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sabato 12 dicembre 2015

Uno stagno di felici pesci rossi

L'immagine é bene impressa nei ricordi: sto sfogliando un grosso e pesante numero della rivista americana Preview; probabilmente é quella dell'amico Miha, che di solito la prendeva alla fumetteria di Gorizia di Gianpaolo. E qui rispondo al Chi, Cosa e al Dove. E posso dedurre anche il Quando, visto che quel negozio ha chiuso nel 2011.
Quanto al Perché non é difficile da intuire: la mia era la semplice curiosità di sapere cosa stesse uscendo di fumettistico al di là dell'oceano. Se eri (e lo sei tutt'ora) un'appassionato, la curiosità l'avevi di default. Perché oltre alla Marvel uscivano centinaia di altri fumetti, e quindi valeva sempre la pena di guardare, hai visto mai trovassi qualcosa di interessante.
Oh, era tanta roba, centinaia di pagine e in ogni pagina una decina e oltre di nuove uscite. E ogni mese un numero nuovo. Nuovi fumetti uscivano continuamente, senza fine; di ogni tipo, formato e genere, per tutti i gusti, da Superman a MyMiniPony. Piú o meno il pensiero era lo stesso: buona parte del materiale Marvel l'avresti visto quasi certamente in italiano nei mesi a venire; parte del materiale DC avrebbe diviso quel destino, ma del materiale degli altri editori poco altro.
Per cui talvolta si ordinava in fumetteria una piccola parte di quel materiale che dubitavi di vedere tradotto. E colmavi quella lacuna.

Cosí tutti eravamo felici, piú o meno.
Poi, col tempo, qualcosa cambió, come sempre accade.

Okay, senza fumetteria, niente Miha che prende il preview, ma comunque ogni tanto ti capitava tra le mani un numero di Anteprima, e curiosavi. Sempre molte le uscite indipendenti americane, come sempre...
Ma ora cominciavi a trovare quelle novità anche in italiano. Dapprima Conan (ma te lo dovevi aspettare, e comunque edíto da Panini), ma poi anche il resto. E tra di loro capitavano anche quelle che fino a ieri avresti giudicato "improponibili". E non ci giurerei che tra loro non ci fosse anche MyMiniPony...

Oh, non i singoli numeri da 20 pagine, ma i Paperback che raccoglievano i cicli di storie o le miniserie. Rigorosamente identici in tutto ai Paperback originali, ma in italiano. Eccome se li trovavi. 

L'ultima visita nella fumetteria di Monfalcone (di Gianpaolo, cosa faremmo senza...) vidi la zona dedicata ai comics americani strapiena di titoli. Ed erano diversi da quelli visti due mesi prima, ora finiti sugli scaffali, visibili solo per le loro costoline colorate. E guardando i loro titoli realizzai che erano davvero... tanti. Ma non dovevi meravigliarti, tutte quelle uscite erano state annunciate regolarmente su Anteprima.


Tutto chiaro fino a qui?

Bene. Adesso concentratevi per un istante e provate ad immaginare tutte queste uscite; adesso aggiungete tutte le uscite manga mensili (oltre il centinaio), e poi i volumi francesi, Bonelli e bonellidi, tutte le ristampe che escono abbinate ai quotidiani, più qualsiasi altra cosa io abbia dimenticato. Visualizzatele tutte insieme.

Bene. Ora vi chiedo di ricordate il luogo comune fumettistico (ma dannatamente vero) del momento: "Le vendite dei fumetti oggi sono molto in crisi".
Adesso cercate di andare indietro con la memoria: pensate all'edicola nel 1990, periodo del 'boom' di vendite, tra Bonelli, Star Comics, Play Press, Granata Press e Comic Art (e tutti quelli che dimentico). Comunque la si guardi, l'offerta era minore.
Bene, fine della riflessione, ognuno tragga le sue risposte.

Non so voi, ma io ogni tanto ho delle immagini mentali, dei fotogrammi che abbino a pensieri o situazioni di cui sono testimone.
In una di queste immagini vedo uno stagno abbastanza grande, in un posto paradisiaco: sole, uccellini, coniglietti che saltellano e così via. Una dolce brezza rinfresca il tutto. Nello stagno nuotano e prosperano tanti bei pesci rossi, felici nel loro stagno.
Attorno a questo paradiso ci sono dieci pescatori, con la loro brava canna e le esche sul cappello, che pescano tranquilli, seduti comodi; ognuno in una sua zona speciale e tutti, chi più e chi meno, fanno una pesca soddisfacente. 
Naturalmente dopo ributtano i pesciolini in acqua, liberi di continuare la loro vita felice e di abboccare ad altre lenze.

Ora immaginate questo paradiso vent'anni dopo, più o meno oggi. Sempre il sole e gli uccellini e la brezza, ma lo stagno si é ridotto, ma é pur sempre pieno di felici pesci rossi. 
Ma questa volta i pescatori sono cinquanta. Sono vicini, riempiono quasi ogni riva di quel paradiso. Alcuni hanno le loro solite canne, ma qualcuno si é portato delle reti, altri hanno delle lenze speciali studiate da esperti del campo.
Tutti loro stanno pescando, ma non sono molto soddisfatti: la loro pesca é modesta, si osservano l'un l'altro, per vedere quanti pesci hanno preso i vicini, e un po' di invidia traspare. E qualcuno dopo la pesca non li ributta nemmeno in acqua.

Io lo so, perché sono lì, davanti a tutti loro; sono uno di quei rossi pesci felici. Li osservo i pescatori: li vedo spingersi tra loro, conto tutte le loro canne, e li sento dire che una volta si pescava meglio. Osservo le loro esche sofisticate, le mosche artificiali, le reti e le trappole a ultrasuoni. E provo indifferenza e disinteresse. O forse sono solo sazio... magari ho anche un po' di nostalgia per la vecchia lenza classica col vermicello, perché no? E mentre penso al mio ruolo di pesce in questo stagno, mi chiedo perché nessuno di quei pescatori pensi a ingrandire lo stagno, e aggiungere anche felici pesciolini verdi o blu.
Mentre penso a tutto questo vedo alcuni pesci, sempre gli stessi, gettarsi famelici contro quelle golose lenze; mentre altri si dirigono verso il centro dello stagno, lontani da pescatori e prelibatezze esotiche. Alieni a tutto questo.

I pesci rossi son fatti in questo modo, cosa volete farci? Mutevoli, contraddittori, inaffidabili sulle lunghe distanze.
Ma d'altronde se non fossimo così, forse non saremmo nemmeno felici.

giovedì 25 dicembre 2014

Amarcord in salsa Chili 2


Prima che me lo diciate nei commenti, sappiate che lo so: dovrei aggiornare più spesso.
Ma nella vita ti ritrovi sempre in ritardo per qualcosa. Vedere un film, leggere un fumetto, finire quel lavoro, iniziarne un altro, mantenere promesse fatte ad amici, contare le stelle nel cielo convinto che siano meno di 46.000.

Poi un giorno trovi una cosa che ti manda col pensiero indietro di qualche anno, e decidi che devi farci un pezzo per il blog, che il tema è perfetto come proposito per l'anno nuovo... ma nel frattempo dovevi finire la seconda parte di un altro pezzo, quello che volevi postare a novembre e che invece adesso, a Natale passato, è ancora da fare. Il tempo vola, porca paletta, per cui mettiamoci d'impegno e concludiamo le cose da concludere.

