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domenica 20 marzo 2016

Storia di un'aspirina


Mio nonno materno, mi raccontava molto tempo fa mia madre, aveva l'abitudine di prendere ogni giorno un'aspírina, convinto in questo modo di non ammalarsi mai. Morì per un infarto quando io ero ancora piccolino, lasciandomi come suo ricordo solo delle foto in bianco e nero di altri tempi e il suono della sua voce su alcune bobine di un registratore, marca Geloso.
Mamma e nonna rimasero convinte che fossero state proprio quelle aspirine a provocargli quell'infarto fatale. Io ero ancora piccolo, e rimasi pure io convinto di questo per parecchio tempo.
Da allora a casa mia venne bandita l'Aspro, in favore dell'Aspirina, suggerendomi che il nonno prendesse proprio l'Aspro. E ci volle qualche anno ancora prima che imparassi che erano entrambe Acido Acetilsalicilico, ma di due marche diverse.

Succede. Cresci, impari nuove nozioni, e puoi apprendere di aver creduto in cose errate per troppo tempo. Niente di eccessivamente grave in fondo, la vita continua, e ogni giorno impari cose nuove. Avevo solo scoperto che tutti avevano avuto torto: mamma e nonna nel credere che un‘aspirina di troppo provocasse l'infarto, e il nonno, convinto che l'aspirina preventiva fermasse l'influenza: infatti non é un medicinale che previene, poiché si attiva solo in presenza del malanno, raffreddore o influenza che sia.
Io avevo studiato, mi ero informato, il progresso e il mio interesse nella realtà scientifica mi permettevano di poter giudicare (col celebre e famigerato "senno di poi") le errate convinzioni dei miei parenti. Giusto?

Sbagliato, tremendamente errato, del tutto in torto.
Solo tempo dopo imparai una proprietà dell'aspirina che ignoravo del tutto fino a quel momento: che l'Acido Acetilsalicilico ha funzioni di fluidificatore del sangue, e viene indicato per i cardiopatici.
E improvvisamente capisco che il nonno, cardiopatico negli anni '60, aveva ragione, e probabilmente seguiva le indicazioni del suo medico. Aveva sempre avuto ragione, e moglie, figlia e nipote (io, ahimè) avevamo avuto a nostra volta torto nel giudicarlo.

Ecco, ogni volta che qualcuno mi suggerisce "un buon consiglio" per la mia malattia del motoneurone (la Troia bastarda e infame, e son pure troppo diplomatico...), mi vengono in mente il nonno, le sue aspirine e le convinzioni dei parenti, me medesimo compreso. A come sia facile giudicare dall'esterno, suggerire terapie, panacea, possibili origini ambientali o alimentari.
A come in certi momenti siamo talmente convinti di avere ragione, di essere nel giusto e che non possiamo sbagliarci, anche se non siamo dottori, ingegneri, cuochi o commissari della nazionale. 
O disegnatori di fumetti.

sabato 23 gennaio 2016

In equilibrio sopra un cornicione, al milleunesimo piano


Un antico detto, che potrebbe essere medioevale o cinese, ma che potrei anche avere inventato io stesso (e quindi non sarebbe nemmeno troppo antico), dice che se sei preparato al peggio, non rischierai mai di rimanere deluso, di trovarti spiazzato.
Probabilmente lo inventai (o lo adottai) dopo una serie di delusioni giovanili: un brutto voto a scuola, un regalo atteso mai arrivato, il Toro che perde un campionato e in classe con te son tutti juventini, James Hunt sconfigge Niki Lauda e cose del genere. Oppure dopo eventi più gravi, come la morte di papà quando avevo dodici anni, per cui ora sapete perché non so nuotare e neppure andare in bicicletta.
O quando, nello stesso anno perdi lavoro, affetti e famiglia, che é bello pesante per chiunque. Anche quando percepisci indifferenza per il tuo lavoro (da parte dell'editore del momento), o un altro editore ti manda a puttane un progetto al quale avevi donato l'anima. La lista potrebbe continuare, ma ve ne faccio grazia.

Per cui, in questi miei otto giorni milanesi di ricovero ed esami presso l'istituto Auxologico "San Luca", mi ero già immaginato tutti i peggiori scenari possibili per i miei motoneuroni malandati.
Sì, le avevo sentite le storie dei casi incredibili, di malati gravi con sintomi simili ma cause differenti (e curabili), ma ritenevo fossero casi limite che sfuggivano ogni statistica.

Quando il professor Silani, primario dell'istituto, mi ha detto che purtroppo i neurologi di Gorizia avevano ragione, non ci sono rimasto troppo male. "E ti pareva, e vai di Sfiga...". Preparato al peggio, ed eccolo servito, questo peggio. Niente grida o altro, come un astronauta dell'Apollo, avevi già immaginato ogni risposta possibile e tutte le tue reazioni.
Eccola qui, la temuta verità che emerge: ho danneggiati sia il motoneurone A (cervello-midollo spinale), sia quello B (midollo spinale-estremità); ergo questa si chiama SLA.
Fine, punto, che altro si aggiunge? 
Tutto il resto, per esempio. Perché essendo io in quel momento in uno dei principali centri di studio della malattia (se non il principale) la seduta non si conclude con un saluto, una stretta di mano e avanti il prossimo.
Abbiamo parlato per un'ora, durante il quale mi é stato fatto il punto sullo stato della ricerca, e ascoltare quella storia é stato stimolante.
Ma oggi rimaniamo su di me: la malattia può essere lenta, rapida e ultrarapida, a me é capitata la seconda (alé). Dietro mia autorizzazione continueranno a sottoporre a esami ulteriori i miei "campioni", per me e per la ricerca scientifica. Verso marzo avranno completato il tutto.
Se non trovano alcuna mutazione genetica, sarò un paziente normale, e potrò rientrare in un protocollo di ricerca sperimentale (che è sempre meglio di nulla); ma se trovano una mutazione (ipotesi comunque remota) allora divento paziente "con causa", e potrà partire una cura specifica. E contribuirò alla ricerca (e diventerò davvero un X-Man!).
Se la malattia riesce a essere fermata, il recupero sarà lento, ma promettente. Tutto ciò che devo fare io é resistere, e continuare la fisioterapia, e ancora e ancora e ancora. Semplicissimo.

Ecco qui. Cinque giorni per scrivere questo pezzo, per rispondere nel modo più preciso possibile alle mille domande che mi arrivano da lunedì. Spero sia sufficiente, anche se sicuramente avrò scordato qualche dettaglio fondamentale.
Cosa penso adesso? Molte cose, perlopiù inutili. Temo di non essere un eroe: sono solo un tale che si ritrova a camminare sul cornicione di un palazzo alto alto, che non guarda in basso, e che cerca una finestra aperta, sopportando i colombi e il vento, ripetendo come un mantra ipnotico tutte le parolacce del mondo, e a non pensare all'altezza.
Quindi, nel caso che vedendomi di persona vi possa sembrare un po' irritabile o alterato, immaginatevi su quel cornicione, circondati voi da colombi scagazzoni, e tirate le somme.
Tranquilli, vi voglio sempre bene, anche se occasionalmente vi posso mandare a quel paese, ma come essere umano, ho reazioni umane.

