mercoledì 25 aprile 2012

Pane e Gommapane


Mariolino avrebbe voluto davvero fare il fumettista. Ma tra una cosa e l'altra gli insegnanti, la famiglia, la ragazza, così come qualche disegnatore professionista - anche se non necessariamente in quest'ordine - infine lo convinsero del contrario. E lui lasciò perdere. Oh, non che fosse stata una decisione così difficile, a dire il vero lui non sapeva poi disegnare benissimo, ne' sapeva scrivere bene, anche se aveva un grande entusiasmo e adorava i fumetti. Ma si può anche essere appassionato della Ferrari e non per questo desiderare di guidarla da campione, per cui si rassegnò.
Fu così che decise che avrebbe avuto un lavoro sicuro, uno di quelli che - potevi starne certo - cadesse il mondo, ci fosse la crisi delle crisi o arrivasse l'avvento di Skynet, lui avrebbe continuato a lavorare, senza interruzione. Ne' impiegato delle poste, ne' operatore di un Call-Center e nemmeno operaio specializzato: lui avrebbe fatto il panettiere.
Nulla a che fare con i fumetti, che avrebbe così dimenticato, arginandoli nella parte della sua testa dedicata ai Ricordi Piacevoli del Passato. Si, non sarebbe stato il massimo, ma nella vita bisogna prendere decisioni difficili. E il pane è qualcosa che l'uomo chiederà sempre. Così la sua vita venne segnata, e cominciò a seguire la via della farina e del lievito.
Imparò a fare il pane, e aprì la sua piccola panetteria artigiana, incominciando a vivere del suo lavoro.

Ora, come succede spesso in questi casi, dopo un po' si creò una clientela affezionata e regolare, ma per uno di quei casi imperscrutabili e bizzarri che ogni tanto ci tira il destino (e anche perché questo è un blog dedicato ai fumetti), capitò che tra questi clienti un giorno finì un editore di fumetti. Che si trovò bene. Che trovò il suo pane ottimo, e ne fu soddisfatto, e tornò ancora nei giorni successivi. Arrivava nel negozio, salutava cortesemente Mariolino, sceglieva il pane (dei panini al latte) e pagava alla consegna, andandosene soddisfatto, e lasciando un buon imput a Mariolino. Così la sua panetteria diventò - malgrado le sue intenzioni - argomento di discussione tra i fumettisti. "Ma sapete che buon pane che produce Mariolino?" diceva l'editore parlando con amici e conoscenti appena ne aveva l'occasione, generando curiosità nei colleghi (o almeno quelli che si ritenevano tali).

Si sa che la gente tende a emulare, a seguire le tracce lasciate dai primi esploratori, e questa vicenda non fa eccezione. Per cui nei giorni successivi altri editori di fumetti decisero che pure loro volevano servirsi dei servigi di Mariolino, che pure loro dovevano avere quel pane prezioso, e seguire la via del successo come il primo editore aveva fatto, seguendo le sue mosse passo per passo.

In un bel mattino di sole si presentò in panetteria un editore tutto felice. "Sono un editore di fumetti, anche io voglio il tuo pane al latte!" Mariolino fù felice di avere un nuovo cliente, e si dedicò a servirlo come meglio poteva. Ma al momento del conto, l'editore protestò: "Costa troppo!" Mariolino allora cercò di spiegargli che quel pane era morbido, richiedeva maggior lavoro e per quello costava di più, ma osservando lo sguardo fisso e la bocca semiaperta dell'editore, mentre lui cercava di parlare di dosi di farina e strutto, si convinse a lasciar perdere. Quindi gli propose altro pane, una baguette: più duro, più bricioloso, ma meno costoso, e più duraturo. L'editore parve dubbioso "Ma è pane o no? Perché io voglio pane."
"Certo che è pane, anche se di tipo diverso."
"Ma è come il pane che ha preso l'altro editore? Perché io voglio il suo stesso pane."
"No, non è proprio lo stesso..."
"Ma è pane, no?"
"Si... è pane"
"Allora siamo a posto!"
Mariolino trattenne ogni commento, ben sapendo lui la differenza profonda che c'era tra panini al latte e pane francese. Arrivati al momento di pagare, l'editore felice dette le sue condizioni, come era sua felice abitudine.
"Pagamento al ricevimento della fattura, in contabilità a fine mese corrente e pagata a 30 giorni".
Questo voleva dire che nel caso oggi fosse stato il 15 del mese, Mariolino avrebbe dovuto comunque mandare lo scontrino, che però sarebbe entrato in contabilità solo il 31, e pagato 30 giorni dopo, all'inizio del mese successivo. Boh, era un po' strano, ma Mariolino non volle contrariare il nuovo cliente e accettò.
L'editore felice lasciò il negozio con il suo sacchetto di carta con la baguette, e risalì felicemente sulla sua Porsche Cayenne. E nei giorni successivi si premurò di raccontare ai suoi colleghi ignari di come quel simpatico panettiere accettava condizioni di pagamento originali... oltre che a fare pure un buon pane, certo, questo era ovvio.