Nell'articolo precedente avevo parlato di un certo numero di fiere di fumetti, mescolando un po' di Amarcord con qualche riflessione. E mi ero reso conto che la riflessione stava diventando una cosa differente dal resto del pezzo, per cui avevo deciso di dividerla, e oggi vi renderò partecipi del motivo.
Non so l'idea che vi siete fatti voi, ma rispetto anche solo a 5 anni fa, le fiere (mercatino, mercato, festival, in qualsiasi modo vogliate chiamarle) dedicate ai fumetti sono aumentate, sparse un po' per tutta la penisola.
Tutte uguali? No, per niente.
Tempo fa un amico che gestiva una fumetteria le divise simpaticamente tra fiera coslayer e fiera cartamuffa.

Perchè una fiera è differente da ogni altra, sopratutto a seconda del visitatore a cui è dedicata.
Sei un appassionato di comics con la fedele mancolista? Sei solo un passante curioso? Sei un autore affermato? Sei un'esordiente? Un editore? Collezioni disegnini fatti dai disegnatori? Cerchi i dischi di Rhianna? Ti piace vedere i cosplay? Porti il figlio a vedere i cosplay? Hai una figlia che fa il cosplay? Sei disegnatore e omaggi di disegni il pubblico?
In qualcuna potrai fare alcune di queste cose, in altre no. E così in altre ancora potrai fare il contrario.


La fiera Cosplayer è quella dove trovi di tutto: la fascia di Naruto, qualche edizione speciale di Grant Morrison, il premio al disegnatore affermato, mentre sullo sfondo risuona dagli autoparlanti l'amplificazione di un concerto love di sigle di anime anni '70. E dove trovi i cosplayer. E i gadget, i pupazzetti, portachiavi, i DVD e i CD Import delle sigle giapponesi, gli esordienti e le loro autoproduzioni. Che tu sia un appassionato o un cosplay, trovi di tutto e di più, e in teoria potresti sempre tornare a casa soddisfatto.

La fiera Cartamuffa è quella per l'appassionato di fumetti classici. Il collezionista con la mancolista, il veterano alla ricerca di quel singolo numero, che sia un fumetto di anteguerra o un'edizione speciale del Corriere dei Piccoli. Il termine può sembrare denigratorio (in realtà è un termine affetivo, come potrà spiegarvi ogni appassionato con mancolista), ma la fiera non lo è. Trovi le edizioni originali dei fumetti a striscia, edizioni dell'Avventuroso, annate dell'Intrepido e Lanciostory, materiale in tiratura limitata e originali autografati e non. Pochi manga, molti Bonelli storici, gadgets in quantità micro-minima, qualche negoziante con le edizioni originali dei Cosmo Oro della Nord, insomma è il classico negozio di dolci in cui l'appassionato si perde, e il naufragar gli è dolce in quel mare.

A volte trovi lo stesso materiale in entrambe, o incontri gli stessi appassionati e gli stessi negozianti, ma il materiale che portano non è lo stesso. E qui ti accorgi delle differenze particolari...

1) Sei in questa bella fiera dell'antiquariato, giri in lungo e in largo mentre intorno a te scorrono mancoliste e dialoghi su eroi scomparsi, davanti ai tuoi occhi una buona parte di quei fumetti è protetta da buste di plastica per preservarle dai danni del tempo. Ti fermi spesso, guardi quelle cassette piene di cartonati anni '70, di brossurati anni '90, e di tascabili anni '70. Leggi tra gli altri i titoli di Pecos Bill, Kinowa e Occhio Cupo. Non hai davvero idea di cosa cercare, certo hai qualcosa che ti manca, ma ti sei posto dei limiti di spesa e non intendi superarli se non per casi davvero speciali.
Osservi quel volume di Pratt, che tu hai dal 1989, e conti gli zero nel prezzo, sfogli quel volume che potresti prendere, ma avendo la serie incompleta non hai fretta, e sei convinto che se quel volume di Moebius può valere i 30 euro richiesti, sai che quell'altro disegnato da un suo clone non li vale di certo. I classici di Topolino senza numero, quelli precedenti al 1977/78 (quando presero la numerazione che continua ancora oggi) e per quei tascabili incellofanati leggi cifre che (se sei fortunato) vanno da 40 euro in su, o il primo Almanacco di Martin Mystère a 80 euro. E i numeri sciolti del Corriere dei Ragazzi a 5 euro al colpo. E così via, ma sai che quelli sono i prezzi dell'antiquariato. C'è qualche scatolone di offerte, tutto a 15 euro, tutto a 10, ma con una decina di volumi in ognuno.

2) Sei in questa bella fiera, intorno a te impazzano i cosplayer e le famiglie e i bimbi, e le musiche dei cartoni impazzano dagli autoparlanti. Intorno a te scorrono appassionati alla ricerca di action figures, mancoliste di manga, dialoghi su eroi che ancora non hai imparato a conoscere, e davanti ai tuoi occhi una buona parte di quei fumetti è impilata in buste di plastica per tenere unita una serie completa uscita anche solo due anni prima, iper-protetta già di suo da una copertina di cartone degno di una scatola di sale grosso da cucina, e pure con lo stesso colore grigio. Ti fermi ogni tanto, guardi quelle cassette piene di 200 serie di manga, di brossurati bonellidi anni '90 e serie di cui eri contento di esserti dimenticato l'esistenza. Tra i titoli leggi Dragonball e One Piece, Lazarus Ledd e Nick Raider sono esposti al fianco di Dagon e Dick Drago. Continui come sempre a non avere davvero idea di cosa cercare. Certo, hai sempre qualcosa che ti manca ed i tuoi soliti limiti di spesa, ma sempre pronto a violarli per i casi davvero speciali. Osservi quel volume Rizzoli anni '70 e pensi che abbiano sbagliato il prezzo, perché manca uno zero. Trovi quel volume di Moebius che può valere i 30 euro richiesti, e in uno scatolone sotto il tavolo, sotto la dicitura "Tutto ad un euro" trovi quell'altro volume  disegnato da un suo clone. I classici di Topolino senza numero e senza cellophane a 5 euro, e ti ripeti che devono essere distrutti se li trovi a 4 euro (no, gli sfogli e sono perfetti), e sono pure precedenti al 1977/78. Tò, c'è pure il primo Almanacco di Martin Mystère a 15 euro. E i numeri sciolti del Corriere dei Ragazzi a 1 euro, "ma e ne prendi di più ti faccio lo sconto".
E gli scatoloni delle offerte sono ben 15, e il cartellino passa da "Tutto a 10 euro" a "Tutto a 5 euro".
Il bello è che a volte i negozianti sono gli stessi della fiera dell'altra volta...

3) Sei tornato in una fiera di cartamuffa. Curiosamente quel cartonato disegnato da un clone di Moebius è tornato sopra il tavolo al prezzo pieno, e Hugo Pratt si è ripreso quello zero mancante, così come i classici incellofanati (e con qualche strappo in copertina). E non sei finito in un'universo parallelo, è sempre il tuo caro vecchio mondo.