A tutti gli altri, coloro che si lamentano della propria vita, del proprio lavoro, della propria donna che ingrassa e del proprio foruncolo sul sedere, be'... vorrei dirvi che farei volentieri cambio con voi. Senza pensarci troppo, sappiatelo ;-)

sabato 12 dicembre 2015

Uno stagno di felici pesci rossi

L'immagine é bene impressa nei ricordi: sto sfogliando un grosso e pesante numero della rivista americana Preview; probabilmente é quella dell'amico Miha, che di solito la prendeva alla fumetteria di Gorizia di Gianpaolo. E qui rispondo al Chi, Cosa e al Dove. E posso dedurre anche il Quando, visto che quel negozio ha chiuso nel 2011.
Quanto al Perché non é difficile da intuire: la mia era la semplice curiosità di sapere cosa stesse uscendo di fumettistico al di là dell'oceano. Se eri (e lo sei tutt'ora) un'appassionato, la curiosità l'avevi di default. Perché oltre alla Marvel uscivano centinaia di altri fumetti, e quindi valeva sempre la pena di guardare, hai visto mai trovassi qualcosa di interessante.
Oh, era tanta roba, centinaia di pagine e in ogni pagina una decina e oltre di nuove uscite. E ogni mese un numero nuovo. Nuovi fumetti uscivano continuamente, senza fine; di ogni tipo, formato e genere, per tutti i gusti, da Superman a MyMiniPony. Piú o meno il pensiero era lo stesso: buona parte del materiale Marvel l'avresti visto quasi certamente in italiano nei mesi a venire; parte del materiale DC avrebbe diviso quel destino, ma del materiale degli altri editori poco altro.
Per cui talvolta si ordinava in fumetteria una piccola parte di quel materiale che dubitavi di vedere tradotto. E colmavi quella lacuna.

Cosí tutti eravamo felici, piú o meno.
Poi, col tempo, qualcosa cambió, come sempre accade.

Okay, senza fumetteria, niente Miha che prende il preview, ma comunque ogni tanto ti capitava tra le mani un numero di Anteprima, e curiosavi. Sempre molte le uscite indipendenti americane, come sempre...
Ma ora cominciavi a trovare quelle novità anche in italiano. Dapprima Conan (ma te lo dovevi aspettare, e comunque edíto da Panini), ma poi anche il resto. E tra di loro capitavano anche quelle che fino a ieri avresti giudicato "improponibili". E non ci giurerei che tra loro non ci fosse anche MyMiniPony...

Oh, non i singoli numeri da 20 pagine, ma i Paperback che raccoglievano i cicli di storie o le miniserie. Rigorosamente identici in tutto ai Paperback originali, ma in italiano. Eccome se li trovavi. 

L'ultima visita nella fumetteria di Monfalcone (di Gianpaolo, cosa faremmo senza...) vidi la zona dedicata ai comics americani strapiena di titoli. Ed erano diversi da quelli visti due mesi prima, ora finiti sugli scaffali, visibili solo per le loro costoline colorate. E guardando i loro titoli realizzai che erano davvero... tanti. Ma non dovevi meravigliarti, tutte quelle uscite erano state annunciate regolarmente su Anteprima.


Tutto chiaro fino a qui?

Bene. Adesso concentratevi per un istante e provate ad immaginare tutte queste uscite; adesso aggiungete tutte le uscite manga mensili (oltre il centinaio), e poi i volumi francesi, Bonelli e bonellidi, tutte le ristampe che escono abbinate ai quotidiani, più qualsiasi altra cosa io abbia dimenticato. Visualizzatele tutte insieme.

Bene. Ora vi chiedo di ricordate il luogo comune fumettistico (ma dannatamente vero) del momento: "Le vendite dei fumetti oggi sono molto in crisi".
Adesso cercate di andare indietro con la memoria: pensate all'edicola nel 1990, periodo del 'boom' di vendite, tra Bonelli, Star Comics, Play Press, Granata Press e Comic Art (e tutti quelli che dimentico). Comunque la si guardi, l'offerta era minore.
Bene, fine della riflessione, ognuno tragga le sue risposte.

Non so voi, ma io ogni tanto ho delle immagini mentali, dei fotogrammi che abbino a pensieri o situazioni di cui sono testimone.
In una di queste immagini vedo uno stagno abbastanza grande, in un posto paradisiaco: sole, uccellini, coniglietti che saltellano e così via. Una dolce brezza rinfresca il tutto. Nello stagno nuotano e prosperano tanti bei pesci rossi, felici nel loro stagno.
Attorno a questo paradiso ci sono dieci pescatori, con la loro brava canna e le esche sul cappello, che pescano tranquilli, seduti comodi; ognuno in una sua zona speciale e tutti, chi più e chi meno, fanno una pesca soddisfacente. 
Naturalmente dopo ributtano i pesciolini in acqua, liberi di continuare la loro vita felice e di abboccare ad altre lenze.

Ora immaginate questo paradiso vent'anni dopo, più o meno oggi. Sempre il sole e gli uccellini e la brezza, ma lo stagno si é ridotto, ma é pur sempre pieno di felici pesci rossi. 
Ma questa volta i pescatori sono cinquanta. Sono vicini, riempiono quasi ogni riva di quel paradiso. Alcuni hanno le loro solite canne, ma qualcuno si é portato delle reti, altri hanno delle lenze speciali studiate da esperti del campo.
Tutti loro stanno pescando, ma non sono molto soddisfatti: la loro pesca é modesta, si osservano l'un l'altro, per vedere quanti pesci hanno preso i vicini, e un po' di invidia traspare. E qualcuno dopo la pesca non li ributta nemmeno in acqua.

Io lo so, perché sono lì, davanti a tutti loro; sono uno di quei rossi pesci felici. Li osservo i pescatori: li vedo spingersi tra loro, conto tutte le loro canne, e li sento dire che una volta si pescava meglio. Osservo le loro esche sofisticate, le mosche artificiali, le reti e le trappole a ultrasuoni. E provo indifferenza e disinteresse. O forse sono solo sazio... magari ho anche un po' di nostalgia per la vecchia lenza classica col vermicello, perché no? E mentre penso al mio ruolo di pesce in questo stagno, mi chiedo perché nessuno di quei pescatori pensi a ingrandire lo stagno, e aggiungere anche felici pesciolini verdi o blu.
Mentre penso a tutto questo vedo alcuni pesci, sempre gli stessi, gettarsi famelici contro quelle golose lenze; mentre altri si dirigono verso il centro dello stagno, lontani da pescatori e prelibatezze esotiche. Alieni a tutto questo.

I pesci rossi son fatti in questo modo, cosa volete farci? Mutevoli, contraddittori, inaffidabili sulle lunghe distanze.
Ma d'altronde se non fossimo così, forse non saremmo nemmeno felici.

sabato 28 novembre 2015

Il duro lavoro del sognatore



"La città vera e propria iniziava da via Santa Chiara, dopo il ponte sopra la valletta del Corno. Da lì, guardando in lontananza verso viale XX settembre e oltre, verso il fiume Isonzo fuori vista in fondo, era tutto differente.  
Predominava il tono marrone, in tutte le sue tonalità, forse anche per via dell'autunno, ma sicuramente per la terra bruna e i suoi sassi, interrotti da cespugli di rovi disseminati lungo i lati della strada, ora diventata sentiero, e fino a perdita d'occhio. Un po' come le strade di campagna lungo l'Isonzo, se ti incammini in direzione di Salcano.
In lontananza potevi vedere degli alberi, in corrispondenza del parco Coronnini a destra, e il boschetto della valletta sull'altro lato, ma non quelli di oggi: questi parevano tornati ad uno stato selvaggio, come se fate ed elfi avessero ripreso possesso delle loro antiche proprietà.

Di tutti gli alberi del viale, ne rimaneva uno solo, sulla destra del sentiero, ma enorme. Non era uno degli usuali ippocastani, ma piuttosto una quercia nodosa, bassa, larga di base e con grossi rami spioventi in ogni direzione, e irregolarmente simmetrica in alto. Si trovava a circa ad un centinaio di metri da te, poche foglie alle estremità dei rami più sottili. Oltre puoi solo intuire che ce ne siano anche altri, fino a chissà dove. Un po' come in un celebre paesaggio di Renoir, ma questa volta monocolore.
L'erba bruna irregolare ricopriva la superficie che tu ricordavi come marciapiedi, per cui pensandoci ora sei combattuto se questo sia stato il risultato di un dopobomba o un'apocalisse zombie, e non piuttosto un ritorno all'era paleolitica. Diresti la prima, ma l'assenza totale dei lampioni o dei loro scheletri ti convince della seconda.

