Pinuccio non si mai interessato ai fumetti popolari.
Anzi, a dire il vero fino ad un certo momento della sua vita, ai fumetti proprio non s'è interessato. Mai, nix, nisba.
Pinuccio ha una vita normale. Fino a qui niente di strano, visto che è a tutti gli effetti una persona normale, con famiglia, scuola, amici, passatempi normali, TV, cinema, e ogni altra cosa normale possa desiderare un ragazzo della sua età. Ha studiato, sta studiando e nei prossimi anni studierà ancora, ed ha imparato a fare le cose con metodo, arrivando a darsi delle regole, e impegnandosi a seguirle.
Ha delle certezze. Ha capito molte delle cose della vita, pensa di avere imparato qualche regola, ed ha tutte le intenzioni di usarle. Comunque, se non proprio normalissimo, almeno è sicuro di sè, il che non è poco.
Ha tutta la vita davanti, ha (o non ha) una ragazza, così come una moto, o un'auto, o un taglio di capelli bizzarro. Un giorno sarà qualcuno, o rimarrà un giovane fuoricorso; abiterà in una grande città o rimarrà in provincia. Pinuccio può essere qualcuno che avete conosciuto prima o poi, o che conoscerete. Che incrocerete in un forum o conoscerete in qualche occasione, o che non avrete mai occasione di incontrare. Ma esiste, tranquilli.
I dettagli di ciò che sarà sono ancora sconosciuti, a lui stesso come a noi, e solo il futuro lontano darà le risposte. Ma a noi interessa quello che è adesso..
In particolare una fase della sua vita, che forse rimarrà una breve parentesi, oppure diventerà un punto fermo. Un giorno di sole come di pioggia, di precoce mattina o di tardo pomeriggio, fermo a fissare il cielo o camminando perso nei suoi pensieri, Pinuccio prenderà una decisione a suo modo fondamentale: deciderà che vuole interessarsi ai fumetti.
Detto così sembra facile, ma non lo è. Perché Pinuccio vuole leggere i fumetti belli.
Molto probabilmente ha letto un articolo nelle pagine di cultura di qualche quotidiano, oppure ha visto qualche servizio in televisione. Oppure ancora è andato al cinema, e si è incuirosito leggendo che tale film è tratto dal "romanzo grafico" tal dei tali.
Oppure il consiglio di un amico, un imput su facebook, o una moda del momento.
Sente parlare dei fumetti belli, di quelli da non perdere. "Voglio il meglio!" si ripete deciso. Niente menate popolari, niente fumetti tradizionali, quelli sono per i ragazzini o la gente mai cresciuta. No, vuole la letteratura fumettata. Vuole le Graphic Novel.
Come biasimarlo? Desidera confrontarsi con il meglio del meglio. Non ha il tempo (e forse nemmeno la voglia) di incominciare dal basso, di fare la gavetta, di imparare da solo. Vuoi che in tanti anni non abbiano gia stabilito cosa è bello e cosa no? Gli basterà chiedere.
In fondo ha fatto così anche con la musica, e lo hanno consigliato bene. Adora i Beatles, adora i Nirvana, ha tutti gli U2, e idolatra Bruce Springsteen. Non sono forse il meglio? Indubbiamente. Ma Pinuccio può solo immaginare che dicano cose interessanti nei loro testi, perché l'inglese non lo capisce. In compenso non è interessato al Jazz, ignora il punk, magari pensa che il Glam sia una marca di biancheria intima per ragazze sofisticate, e non sa distinguere davvero la differenza tra un basso ed una chitarra. E' convinto che il più bravo bassista al mondo sia Sting, che alla batteria nessuno sia più bravo di Phil Collins, e pensa che gli ABBA non abbiano portato alcuna novità nella musica. Se glielo nominate, è possibile che pensi che Elvis Costello sia solo un mafioso newyorkese, e i Red Hot Chili Pepper una spezia da cucina messicana.
Con tutta questa capacità che ha dimostrato finora, come potrebbe mai sbagliare sui fumetti? Trovare il meglio sarà un gioco da ragazzi. Sarà sufficente chiedere, come ha sempre fatto.
Gli è facile ottenere aiuto, e le risposte che desidera. E' già molto pratico di internet, dei forum e delle discussioni, visto che già si occupa di interessa di Playstation, di Xbox, o di GameBoy, o qualsiasi altra cosa telematica vi venga in mente (nemmeno questo ha davvero importanza). Gli è sufficente entrare in un forum di fumetti e porre la fatidica domanda. O entrare in quel curioso e colorato negozio di quella stradina secondaria, pieno di giovani un po' strani con brufoli e occhiali e di ragazzini che giocano a carte (quel negozio che in un gergo incomprensibile chiamano fumetteria) e fare la stessa domanda al titolare: "Mi indicate i capolavori a fumetti?". Niente Topolino, niente roba da ragazzini, niente eroi colorati scacciapensieri, lui vuole solo i fumetti belli veri.
E qui comincia l'avventura. "Leggi Maus di Spiegelman!" gli dice Uno pimpante. "E' indispensabile Pazienza!" aggiunge Due allegramente. "Non puoi fare a meno di leggere McFarlane" aggiunge Tre pensieroso. "Freddo Equatoire di Bilal non può mancare!" si intromette Julien. "Tutto Giardino, tutto Hugo Pratt, tutto Moebius, tutto Manara!" puntualizza Quattro. "Naruto è indispensabile!" suggerisce il giovane Cinque. "Peppa Pig spakka!" suggerisce la piccolina Sei. Pinuccio segna tutto, si arma di santa pazienza, e in breve si procura tutto.
E' stato facile. Ha evitato tutto il resto: i fumetti per ragazzini, Topolino e la sua banda, i supereroi chiassosi e gli eroi in bianco e nero dei fumetti italiani, antichi e superati.