Che accade? Qual'è la differenza? Perché posso trovare gli originali Marvel anni '90 a 4 euro il pezzo, mentre in un'altra fiera li trovo "Tutti ad 1 euro"? E perché in alcuni scatoloni in iper-offerta trovi i brossurati Nuova Frontiera o Isola Trovata, gli speciali Comic Art, striscie di fumetti sconosciuti ai più (chi conosce Harry Sprint alzi la mano), scatoloni pieni zeppi di ogni testata Bonelli, di Topolino di ogni lustro, di Diabolik, Alan Ford e Kriminal, libri e riviste che arrivano da epoche in cui gli editori locali avevano un grafico professionista che curava le loro edizioni, e non si limitavano a ristampare impianti americani e francesi, identici all'originale. Possibile che ci siano tutte queste differenze tra una fiera e l'altra?

Oh, lo so che c'è una cosa chiamata crisi, che a volte non conviene tenere ad un prezzo alto cose che non vendi. I motivi possono essere molti, non ultimo quello del pubblico che incontrerai a quella fiera. Ma l'appassionato che vive dentro di me spesso è rientrato soddisfatto da alcune fiere, dove  ha trovato materiale per lui molto interessante: Atmosfera Zero di Jim Steranko negli scaffali a 3 euro, la raccolta dei primi numeri di Attenti a quei due (disegni di Ortiz per il mercato bitannico) nello scatolone del singolo euro, cosí come gli Excalibur di Clarmont e Davis e i Generation X di Lobdell e Bachalo, marvel USA originali, le ex rare copertine laminate, lastricate, olografate della Image, la rivista di Rin-tin-tin (disegnato da Marcello, apperò) con Buck Danny a puntate in appendice ed il sergente Kirk di Pratt e Oesterheld, i cartonati illustrati quadrati della Granata (il principe nel suo giardino et similia), numeri sciolti del Corriere dei Ragazzi che avevi perso a suo tempo, lo Zorro Disney di Alex Toth, e Jaime Hernandez e Jack Kirby, e altre raffinatezze da gourmet dell'inchiostro stampato di un certo tipo.

Tutta roba che in altre fiere, prima e dopo, ho trovato in altri scatoloni prezzo maggiorato.
E da buon trekker so benissimo che trovi un volumetto da edicola "La pista delle stelle - Mondadori" ad una fiera trek venduto a 10 o 15 euro assieme all'appassionato che te li dà volentieri e si considera molto fortinato, mentre in una fiera fumetti li trovi a 5 euro o meno.

Bho. Sì-sì, il mercato si evolve, i prezzi cambiano, lo stesso valore muta da un negoziante all'altro, se ne hai 1 copia o 50, qualcuno ti dirà che vale 20, un altro ti dirà che vale 7, qualcuno non ha idea del valore di quell'altro fumetto, per quell'appassionato QUEL fumetto vale moltissimo e quell'altro no.

Siamo noi pubblico a motivare questi cambi di prezzo? A voi non viene mai il dubbio che stia accadendo anche nel nostro piccolo mondo di carta stampata ciò che le banche e gli imprenditori hanno fatto per anni col mercato immobiliare? Che alla fine i prezzi gonfiati precedentemente prima o poi esplodono?

Tranquilli, la risposta non ce l'ho, e non credo che abbia nemmeno importanza scoprirlo. Se a qualcuno interessa il perché e il percome di tutto questo, si accomodi e arrivi alle conclusioni che desidera, ne ha facoltà, che siano per lui misteri piccanti o teorie del complotto. Ma potrebbero essere anche i deliri di fine anno di un disegnatore che ha mangiato troppo al pranzo di Natale... (non trascurate questa ipotesi).
Bolla immobiliare o no, teoria del complotto o teoria dello specchietto per allodole, qualunque possa esere la risposta, so che personalmente continuerò a vigilare negli scatoloni appartati, sopra e sotto i tavoli, tra i cosplayer e la cartamuffa, seguendo l'istinto e la forza, in cerca di qualche cosa che non ho idea di cosa sarà.


Ma caro Jack, forse dici così solo perché ormai alcune tue collezioni le hai complete da tempo, per le altre hai ancora speranza di terminarle un giorno senza dare via un rene, e un autografo di Magnus ce l'hai da prima di essere stato giovane.

See ya, Folks!

venerdì 7 novembre 2014

Amarcord in salsa Chili

LuccaComics 2008
Nel corso di ogni anno faccio toccata e fuga in diverse fiere dedicate ai fumetti. Sono già tre anni, forse quattro, che non vado a LuccaComics, e quest'anno ho pure saltato Cartoomics, ormai saldamente stabilita a Milano-Rho. Ma tra quelle visitate in passato figurano anche una MantovaComics, due Comicon a Napoli, una Comiconvention al Quark Hotel di Milano in tempi preistorici, oltre all'unica edizione di FirenzeComics mai organizzata, alla stazione Leopolda, sotto gli strali di Giove Pluvio, della stagione fredda, e dell'indifferenza del pubblico (anche se non direttamente in quest'ordine).
A queste, sottovoce e senza strilli, si aggiungono quelle a livello locale, situate qui nel ridente nord-est: Pordenone, Trieste, Fiume Veneto, Godega, San Donà del Piave, Treviso e Padova, e svariate altre sparse qua e là nella Terra di Mezzo. E un paio di queste saranno protagoniste di questo pezzo che torna ad aggiornare il blog dopo la pausa di ottobre. Ma è bello lungo, per cui fingiamo che vale doppio.

PadovaComics accavalla da qualche anno le sue date con quelle di Lucca, nel primo weekend di novembre, col risultato di riempire il capannone dedicato al "Comics & Collezionismo" piú al Collezionismo che ai Comics, essendo frequentato da coloro che a Lucca non ci vanno (e pare che a Lucca vadano davvero tutti). Ma essendo ubicato all'interno di Tuttinfiera, nel quartiere fieristico di Padova, non puó decidere le date, e cosí divide il weekend con hobby e tempo libero, collezionismo, elettronica, fitness e auto d'epoca. L'anno che spostarono le date ai primi di dicembre, fu abbastanza desolante vedere poca gente in giro, e l'esperimento dicembrino non ebbe seguito. Da allora prosegue regolarmente una volta all'anno, il primo weekend di novembre, anche se solo come mercato modesto.
Eppure aveva iniziato con grandi aspirazioni...

Era il 1997, l'anno di una piccola grande rivoluzione. La tradizionale e storica Trevisocomics di ottobre si trasferiva a Padova, per motivi vari. Fu organizzata La Bonelliana, una grande mostra dedicata alla Bonelli, con diverse esposizioni e molti autori presenti. Fu la mia prima fiera visitata come autore, e tra gli altri autori presenti conobbi in particolare Teresa Marzìa, che partecipava insieme al marito Federico Memola, mio supervisore e sceneggiatore su Zona X, dove avevo iniziato a lavorare da meno di un anno.
Glamour editore dette alle stampe un prezioso catalogo generale con tutta la produzione Audace-Bonelli (indispensabile per ogni appassionato Bonelli), a luglio era uscita la mia prima storia disegnata su Zona-X, e quindi in quel catalogo, seppure per tre mesi, c'ero anche io (sniif, commozione). Una fiera ricca, anche se personalmente ricordo poco, se non che c'era folla. Insomma, una fiera importante.
Forse troppo. O troppo costosa?
Nei due anni successivi infatti arrivarono le vacche magre. Si abbassò lo standard (o mancarono gli sponsor) e si trasformò in un semplice mercato all'interno di un garage sotterraneo, dalla parte opposta della città. Tanta folla ma un po' ostico e claustrofobico, e livello culturale (leggi mostre) zero. O se c'erano io non me ne sono accorto, e in quel caso qualcuno avrebbe dovuto essere cazziato per la mancata promozione. Sorry, niente foto di questi eventi, la mia abitudine di fare foto ovunque è di qualche anno dopo.
Come ho scritto sopra, oggi resiste ancora, ai primi di novembre, ma quando passi più tempo a vedere e fotografare le auto, forse non ci vai più solo per i fumetti.