Oltre il ponte, venendo da dove ti trovavi tu, nulla pareva cambiato, ma meglio non farci troppo affidamento, visto che tu eri anche in piedi e senza bastone. Ma non eri preoccupato di quello che vedi, quanto piuttosto indifferente a quel paesaggio mutato, e questo faceva parte della logica dei sogni."

Adesso lo sai, hai capito che é stato un sogno che hai fatto qualche notte addietro; uno di quelli che fai spesso, con posti impossibili e gente improbabile, in cui cammini senza aiuti esterni (e ti pareva se era vero), fai e dici cose assurde, vai in giro e ti perdi da qualche parte (una costante...). Era il Viale, strada che conosci molto bene, che osservavi da oltre il ponte. Lo avresti percorso, nel sogno lo hai fatto di sicuro, mentre vedevi gente e facevi cose.
Chiaramente la scena si svolgeva nella mia città, quindi é molto probabile che se leggete tutto questo e non conoscete Gorizia, i miei riferimenti non vi aiutino. Pazienza. Tu stesso comunque non ricordi nulla, perché lo hai scordato, come sempre.
Li hai tutti scordati i tuoi sogni, subito appena aprivi gli occhi. Solo talvolta ricordavi qualcosa, almeno per qualche minuto: una persona, un'azione, o un posto, come oggi. Ma appena volgevi lo sguardo su qualcosa di reale, tutto il resto svaniva.

Se dopo ore e giorni ancora lo rammenti, qualcosa forse lo devi fare.
Quindi ti fai un appunto, e poi ci pensi sopra. Un solitario soliloquio, un silenzioso dibattito tra te stesso e te. Oppure, se l'immagine é così nitida, cerchi di disegnarla. E se non puoi disegnarla (fanqulo) perché la mano non ce la fa proprio a seguire il tuo volere, allora provi a descriverla a parole, come se la stessi disegnando.
Se la tua mente lo considera importante, non puoi ignorarlo.

Bene. E ora che lo hai fatto, che accade?
Puoi riflettere, per esempio. Cerchi qualche altra valida spiegazione, per motivare il tempo che gli hai dedicato fino ad ora.
Forse il segnale della mente non é il sogno in se stesso. Mi piace pensare che qualche parte del mio inconscio voglia che io sia cosciente di poter sognare. E non é poca cosa.
Fino a che continuo a sognare vuol dire che esisto. Che continuo a occupare ancora un posto in questo puntino blu che chiamiamo mondo, e me lo tengo stretto.
E questo é sempre importante.

lunedì 2 novembre 2015

Casualità, al piano zero

Qualcuno mi a fottuto. Lo so.
Mi ha rifilato un bidone, ma bello grosso.
Non so quando sia avvenuto, o come si sia sviluppata la transazione, o quale sia stata l'offerta che mi ha convinto. Quello che é sicuro é che é accaduto. Fidatevi.
Un giorno del mio passato, un abile venditore di fumo deve avermi ingannato. Non posso averne la certezza perché quello non ero io: era l'originale, il vero Jack. In fondo é tutta colpa sua. O mia, visto che siamo/eravamo a stessa persona. Ma poi abbiamo preso strade differenti.
Oggi lui é da qualche parte, a spassarsela, e sinceramente non posso fargliene una colpa. Ad un certo momento é possibile che ti stufi: quando vedi accadere solo sfighe di vario genere, vieni dimenticato dalla fortuna, dagli affetti e dal resto. Quando ricevi troppi due di picche. E ad un certo punto ne hai davvero le palle piene. Oh, tranquilli, da fuori non potevate accorgervene. Sono sempre stato bravo ad apparire positivo, a non lasciare trasparire rancori o fastidi. "Testa bassa e non attaccar briga" é uno di quegli insegnamenti cretini che ti inculcano da piccolo. "Se sei onesto  corretto, prima o poi verrai premiato." Salvo poi vedere di continuo che vincono sempre i furbi e i ruffiani. Eh, ad un certo punto raggiungi i tuoi limiti.

Per cui ecco che un giorno devo essermi stufato.
E in quel momento é arrivato questo venditore: ti offre di cambiare. Tutto. Di lasciare questa vita e di ricominciare altrove. Nuova identità, in un posto lontano, pieno di nuove opportunità.
La cosa ti tenta. Ma come puoi mollare davvero tutto? 
Ma lui ha l'asso nella manica che ti convince. Non molli davvero tutto. Te ne vai lontano, ma al tuo posto rimane una tua copia perfetta, che ha una copia della tua memoria, che é convinta di essere te. Un clone, una copia di carne, un duplicato, fate voi.
E così tu vai lontano, ma nessuno soffre, perché nessuno si accorge che non sei tu. Nemmeno lui/io se ne accorge.

La tua copia continua da dove tu hai lasciato: continua il tuo lavoro, si prende carico dei tuoi doveri, sei tu ad ogni effetto. Il cambiamento é avvenuto, forse un anno fa', forse molto prima.

Il problema é che é un bidone. La tua copia é fallata, si consuma nel modo sbagliato, si guasta, ti abbandona in piena autostrada. Perde i capelli, la memoria e l'equilibrio. E da un giorno all'altro non puoi più fare nulla.
Sei una copia di scarsa qualità, e non puoi che assistere inerme alle varie parti che si consumano. Quella "copia perfetta" é solo un rottame, che devi tenere insieme con forza, per impedire che perda pezzi per strada.
L'altro te non ne saprà nulla. Di te non gli interessa, non ti segue, non ti chiede l'amicizia su facebook, sei la sua metà nera, quella di cui vergognarsi. Quella che ti ricorda cosa eri una volta.

"Ma.., ci credi per davvero?"
Dipende.
É più facile credere alla nuda realtà, o seguire elaborate teorie, anche se al limite dell'assurdo? Le seconde almeno ti lasciano una flebile speranza che ci sia una logica, una spiegazione, anche fantastica, che dimostri causa ed effetto in ogni azione, anche in quelle spiacevoli. Sembra assurdo? Dite davvero? 
Eppure molti credono alle scie chimiche, responsabili di tutte le malattie. Quanti sono convinti che le vaccinazioni ci avvelenino, o che tutte le case farmaceutiche complottano per ucciderci? Convinti che  se mangerai vegano vivrai più a lungo, e che l'olio di palma sia peggio dei grassi idrogenati. Che dei terroristi non possano distruggere liberamente dei grattaceli, e dei pazzi sparare per strada, se non per qualche complotto ordito dai servizi segreti.
Quindi che problema c'è se io sostengo di essere una copia fallata? Cosa la distingue dalle vostre certezze?
Perché guardate che l'alternativa é rendersi conto che siamo tutti pedine del caso, io, me stesso e voi.
Che le nostre azioni e i successivi eventi non seguono alcuno schema. Che io mi posso ammalare, altri possono morire, entrambe le cose accadranno senza un motivo. Senza conseguenza di una cattiva azione o comportamento, solo per una semplice e bastarda combinazione del caso. Esattamente come la lotteria che non vincete mai. Casualità allo stadio puro.

E capire di essere pedine del caso, senza diritto di scelta o libero arbritrio non é davvero bello. É freddo, banale, senza un perché. E un perché ci deve essere sempre.
Per continuare ad avere una speranza, una certezza indistruttibile: tutto accade per un motivo, non siamo solo delle molecole di carbonio che si oppongono all'entropia.
Se un motivo non c'é o per quanto ci pensiamo non lo troviamo, possiamo sempre inventarcelo.