Ben presto pensa di avere capito tutto. Come aveva letto in quell'articolo sul quotidiano, ci sono questi volumi eleganti, questi fumetti con tante pagine, che impieghi un periodo che va da qualche ora a qualche giorno a leggere, che si chiamano Graphic Novel. Lo hanno anche scritto sul settimanale a colori di quel prestigioso quitidiano. Li preferisce al resto. Sono i fumetti belli. Ma quelli belli davvero. Che lo emozionano, che può esporre in biblioteca, che può citare parlando con gli amici, senza il timore di essere preso in giro, perché questi non sono solo fumetti, sono cultura.
Se gli chiedete informazioni, probabilmente vi metterà al corrente, spiegandovi pazientemente il significato di Graphic Novel, che questi sono i fumetti belli, e il nome serve per distinguerli dai fumetti normali, quelli popolari che leggono i ragazzini, quelli che vogliono passare il tempo, e molti altri, proprio quelli che a lui non interessano affatto: quelli chiassosi, sicuramente sciocchi e ingenui.
Alla fine i capolavori veri li ha tutti. Ha Maus, Watchmen, V per Vendetta, Persepolis, Pentothal e i romanzi di Will Eisner. Possibilmente in edizioni DeLuxe. Tutto Giardino, Hugo Pratt, Manara, Crepax.
E anche i supereroi, certo. Ma solo quelli belli, ovviamente Ha il cavaliere Oscuro di Miller, The Killing Joke, Anno uno e Hush e ogni cosa abbia fatto Alex Ross. Ha 1602 di Gaiman, Rinascita di Miller e Mazzuchelli e gli X-Men di Morrison e il Punisher di Garth Ennis. Ha Hellblazer in volume in pelle di serpente a intagli argentati, ha Sandman in volume in pelle umana e intarsi d'oro zecchino.
E sono tutte Graphic Novel, certo.
Il problema è che è circondato da gente che non lo capisce davvero. Ginetto, compagno della gilda di Dungeon & Dragons, sostiene che stia sbagliando. Gli ripete che Batman era popolare, che Hush era uscito mese per mese regolarmente come prodotto popolare, e che solo perché è raccolto in volume, ciò non lo trasforma in Graphic Novel. E anche Watchmen, Anno Uno, Marvels e Kingdom Come. Bè, ma non è che poi Ginetto ne sappia molto, a dire il vero: lui legge i Fantastici Quattro, siamo su altri livelli.
Anche Epifante, amico di corso di cinese mandarino, non si trova d'accordo con lui. Sostiene che non ottiene nulla leggendo solo "il meglio". Che fidandosi ciecamente di quel "The best" riferito da altri, forse non capirà mai perché sono considerati belli, se non ha un metro di paragone col resto. Che seguirai solo la massa, ma non avrai mai le tue passioni personali, i tuoi feticismi a fumetti. Che il tesoro può anche essere nascosto in una serie popolare western sfortunata. Ma come può Epifante a sostenere tutto ciò, pensa Pinuccio, proprio lui che legge Tex Willer, che lui considera la cosa più vicina al suo concetto di trash?
Non riesce nemmeno a sostenere una conversazione col titolare della fumetteria. "Le didascalie di Miller sono eccezionali, una grande invenzione!" sostiene Pinuccio. "Mica le ha inventate Miller, già Claremont le usava in modo simile negli X-Men, e prima di lui molti altri. Lui le usa in un modo particolare, ma non le ha inventate." gli risponde svogliato Gegio nella fumetteria, mentre sfoglia il suo Ultimate X-tinction Zero Hour crossover.
"La narrazione introspettiva di Moore di Watchman è unica!" rincara Pinuccio. "Moore le usava già in Swamp Thing, e prima di lui lo faceva già Oesterheld in altra sede", suggerisce Tino occhialuto, mentre rovista tra colonne impolverate di fumetti antiquari ad una fiera di comics.
"Le inquadrature di Eisner nei suoi romanzi sono così' moderne!" aggiunge Pinuccio. "Veramente le ha introdotte 50 anni fa in Spirit" puntualizza Dario, il titolare della fumetteria più antica della città.
"Grant Morrison mette vero pathos nelle sue storie". E il giovane Jack rinuncia a spiegargli che il pathos poteva ritrovarlo anche con una ragazza cieca ed un gigante d'argento, nella pagina colorata di un chiassoso comic per ragazzi.
Ginetto, Epifante, Jack o chiunque altro con cui vuoi parlare di fumetti, dopo un po' è probabile rinuncino a insistere. Forse hanno imparato che ognuno ha una sua visione fumettistica, o forse semplicemente sono troppo occupati con le loro collezioni per prestare attenzione ad altro.
Caro Pinuccio, forse loro potrebbero convincerti. Se si mettessero d'impegno potrebbero spiegarti che molti di quelli che tu chiami Graphic Novel sono solo fumetti popolari che sono diventati molto popolari e si sono conquistati la pubblicazione in volume. E che non è detto che, solo perché sono di successo, ogni cosa che troverai sopra (che sia una didascalia, un testo introspettivo o una scena particolarmente dinamica) l'abbiano inventata loro.
A dire il vero è molto probabile che Pinuccio non si convinca mai. La gente molto sicura difficilmente cambia idea, ma di fronte a sè in questo momento il nostro amico ha due sentieri futuri che potrà percorrere, due realtà alternate che coesistono entrambe al momento, che hanno le stesse probabilità di essere l'unico percorso che lui seguirà nei giorni a venire.
Nella prima realtà Pinuccio capisce. Decide di scegliere di seguire i fumetti popolari, capirà che la Graphic Novel è una cosa differente. Come un osservatore di una partita di scacchi, che improvvisamente capisce che ogni pezzo ha una sue regola di movimenti. E se anche continuerà a collezionare solo preziosi volumi, almeno avrà capito come sceglierli da solo.
Altrimenti seguirà l'altra strada. Che potrà anche portarlo un giorno non troppo lontano a stancarsi di prendere tutte queste edizioni costose che sembrano fatte apposta per essere desiderate da lui. A fargli venire la voglia di fare altro.