Chevrolet Corvette del 1958. Arte pura...

Treviso però era e rimaneva la vecchia classica. Era stata la mia prima fiera a fumetti, visitata per caso un giorno che ero da quelle parti a trovare un amico. "Se ti va domani mattina facciamo un salto a vedere Trvisocomics" mi aveva detto la sera precedente il buon amico Daniele. Al tempo ero ancora un semplice appassionato e curioso, e visitare quell'edizione fu molto invitante: mercato e mostre, una goduria, anche se il mercato lo evitai. Quell'anno era dedicata, tra le altre cose, a Cristoforo Colombo (e questo mi suggerisce che fosse il 1992), e in uno dei locali (Palazzo Ducale?) era esposita l'intera l'opera omonima creata da Altan, che lessi per la prima volta lì, sotto le sue bacheche. O quell'anno o uno dei successivi visitai anche una mostra dedicata a Batman, dove erano state esposte alcune pagine originali del Killing Joke di Alan Moore e Brian Bolland, e ricordo che rimasi senza parole a vedere gli strati di cartoncino e bianchetto delle infinite correzioni, io che ero convinto che un disegno dovesse essere preciso e perfetto come quelli che presentavi all'insegnante dopo un compito.E invece scoprivo che l'errore era tollerato. E che il disegnatore poteva sbagliare, che non era infallibile, ma solo un essere umano come noi.
Quella prima volta Daniele si offri di insegnarmi la strada per raggiungere Palazzo Ducale e Cà dei Carraresi da solo, due dei piú prestigiosi palazzi dedicati alle mostre, ma io fui pigro, pensai che non mi sarebbe servito a molto e mi limitai a seguirlo mentre mi faceva strada, ma anni dopo rimpiansi la cosa (vedi dopo).
Negli anni successivi tornai spesso a Trevisocomics, che ad ogni ottobre si presentava al pubblico.

TrevisoComics, lo scorso settembre.
Ubicato nella sede della locale Camera di commercio, a breve distanza dalla stazione FS, con il McDonald's lungo il tragitto, nel caso avessi avuto fame. Piano terra dedicato ai commercianti, primo piano alle proiezioni. Era il periodo della Granata Press di Luigi Bernardi e degli arrivi dei primi VHS giapponesi. Si cominciava a parlare di Akira di Otomo, ci si augurava di riuscire a vedere il film nei nostri cinema. L'unica volta che entrai nella sala proiezioni ebbi il tempo di vedere una testa che scoppiava. Era il cartone animato di Baoh, e quella testa rimarrà l'unica cosa ne vidi mai di quell'anime.
La sua ultima edizione classica (mercato e mostre, prima di emigrare a Padova) fu l'anno delle 3M, dedicata a Magnus, Moebius, e Franco Maticchio (probabilmente era il 1996). Quell'anno mi ero dato appuntamento con gli amici Gianpaolo e Mauro, venuti in auto da Ronchi. Loro si erano diretti alla sala incontri, per vedere e toccare Moebius e Magnus, io (arrivato in treno) avevo scelto di passare prima alla Camera di Commercio, e fare un giro.
Mentre giravo in piena fiera, mi trovai davanti Magnus... Non fu difficile riconoscerlo. Girava per i banchi come un appassionato qualsiasi, e veniva riconosciuto, e firmava autografi su fumetti che gli porgevano. Erano gli anni in cui stava lavorando al Texone, la Granata Press aveva pubblicato molto materiale suo, era l'uomo del momento, e il Mito assoluto. Io avevo in mano solo il catalogo della mostra, comprato all'arrivo, presi coraggio e mi feci avanti, chiedendogli un autografo. Gli porsi la mia stilografica a inchiostro blu Pelikan, e lui disse "stilografica su carta patinata? Non si asciugherà piú!". Aveva ragione, ma non c'erano altre penne disponibili. E mentre si allontanava dopo avermi ringraziato (per averlo riconosciuto? Bho), io rimanevo fermo, eretto e imbambolato e con un catalogo spalancato tra le mani, ad aspettare che l'inchiostro asciugasse. Lui si rivolse al banco dell'organizzazione, chiedendo che gli indicassero la strada per arrivare alla Cà dei Carraresi, dove avrebbe avuto l'incontro col pubblico mezz'ora dopo, perché la strada non la sapeva. Ad accompagnarlo fu un ragazzo dell'organizzazione che si portò dietro tutta la mia invidia, mentre io che non avevo voluto imparare la strada, lanciavo contro me medesimo macumbe e vudù. A queste si aggiusro occhiate d'odio degli amici, quando li raggiunsi per l'incontro, e dissi loro che avevo già l'autografo...
Dalla volta dopo mi portai dietro una penna normale.

Dopo il trasloco forzato a Padova dell'anno successivo (di cui ho parlato sopra), per qualche tempo non ci fu nessuna fiera Comics a Treviso. Passarono alcuni anni, e infine tornò a essere organizzata, negli stessi locali e dagli stessi organizzatori di una volta, ripartendo da capo. Ma ormai già le fiere comics avevano cominciato a crescere come funghi nel triveneto. Col tempo tornarono le mostre, poi alcuni editori, ed adesso ha ripreso con decisione, rivolta esclusivamente ai collezionisti. La visitai di nuovo circa 4/6 anni fa, le mostre (rigorosamente con fotocopie) erano state inserite in alcuni negozi del centro, e per vederle dovevi entrare... un po' imbarazzante a dire il vero, per cui dopo quella di Archibaldo e Petronilla rinunciavi alle altre. Quest'anno ci sono ritornato, dopo che me ne avevano parlato bene più persone, ed è stata di certo interessante, con tanta folla e mi ha permesso di rivedere anche alcuni vecchi amici.

Pordenone si svolge da sempre un giorno solo, il sabato. Organizzato ogni volta dagli instancabili Gabrio e consorte, con l'aiuto di qualche volenteroso volontario. A due passi dalla stazione, facilmente raggiungibile dall'autostrada, ospita nei locali della Fiera i banchi dei venditori, dei negozi, degli esordienti, dei venditori di gadgets, dei giocatori di miniature e di cards, di accessori per cosplayer, di stage di modellismo, e di una sezione per le autoproduzioni. Ha un concorso per cosplayer, che riempiono la sala con i loro colori e i suoni da una certa ora in poi, è abbastanza grande, ha una bella atmosfera e ogni volta rimani soddisfatto.

Naoniscon 2012, Pordenone Fiera

Fiume Veneto (Fiumettopoli), Godega Sant'Urbano (GodegaFumetto) e San Donà del Piave (SanDonàFumetto) non si differenziano troppo tra loro, anche se probabilmente leggendo questo si arrabbieranno, sostenendo che ognuna è unica. Sì, vero, ogni fiera di fumetti è unica nel suo genere, ha i suoi punti di forza e le sue specialità, che ti portano a preferirle e a continuare a tornarci. Ma rispetto alle fiere più importanti, quelle a livello locale difficilmente hanno gli editori, e sono riservate ai venditori e ai negozianti locali. Magari nel dettaglio me ne occuperò in futuro, qui basti dire che frequentarle è sempre piacevole, sappiatelo.