Forse potrà sembrarvi assurdo, inverosimile, idiota, o pura fantascienza.
Ma personalmente l'ho trovato molto creativo.

giovedì 22 ottobre 2015

Le voci invisibili


Pensano che non le senti, forse solo perché ormai sei dietro l'angolo, oppure sei passato davanti a loro da poco, nei tuoi lenti giri dell'ospedale e ora dai loro di spalle.

"Povero putél..", "Quanto el me fa pena, pover fiól...", "Vardilo come se trassina, povvero...". 
Sedute sulle loro carrozzine, parcheggiate nell'atrio, davanti alla vetrata che da' sul cortile. Normalmente chiacchierano, raramente della stessa cosa. Talvolta sono distratte da quello che vedono dalla finestra, o discutono del tempo.
In ogni momento può arrivare una distrazione, qualcosa che focalizza i loro commenti. A volte é l'infermiere che fa il giro delle medicine, e talvolta invece questa distrazione sei tu.
Non puoi farci nulla, le senti e basta. Se nessuno sta gridando in quel preciso momento, c'è solo il silenzio, e i bisbigli sottovoce li senti comunque, anche se non ascoltavi.
"Te pensi de star mal, e poi te viodi chil sta pezo de ti...", "Cosí zovine, poverino...", "Pover'omo..."
A dire il vero non bisbigliano. Parlano e basta, convinte che da 10 metri non le senti, e allo stesso modo se rivolgi loro la schiena. Apprezzi che ti diano del giovane, che ti chiamino ragazzo, con i tuoi 51 anni e i capelli sale e pepe. 
Apprezzi di meno che ti compatiscano. Ma d'altronde ti muovi con la stampella, più spesso col deambulatore, talvolta vai spedito e altre ti trascini, e i "buongiorno" che dici ogni mattina vengono fuori ormai impastati, in una voce estranea e quasi incomprensibile che non riconosci come tua.

Chiamatele come volete: comari, vecie, babe de piasa, non é importante una definizione. É un'ospedale, é naturale accada. Non c'é cattiveria, ma solo ingenua sincerità, oltre ad una buona dose di "ciacola", immancabile in questa parte dimenticata d'Italia. Se fossero solo un filo piú discrete lo gradiresti: stai cercando di essere ottimista, di vedere il bicchiere pieno, di uscire dal tunnel, dalla palude di melma, in cui ti sei sentito trascinato in questi ultimi mesi, tuo malgrado. E tutte quelle definizioni che senti bisbigliare ti ricordano perché sei qui, vogliono trattenerti, come tu fossi una cosa loro, esclusiva e privata.
"Non riesso a vardár...", 
Ma insisti, e sopporti. In stanza leggi un libro, ascolti un podcast, e cerchi di tenere la mente impegnata. É impegnativo cercare di non cadere nello sconforto; nel bianco silenzio della stanza puoi esaminare la tua situazione, pensare a tutte le scelte che hai fatto negli ultimi 10 anni, tutte sbagliate tuo malgrado, perché non hai colpe se sei finito in questo vicolo cieco. Ovvio che finisci anche ripensare alle tante cose rimandate in passato, che ora non sai se potrai mai fare. Sei moderatamente incavolato, insomma, e mi dicono essere normale. Anzi, potrei esserlo di piú.
Per cui, care signore, alla fine preferisco che continuate a ciacolare, discutere, cantare, e a compatire quel povero " ragazzo": un po' gli gireranno le palle, è vero, peró lo aiutate a distrarsi.
"Che costanza ch'el ga!", "Vai, ch'el garirà presto!", "Fal ben a caminàr, se il se arende se finía! Brau!"
E poi in fondo, vi vuole bene. Perché spesso fate anche il tifo.
E un po' di sostegno del pubblico é sempre gradito, nella grande commedia della vita. Non ne vorremmo un po' tutti noi?

domenica 27 settembre 2015

Gli innocenti

Pippo fa' un errore, ma non lo ammette. "É colpa di Pappo che non mi ha corretto in tempo".
Nino prende un brutto voto in matematica. "É colpa della maestra che non ha spiegato bene." risponde a mamma, che gli chiede le ragioni.
Gina e Nina litigano mentre sono ad una Fiera gastronomica, e Gina tira il bicchiere (di plastica) di birra contro Nina, che si sposta, e il bicchiere finisce contro un altro signore. Di chi é la colpa? "Di Nina che si é spostata!" grida Gina.
Mick scrive una storia brutta, scontata, prevedibile, i lettori si lamentano, le vendite calano, per Mick la colpa é dei lettori che hanno gusti difficili. E della Playstation, ovviamente.
Un fumetto viene stampato in un numero di coppie ridicolo, e se vende poco é colpa delle edicole. Se non si trova in giro non prendetevela col distributore che non distribuisce, la colpa é del fumetto che interessa poco. 
Pino dirige un film comico che non fa' ridere. La colpa é dei blockbuster americani che ci sottraggono il pubblico. Mara gira in bicicletta alla sera, senza luci, vestita di nero, in una strada buia in una notte senza luna, e per un pelo non viene travolta da un'auto. "É colpa del guidatore dell'auto che doveva stare più attento." la stessa cosa la pensa Mino, anche lui in bicicletta, che  ha voltato a sinistra senza segnalare col braccio, ed ha ottenuto una frenata di un'auto che lo seguiva, che stava per travolgerlo.
Rina ha preso un brutto voto, e pensa che si ingiusto riceverlo solo perché non ha studiato. La colpa é dei genitori, che la stressano e le impediscono di concentrarsi.
Bobo si arrabbia col disegnatore che gli ha ritoccato i disegni poco prima di andare in stampa, non con se stesso che ha disegnato tutte le ombre sbagliate.

Nessuno é più colpevole. La colpa é sempre di qualcun altro. Eppure un giorno lo vorrei davvero trovarne uno, di colpevole. Qualcuno che abbia il coraggio di dire "É colpa mia, scusate". Solo a me lo hanno insegnato? Ma la scuola, i genitori, i nonni, non i hanno mai insegnato ad essere sinceri, sempre?

Bé, ma in fondo perché avrebbero dovuto farlo?
Mi guardo intorno, e capisco subito...
I cattivi maestri che hanno imperversato su stampa e televisione negli ultimi 20 anni non vi hanno insegnato nulla? All'universo e alle folle non piacciono i perdenti, per cui guai a esserlo. E pare che qui abbiano imparato bene.
Cosa possiamo io, noi e voi, se contro abbiamo la televisione, la stampa, le fiction, piene di giustificazioni che noi tutti dobbiamo accettare, per quanto improponibili?

Il politico non fa' quello che promette, ma la colpa é dei ministri che glielo impediscono. L'industriale non ha corrotto il politico, lo ha solo aiutato economicamente nel momento in cui, cambiando schieramento politico, avrebbe potuto trovarsi in difficoltà. Se regalo un appartamento a quella donna non é perché sia la mia amante, ma la sto solo aiutando in questo momento difficile. Io non dico bugie, é lei che ce l'ha con me. Non é che non vado in parlamento, mi ammazzo di lavoro nel mio studio.
E a livello locale? Se paghi per un'abbonamento ADSL che ti viene garantito ultra veloce e non lo è, la colpa è dei vecchi cavi del tuo quartiere, non del gestore che prometteva mari e monti senza aver prima controllato dove abitavi. Se quella fabbrica va male é colpa degli operai, non del prodotto scarso che si realizzava. Se un'azienda di modellini che andava bene viene venduta ai cinesi, non é colpa dei nuovi dirigenti, ma della recessione del mercato. Se la ristrutturazione della piazza centrale della città é venuta male, ci ha messo troppo tempo a essere finita, e ora cade a pezzi, la colpa é dell'amministrazione precedente, non di questa che non ha fatto nulla mentre i lavori proseguivano ed ha inaugurato il tutto in gran pompa durante la  sua amministrazione.
Se il fiume esce dal suo corso naturale é colpa della pioggia (che cade da milioni di anni) e non di chi ha imbottigliato quel fiume costruendogli attorno tutto il possibile negli ultimi 50 anni.