Fino ad allora resterà su un piano di realtà differente. Leggendo i fumetti belli: le Graphic Novel lunghe e anche quelle brevi, anche di una sola pagina. E' possibile che prima o poi qualcuno provi a cercare di spiegargli che così dicendo violenta la lingua inglese, che novel stà per romanzo, e quindi un racconto breve dovrebbe semmai chiamarsi Graphic Short Story, o Graphic Novelette, che però come termini sono inesistenti, e che quindi una Graphi novel deve avere TANTE pagine e non una. E' possibile, ma non probabile..
Persone come Pinuccio esistono. Ma sì, lo sapete bene, ora, qui e sempre.
Questo per caso vi fa arrabbiare? E perché mai? Un Pinuccio ci sarà sempre, perché è da sempre uno degli interpreti della commedia che interpretate anche voi, anche se lui non ha dentro di se il bambino che si diverte con le cose semplici. Con lo stesso diritto di esistere e di collezionare, nel suo caso le edizioni pregiate, che continueranno ad uscire all'infinito perché gli editori hanno capito che i Pinuccio le prenderanno sempre.
Se un giorno lo incontrerai, non strafare. Rispondi educatamente, accetta la chiacchierata, ma non insistere troppo nella discussione che si potrebbe generare, e poi torna alla lettura del tuo Ultimate X-tinction Zero Hour crossover, ai suoi cloni e i suoi mutanti. Ricorda che non è il nome che attribuisci ad un volume che lo identifica. Ma tu lo sai bene. E sai pure che non è così grave.
I veri mali del mondo sono ben altri.
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lunedì 7 ottobre 2013
venerdì 23 novembre 2012
Gli irregolari di Ceti Alpha V
In quel giorno lontano di quell'anno dimenticato, mentre la televisione continuava a proporre sempre i soliti programmi, accadde che il celebre produttore
Peter Wonder, nel suo gioioso paese di Meravigliandia ebbe una fantastica e originale idea meravigliosa.
Egli avrebbe realizzato un nuovo adattamento televisivo delle avventure di Sherlock Holmes. Cosa c'era di meglio che riproporre, in questi tempi moderni, l'immortale classico di Conan Doyle, che sempre aveva divertito e appassionato centinaia di migliaia di lettori? Generazioni di appassionati del detective di Baker Street avrebbero accolto con gioia questa originale novità, e l'avrebbero seguita con fedeltà, e sarebbe stato un successo clamoroso. Un altro da aggiungere ai tanti successi che il talentuoso produttore aveva realizzato.
E così fù. Peter Wonder realizzò davvero una serie nuova, che rispettava tutte le regole della tradizione del personaggio: un caso misterioso portato a conoscenza del famoso detective, e la scienza deduttiva che entrava in gioco, e magicamente ogni cosa andava al suo posto, e ogni indizio portava ad una soluzione unica, logica e sorprendente. Lo show aveva successo, i suoi episodi vincevano continuamente il premio Edgar Allan come migliore spettacolo giallo, e tutti erano felici.
Ma... non era abbastanza. Certo, le avventure di Sherlock avevano successo, ma c'erano sicuramente molte più storie da raccontare, pensò Peter Wonder.
Le cose accadono, le idee arrivano, e quindi nel gruppo di autori che lavoravano a questa versione di Sherlock Holmes venne una voglia irresistibile: raccontare altre storie ambientate nel mondo di Sherlock Holmes. Per esempio, sarebbe stato interessante raccontare le vicende di affittacamere della signora Hudson. Sarebbe stato sufficiente aggiungere dei personaggi nuovi pensò Peter Wonder, e la magia avrebbe continuato più forte che mai.
Gli irregolari di Baker Street, come si facevano chiamare gli appassionati dello show, sarebbero stati di certo entusiasti, per questa nuova e originale proposta.
E così avvenne. Cominciò a partire lo spin-off di Sherlock Holmes, si chiamava 221B BAKER STREET, e cominciò a seguire le vicende quotidiane della signora Hudson, dei suoi affittuari, Bill, Ted e Samanta (detta Sammie), del postino Buff, del garzone Jim del panettiere John, della giovane cameriera Lilly della duchessa Fearless, e naturalmente del gioviale poliziotto di quartiere Bing.
Ogni tanto la signora Hudson, o il poliziotto Bing si imbattevano in qualche caso interessante (Chi ha rubato la posta? Che fine ha fatto la torta al mandarino lasciata a raffreddare sulla finestra?), ma lo risolvevano brillantemente prima della fine dell'episodio. Ma intanto - e sopratutto - seguivamo le vicende di Ted, e del suo amore per Lilly, del giovane orfano Walt e del padre ritrovato Ted, abbracciando tutta una serie di nuovi temi che l'autore originale di Sherlock Holmes non aveva mai affrontato, portando nuova linfa allo show. E portando nuovo pubblico alle avventure di Bill, Ted, Sammie, Buff, Jim, John, Lilly e Bing, pubblico che finora era convinto che Sherlock Holmes fosse noioso.
Uno dei primi segnali che qualcosa non stava andando come previsto avrebbe potuto essere che solo il primo episodio venne candidato al prestigioso premio Edgar Allan. A vincere quell'anno toccò ad un adattamento fedele del romanzo "Il lungo sonno" di Raymond Chandler, con protagonista il detective Philip Marlowe.
Fermi tutti, dissero a questo punto gli irregolari di Baker Street. "Ma se prendete Sherlock Holmes, togliete lui, togliete Moriarty e togliete la scienza deduttiva, non sono più le avventure di Sherlock Holmes. E' qualcosa d'altro."
Storie, risponde Peter Wonder, questo è ciò che ci chiede il pubblico oggi. Storie di gente vera, di problemi veri, di rapporti familiari, e Bill, Ted, Sammie, Buff, Jim, John, Lilly e Bing, e certo, anche di scienza deduttiva, sicuro...