Si, sa, il passaparola funziona meglio di tanti altri sistemi di vendita, e in poco tempo Mariolino si ritrovò a essere il panettiere preferito di diversi editori di fumetti minori, tutti felici di pagare i suoi servizi e avere il loro pane. E anche felicemente lieti di pagarlo secondo le LORO regole. Che variavano dall'uno all'altro, senza regola di coerenza, continuità o logica.
"A due mesi dalla ricezione della fattura. Devo avere la certezza che il pane sia buono e non mi abbia fatto male." disse il secondo editore, mentre pensava a come sistemare quel pane nella sua Mercedes Cayenne.
"A tre mesi dalla ricezione della fattura, devo averlo digerito, ed aver vissuto e lavorato, e quindi essere stato io stesso pagato per il mio lavoro in quei giorni, e quindi SOLO allora, una volta che ho la certezza che la mia vita è andata bene, ti pagherò." ripeté l'altro editore, prima di partire sgommando con la sua Smart Cayenne, e nel sacchetto il suo pane generico senza strutto.
"A cinque mesi dalla consegna. Cioè, io devo mangiare il pane, vivere di quel pane, lavorare, essere pagato, e una volta che ho la certezza che non mi vengano malattie strane (e la banca mi abbia dato gli interessi del mio deposito di questi 5 mesi), solo allora sarò felice e lieto di pagarti come giustamente meriti. E la ricevuta me la manderai allora. Fino ad allora ti devi fidare di ME", disse l'editore popolare successivo "E se ricaverò dei gadgets dal suo pane, o se lo riprodurrò di mia iniziativa, tu non ne riceverai beneficio, perché è tutta un'iniziativa mia, di cui mi assumo rischi e oneri." furono le condizioni del gioviale giovane editore, che subito dopo se ne risalì, con i suoi panini del giorno prima sulla sua Centoventisette Cayenne.
"Intanto prendo il pane, e poi, si com'è la vita, la crisi, le tasse, quando avrò i pagamenti dei miei fornitori, allora sarò felice di pagarti" disse l'editore smemorato, prima di salire sul suo scooter Cayenne con il suo prezioso pane tostato.
"Tu mi dai il pane, io lo mangio, e ti darò una percentuale del 6% su quello che guadagnerò grazie alle forze che mi avranno dato i tuoi panini. E anzi, se vieni in giro a farmi promozione te ne sarò grato. Va bene anche il pane raffermo, grazie, non voglio spendere troppo" disse l'arrembante talentuoso editore barbuto.
"Voglio l'esclusiva per tre anni dei tuoi panini all'olio, pagamento ogni sei mesi in base a come va il MIO lavoro, e quando scadranno i tre anni dovrai richiedere tramite raccomandata con ricevuta di ritorno la fine del contratto, o si considererà automaticamente confermato per altri 3 anni, e la percentuale che riceverai sarà minore, e se alla fine il pane avanza e diventa secco e devo venderlo ai remainders (pardon, volevo dire alla mensa dei poveri) allora niente percentuale, ma è un lavoro duro, non hai idea di quanto ci rimetta io stesso!" disse un altro, non senza borbottare che l'ultima volta il pane gli aveva fatto troppe briciole.