San Donà Fumetto, 2011

A Godega c'é sempre una mostra di qualche tipo, e ospiti importanti (nel 2013 Lucio Filippucci, questo Carlo Ambrosini) cosí come San Donà del Piave, dove agli incontri con gli ospiti le interviste con gli stessi vengono fatte da personale competente che conosce bene la storia dell'ospite (dote rara per gli intervistatori). Molta folla anche qui.


Godega Fumetto, 2014

Ma sono collezionisti o curiosi? Comprano o solo guardano?
E come cambia la fiera a seconda che sia per i primi o i secondi?

Eh, questo era l'Amarcord. La parte chili, con una possibile risposta a quest'ultima domanda, costituirà il prossimo aggiornamento, tra qualche giorno.

Lo ammetto, non riesco ad aggiornare spesso il blog, ma poi magari mi viene fuori un pezzo lunghissimo, dove la cosa che vorresti dire richiede un'introduzione, e quest'ultima sfugge al tuo controllo, si evolve da sola e prende vita propria... e ti accorgi che funziona anche da sola.
Per cui oggi il pezzo si divide in due.

See ya, folks!

lunedì 10 marzo 2014

Comunque, l'importante è finire

L'input iniziale arriva da un'amico, che una sera mi fa notare, via posta elettronica, che, contrariamente alle nostre convinzioni, esisteva un'edizione di un libro di Ian Fleming in italiano di cui non eravamo a conoscenza. Si trattava del quarto libro pubblicato da Guanda, dove fino a pochi giorni prima eravamo convinti fossero solo tre. Anche perché quei tre nelle librerie locali non li avevo ancora mai visti.
Così decido di metter mano alla lista dei libri e aggiornarla, e da cosa nasce cosa. Ripensi ad una cosa che ti eri ripromesso di fare da tempo, e una sera di un venerdì decidi invece di farne un aggiornamento per il blog, vista la complessità che la tua lista sta raggiungendo.
Perché arriva quel momento in cui ti rendi conto che hai materiale che riempirebbe un articolo. E allora non rimandare, non riprometterti di farlo prima o poi, cogli l'attimo, batti il ferro fino a che è ancora caldo, agisci, ora adesso e subito.

Un po' di tempo addietro avevo pubblicato questo post riguardo ai libri dell'agente 007, che risulta dalla statistiche di blogspot come uno dei pezzi di maggior interesse, con visite continue e regolari nel tempo, segno che l'interesse sull'argomento sa qualche parte ancora esiste. Ma in quell'occasione parlavo sopratutto delle veste grafica, delle copertine e confrontavo le varie edizioni. Ma ammettevo anche di non avere controllato per bene l'effettiva disponibilità di tutti i libri nelle varie edizioni successive, riservandomi di farlo in futuro. E questo è quello che ho fatto, ed è arrivato il momento di pubblicare i risultati.
Che sono perlomeno curiosi, e confesso che mi viene il pensiero di chiedermi se qualcuno se ne sia mai accorto.
Di cosa? A tutt'oggi l'unica pubblicazione integrale del James Bond letterario di Ian Fleming è quella della Garzanti, effettuata tra gli anni '60 e i '70. E questo nonostante tutto il successo, ancora attuale dei film e della popolarità del personaggio. Da oltre trent'anni ci sono stati altri tentativi, ma nessuno di loro è mai riuscito a completare l'impresa, così come di mantenere la cronologia originale.

Da adesso in poi, per ogni editore indico i titoli, la collana, l'anno di pubblicazione (il mese dove è indicato), numero di pagine e traduttore, così come ricavato dai libri o trovato in rete (non le posseggo mica tutte, sorry). Ad ogni titolo ho aggiunto un numero con l'indicazione cronologica originale, che potete vedere qui sotto, a fianco dell'anno di prima pubblicazione.
1953 Casino Royale #1
1954 Live and let Die #2
1955 Moonraker #3
1956 Diamonds are Forever #4
1957 From Russia with Love #5
1958 Dr No #6
1959 Goldfinger #7
1960 For Your Eyes Only #7/1
1961 Thunderball #8
1962 The Spy who Love Me #9
1963 On Her Majesty's Secret Service #10
1964 You Only Live Twice #11
1965 The Man with the Golden Gun #12
1966 Octopussy and The Living Daylight #12/2
#7/1 antologia, contiene i racconti From a View to a Kill, For Your Eyes Only,  Quantum of Solace, Risico, The Hildebrand Rarity)
#12/2 (antologia, contiene i racconti Octopussy, The Living Daylight, The Property of a Lady).
 Sì, perché il nostro agente segreto andrebbe letto secondo il suo ordine di pubblicazione. Per vedere dove e quando uno squalo si mangia la gamba di Felix Leiter, o quando e perché Bond deve cambiare la sua pistola Beretta con una Walther PPK, o capire quando davvero la SPECTRE entra in campo. Cronologia che negli ultimi tre libri è di vitale importanza, in quanto si può considerare un'unica intrigante vicenda divisa in tre parti.

Ma prima di parlare del James Bond letterario recente, è il caso di fare un breve riassunto di tutto quello che c'è stato prima: ovvero quando e dove siano già stati pubblicati in italiano questi libri. E se siano davvero già usciti tutti. La risposta ad entrambe le domande è sì.
E più di una volta, anche se ormai (ed è questo il soggetto principale di questo post) la serie completa risale ormai quasi alla notte dei tempi. Per farla breve, e per non riempire il post di numeri e date, che trovate facilmente in articoli in rete e vari libri, vi basti sapere che da 1958 al 1979 sono usciti tutti questi libri qui sotto. Oh, qualcuno ho la certezza di averlo dimenticato, ma l'immagine rende comunque l'idea più di mille parole.


Nell'ordine, I Romanzi del Corriere, serie Gialla Garzanti, Gialli Garzanti (prima serie), Garzanti R', i Garzanti per tutti, Gialli Garzanti (seconda serie) e i Garzanti. Sono tutti lì. So che esistono edizioni di singoli volumi di cui ho trovato solo le informazioni ma non l'immagine (alcune prese direttamente dai libri in mio possesso), però ci siamo vicini. E qui sopra, sotto tutte queste coloratissime copertine, c'è il ciclo completo, tra romanzi, antologie e raccolte di romanzi, prime edizioni e ristampe. E sottolineo il termine completo, perché da allora non si ripeterà più.
"E' mai possibile?" si domanda il lettore. Certo, per quanto difficile da credere. Per dimostrarlo è sufficente prendere in esame le edizioni successive a quelle Garzanti, a partire da quelle degli anni '80.