No, non ci siamo, risposero gli irregolari. Personaggi come Irene Adler o Moriarty sono molto più forti e interessanti, e che no, non interessava loro sapere di cosa accadesse nella vita di Bill, Ted, Sammie, Buff, Jim, John, Lilly e Bing e la duchessa Fearless. Noi vogliamo Sherlock Holmes. Vogliamo il giallo, insistevano
Antichità, pensò il talentuoso Peter Wonder. E' questo il futuro della televisione, personaggi che appassionino milioni di persone, anziché le poche misere centinaia di migliaia di prima. E se protestano, bè... che diamine, che se ne facciano una ragione, questo è il progresso, non si torna più indietro. E prima o poi anche loro finiranno per entusiasmarsi per le vicende drammatiche e strappalacrime di Bill, Ted, Sammie, Buff, Jim, John, Lilly e Bing. E sopratutto al mistero della duchessa Fearless. E se non saranno loro, toccherà ai loro figli, negli anni a venire.
In fondo, il prestigioso premio EdgarAllan non è poi così prestigioso, dice Peter Wonder, se quest'anno è andato all'adattamento televisivo dell'87esimo distretto di Ed Macbain, dove ci sono solo uomini che parlano e arrestano delinquenti.
E così fù. Il premio Edgar Allan, così come le preferenze degli irregolari di Baker Street, da allora in poi andò ogni anno ad una serie differente, l'importante è che non avesse tra i suoi protagonisti nessuno con un nome anche solo lontanamente somigliante a Bill, Ted, Sammie, Buff, Jim, John, Lilly e Bing. Per loro c'erano sempre le nuove generazioni ad adorarli.
Nuove generazioni che non capirono mai, proprio mai, perché gli irregolari di Baker Street continuassero a lamentarsi.
Già. E' dura essere un irregolare, ai giorni nostri.
Ecco. Ora potete continuare a chiedere perché non mi piacciono molti dei telefilm che vengono definiti "fantascienza" che vengono prodotti oggi.
Io voglio Moriarty. E loro mi danno Bill, Ted, Sammie, Buff, Jim, John, Lilly e Bing. Questi non li reggo proprio.
Ma sopratutto, quella che non reggo è proprio la contessa Fearless.
Sorry folks.
Egli avrebbe realizzato un nuovo adattamento televisivo delle avventure di Sherlock Holmes. Cosa c'era di meglio che riproporre, in questi tempi moderni, l'immortale classico di Conan Doyle, che sempre aveva divertito e appassionato centinaia di migliaia di lettori? Generazioni di appassionati del detective di Baker Street avrebbero accolto con gioia questa originale novità, e l'avrebbero seguita con fedeltà, e sarebbe stato un successo clamoroso. Un altro da aggiungere ai tanti successi che il talentuoso produttore aveva realizzato.
E così fù. Peter Wonder realizzò davvero una serie nuova, che rispettava tutte le regole della tradizione del personaggio: un caso misterioso portato a conoscenza del famoso detective, e la scienza deduttiva che entrava in gioco, e magicamente ogni cosa andava al suo posto, e ogni indizio portava ad una soluzione unica, logica e sorprendente. Lo show aveva successo, i suoi episodi vincevano continuamente il premio Edgar Allan come migliore spettacolo giallo, e tutti erano felici.
Ma... non era abbastanza. Certo, le avventure di Sherlock avevano successo, ma c'erano sicuramente molte più storie da raccontare, pensò Peter Wonder.
Le cose accadono, le idee arrivano, e quindi nel gruppo di autori che lavoravano a questa versione di Sherlock Holmes venne una voglia irresistibile: raccontare altre storie ambientate nel mondo di Sherlock Holmes. Per esempio, sarebbe stato interessante raccontare le vicende di affittacamere della signora Hudson. Sarebbe stato sufficiente aggiungere dei personaggi nuovi pensò Peter Wonder, e la magia avrebbe continuato più forte che mai.
Gli irregolari di Baker Street, come si facevano chiamare gli appassionati dello show, sarebbero stati di certo entusiasti, per questa nuova e originale proposta.
E così avvenne. Cominciò a partire lo spin-off di Sherlock Holmes, si chiamava 221B BAKER STREET, e cominciò a seguire le vicende quotidiane della signora Hudson, dei suoi affittuari, Bill, Ted e Samanta (detta Sammie), del postino Buff, del garzone Jim del panettiere John, della giovane cameriera Lilly della duchessa Fearless, e naturalmente del gioviale poliziotto di quartiere Bing.
Ogni tanto la signora Hudson, o il poliziotto Bing si imbattevano in qualche caso interessante (Chi ha rubato la posta? Che fine ha fatto la torta al mandarino lasciata a raffreddare sulla finestra?), ma lo risolvevano brillantemente prima della fine dell'episodio. Ma intanto - e sopratutto - seguivamo le vicende di Ted, e del suo amore per Lilly, del giovane orfano Walt e del padre ritrovato Ted, abbracciando tutta una serie di nuovi temi che l'autore originale di Sherlock Holmes non aveva mai affrontato, portando nuova linfa allo show. E portando nuovo pubblico alle avventure di Bill, Ted, Sammie, Buff, Jim, John, Lilly e Bing, pubblico che finora era convinto che Sherlock Holmes fosse noioso.
Uno dei primi segnali che qualcosa non stava andando come previsto avrebbe potuto essere che solo il primo episodio venne candidato al prestigioso premio Edgar Allan. A vincere quell'anno toccò ad un adattamento fedele del romanzo "Il lungo sonno" di Raymond Chandler, con protagonista il detective Philip Marlowe.
Fermi tutti, dissero a questo punto gli irregolari di Baker Street. "Ma se prendete Sherlock Holmes, togliete lui, togliete Moriarty e togliete la scienza deduttiva, non sono più le avventure di Sherlock Holmes. E' qualcosa d'altro."