Ecco. Ormai, ormai ho capito che non serve lamentarmi col mio prossimo. Non ha fatto che seguire l'esempio dei cattivi maestri intorno a lui, che hanno finalmente donato al mondo una generazione di perfetti, tutti sempre e solo innocenti.
Il primo che trova un colpevole faccia un fischio, mi raccomando.

venerdì 18 settembre 2015

Discutibili oggetti e cattivi soggetti

Ma alla fine, poi, ha davvero importanza? Fare un'affermazione, e poi spendere cento e piú parole per confutarla, far valere le proprie opinioni, spiegare il perché e il percome?
A qualcuno importa sul serio? C'é davvero qualcuno intenzionato a leggere tutto, a entrare nel ragionamento di un altro e capire quel punto di vista alieno e, se è il caso, dare ragione? Esiste? O le risposte piuttosto non suoneranno più come "No, ti sbagli, perché...", "Io invece penso che...", oppure "Sí' ma però...", e frasi simili.
La gente, o meglio sarebbe dire noi tutti, non passiamo da sempre una parte del nostro tempo libero a esternare pensieri e opinioni, a ribattere, nella sicura convinzione di avere ragione, che la nostra idea sia quella giusta, perfetta, semplice? 
Inizi da piccolo, poi cresci e nel frattempo ti confronti con altri pensieri, e continui così, da lì in poi per sempre, parlando di calcio, politica, cucina, salute, lavoro o teoria del complotto o di fumetti. Prima a voce, e poi sei passato alle discussioni telematiche, sui forum, mailig list, e oggi twitter e Facebook. O guardando e ascoltano altri discutere. Siamo sommersi da un'oceano di opinioni. Avviene continuamente, alla TV o alla radio, migliaia di pensieri e opinioni contrapposte, che a nostra volta controbattiamo, confrontandole con il nostro punto di vista, che il soggetto sia Sanremo, Star Trek, il Grande Fratello, l'ultimo film di Tarantino o la nazionale di calcio. Non é forse vero? 
Si evolvono gli strumenti, ma facciamo sempre le stesse cose: discutiamo, che sia in maniera garbata oppure violenta, dedichiamo ore, giorni e settimane della nostra vita vissuta a questa interessante ma scomoda pratica. Senza imparare nulla? E serve davvero? 
Tanto piú che ogni tanto trovi sempre chi, per confutare il proprio ragionamento, riesce a sostenere ancora che i propri fatti siano "oggettivi" e non contestabili. Puoi accettare ogni discussione, ma se butti giú la carta del "i miei sono fatti oggettivi", no, sorry amico mio, ma non ci siamo proprio; in quale mondo vivi, dimmi. Ti stai guardando intorno? Lo osservi davvero questo nostro mondo?
Esiste ancora qualcosa che si possa definire oggettivo? Gli storici revisionano eventi del passato, rivoltano motivazioni, i critici cinematografici rivalutano film smemorati del passato, le religioni vengono discusse, e cosí la medicina e la scienza; fatti, opere e opinioni che ormai consideravamo intoccabili scolpiti nella memoria del tempo? Noooo, nuove regole dei nostri tempi.
La nostra realtà é davvero diventata così, tutto d'un tratto... semplicemente soggettiva?
Quindi, quando ti viene voglia di discutere, dimmi... ti domandi mai se ne vale davvero la pena? Se quell'argomento richieda davvero anche la tua opinione? Se il mondo cambierà in qualche modo per il tuo intervento? O é solo un'azione per dimostrare che esisti anche tu?

Un giorno puó capitare che improvvisamente tu non ne hai più tutta questa voglia. Intorno a te il mondo intero discute fatti ed opinioni, e forse esisterà qualcuno che ascolti davvero. Ma tu non hai voglia di controbattere su argomenti che non ti interessano o a cui tieni troppo. Vuoi convincere qualcuno? E poi? Lui riuscirà a convincere te, se usa solo il suo personalissimo metro di giudizio? Se usa logica e razionalità forse sí, se usa solo la passione decisamente no.
Usa tutto quel tempo per fare altro. Non hai che l'imbarazzo della scelta. Ci saranno le eccezioni, quelle si, ma i mulini a vento... quelli lasciali perdere.

E se poi penso che questo pezzo é venuto fuori solo perché mi era venuta la folle idea di spiegare perché non riesce proprio a piacermi Star Trek Voyager... Temo, per vostra somma fortuna, che rimarrà un silenzioso soliloquio tra io, me stesso e me. 
Almeno tra tutti e tre c'é la concreta possibilità che potremmo essere d'accordo.

lunedì 22 giugno 2015

Il volere degli altri

Le solite parole, nei soliti modi e nella stessa forma. Capita abitualmente a tempi alterni, e ho la certezza che sempre continuerò a sentire le stesse parole, ripetute nel tempo.
Parlo delle lamentele del pubblico su qualcosa che hanno visto, sul fatto che "no, così non si poteva fare, han rovinato tutto, ma come hanno osato stravolgere l'originale?", eccetera. Questa volta l'occasione è la stagione di Trono di Spade appena finita, ma ho la certezza che accadrà lo stesso quando al cinema uscirà il nuovo Star Wars.
Lo hanno detto del Signore degli Anelli di Peter Jackson, dello Spiderman cinematografico ed è di poco più di un mese fa la discussione su Avengers, Age of Ultron, che continua a dividere gli appassionati.
Ora, io in passato ho reagito nello stesso modo, ma mi son trovato di fronte dei muri.
Why? Perchè mi lamentavo di cose poco conosciute.
Quanti avevano letto i racconti originali di Philip K. Dick da cui avevano tratto Total Recall, The Impostor, Screamers, Paychek, Minority Report, Next, o il recente I Guardiani del destino?
Film grandiosi, pieni di critiche talvolta lusinghiere, ed io a pensare "Che ne avete fatto di Philip??".
Quanti amici adorano questi film, quanti me li hanno inconsapevolmente consigliati? Okay, alcuni non sono male, ma non hanno nulla dell'opera originaria.
Ora, io posso capire certi adattamenti, portare su schermo la parola scritta non è facile. Blade Runner NON è l'adattamento fedele del romanzo Il Cacciatore di Androidi di Dick, ma ne rispetta l'opera originale.
Quello che capisco di meno sono gli stravolgimenti totali. Quelli dove ti domandi dove sia finitala storia originale.

A questo punto credo che convenga condividere una storia di cui lessi tempo fa, che rivela certi ragionamenti.
All'inizio del nuovo secolo, dopo grosso successo cinematografico del Signore degli Anelli, qualcuno decise che era arrivato il momento di adattare un altro classico della letteratura fantastica. Sarebbe toccato al ciclo di Earthsea di Ursula K. Le Guin. Per qualcuno di voi sarà un nome sconosciuto, perchè non è molta la cultura fantastica classica nel nostro felice paese. Però diciamo che è considerato tra i massimi capolavori Fantasy di ogni tempo.
E sì, il film d'animazione I Racconti di Terramare di Goro Miyazachi è liberamente tratto dallo stesso ciclo
.
Comincia la procedura abituale: si comprano i diritti, e la produzione può partire. Al momento non era davvero ancora chiaro quale formato avrebbe avuto, e solo dopo qualche tempo, e diversi cambi di persone coinvolte, venne deciso che sarebbe stata una miniserie inTV in due puntate. Una volta terminata venne trasmessa dal celebre SciFi Channel, nel dicembre del 2004.