E così via. Nei mesi a seguire, mentre continuava a servire quei fantasiosi editori, Mariolino immaginò che da qualche parte ci dovesse essere un inventore dei pagamenti impossibili, perché tanta varietà doveva essere scaturita da qualche mente superiore ricca di fantasia. Ma nonostante tutto non disse mai di no, e accettò tutte le clausole di quei bizzarri clienti: imparando a segnarsi le scadenze dei pagamenti, impegnandosi il più delle volte a ricordare ai suddetti che ancora non era stato pagato, dopo 10 giorni, 20 o un mese, talvolta andando a fare promozione a casa del cliente, ricordandosi di mandare le raccomandate con ricevuta di ritorno alla fine dei periodi stabiliti per contratto, e imparando a ricevere le risposte più fantasiose che mente umana avesse mai concepito.
"Ma cosa dici? Ma sei sicuro? Ma non è possibile, ti sbagli senz'altro. Ciao. Domani passo a prendere i krapfen, ricordati che siano freschi."
"Lo sappiamo, ma sai com'è, la crisi, l'inondazione, le cavallette... Sono pronti intanto i miei grissini?"
"Siamo pieni di pane, dobbiamo mettere ordine tra le ricevute, abbi fede, e non scordare le pizzette domattina."
"Ti pagheremmo volentieri, caro Mariolino, ma siamo senza soldi, devi aspettare che i clienti ci paghino, poi saldiamo subito, promesso! Intanto mi prepari altre due baguette? Un caro abbraccio!"
"La ricevuta sarebbe arrivata in tempo, se solo io fossi stato in casa a riceverla. Ma ho potuto recarmi in posta solo un mese dopo, e quindi la buona notizia è che sarai dei nostri anche per i prossimi tre anni! Evviva! Ci vediamo giovedì per i panini raffermi"
Ma Mariolino aveva una gran tempra e tanta pazienza, anche se la situazione talvolta lo stressava. Ma quel lavoro se lo era scelto lui, così come sempre lui aveva accettato quelle clausole all'inizio, per cui continuava a  non lamentarsi troppo.

Ma c'era un limite a tutto. Una sera, prima di prendere sonno, mentre si girava nel letto cercando di ricordarsi a chi avrebbe dovuto sollecitare un pagamento l'indomani mattina, anche a lui prese un attacco di sconforto. Per un attimo gli venne un pensiero improvviso "Ah, se fossi stato fumettista. Le cose sarebbero state diverse." Subito dopo si addormentò, come se le preoccupazioni fossero sparite del tutto.

Perché lui avrebbe davvero voluto sentirsi come un fumettista.
E non ebbe mai idea di quanto ci fosse andato vicino.

domenica 8 aprile 2012

Il Maestro e Reginella

Zio Paperone e le Montagne Trasparenti (T 831)
C'è un momento nel corso della tua crescita, in cui cominci a notare delle cose, in cui vedi le differenze. In cui cominci ad apprezzare questo al posto di quest'altro, quando cominci a staccarti dalla massa, quando la smetti di farti piacere le cose che piacciono a tutti, proprio perché piacciono a tutti. Quando cominci a deviare dalla corrente, e ti nasce il gusto.
Evoluzione, maturazione, o semplicemente curiosità, chiamatela come volete. E forse non è nemmeno vero dire che arriva tutto da un certo preciso momento in poi, stabilire che c'è un momento X in cui queste cose cominciano ad accadere.

Lo so, in quest'ultimo caso avete ragione, ma a me piace pensare che la mia personalissima "educazione sentimentale" (per dirla alla Flaubert) sia caratterizzata da alcuni momenti topici, e senza di quelli chissà, magari oggi farei e vedrei le cose diversamente. Certamente uno di questi momenti fù quando cominciai a distinguere tra i vari autori di Topolino. Negli anni '70 Topolino era ancora pubblicato dalla Mondadori, nei singoli numeri c'erano di italiane solo la prima storia e l'ultima, intervallate da diverse storielle brevi americane, che riconoscevi perché invariabilmente avevano come protagonisti Paperino e Paperoga giornalisti del Papersera, Dinamite Bla, Cip & Ciop, o Ciccio e Nonna Papera o i nipoti di Topolino.
Ma erano quella prima storia e l'ultima quelle che rimanevano nella memoria: lunghe, con disegni moderni, appassionanti. Quando ancora non conoscevi i nomi degli autori, cominciavi già a distinguere le storie di Barks da quelle di Scarpa, e che quello un giorno avresti capito essere Cavazzano e l'altro Carpi. Però si trattava di disegni, potremmo dire che fosse facile accorgersene.
Ma non lo dico. Quante volte, a mie affermazioni al riguardo, i miei coetanei contestavano che non capivano, tanto per loro erano tutti uguali? Naaaah, eri solo tu la mosca bianca che lo notava. Tu e qualche altro migliaio di persone in mezzo a miliardi del resto dell'umanità.