Storie, risponde Peter Wonder, questo è ciò che ci chiede il pubblico oggi. Storie di gente vera, di problemi veri, di rapporti familiari, e Bill, Ted, Sammie, Buff, Jim, John, Lilly e Bing, e certo, anche di scienza deduttiva, sicuro...
No, non ci siamo, risposero gli irregolari. Personaggi come Irene Adler o Moriarty sono molto più forti e interessanti, e che no, non interessava loro sapere di cosa accadesse nella vita di Bill, Ted, Sammie, Buff, Jim, John, Lilly e Bing e la duchessa Fearless. Noi vogliamo Sherlock Holmes. Vogliamo il giallo, insistevano
Antichità, pensò il talentuoso Peter Wonder. E' questo il futuro della televisione, personaggi che appassionino milioni di persone, anziché le poche misere centinaia di migliaia di prima. E se protestano, bè... che diamine, che se ne facciano una ragione, questo è il progresso, non si torna più indietro. E prima o poi anche loro finiranno per entusiasmarsi per le vicende drammatiche e strappalacrime di Bill, Ted, Sammie, Buff, Jim, John, Lilly e Bing. E sopratutto al mistero della duchessa Fearless. E se non saranno loro, toccherà ai loro figli, negli anni a venire.
In fondo, il prestigioso premio EdgarAllan non è poi così prestigioso, dice Peter Wonder, se quest'anno è andato all'adattamento televisivo dell'87esimo distretto di Ed Macbain, dove ci sono solo uomini che parlano e arrestano delinquenti.
E così fù. Il premio Edgar Allan, così come le preferenze degli irregolari di Baker Street, da allora in poi andò ogni anno ad una serie differente, l'importante è che non avesse tra i suoi protagonisti nessuno con un nome anche solo lontanamente somigliante a Bill, Ted, Sammie, Buff, Jim, John, Lilly e Bing. Per loro c'erano sempre le nuove generazioni ad adorarli.
Nuove generazioni che non capirono mai, proprio mai, perché gli irregolari di Baker Street continuassero a lamentarsi.
Già. E' dura essere un irregolare, ai giorni nostri.
Ecco. Ora potete continuare a chiedere perché non mi piacciono molti dei telefilm che vengono definiti "fantascienza" che vengono prodotti oggi.
Io voglio Moriarty. E loro mi danno Bill, Ted, Sammie, Buff, Jim, John, Lilly e Bing. Questi non li reggo proprio.
Ma sopratutto, quella che non reggo è proprio la contessa Fearless.
Sorry folks.
mercoledì 25 aprile 2012
Pane e Gommapane
Mariolino avrebbe voluto davvero fare il fumettista. Ma tra una cosa e l'altra gli insegnanti, la famiglia, la ragazza, così come qualche disegnatore professionista - anche se non necessariamente in quest'ordine - infine lo convinsero del contrario. E lui lasciò perdere. Oh, non che fosse stata una decisione così difficile, a dire il vero lui non sapeva poi disegnare benissimo, ne' sapeva scrivere bene, anche se aveva un grande entusiasmo e adorava i fumetti. Ma si può anche essere appassionato della Ferrari e non per questo desiderare di guidarla da campione, per cui si rassegnò.
Fu così che decise che avrebbe avuto un lavoro sicuro, uno di quelli che - potevi starne certo - cadesse il mondo, ci fosse la crisi delle crisi o arrivasse l'avvento di Skynet, lui avrebbe continuato a lavorare, senza interruzione. Ne' impiegato delle poste, ne' operatore di un Call-Center e nemmeno operaio specializzato: lui avrebbe fatto il panettiere.Nulla a che fare con i fumetti, che avrebbe così dimenticato, arginandoli nella parte della sua testa dedicata ai Ricordi Piacevoli del Passato. Si, non sarebbe stato il massimo, ma nella vita bisogna prendere decisioni difficili. E il pane è qualcosa che l'uomo chiederà sempre. Così la sua vita venne segnata, e cominciò a seguire la via della farina e del lievito.
Imparò a fare il pane, e aprì la sua piccola panetteria artigiana, incominciando a vivere del suo lavoro.
Ora, come succede spesso in questi casi, dopo un po' si creò una clientela affezionata e regolare, ma per uno di quei casi imperscrutabili e bizzarri che ogni tanto ci tira il destino (e anche perché questo è un blog dedicato ai fumetti), capitò che tra questi clienti un giorno finì un editore di fumetti. Che si trovò bene. Che trovò il suo pane ottimo, e ne fu soddisfatto, e tornò ancora nei giorni successivi. Arrivava nel negozio, salutava cortesemente Mariolino, sceglieva il pane (dei panini al latte) e pagava alla consegna, andandosene soddisfatto, e lasciando un buon imput a Mariolino. Così la sua panetteria diventò - malgrado le sue intenzioni - argomento di discussione tra i fumettisti. "Ma sapete che buon pane che produce Mariolino?" diceva l'editore parlando con amici e conoscenti appena ne aveva l'occasione, generando curiosità nei colleghi (o almeno quelli che si ritenevano tali).
Si sa che la gente tende a emulare, a seguire le tracce lasciate dai primi esploratori, e questa vicenda non fa eccezione. Per cui nei giorni successivi altri editori di fumetti decisero che pure loro volevano servirsi dei servigi di Mariolino, che pure loro dovevano avere quel pane prezioso, e seguire la via del successo come il primo editore aveva fatto, seguendo le sue mosse passo per passo.
In un bel mattino di sole si presentò in panetteria un editore tutto felice. "Sono un editore di fumetti, anche io voglio il tuo pane al latte!" Mariolino fù felice di avere un nuovo cliente, e si dedicò a servirlo come meglio poteva. Ma al momento del conto, l'editore protestò: "Costa troppo!" Mariolino allora cercò di spiegargli che quel pane era morbido, richiedeva maggior lavoro e per quello costava di più, ma osservando lo sguardo fisso e la bocca semiaperta dell'editore, mentre lui cercava di parlare di dosi di farina e strutto, si convinse a lasciar perdere. Quindi gli propose altro pane, una baguette: più duro, più bricioloso, ma meno costoso, e più duraturo. L'editore parve dubbioso "Ma è pane o no? Perché io voglio pane."