Ma durante la produzione la signora LeGuin cominciò a rimanere perplessa. Cambia qui, cambia là, la sua storia stava cambiano abbastanza. Il suo contratto le dava il ruolo di consulente, il che equivaleva a dire che poteva dire quello che voleva, ma questo non le dava il potere di cambiare qualcosa. Poteva parlare al vento, e poco altro.
Le scelte del casting non seguivano le descrizioni che lei aveva dato nei libri. I personaggi mutavano, la storia si sviluppava in maniera differente... In un bell'articolo pubblicato dalla rivista Locus (che vi invito a leggere per intero), la signora LeGuin spiega bene il suo punto di vista.
"Sapevo bene che un film è molto diverso da un libro, ma speravo che non facessero cambi non necessari alla trama o ai personaggi - una cosa molto pericolosa da fare, poiché i libri erano stati letti da milioni di persone nel corso dei 30 anni passati dalla loro prima pubblicazione":

La risposta del Network fu di una semplicità estrema. Una di quelle risposte che non puoi ignorare, o anche solo dimenticare. "Loro risposero che avrebbero potuto modificare la storia e i personaggi quanto volevano, perché avrebbero raggiunto più milioni di persone di quante ne avessi raggiunte io con i libri."

Nel seguito di quell'articolo la signora LeGuin fornì una divertente risposta alle parole della produzione, dove quest'ultima rivendicava la fedeltà del prodotto finito con l'opera originale.
Quello che interessa a noi adesso, è proprio quella risposta del network Ricordatela bene, perché E' la risposta fondamentale.

Ecco perché non possiamo dire nulla di certi adattamenti letterari. Li abbiamo letti in pochi.
Se tocca a Hannibal o a 50 sfumature di grigio, o qualunque altro Best Seller recente, c'è quasi un sacro rispetto per una fedeltà filologica, ma in altri casi...niet.
Per cui non lamentatevi di film Io Robot o Ultimatum alla terra (con Keanu Reeves). Gli originali li abbiam visti in pochi, e se un buon adattamento come John Carter diventa un flop, e anche nei fumetti Nick Fury diventa nero, è chiaro che la strada da seguire sarà quella di rifare per ottenere di più. E qualsiasi cosa noi si dica o faccia, il volere predominante non sarà il nostro.
Ecco perché personalmente ormai non ci faccio più caso.
Nusuth. Come dice il protagonista di un altro libro della LeGuin.

Alla prossima, folks, magari con un'attesa più breve che non quella per vedere pezzo...

giovedì 25 dicembre 2014

Amarcord in salsa Chili 2


Prima che me lo diciate nei commenti, sappiate che lo so: dovrei aggiornare più spesso.
Ma nella vita ti ritrovi sempre in ritardo per qualcosa. Vedere un film, leggere un fumetto, finire quel lavoro, iniziarne un altro, mantenere promesse fatte ad amici, contare le stelle nel cielo convinto che siano meno di 46.000.

Poi un giorno trovi una cosa che ti manda col pensiero indietro di qualche anno, e decidi che devi farci un pezzo per il blog, che il tema è perfetto come proposito per l'anno nuovo... ma nel frattempo dovevi finire la seconda parte di un altro pezzo, quello che volevi postare a novembre e che invece adesso, a Natale passato, è ancora da fare. Il tempo vola, porca paletta, per cui mettiamoci d'impegno e concludiamo le cose da concludere.

Nell'articolo precedente avevo parlato di un certo numero di fiere di fumetti, mescolando un po' di Amarcord con qualche riflessione. E mi ero reso conto che la riflessione stava diventando una cosa differente dal resto del pezzo, per cui avevo deciso di dividerla, e oggi vi renderò partecipi del motivo.
Non so l'idea che vi siete fatti voi, ma rispetto anche solo a 5 anni fa, le fiere (mercatino, mercato, festival, in qualsiasi modo vogliate chiamarle) dedicate ai fumetti sono aumentate, sparse un po' per tutta la penisola.
Tutte uguali? No, per niente.
Tempo fa un amico che gestiva una fumetteria le divise simpaticamente tra fiera coslayer e fiera cartamuffa.

Perchè una fiera è differente da ogni altra, sopratutto a seconda del visitatore a cui è dedicata.
Sei un appassionato di comics con la fedele mancolista? Sei solo un passante curioso? Sei un autore affermato? Sei un'esordiente? Un editore? Collezioni disegnini fatti dai disegnatori? Cerchi i dischi di Rhianna? Ti piace vedere i cosplay? Porti il figlio a vedere i cosplay? Hai una figlia che fa il cosplay? Sei disegnatore e omaggi di disegni il pubblico?
In qualcuna potrai fare alcune di queste cose, in altre no. E così in altre ancora potrai fare il contrario.


La fiera Cosplayer è quella dove trovi di tutto: la fascia di Naruto, qualche edizione speciale di Grant Morrison, il premio al disegnatore affermato, mentre sullo sfondo risuona dagli autoparlanti l'amplificazione di un concerto love di sigle di anime anni '70. E dove trovi i cosplayer. E i gadget, i pupazzetti, portachiavi, i DVD e i CD Import delle sigle giapponesi, gli esordienti e le loro autoproduzioni. Che tu sia un appassionato o un cosplay, trovi di tutto e di più, e in teoria potresti sempre tornare a casa soddisfatto.

La fiera Cartamuffa è quella per l'appassionato di fumetti classici. Il collezionista con la mancolista, il veterano alla ricerca di quel singolo numero, che sia un fumetto di anteguerra o un'edizione speciale del Corriere dei Piccoli. Il termine può sembrare denigratorio (in realtà è un termine affetivo, come potrà spiegarvi ogni appassionato con mancolista), ma la fiera non lo è. Trovi le edizioni originali dei fumetti a striscia, edizioni dell'Avventuroso, annate dell'Intrepido e Lanciostory, materiale in tiratura limitata e originali autografati e non. Pochi manga, molti Bonelli storici, gadgets in quantità micro-minima, qualche negoziante con le edizioni originali dei Cosmo Oro della Nord, insomma è il classico negozio di dolci in cui l'appassionato si perde, e il naufragar gli è dolce in quel mare.

A volte trovi lo stesso materiale in entrambe, o incontri gli stessi appassionati e gli stessi negozianti, ma il materiale che portano non è lo stesso. E qui ti accorgi delle differenze particolari...

1) Sei in questa bella fiera dell'antiquariato, giri in lungo e in largo mentre intorno a te scorrono mancoliste e dialoghi su eroi scomparsi, davanti ai tuoi occhi una buona parte di quei fumetti è protetta da buste di plastica per preservarle dai danni del tempo. Ti fermi spesso, guardi quelle cassette piene di cartonati anni '70, di brossurati anni '90, e di tascabili anni '70. Leggi tra gli altri i titoli di Pecos Bill, Kinowa e Occhio Cupo. Non hai davvero idea di cosa cercare, certo hai qualcosa che ti manca, ma ti sei posto dei limiti di spesa e non intendi superarli se non per casi davvero speciali.
Osservi quel volume di Pratt, che tu hai dal 1989, e conti gli zero nel prezzo, sfogli quel volume che potresti prendere, ma avendo la serie incompleta non hai fretta, e sei convinto che se quel volume di Moebius può valere i 30 euro richiesti, sai che quell'altro disegnato da un suo clone non li vale di certo. I classici di Topolino senza numero, quelli precedenti al 1977/78 (quando presero la numerazione che continua ancora oggi) e per quei tascabili incellofanati leggi cifre che (se sei fortunato) vanno da 40 euro in su, o il primo Almanacco di Martin Mystère a 80 euro. E i numeri sciolti del Corriere dei Ragazzi a 5 euro al colpo. E così via, ma sai che quelli sono i prezzi dell'antiquariato. C'è qualche scatolone di offerte, tutto a 15 euro, tutto a 10, ma con una decina di volumi in ognuno.

