma si può arrivare a scoprire quasi tutto di te. Se quel qualcuno che volesse indagare con pazienza partisse da qui, insospettito,  a controllare i collegamenti, potrebbe scoprirlo e svelare tutto il gioco.
Distrazione, stupida e balorda disattenzione, a cui bisogna prestare attenzione, per non rovinare tutto quello di buono fatto finora. Boba Fett è stato cazziato abbondantemente, ma ora ha mollato, ha dato retta alla sua ragazza che gli diceva di non stare troppo davanti al suo pc. Ma non deve più capitare che per qualcun'altro si dimentichi di cambiare Nick quando scrive su due forum differenti. Se lo fa ancora una volta è FUORI (Okay, Boba Fett se n'è andato da solo, ma lo avremmo sicuramente espulso noi stessi). Non è facile, ma noi vogliamo solo gente in gamba, se commetti errori meglio se ti levi dalle palle.

Allora, che ne dite? Fiction? Realtà? Giudicate voi... ora arriva la sorpresa.
Questo post non è stato scritto dal titolare di questo blog. Oh no. Sono entrato nel suo blog (questi abitudinari, usano sempre la stessa password), e ho scritto questo pezzo, autobiografico, e ho modificato le impostazioni in modo che lui non possa cancellarlo. Colpa sua, che è fesso perché usa come password il nome di uno dei personanggi femminili che ha disegnato per tanto tempo, anche un bambino lo avrebbe indovinato. Per cui io rido alle sue spalle. Lui che si lamenta delle cose che non vanno nei fumetti, proprio lui ora è stato hackerato, e si ritrova un pezzo non desiderato. Ma è colpa sua, che in un post ha sputtanato il mio amico Nino Birillo, per cui questo è il suo trapasso, venite e ridete pure delle SUE teorie strampalate sui forum.

Certo, potreste anche pensare che sia un suo trucco per scrivere di una cosa che ha sentito, magari da un disegnatore che l'ha sentito dire con vanto dal responsabile ganzo, o sottovoce dal responsabile dubbioso, accidenti a lui, ma senza scoprirsi troppo. Oppure direttamente da Boba Fett, in un suo momento da fesso, quando decide di mollare tutto e dare retta alla sua ragazza. O perché pensa di essere creativo, ah ah.
Tutto potrebbe essere, ma no, il pezzo non l'ha scritto lui, punto.
Voi non vi preoccuopate, e continuate a postare nei forum di fumetti. Ma attenti che noi vi controlliamo. Ma ricordate che va tutto bene. Noi non esistiamo, siamo una finzione di un post di un blog fumettistico. Ma potremmo esistere davvero...
Voi state solo attenti, e non scrivete stupidaggini, o non incensate i vecchi fumetti, please. Non è vero che siamo in pochi e loro tanti. Non è vero che siamo giovani brufolosi, che i fumetti che leggiamo noi vendono 3000 copie mensili mentre quelli dei vecchi 30.000, sono bugie dette dagli ALTRI.
Voi fate solo attenzione a quello che scrivete, o vi massacriamo.
A parole ovviamente. Ma ve lo giuro.
Lo giuro sui miei brufoli.

PS: scommetto che l'autore del blog interverrà nei commenti qui in basso, dicendo che non l'ha scritto lui, lamentandosi bla bla bla (è talmente verboso con i suoi post che questo tiro se lo merita), ma che mi frega a me?

martedì 22 novembre 2011

Chiamala se vuoi, evoluzione



Nino Birillo ha delle certezze nella vita, che gli sono derivate dall'averla affrontata, quella vita. E ha delle convinzioni personali, che dal suo punto di vista non sono opinioni, ma fatti certi, provati e assoluti.
Nino Birillo è convinto che il mondo dei fumetti sia in piena espansione. Che la crisi non abbia colpito affatto questo nostro piccolo mondo di carta stampata e nuvolette coi testi. Nino basa questa sua convinzione sull'analisi di ciò che conosce (è un tipo preciso, ci tiene a questo), e tra queste, una non indifferente, è la grande quantità di fumetti che escono ogni settimana in fumetteria, per cui Nino sa di essere dalla parte del giusto, e in qualsiasi discussione possa avere con qualcuno su questo argomento, sa per certo che riuscirà a fare valere le sue ragioni. Logica, pura logica, nient'altro che pura logica applicata ai fatti.

Nino Birillo è convinto che non sia concepibile che un disegnatore impieghi più di tre mesi per disegnare un fumetto.

Okay, vi siete ripresi? Lo so, certe affermazioni sono un po' dure da assimilare, ma indagando con ragionevole logica si arriva a capire il perché e il percome.
Nino vive in un mondo di fumetti rapidi, che escono ogni mese, puntuali come scolaretti, che egli consuma in gran velocità, orgoglioso della sua passione, e da questa divorato. Lui li consuma rapidamente, per cui anche l'autore lo ha fatto rapidamente, questa è la sua logica deduzione. Potete anche contestare le sue affermazioni, ma difficile che vi stia a sentire.