"Certo che è pane, anche se di tipo diverso."
"Ma è come il pane che ha preso l'altro editore? Perché io voglio il suo stesso pane."
"No, non è proprio lo stesso..."
"Ma è pane, no?"
"Si... è pane"
"Allora siamo a posto!"
Mariolino trattenne ogni commento, ben sapendo lui la differenza profonda che c'era tra panini al latte e pane francese. Arrivati al momento di pagare, l'editore felice dette le sue condizioni, come era sua felice abitudine.
"Pagamento al ricevimento della fattura, in contabilità a fine mese corrente e pagata a 30 giorni".
Questo voleva dire che nel caso oggi fosse stato il 15 del mese, Mariolino avrebbe dovuto comunque mandare lo scontrino, che però sarebbe entrato in contabilità solo il 31, e pagato 30 giorni dopo, all'inizio del mese successivo. Boh, era un po' strano, ma Mariolino non volle contrariare il nuovo cliente e accettò.
L'editore felice lasciò il negozio con il suo sacchetto di carta con la baguette, e risalì felicemente sulla sua Porsche Cayenne. E nei giorni successivi si premurò di raccontare ai suoi colleghi ignari di come quel simpatico panettiere accettava condizioni di pagamento originali... oltre che a fare pure un buon pane, certo, questo era ovvio.
Si, sa, il passaparola funziona meglio di tanti altri sistemi di vendita, e in poco tempo Mariolino si ritrovò a essere il panettiere preferito di diversi editori di fumetti minori, tutti felici di pagare i suoi servizi e avere il loro pane. E anche felicemente lieti di pagarlo secondo le LORO regole. Che variavano dall'uno all'altro, senza regola di coerenza, continuità o logica.
"A due mesi dalla ricezione della fattura. Devo avere la certezza che il pane sia buono e non mi abbia fatto male." disse il secondo editore, mentre pensava a come sistemare quel pane nella sua Mercedes Cayenne.
"A tre mesi dalla ricezione della fattura, devo averlo digerito, ed aver vissuto e lavorato, e quindi essere stato io stesso pagato per il mio lavoro in quei giorni, e quindi SOLO allora, una volta che ho la certezza che la mia vita è andata bene, ti pagherò." ripeté l'altro editore, prima di partire sgommando con la sua Smart Cayenne, e nel sacchetto il suo pane generico senza strutto.
"A cinque mesi dalla consegna. Cioè, io devo mangiare il pane, vivere di quel pane, lavorare, essere pagato, e una volta che ho la certezza che non mi vengano malattie strane (e la banca mi abbia dato gli interessi del mio deposito di questi 5 mesi), solo allora sarò felice e lieto di pagarti come giustamente meriti. E la ricevuta me la manderai allora. Fino ad allora ti devi fidare di ME", disse l'editore popolare successivo "E se ricaverò dei gadgets dal suo pane, o se lo riprodurrò di mia iniziativa, tu non ne riceverai beneficio, perché è tutta un'iniziativa mia, di cui mi assumo rischi e oneri." furono le condizioni del gioviale giovane editore, che subito dopo se ne risalì, con i suoi panini del giorno prima sulla sua Centoventisette Cayenne.
"Intanto prendo il pane, e poi, si com'è la vita, la crisi, le tasse, quando avrò i pagamenti dei miei fornitori, allora sarò felice di pagarti" disse l'editore smemorato, prima di salire sul suo scooter Cayenne con il suo prezioso pane tostato.
"Tu mi dai il pane, io lo mangio, e ti darò una percentuale del 6% su quello che guadagnerò grazie alle forze che mi avranno dato i tuoi panini. E anzi, se vieni in giro a farmi promozione te ne sarò grato. Va bene anche il pane raffermo, grazie, non voglio spendere troppo" disse l'arrembante talentuoso editore barbuto.
"Voglio l'esclusiva per tre anni dei tuoi panini all'olio, pagamento ogni sei mesi in base a come va il MIO lavoro, e quando scadranno i tre anni dovrai richiedere tramite raccomandata con ricevuta di ritorno la fine del contratto, o si considererà automaticamente confermato per altri 3 anni, e la percentuale che riceverai sarà minore, e se alla fine il pane avanza e diventa secco e devo venderlo ai remainders (pardon, volevo dire alla mensa dei poveri) allora niente percentuale, ma è un lavoro duro, non hai idea di quanto ci rimetta io stesso!" disse un altro, non senza borbottare che l'ultima volta il pane gli aveva fatto troppe briciole.
E così via. Nei mesi a seguire, mentre continuava a servire quei fantasiosi editori, Mariolino immaginò che da qualche parte ci dovesse essere un inventore dei pagamenti impossibili, perché tanta varietà doveva essere scaturita da qualche mente superiore ricca di fantasia. Ma nonostante tutto non disse mai di no, e accettò tutte le clausole di quei bizzarri clienti: imparando a segnarsi le scadenze dei pagamenti, impegnandosi il più delle volte a ricordare ai suddetti che ancora non era stato pagato, dopo 10 giorni, 20 o un mese, talvolta andando a fare promozione a casa del cliente, ricordandosi di mandare le raccomandate con ricevuta di ritorno alla fine dei periodi stabiliti per contratto, e imparando a ricevere le risposte più fantasiose che mente umana avesse mai concepito.
"Ma cosa dici? Ma sei sicuro? Ma non è possibile, ti sbagli senz'altro. Ciao. Domani passo a prendere i krapfen, ricordati che siano freschi."
"Lo sappiamo, ma sai com'è, la crisi, l'inondazione, le cavallette... Sono pronti intanto i miei grissini?"