2) Sei in questa bella fiera, intorno a te impazzano i cosplayer e le famiglie e i bimbi, e le musiche dei cartoni impazzano dagli autoparlanti. Intorno a te scorrono appassionati alla ricerca di action figures, mancoliste di manga, dialoghi su eroi che ancora non hai imparato a conoscere, e davanti ai tuoi occhi una buona parte di quei fumetti è impilata in buste di plastica per tenere unita una serie completa uscita anche solo due anni prima, iper-protetta già di suo da una copertina di cartone degno di una scatola di sale grosso da cucina, e pure con lo stesso colore grigio. Ti fermi ogni tanto, guardi quelle cassette piene di 200 serie di manga, di brossurati bonellidi anni '90 e serie di cui eri contento di esserti dimenticato l'esistenza. Tra i titoli leggi Dragonball e One Piece, Lazarus Ledd e Nick Raider sono esposti al fianco di Dagon e Dick Drago. Continui come sempre a non avere davvero idea di cosa cercare. Certo, hai sempre qualcosa che ti manca ed i tuoi soliti limiti di spesa, ma sempre pronto a violarli per i casi davvero speciali. Osservi quel volume Rizzoli anni '70 e pensi che abbiano sbagliato il prezzo, perché manca uno zero. Trovi quel volume di Moebius che può valere i 30 euro richiesti, e in uno scatolone sotto il tavolo, sotto la dicitura "Tutto ad un euro" trovi quell'altro volume  disegnato da un suo clone. I classici di Topolino senza numero e senza cellophane a 5 euro, e ti ripeti che devono essere distrutti se li trovi a 4 euro (no, gli sfogli e sono perfetti), e sono pure precedenti al 1977/78. Tò, c'è pure il primo Almanacco di Martin Mystère a 15 euro. E i numeri sciolti del Corriere dei Ragazzi a 1 euro, "ma e ne prendi di più ti faccio lo sconto".
E gli scatoloni delle offerte sono ben 15, e il cartellino passa da "Tutto a 10 euro" a "Tutto a 5 euro".
Il bello è che a volte i negozianti sono gli stessi della fiera dell'altra volta...

3) Sei tornato in una fiera di cartamuffa. Curiosamente quel cartonato disegnato da un clone di Moebius è tornato sopra il tavolo al prezzo pieno, e Hugo Pratt si è ripreso quello zero mancante, così come i classici incellofanati (e con qualche strappo in copertina). E non sei finito in un'universo parallelo, è sempre il tuo caro vecchio mondo.


Che accade? Qual'è la differenza? Perché posso trovare gli originali Marvel anni '90 a 4 euro il pezzo, mentre in un'altra fiera li trovo "Tutti ad 1 euro"? E perché in alcuni scatoloni in iper-offerta trovi i brossurati Nuova Frontiera o Isola Trovata, gli speciali Comic Art, striscie di fumetti sconosciuti ai più (chi conosce Harry Sprint alzi la mano), scatoloni pieni zeppi di ogni testata Bonelli, di Topolino di ogni lustro, di Diabolik, Alan Ford e Kriminal, libri e riviste che arrivano da epoche in cui gli editori locali avevano un grafico professionista che curava le loro edizioni, e non si limitavano a ristampare impianti americani e francesi, identici all'originale. Possibile che ci siano tutte queste differenze tra una fiera e l'altra?

Oh, lo so che c'è una cosa chiamata crisi, che a volte non conviene tenere ad un prezzo alto cose che non vendi. I motivi possono essere molti, non ultimo quello del pubblico che incontrerai a quella fiera. Ma l'appassionato che vive dentro di me spesso è rientrato soddisfatto da alcune fiere, dove  ha trovato materiale per lui molto interessante: Atmosfera Zero di Jim Steranko negli scaffali a 3 euro, la raccolta dei primi numeri di Attenti a quei due (disegni di Ortiz per il mercato bitannico) nello scatolone del singolo euro, cosí come gli Excalibur di Clarmont e Davis e i Generation X di Lobdell e Bachalo, marvel USA originali, le ex rare copertine laminate, lastricate, olografate della Image, la rivista di Rin-tin-tin (disegnato da Marcello, apperò) con Buck Danny a puntate in appendice ed il sergente Kirk di Pratt e Oesterheld, i cartonati illustrati quadrati della Granata (il principe nel suo giardino et similia), numeri sciolti del Corriere dei Ragazzi che avevi perso a suo tempo, lo Zorro Disney di Alex Toth, e Jaime Hernandez e Jack Kirby, e altre raffinatezze da gourmet dell'inchiostro stampato di un certo tipo.

Tutta roba che in altre fiere, prima e dopo, ho trovato in altri scatoloni prezzo maggiorato.
E da buon trekker so benissimo che trovi un volumetto da edicola "La pista delle stelle - Mondadori" ad una fiera trek venduto a 10 o 15 euro assieme all'appassionato che te li dà volentieri e si considera molto fortinato, mentre in una fiera fumetti li trovi a 5 euro o meno.

Bho. Sì-sì, il mercato si evolve, i prezzi cambiano, lo stesso valore muta da un negoziante all'altro, se ne hai 1 copia o 50, qualcuno ti dirà che vale 20, un altro ti dirà che vale 7, qualcuno non ha idea del valore di quell'altro fumetto, per quell'appassionato QUEL fumetto vale moltissimo e quell'altro no.

Siamo noi pubblico a motivare questi cambi di prezzo? A voi non viene mai il dubbio che stia accadendo anche nel nostro piccolo mondo di carta stampata ciò che le banche e gli imprenditori hanno fatto per anni col mercato immobiliare? Che alla fine i prezzi gonfiati precedentemente prima o poi esplodono?

Tranquilli, la risposta non ce l'ho, e non credo che abbia nemmeno importanza scoprirlo. Se a qualcuno interessa il perché e il percome di tutto questo, si accomodi e arrivi alle conclusioni che desidera, ne ha facoltà, che siano per lui misteri piccanti o teorie del complotto. Ma potrebbero essere anche i deliri di fine anno di un disegnatore che ha mangiato troppo al pranzo di Natale... (non trascurate questa ipotesi).
Bolla immobiliare o no, teoria del complotto o teoria dello specchietto per allodole, qualunque possa esere la risposta, so che personalmente continuerò a vigilare negli scatoloni appartati, sopra e sotto i tavoli, tra i cosplayer e la cartamuffa, seguendo l'istinto e la forza, in cerca di qualche cosa che non ho idea di cosa sarà.


Ma caro Jack, forse dici così solo perché ormai alcune tue collezioni le hai complete da tempo, per le altre hai ancora speranza di terminarle un giorno senza dare via un rene, e un autografo di Magnus ce l'hai da prima di essere stato giovane.