  MONDADORI
Casinò Royal #1                                        Oscar 1911, 1986 [170p - E.Cicogna]
A 007, dalla Russia con amore  #5     Oscar 1912, 1986 [205p - E.Cicogna]
007 Licenza di uccidere #6                   Oscar 1933, 1987 [216p - C.Borelli]
Agente 007 missione Goldfinger #7     Oscar 1938, 1987 [212p - S.Lalia Verpelli]
Solo per i tuoi occhi  #8/1                    Oscar 1943, 1987 [175p - MP.Dettore] 
Vivi e lascia morire  #2                           Oscar narrativa 1041, 1990 [188p - N.Bonetti]
Il grande slam della morte  #3              Oscar narrativa 1065, 1990 [207p - R.Irti Rossi]
Una cascata di diamanti  #4                 Oscar narrativa 1075, 1990 [192p - E.Cicogna]
Operazione tuono  #8                            Oscar narrativa 1105, 1990 [226p - O.Del Buono]
La spia che mi amava  #9                    Oscar narrativa 1153, 1991 [173p - MG.Griffini]
Al servizio di Sua Maestà  #10            Oscar narrativa 1167, 1991 [191p - R.Irti Rossi]
Si vive solo due volte #11                      Oscar narrativa 1181, 1991 [183p - E.Cicogna]

Questa è la prima ristampa dopo il periodo Garzanti. 12 libri, ma con due distinte fasi di pubblicazione: 5 volumi nel biennio '86/'87, e gli altri tre anni dopo tra il '90 e il '91, ma non basta. Inspiegabilmente mancano sia l'ultimo volume, L'uomo dalla pistola d'oro (#12), che la seconda antologia Octopussy (#12/2), ma almeno gli ultimi 4 sono nell'ordine giusto. In pratica mancano i libri usciti dopo la morte di Fleming. Le traduzioni sono le stesse delle edizioni precedenti.

 EUROCLUB
Non faccio in tempo ad incominciare che già imbroglio, violo una regola, e apro una parentesi. Precedentemente alle edizioni Mondadori, più o meno nel 1980, era uscita anche un'antologia, pubblicata dall'Euroclub (che assieme al Club del Libro monopolizzava l'allora popolare fenomeno delle nuove edizioni di libri, stampati ex novo, e venduti solo per corrispondenza). Il volume, sotto il titolo accattivante di 007 licenza di avventure, rilegato e di grande formato, conteneva La spia che mi amava (#9) assieme alle due antologie Solo per i tuoi occhi (#8/1) e Octopussy (#12/2). Non si meriterebbe più di una singola menzione se non fosse per un particolare che lo rende unico: come vedrete in seguito - a tutt'oggi è l'ultima edizione ad avere pubblicato i racconti di Fleming al completo.

 TEADUE
Missione Goldfinger #7                                    TEA, 10-1997 [212p - S.L.Verpelli]
007 Una cascata di diamanti   #4                 TEA, 10-1997 [193p - E.Cicogna]
007 Licenza di uccidere  #6                            TEA, 10-1997 [218p - C.Borelli]
007 Thunderball Operazione tuono #8           TEA, 02-1998 [206p -O.DelBuono]
Casinò Royal  #1                                                 TEA, 02-1998 [192p - E.Cicogna]
007 al servizio segreto di sua maestà  #10 TEA, 1998 [? - R.Irti Rossi]
007 Moonraker. Il grande slam della morte #3    TEA, 06-1998 [207p - R.Irti Rossi]
Dalla Russia con amore  #5                           TEA, 06-1998 [238p - E.Cicogna]
Vivi e lascia morire  #2                                      TEA, 10-1998 [? - N.Bonetti]
Si vive solo due volte  #11                               TEA, 10-1998 [183p. - E.Cicogna]

Sei anni dopo arriva TEADUE. Anche in questo caso partenza a grande velocità, con i primi tre volumi tutti insieme, nel 1997. Per arrivare a 10 uscite ci vogliono due anni. Ma l'ordine... no, niente, nessun ordine cronologico, siamo nell'anarchia più assoluta. Non solo, ma all'appello dei titoli questa volta mancano La spia che mi amava (#3), le due antologie (#8/1 e #12/2) e il solito ultimo volume (#12). Anche in questo caso le traduzioni rimangono le stesse di sempre.
Qui in mezzo ci sarebbe l'edizione uscita in allegato al quotidiano Il Giornale nel 1997, indicata in 9 uscite settimanali tra luglio e settembre dello stesso anno, su licenza dell'editore Teadue. Inserisco questa serie per dovere di cronaca, non avendoli visti davvero in giro, a parte il primo numero (che possiedo e posso quindi toccare). Questo è l'elenco le uscite indicate nella quarta di copertina del primo numero:
1 Missione Goldfinger #7
2 Licenza di Uccidere  #6
3 Una cascata di diamanti #4
4 Casinò Royale #1
5 Dalla Russia con amore #5
6 Moonraker #3
7 Si vive solo due volte #11
8 Thunderball - Operazione tuono #8
9 Vivi e lascia morire #2

Sì, anche qui pubblicazione parziale e senza alcun ordine cronologico. All'appello mancano  La spia che mi amava (#3), Al servizio segreto di Sua Maestà (#10), il solito L'uomo dalla pistola d'oro (#12)  e le due antologie (#8/1 e #12/2). Bella comunque la veste editoriale: rilegati, con sovracopertina dorata e un'immagine tratta da un film per la copertina.

Aggiornamento:
Dopo aver letto il pezzo, l'amico Nicola mi manda questa. Ora le conosciamo tutte le copertine di questa edizione!


  GUANDA
Casinò Royale #1                                    Guanda, 2004 [202p - M.Bocchiola]
Vivi e lascia morire #2                            Guanda, 2004 [224p - S.Bortolussi]
Moonraker #3                                           Guanda, 2005 [266p - M.Bocchiola]
Dalla Russia con Amore #5                Guanda, 2006 [272p - E.Kampmann]

Nuove traduzioni, buone intenzioni, pubblicazione integrale e cronologica, ma solo quattro libri in tre anni, e poi ciao ciao. Purtroppo deludono sia la grafica minimalista che le intenzioni cronologiche, visto che manca all'appello Una cascata di diamanti (#4) e si salta subito al successivo, che rimarrà anche l'ultimo uscito presso questo editore.

  ALACRAN
Thrilling Cities - Le città dell'avventura         Alacràn, I Saggi, 2006 [307p - A.C.Cappi]
Traffico di Diamanti                                           Alacràn, I Saggi, 2008 [147p - A.C.Cappi]

Qui in mezzo si apre la seconda piccola parentesi. L'editrice Alacràn si inserisce nel mercato delle opere di Fleming, proponendo due suoi celebri saggi (ecco perché la chiamo parentesi). Thrilling Cities (Thrilling Cities, 1963) è una raccolta di articoli di Fleming da varie città del mondo, come una specie di guida turistica personale, tutta particolare. All'interno è contenuto il racconto breve 007 a New York, in cui l'autore incontra il proprio personaggio. Questo titolo dovrebbe essere inedito in Italia fino a questo momento.
L'altro titolo Traffico di Diamanti (The Diamond Smugglers, 1957), era già stato pubblicato dalla Garzanti negli anni '70, ed è il reportage della documentazione che Fleming si procurò mentre lavorava sul libro Una cascata di diamanti (#3). Questo editore ha (purtroppo) cessato di esistere da qualche anno.