"Siamo pieni di pane, dobbiamo mettere ordine tra le ricevute, abbi fede, e non scordare le pizzette domattina."
"Ti pagheremmo volentieri, caro Mariolino, ma siamo senza soldi, devi aspettare che i clienti ci paghino, poi saldiamo subito, promesso! Intanto mi prepari altre due baguette? Un caro abbraccio!"
"La ricevuta sarebbe arrivata in tempo, se solo io fossi stato in casa a riceverla. Ma ho potuto recarmi in posta solo un mese dopo, e quindi la buona notizia è che sarai dei nostri anche per i prossimi tre anni! Evviva! Ci vediamo giovedì per i panini raffermi"
Ma Mariolino aveva una gran tempra e tanta pazienza, anche se la situazione talvolta lo stressava. Ma quel lavoro se lo era scelto lui, così come sempre lui aveva accettato quelle clausole all'inizio, per cui continuava a non lamentarsi troppo.
Ma c'era un limite a tutto. Una sera, prima di prendere sonno, mentre si girava nel letto cercando di ricordarsi a chi avrebbe dovuto sollecitare un pagamento l'indomani mattina, anche a lui prese un attacco di sconforto. Per un attimo gli venne un pensiero improvviso "Ah, se fossi stato fumettista. Le cose sarebbero state diverse." Subito dopo si addormentò, come se le preoccupazioni fossero sparite del tutto.
Perché lui avrebbe davvero voluto sentirsi come un fumettista.
E non ebbe mai idea di quanto ci fosse andato vicino.
domenica 5 febbraio 2012
L'alto costo della pizza
C'erano una volta, seduti insieme a chiacchierare, 5 amici. Caso bizzarro vuole che fossero tuttti disegnatori di fumetti, che si conoscevano e si frequentavano da parecchio. Assieme avevano attraversato diverse vicissitudini lavorative, ma adesso potevano considerarsi abbastanza sistemati, tranquilli e soddisfatti. Mi capitò di passare di lì per caso, seduto al tavolino di fianco, e sentirli parlare. Questa è la cronaca di ciò che accadde.
"Avete letto questa notizia," cominciò Marcolino, leggendo distrattamente il giornale. "Pare che una statistica affermi che lo stipendio medio di un lavoratore italiano è di 1300 euro al mese".
La notizia venne accolta distrattamente dagli amici, che si limitarono a qualche commento generico, mentre giocavano con la loro cocacola o mescolavano distrattamente lo zuccherò nella tazzina di caffè.
In realtà ognuno di loro pensava. Pensava al proprio lavoro, come fanno sempre i disegnatori, e pensava ai suoi guadagni, e ognuno pensava al suo stipendio medio. E come se un'entità aliena avesse dato loro un comando telepatico, si ritrovarono tutti a calcolare QUANTE pagine dovessero disegnare per arrivare a portare a casa quella cifra alla fine del mese. Con discrezione, ognuno fingendo di non essere visto dagli altri, ognuno a modo suo, fecero i loro bravi calcoli.
Non che fosse una cosa facile stabilirlo, innanzitutto. Ogni pagamento che arrivasse loro andava calcolato decurtato di una ritenuta d'acconto, che veniva calcolata secondo una precisa formula, sempre e comunque troppo complicata da ottenere, quanto molto semplice da spiegare: "Verrrà dedotto il 20 % calcolato sul 75% del totale". Talmente complicato che il più delle volte più di uno di loro lasciava in bianco la ricevuta di pagemento, limitandosi ad applicarci la marca da bollo da 1,92 Euro.
Marcolino fu il primo a farsi i suoi bravi conti, arrivando alla conclusione che per raggiungere quello stipendio medio avrebbe dovuto fare 11 pagine al mese. Bè, sì, ce la poteva fare, eccome. Non era fortunato come i suoi colleghi Pippo, Pertica e sopratutto Palla, che poteva permettersi di fare 5 pagine al mese e guadagnare lo stesso, ma poteva capirlo, era un veterano e lavorava su un personaggio popolare. Sempre che non ne facesse comunque 11, e con i soldi che riusciva a mettere da parte avrebbe potuto permettersi (come sfizio, of course) di compare un pezzetto di Fallingwater. Se poi ne faceva 30 (come il collega Pertica), allora avrebbe poteva comprarsi l'intero Guggenheim Museum.
Anche Ciocco si fece i suoi bravi conti. Lui aveva una buona mente matematica, e i calcoli li faceva a memoria, e arrivò subito alla soluzione. Lui per raggiungere quella cifra, lavorando nella grande famiglia felice del suo felice editore, doveva farne 39 di pagine. Oh, bè, non che la cosa gli fosse difficile, in fondo era abituato a produrre pagine come se piovesse. E nessuno gli diceva nulla se le braccine di tizio erano più corte, o se le pieghe della manica non erano esatte. Bastava che le facce avessero tutte rigorosamente 2 occhi, un naso, una bocca, due orecchie, il tutto in una forma accettabile, e tutti erano più felici e soddisfatti di prima. Per un attimo però si ritrovò a pensare ad un momento più felice, della sua pur finora ancora breve e felice vita lavorativa, visto che solo due anni prima, gli sarebbe bastato farne 28 di pagine, per raggiungere quella cifra media. Ma si sa, la crisi, le tasse, la gente non legge più fumetti, se veniamo pagati di meno tutti, lavoriamo di più, adesso questo era il trend, e la vita felice continuava, ancora più felice. Certo, magari l'unica Falligwater che avrebbe potuto permettersi lui sarebbe stata una di carta, ma in fondo cheglimmmportava a lui di Fallingwater, se poi nemmeno sapeva che cacchio fosse?
Gigino i conti se li era già fatti precedentemente. Il suo editore ottimista si era vantato al momento dell'affidamento dell'incarico, di pagare ben DUE ero lordi più dell'editore felice. Per cui lui poteva permettersi di fare due pagine in meno dell'amico per raggiungere l'ottimista cifra media. Ma siccome non aveva mai mollato quel lavoretto di grafica pubblicitaria, poteva farne di meno, il resto dei soldi arrivava per altri lavori.