See ya, Folks!

martedì 16 settembre 2014

Riflessioni a 17 pollici

Rifletti. Ma senza impegno, mentre aggiorni qualche programma davanti al PC ed al tuo monitor da 17 pollici. Tra le varie cose guardi anche il blog, leggi le statistiche, e pensi.
Dovrei aggiornare... E decidere quale pezzo fare per primo. Perché si spingono l'uno contro l'altro, vorrebbero il privilegio di avere la precedenza, il desiderio di essere i favoriti, ma i pezzi per i blog sono sempre così: egoisti. Alla fine devi seguire l'istinto (usare la forza, Luke?), e solo così avrai la certezza che in meno di un'ora avrai completato la prima bozza, e potrai stare tranquillo perché il più sarà fatto, e a quel punto, tutto il resto è facile.
Manca solo dover decidere quali foto mettere, quale chiusura dare e quale titolo scegliere, tra i venti che ti vengono in mente e i cinque che potrebbero andare. E anche cercare di capire se quello che hai scritto ha un senso (sì, tranquilli, controllo sempre).
"Non mettere più i tuoi sfoghi, sono una palla, a chi vuoi che interessano se non a te?" mi dice Otto. Ma è un blog, è il mio, ed è giusto che io metta di volta in volta quello che mi accade intorno, quello che mi colpisce, e che mi piace segnalare, anche se so che non cambierà di una virgola i problemi del mondo.
"Posta roba tua!", mi dice Etta, e se per un secondo sarei d'accordo, quello successivo penso che per quello scopo la pagina di DeviantArt.
"Perché non recuperi dalle vecchie mail le tue recensioni e riassunti delle Sticcon e di Luccacomics?" mi implora Utto, ricordandosi quanto si era divertito a suo tempo, e facendomi venire voglia di farlo davvero.
"Ah, hai un blog?" sentenzia Hatto, cadendo dalle nuvole, suggerendomi che non è scontato che a tutti possa interessare la cosa.

Alla fine è tutta questione di decidere cosa fai e dove lo fai. Facebook è per rimanere in contatto con amici e parenti troppo lontani, in giro per l'Italia, e anche se poi scopri che qualcuno si offende mortalmente per questa scelta, ups....
DeviantArt è il tuo ArtBook, posti i tuoi disegni, e se poi scopri che qualcuno pure ti ruba un disegno per una commissione privata,  puoi incavolarti come meglio preferisci, non hai che la scelta di quale mazza usare.
Stai lontano da Twitter, Google+, che già così il tempo per essere onnipresente ti manca.
Alla fine ti rimane il Blog: che è  per i pensieri, gli articoli, i dettagli e per raccontare le storie dietro i disegni quando queste esistono. E poi per il resto, naturalmente, i commenti, le riflessioni - come questa medesima - e tutto quanto non puoi mettere da altre parti.
E tra quel tutto quanto si colloca la mia personalissima impressione che Attila e gli Unni stiano conquistando le anime della gente, riuscendo dove hanno fallito con il territorio. Certo, lo so che possono benissimo essere seghe mentali mie, ma essendo mie, le metto qui, dove altro, se no?

In pratica, questo post è solo... per assicurare che anche se il tempo libero è sempre poco, ci stiamo organizzando per aggiornare.
Stay Tuned, Folks...

giovedì 14 agosto 2014

Al centro esatto del mondo

A Gino piace un sacco un telefilm americano, che però non viene più trasmesso in Italia. Gino non riesce a capire come questo sia possibile, visto che quel telefilm è una figata pazzesca.
Invece a Cino (o Mino, o Rino, il nome non conta veramente) piacerebbe molto leggere un libro (o un ciclo di libri), di cui ha visto solo la copertina e letto la trama, e non capisce come mai nessuno voglia pubblicarlo in italiano, perchè è sicuro che sia una strafigata, e che quindi venderebbe moltissimo.
Anche a Rino (o Nino o Vino) piacerebbe molto leggere un libro (o un ciclo di libri), e non capisce come mai quell'editore specializzato a cui ha scritto, e di cui non ha mai letto nulla, non sia affatto intenzionato a pubblicarlo, nonostante questo libro sia sicuramente una meraviglia e venderebbe moltissimo.
A Nino (o Vino o Dino) interessa vedere al cinema sotto casa sua un certo film, e non capisce come mai invece per vederlo debba andare al cinema multisala in provincia, perché ha sicuramente tutte le carte in regola per essere un campione d'incassi, anche se è recitato in scozzese antico, e con i sottotitoli francesi.
A Mino (o Rino o Zino) piace molto un giovane cantante, e non capisce come mai non abbia ancora vinto Sanremo. Il suo amico Cino (o Dino o Pino) è d'accordo con lui, perché a lui piace tantissimo un'attrice e non capisce come sia possibile che non abbia ancora vinto l'Oscar. E Zono non capisce perché quell'attore famoso non viene in Italia a fare la promozione del suo ultimo film Marvel su un personaggio Marvel che in Italia non è MAI stato pubblicato, visto che è convinto che quel film sarà un successone. Mino, Cino e Zono si consolano a vicenda, ma non capiscono comunque.
A Weno piace molto quel gruppo musicale Hard Rock internazionale, e non capisce perché mai non abbiano mai fatto un concerto nel suo paesello in trentino.
Runo non capisce come mai non organizzino mai una convention di Star Trek a Pantelleria, l'isola dove vive lui, che è sicuro che ci verrebbero davvero migliaia di visitatori.
Medo vorrebbe un festival cosplay nel suo quartiere, dove secondo lui sicuramente verrebbe più gente di quei 4 gatti che si sono presentati nel paese vicino.
Rodo invece si è arrabbiato perché non fanno più quella fiera di fumetti nel paese vicino. Lui adorava vedere i coplayer, e farsi fare i disegni dagli artisti. No, i fumetti non li comprava, ma non sarà mica questo il problema, ti pare?
Dredo non riesce a capire perché la sua fumetteria preferita debba chiudere. Eppure lui ci andava ogni settimana per sfogliare tutte le nuove uscite. Duida, la sua donna, non si da pace che debba chiudere l'ipermercato dove faceva sempre la spesa ogni due mesi e continua a domandarsi come sia possibile.
Gnodo non si da' pace alla notizia che quel fumetto che leggeva debba chiudere. Eppure aveva tutti i CBR dei numeri usciti, tutti scaricati un mese dopo l'uscita in edicola.
Wado non capisce perché per avere una foto con dedica di quell'attore debba pagare. Eppure da quell'altro si era fatto autografare tutti i giocattoli di quella serie che l'attore aveva interpretato, e una parte di quei cimeli speciali li aveva venduti anche ai suoi amici, facendoci anche un buon guadagno.
Mudo non riesce a capire perché il telefilm del prete detective vada in prima serata anzichè questo privilegio spetti al suo telefilm sugli zombi contrabbandieri. La madre, il padre, la sorella, la zia, la nonna, i vicini di casa, i compagni di scuola, il tabaccaio all'angolo, le commesse del panettiere e il meccanico e l'amico Toni non lo sanno, ma sono felici e soddisfatti che gli zombi passino in terza serata.
E infine, la storia più triste di tutte: Europa, una delle lune di Giove, non capisce perché ci sia il sole al centro del sistema solare, e questo privilegio non tocchi a lei.

Questi, ed altri, sono brani di conversazione uditi a voce, discussioni trovate in giro per la rete, esternazioni su faccialibro (okay, quella su Europa è di mia completa invenzione), di ieri come di oggi. Passa il tempo ma le domande senza risposta che trovo più spesso sono sempre le stesse, variante più, variante meno.
A volte hanno la risposta implicita, a volte sono mysteri insondabili.
Io talvolta mi convinco che il mondo e tutto il resto seguano qualche legge universale, con regole simili a quelle gravitazionali, in cui c'è un centro, e tutto il resto eccetera gli gira intorno e così via. E che il centro dell'Universo non sia a casa nostra, ma da un'altra parte. Ma comunque sia abbastanza lontano.

Ora, se quest'ultima sia la mia risposta alle domande qui sopra, oppure solo un pensiero secondario improvviso venuto in questo momento medesimo, non è poi davvero importante. Al limite è solo un'altra di queste domande.

Buon Ferragosto a tutti.