  ADELPHI
Casinò Royale #1                            Adelphi, 2012 [227p - M.Bocchiola]
Vivi e lascia morire #2                  Adelphi, 2012 [246p - F.Santi]
Moonraker #3                            Adelphi, 2013 [270p - M.Bocchiola]

All'inizio del 2012 arriva la notizia che sarà Adelphi a occuparsi della pubblicazione di Ian Fleming, ripartendo da capo. Sulle prime verrebbe facile contestare che non avrebbe molto senso far uscire di nuovo da capo tutta la serie, ma in effetti sono passati otto anni dall'inizio della serie Guanda. Come dite? Sì, è molto probabile che gli appassionati avessero già preso quelle edizioni comunque, e avrebbero preferito una continuaione da quel punto in poi. Comunque auguriamoci prosegua la pubblicazione senza intoppi, e vedremo se riuscirà, almeno stavolta, a completare il ciclo. Le traduzioni sono le stesse Guanda, e a tre libri pubblicati finora, la cronologia e al momento rispettata.
Veste grafica... colpa mia lo ammetto. Giro perla rete e scopro sempre nuove bellissime versioni dei libri di Fleming, con decorazioni grafiche o foto bellissime (la copertina sotto il titolo, per esempio), e quindi... mah, delusione personale anche qui. Ad un primo numero che se non altro richiamava la cover della prima edizione inglese di Casino Royal, hanno fatto seguito immagini stilizzate su sfondo nero. Ma vedere che due su tre copertine hanno gli stessi soggetti usati sulle cover della Guanda (la carta da gioco per Casinò e il razzo per Moonraker) mi suggerisce che ci sia ben poca fantasia in circolazione.

Abbiamo terminato. Sì, esistono dei seguiti, romanzi dedicati all'agente doppio zero, realizzati da autori diversi nel corso degli anni, ma questo sarà l'argomento di un post futuro, prima o poi. E se se qualcuno lo chiede, l'autore di questo post possiede l'edizione completa, ma divisa in diverse edizioni, tutte Garzanti, tutte recuperate tra remainders ed offerte nelle edicole della stazione (ad 1 euro!!), più alcuni doppioni, edizioni prese per curiosità o per la convenienza dell'offerta. Non avranno la stessa dimensione, la rilegatura e nemmeno la costolina del colore giusto, alcuni non hanno nemmeno la sovracopertina, qualcuno ha la copertina sbiadita, ma hanno un unico e insuperabile vantaggio: è una serie completa.
E finire una serie, per un appassionato, a volte è davvero la cosa più importante.

venerdì 28 febbraio 2014

L'amico smarrito

© Dupuis/Editrice Cenisio
A presentarci fu papà. Arrivò un giorno a casa, e presentò a me ed a mio fratello maggiore quello che un giorno sarei arrivato a definire un amico di vecchia data, uno dei migliori. Papà non aveva davvero idea se fossimo andati d'accordo, quindi era stata una piacevole sorpresa per tutti. In quell'occasione i nostri giochi ebbero avventura, sorpresa, ed esotismo, ed eravamo davvero piccini.
In seguito non ci furono altre occasioni per ulteriori incontri. Era stato un evento solitario, e lo sapevamo, ma persisteva il ricordo piacevole. Passarono diversi anni prima di rivederci. Era primavera (o autunno o estate) e ce lo trovammo dinnanzi, durante una passeggiata ai giardini pubblici. Non solo, viveva da quelle parti, e l'avventura finalmente riprese.
E rimase tale per anni, molti anni. Tante imprese, avventure vissute con la fantasia, tutto quello che può accattivare gli interessi di un ragazzino, che cresce, e cresce, e cresce. Altri amici si aggiungevano alla compagnia nel frattempo, mentre i tuoi centimetri di altezza aumentano e le scuole cambiano, ma Lui aveva sempre un posto speciale, e nessuno riusciva a scalzarlo veramente. Due volte all'anno ci incontravamo, e ricominciava l'avventura, la sorpresa, e l'esotismo.

Che non potesse durare per sempre lo immaginavo, e infatti accadde. Da un certo momento in poi scomparve. Non passava più per quei giardini pubblici. Ma in fondo c'erano altri amici che riempivano quel vuoto, e ormai non ci pensavi troppo, anche se ti mancavano avventura, sorpresa ed esotismo, ottenute in quel modo.

© Dupuis/Alessandro Editore
Passa ancora il tempo, e un giorno di un altro tempo vedo una sua foto. Sta per tornare! Ma... sembrava cambiato. Quando ci incontrammo fu tutto più chiaro: uno dei genitori era morto, e ora aveva un parente acquisito. Ma non me ne accorgevo davvero. L'avventura, la sorpresa, e l'esotismo erano più forti che mai, ma questa volta aggiornati coi tempi moderni. E la corsa riprese, e questa volta non si sarebbe più interrotta, perché avevo i mezzi per ritrovarlo, per sapere dov'era di casa, e quando sarebbe passato da queste parti.
Ma niente è davvero completamente per sempre, e i cambiamenti sono all'ordine del giorno. La scomparsa anche dell'altro genitore è questa nuova motivazione. Un brutto colpo. E adesso?
Farà tutto da solo l'unico genitore rimasto, quello acquisito. Ormai conosce bene questo figlioccio, meglio di chiunque altro. E quindi l'avventura continuerà (anche se un po' meno incalzante), la sorpresa pure (non regolare, ma saltuaria), il tutto condito con un po' di esotismo. Sono gli anni in cui scopro che non sono il suo unico amico, che ce ne sono altri, che siamo davvero in TANTI a volergli bene.

Mandate ancora in avanti l'orologio. Ancora il tempo che scorre, e il genitore superstite un giorno si ritira. Ridi e scherza è passato parecchio tempo. Troppo faticoso, l'età avanza, e il genitore lascerà il figliolo ad altri tutori, e tutto continuerà come prima. Ci vuole un po' affinché arrivino i genitori adottivi.
E che tutto ricominci come se non fosse successo nulla.
O almeno credi. Speri. Vuoi disperatamente sia così.
Arriva il grande giorno, il suo ritorno è vicino. E quando è il momento lo incontri. E' lì, come al solito. Tutto a posto, no?
No. Te ne accorgi dopo qualche minuto in sua compagnia. Un leggero disagio che aumenta, e alla fine quello che rimane non ti piace.
Ma prima di saperne di più dobbiamo tornare alle origini, e raccontare di nuovo la storia. Da un'altro punto di vista.

Victor Hubinon © Dupuis/Editrice Cenisio
L'amico di lunga data (vabbè, ormai lo avete capito) è Buck Danny, personaggio a fumetti nato nel 1948, creato da Georges Treisfontanes ai testi e Victor Hubinon ai disegni, ma lasciato quasi subito nelle più capaci mani dello sceneggiatore Jean Marie Charlier. Verrà pubblicato regolarmente a puntate sulla rivista Journal de Spirou, per poi venire raccolto in volumi di grande formato, che verranno pubblicati anche in Italia, oltre ad apparire anche a puntate sulla rivista Ri-Tin-Tin. Ed è proprio il primo albo della serie italiana quello che incontro da bimbo, portato a casa da papà.
Aerei, piloti della marina americana, una portaerei, misteri, posti esotici, intrighi e colpi di scena, trappole e controtrappole, spie e cattivi come piovesse. Questo era Buck Danny. Avevo già la passione per gli aerei, o questa mi venne dopo la lettura del fumetto? Mystero. Charlier era un appassionato di aerei, le sue descrizioni dell'aviazione erano credibili e si vedeva dai dettagli che riusciva a raccontare.
A pubblicarlo in Italia è l'Editrice Cenisio, in una serie di albi brossurati, da edicola, e quando lo riscopro da ragazzino, trovandolo esposto in un'edicola ai giardini pubblici, imparerò che ne sono usciti altri nel frattempo. Si recuperano gli arretrati, comprandoli in quell'edicola che quell'estate (o primavera o autunno) li aveva tutti esposti per vuotare il magazzino, e quelli che non trovi si ordinano via posta, spedendo il loro costo in francobolli (ce la cavavamo anche senza PayPal ), prendendoli piano piano, unica lettura regolare a fumetti di quel periodo oltre ai classici di Topolino. Ogni sei mesi un numero regolare, e nei periodi intermedi, gli arretrati.
L'edizione italiana non seguiva fedelmente la cronologia originale, si vedeva dagli aerei differenti che i protagonisti guidavano nelle varie storie, ma non aveva importanza: Polo Nord, Malesia, India, il Tibet e il sudamerica, tutti i posti più esotici del mondo diventavano il palcoscenico di quelle avventure. Charlier creava storie solide, inseriva cattivi che organizzavano trappole diaboliche per ingannare i protagonisti, che quindi passavano il resto della vicenda a cercare di trovare un modo per sfuggire a quelle trappole. Hubinon disegnava ogni tipo di aereo (inventandoli dove serviva), ogni panorama possibile, ogni oceano in tempesta.