Melanna, l'unica ragazza del gruppo, non aveva tanta voglia di fare i conti. Temeva il risultato. Ma li fece lo stesso, digitando rapida sul suo iphone le cifre necessarie. "65" era la cifra finale. 65 pagine. La cosa positiva era che in caso di fumetto di 100 pagine, in due mesi lo consegnava finito, ma le chiedevano sempre aggiustamenti, correzioni... Fortuna che c'era il lavoro di baby sitter del marmocchio dei vicini. Peccato che l'amico editore che le aveva commissionato un paio di storie non l'avesse chiamata più, ma anche lui aveva dovuto ridurre la produzione: con lui ne sarebbero bastate 33 di pagine per raggiungere la cifra ideale. No, per fortuna che c'era il marmocchio, decisamente. Ma quello che non reggeva era Keroro.
Licio, fu l'unico tra di loro a parlare, rompendo quella cortina di silenzio che era seguita alla lettura del giornale da parte di Marcolino. "Mi sempre una cifra esagerata, da quanto risulta a me lo stipendio medio più realistico per un giovane assunto è di 900 euro mensili."
Melanna fu la prima a pensarci, o se vogliamo quella con iPhone più veloce a calcolare. Ehi! ma così le bastavano solo 42 pagine per arrivare allo stipendio medio. Figo, questo voleva dire che una volta al mese avrebbe potuto permettersi di evitare la cura del piccolo bastardo, ed evitarsi le verdi avventure del sergente Keroro in TV.
Gigino, sempre ottimista come il suo editore, questa variante di calcolo l'aveva già fatta, sempre facendo il paragone con l'amico Ciocco e il suo editore felice. Gigino poteva fare 24 pagine, una in meno dell'amico, e la cosa lo riempiva di estrema e ottimista soddisfazione.
Ciocco fu l'ultimo ad arrivarci, ma solo perchè il suo cellulare era più arcaico, e aveva sbagliato un paio di volte a digitare (troppa fretta, e cifre troppo piccole per vederle bene senza farsi notare dagli amici). Quel 25 finale lo riempiva di soddisfazione, perchè lui di pagine ne faceva davvero 39, per cui questo significava che guadagnava molto di più della media. E questo lo rendeva felice, proprio come il suo editore felice. Certo, solo due anni prima ne sarebbero bastate 18... ma era inutile pensarci troppo.
Marcolino pensò che 7 pagine le faceva tranquillamente in un mese. E anche se dalla redazione gli avessero spaccato il capello in quattro per la posizione delle orecchie dell'eroe ("troppo alte, correggi"), per lo sfondo poco dettagliato ("Non si legge l'insegna sul negozio, correggi"), non avrebbe avuto problemi a rispettare le consegne. E così i colleghi Pippo e Palla. E sopratutto Pertica e il suo palazzo Guggenheim.
"Bè, che ne dite di farci una pizzata una sera?" propose Licio, rompendo il silenzio.
"Per me si può fare." disse Marcolino, ragionando che con una pagina pagata avrebbe potuto anche offrire lui la pizza a tutti quanti. E anche il dolce.
Ciocco aderì alla proposta, felice. In fondo la spesa della serata sarebbe stata pari al costo di una pagina, e col resto poteva prendere ancora qualcosa, e la cosa ci poteva anche stare, visto che in un mese ne faceva tante.
Quell'ottimista di Gigino pensò a sua volta che lui avrebbe potuto prendersi pure il caffè o l'amaro, rispetto a tutto quello che avrebbe preso l'amico, per il solo costo di una pagina. E queste eran soddisfazioni, altro chè...
Melanna ci dovette pensare su: una pizzata corrispondeva ad una pagina intera, ma solo se evitava il dolce e il caffè. Ma avrebbe sempre potuto sacrificarsi a qualche anime, almeno per una volta in più, ma una serata con gli amici valeva un Keroro.
Alla fine furono d'accordo. Continuarono a chiecchierare per un po', poi Melanna chese a Licio come andava con il suo lavoro.
"Abbastanza bene", rispose Licio. "Ho ricevuto il contratto dell'editore, ben 4 pagine scritte fitte fitte. Per tre anni l'editore avrà l'esclusiva della graphic novel a cui ho lavorato negli ultimi 5 anni. Nessun anticipo, ma una percentuale sul venduto, da corrispondere ogni 6 mesi, ma solo se le vendite superano le 1000 copie. Ma per 5 anni l'editore ha l'esclusiva del personaggio e della vendita del volume. E il contratto è rinnovabile automaticamente ogni 3 anni, a meno che io non provveda a disdire con un ragionevole anticipo."
Gli amici lo guardarono fissi. Ognuno di loro aveva atteggiamenti discordanti riguardo all'amico e al suo lavoro. Una "graphic novel" era un bel risultato, era una cosa da invidiare. Ma quel contratto sembrava loro un'inghippo. Niente anticipo ("Son tempi duri"), niente certezza di diffusione ampia ("I distributori si mangiano metà incassi, l'è dura"), in fondo in fondo provarono un po' di pietà per l'amico, sentendosi dei privilegiati.
"Allora rimaniamo d'accordo, facciamo per venerdì?", propose Licio, e gli amici e colleghi si trovarono d'accordo. Poi quel ritrovo terminò, come sempre terminano questi ritrovi, gli amici si salutarono, si alzarono, e ognuno si diresse verso i fatti suoi, ognuno perso nei propri personali ragionamenti sul costo della pizza, l'alto costo della vita, o le avventure del sergente Keroro.
Tutti meno Licio. Visto che il suo lavoro principale era fare il pizzaiolo, per lui la pizza aveva costo zero, proprio come la sua graphic novel. In fondo era il suo privilegio.
Il privilegio della pizza.
E son soddisfazioni.
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