"Gli albi dei supereroi escono puntuali ogni mese, stessi autori", dice Nino.
Si, ma con uno a fare matite, uno a inchiostrare e uno a colorare, e talvolta puoi trovare anche un racconto fill-in, per riempire il mese nell'attesa che gli autori finiscano il numero, e come se non bastasse magari dopo due anni cambiano tutti quanti, sceneggiatore, disegnatore, inchiostratore e colorista.

"Eppure il mio manga preferito esce ogni mese, e ha le sue brave 200 pagine tutte disegnate per bene."
Si, però l'autore nippo ha l'aiutante per fare i personaggi secondari, l'aiutante per fare gli alberi e le case, l'aiutante a disegnare tutte le pietre e le pieghe nelle maniche della giacche, e l'aiutante che mette i retini, adesivo o a Photoshop che sia.

"Eppure il ciclo di XIII è uscito rapidamente in questi mesi, in volumetti brossurati da 100 pagine, e non è giapponese!"
Si, ma il primo numero è uscito quando ancora dovevi nascere, e gli altri l'hanno seguito, nel loro paese d'origine, alla scadenza di ogni anno. Ci pensi? Un anno a disegnare e colorare 48 pagine...

"Ma quando finisce questa serie? Così comincio a laggerla."
Non sei capace di aspettare una nuova puntata, eh? Be, rassegnati. Non finirà mai, gli autori sono vivi, vegeti e pieni di entusiasmo. Un albo all'anno per i prossimi 50 anni. Tu continua pure ad accumularli, prima o poi  finirà, come no, e allora potrai incominciare. Ma solo se avrai ancora de buoni occhiali.

Nino Birillo non si convince, sa di avere ragione. Ha amici che glielo confermano. Ha amici disegnatori, per esempio. Che ogni 6 mesi vede in edicola su qualche nuova miniserie, e che chiacchierando gli dicono di essere molto veloci, e di riuscire a lavorare in due mesi. Nino non ha una cultura poliedrica, non sa che quei computer non esistevano all'epoca in cui è ambientata la storia, o che le braccia notoriamente non variano di lunghezza e dimensione nel corso della vita umana, così come invece accade nei suoi fumetti preferiti. Non ha nemmeno idea di come sia esattamente fatta la Torre Eiffel, gli basta un suo feticcio e sarà convinto che quella è Parigi. E in fondo non ha la minima importanza di dove sia di casa l'aeroporto di Malpensa.
Ma Nino diversifica, conosce letteristi che possono letterare un albo in due settimane, traduttori che traducono il francese plaisanterie come piacere; è amico di Facebook di famosi sceneggiatori, che gli hanno dato gran confidenza rivelando come nasce una trama, e che non serve studiare, imparare regole o evitare gli errori, è sufficiente fare, fare, fare, e pure lui stesso, Nino Birillo, potrebbe diventarlo.
E' facile. E' un mondo bellissimo e felice, dove tutti ci vogliamo bene, dove la passione guida le nostre scelte, dove si vive di aria e sogni, e il cibo si materializza nel forno a ogni tuo desiderio, e dove non esistono tasse, caldaie che si rompono o bollo Auto.

Nino non guarda gli altri fumetti. Li trova vecchi, noiosi, e in fondo fa già parte di questo grande e felice mondo dove tutti si vogliono bene. E non gli serve voltarsi indietro, o guardarsi intorno. Non concepisce che ad una fiera di fumetti qualcuno possa fare la fila per avere da un disegnatore un'autografo su una stampa, anziché avere un disegno tutto per lui (lui è speciale, e poi i suoi amici disegnatori a lui lo fanno sempre). Se gli dicono che Caio ha impiegato 7 mesi a disegnare una storia, lo guarderà come si guarda un alieno, pensando "Che pirla!".

Senza speranza? Forse. O forse un giorno si evolverà in un essere superiore, e capirà di aver stazionato per tanto tempo solo in una piccola oscura stanza di un condominio molto più grande, dove (qui sì) ci sono i furbi, i furbetti, i furboni, gli inadempienti, i geni, gli ipocriti, i maestri, gli Editori con la E maiuscola, gli editori senza maiuscoli e gli editori per modo di dire. Gli invidiosi, i rompirompi che ti traviano con promesse di lavoro, quelli che se la tirano come primedonne, quelli che pensano che ricordandoti le scadenza ogni momento andrai di certo più veloce, quelli che vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, quelli che non vedono che il gomito è troppo corto ma se la tirano come esperti, e dove capisci perché certi editor sono più in gamba di altri. Oh bé, sì, è meno felice e allegro della sua piccola stanza precedente, ma si sa che l'umanità deve evolversi
Ma fino ad allora Nino non corre rischi. No, non corre alcun rischio. Se proprio vogliamo uno c'è, ma cosa vuoi che importi a lui?
Che un po' di gente che lo conosce, quando parlino di lui usino un nomignolo, che può variare da "Tizio" e "il pirla, a "la bestia". Non è carino, ma è un mondo difficile, ahimè.

E parlo con condizione di causa, perché ci fu un tempo in cui pure io fui Nino. Non proprio così (grazie infinite!!!), ma probabilmente dipende dai tempi, davvero differenti. Poi, grazie a Crom, arrivò l'evoluzione.
Ora mi muovo per il condominio e sovente mi perdo. E il naufragar mi è dolce in questo mare...