Francis Bergèse © Dupuis
Quella serie Cenisio si interrompe nel 1979, alla morte del disegnatore Hubinon ed all'interruzione della serie francese. Questo è il periodo del lungo silenzio. La serie riprenderà con un nuovo disegnatore, Francis Bergèse, dopo pochi anni, ma in Italia bisognerà attendere la fine degli '80. Questa volta tocca ad Alessandro Editore di Bologna a tentare l'avventura. Brossurati, ma niente edicola, solo negozi di fumetti (ancora rari), vendita per corrispondenza e poche librerie in giro per l'italia. Il primo albo è "Missione Apocalypse", porta i personaggi in piena epoca moderna, a bordo degli F-14 che buona parte del pubblico conoscerà solo grazie al film Top Gun. Le vicende sono sempre eccellenti. Mistero, trappole e inganni, e una lunga corsa per sfuggire a tutto questo. Una figata, come se il tempo non fosse mai passato.
Escono un po' di albi, fai in tempo ad entusiasmarti di nuovo che... un brutto giorno del 1989 ci lascia anche Charlier, uno dei maggiori sceneggiatori francesi di fumetti di sempre. Adesso si occuperà di tutto Bergèse. Dopo un albo transitorio con una sceneggiatura "della vita" (l'unica che scriverà) di De Douhet, ambientata nella lontana Unione Sovietica, Bergèse prende il controllo totale della serie. In Italia Alessandro editore non lo segue da subito, ma recupererà ogni lacuna in seguito, per la gioia degli appassionati. Gli albi ora sono cartonati.

Francis Bergèse  © LeFrancq
Uno dei punti di forza di Bergèse è che anche lui è un appassionato di aviazione, al punto di avere creato anni prima una serie a fumetti dedicata a Biggles, pilota eroe di guerra tratto dai racconti di W.E. Johns (inedita in Italia), dove scriverà le sue prime storie e dove si divertiva a disegnare aerei della seconda guerra mondiale, sua vera passione, ma precisi in ogni dettaglio: dal cannone di quella versione, agli scarichi giusti, alla colorazione che aveva in quell'evento. Una precisione nel dettaglio che persegue anche in Buck Danny. Ma alla lunga subentra una stanchezza, mantenere quello standard di qualità e di dettaglio richiede molta documentazione, e il problema si manifesta con un po' di ripetitività negli ultimi albi. L'avventura continua, ma non ci sono trappole troppo complicate da cui far fuggire i protagonisti. In "Allarme in Texas" manca un finale che sia tale, "Mistero in Antartico" ripropone un soggetto usato in Biggles. Alla fine l'autore molla.
Charlier era sicuramente un fuoriclasse, ma Bergèse lascia comunque un ottimo ricordo. E' solo un po' cambiato il ritmo, ha introdotto personaggi nuovi, ha mantenuto certi meccanismi ripetendoli talvolta anche troppo (Sonny e il cane dell'ammiraglio), ma nulla di tale da farti dispiacere la cosa. L'avventura continuava.
Quindi, che cosa accadrà dopo di lui?

Per questa nuova fase c'è bisogni di un altra lunga pausa: serve un nuovo staff, uno sceneggiatore che sia appassionato di aeronautica, e disegnatore altrettanto in gamba. A effettuare la scelta sono gli editori francesi in accordo col figlio di Charlier, che cura attualmente gli interessi dei personaggi creati dal padre. Arriva finalmente l'annuncio, ai testi arriverà Frédéric Zumbiehl, già autore di altre serie aviatorie, per cui promette bene. Ai disegni Francis Winis, di cui non sai nulla.

© Dupuis/Alessandro Editore
Poi lo prendi e lo leggi, finalmente. Ma quella lettura non è piacevole. E' cambiato qualcosa. Pagine piene di lughi testi (eccessivi) e piccole teste umane, una vicenda che va da A a B, senza stravolgimenti particolari. Una di quelle trame più volte utilizzate in passato, la "missione segreta" con aerei in incognito, per smascherare in questo caso le mire missilistiche di un paese del medio oriente. Niente più. Tutto da copione. Una cronaca di questa missione, senza acuti e con un colpo di scena (uno solo) che quando arriva dici "era ora", ma ormai manca solo una pagina alla fine.
Ma sopratutto niente trappole. Niente inganni e niente corsa per sfuggire a tutto questo. Una storia... "normale".
Senti la mancanza delle trappole che Charlier creava per i protagonisti. Ti manca quella sensazione di acqua alla gola quando ti domandavi "E ora come se la caveranno?". E se la cavavano sempre.

Sorry. Questo è un post sul disagio. Questo non è l'amico che ho conosciuto io e che mi ha accompagnato per tutto questo tempo. E' un altro. Ci assomiglia, veste allo stesso modo... ma non è lui. Vi è mai capitato di avere un caro amico, e rendervi conto che col tempo che passa lui cambia? Che non vi saluta, che non vi chiede più come va, o che arriva ad evitarvi per qualche motivo chiaro solo a lui? Perchè si è sposato, o ha cambiato hobby, o ha gettato via tutte le collezioni che aveva prima, i motivi possono essere tanti. La sensazione è la stessa. Lo incroci e quasi non vi salutate più. E quell'amico è ormai smarrito.
Non mi piace parlare male di qualcosa. Sono dell'idea che sia più utile indicare le cose belle, e ignorare tutte le altre.


Non farò la lista delle cose che non convincono. Non indicherò i punti in cui i disegni commettono errori imperdonabili che un editor non può e non dovrebbe
lasciare passare (perché sono gli stessi errori che faccio io e che devo farmi la guerra per evitare di farli ancora), e non dirò che non mi piacciono le esplosioni (nemmeno a Bergèse riuscivano proprio tutte bene, e pure io ogni tanto esagero...). Lascio questi confronti ad altri.
A me rimane il rammarico che il vecchio amico non è più lui. Ha i suoi vestiti, il suo aspetto e la sua voce, ma è cambiato. Promette ancora, ma non mantiene: niente avventura, sorpresa o esotismo. Solo un compito fatto bene, e niente più.
Sono cosciente di essere una persona diversa, di essere cresciuto, ma so anche che ha continuato a piacermi in tutte le sue evoluzioni, e durante tutta la mia crescita. Mi piaceva quando avevo 5 anni e papà rientrò con quella "busta sorpresa" che lo conteneva, e mi piaceva 40 anni dopo, leggendo l'ultimo numero disegnato da Bergése. Questo invece non riesce a piacermi.
Dice "E' il primo, dagli tempo".
Okay, il tempo te lo concedo, e continuerò a seguirti, ma dovrai conquistartelo quel posto in libreria dietro Fujiko, amico mio.