Paperino e l'errore del Paperzucum (T 997)
Però, un giorno capitò che quel ragazzino un po' turbolento, al quale ogni tanto la mamma comprava Topolino, perché sapeva bene che se  avesse avuto in mano un fumetto, se ne starebbe stato quieto e non avrebbe continuato a saltare tutto intorno, si accorse anche di qualcosa d'altro, e di differente dal semplice distinguere i disegnatori.
Momenti topici, appunto. Questo è uno.
C'erano queste storie... avvincenti, sempre con qualche esotico mistero, dove i paperi giravano per i posti più strani, in caccia dei tesori più preziosi. Si, ma... tutte avevano UN piccolo dettaglio comune. Qualunque fosse il tema della storia, che fosse per l'affannosa ricerca di qualche tesoro, il viaggio in lontane terre misteriose o la ricerca per la guarire i soldi influenzati di Paperone, ad un certo punto della storia c'era sempre qualcuno (un papero a scelta, Archimede, un medico, uno scienziato, uno stregone africano o il maggiordomo Battista) che per un attimo mostrava uno schema disegnato su una parete, o indicava certi strani cimeli antichi, raccontando (al gruppo di paperi, al solo Paperino, a Qui, Quo e Qua) una qualche teoria scientifica o qualche dimenticata leggenda. Sempre. Era un marchio di fabbrica. Se ti capitava il personaggio che con il dito o la bacchetta che indicava, allora sapevi che sarebbe stata una GRANDE storia, di quelle con quel sapore particolare. 
Qui Quo e Qua aiutavano una zingara? Lei li ringraziava mostrando loro uno schema, rivelando loro di una leggenda lontana. I soldi di Zio Paperone prendevano la febbre? Il medico spiegava su una piantina che avrebbero dovuto intraprendere un viaggio passando per di qua e per di là. Passeggiavano ragionando ad alta voce? Un accattone li sentiva e raccontava loro un'antica storia.
Doveva essere lo stesso scrittore. Evidente, quanto lo era capire che lo scrittore delle storie di Topolino e Gancetto era un altro, e quello delle storie piene di battute, dove non la smettevi di ridere un attimo era un altro ancora. 


Paperino e l'avventura sottomarina (T 873)

Ma per avere la conferma dovetti aspettare un altro po'. Fu solo diversi anni dopo, quando sia nelle ristampe che negli inediti cominciarono a venire indicati gli autori, che riuscii a dare un nome a chi scriveva quelle storie, e ad individuare l'autore delle storie con il tipo che spiegava: e scoprì che avevo avuto ragione, ed erano tutte dello stesso autore, e che si chiamava Rodolfo Cimino. E cominciai ad aggiungere il suo nome nel gruppo dei grandi sceneggiatori disneyani che avrei apprezzato, insieme ai veterani Martina, Scarpa e Chendi, e i meno veterani Pezzin e Concina. Dopo fu facile associare un nome ad un ricordo, ma mi piace sempre ricordare che in un'epoca analogica, in cui se non sapevi qualcosa non te la cavavi subito con la wikipedia, un ragazzino imparò a usare il metodo intuitivo per mettere ordine e classificare i suoi ragionamenti da giovane Nerd in carriera.

E poi? Tutto qui, potrebbe chiedere un lettore distratto. "Uno sceneggiatore così importante e tu riesci a tirare fuori solo questo ricordo?"
Ma questa non è una voce delle wikipedia, è solo un ricordo personale. Se il lettore è in cerca di informazioni su autori Disney, dovrebbe sapere che c'è sempre l'utilissimo sito del Papersera, col suo database e il suo attivissimo forum. E dove sapranno essere più precisi e storiografici (per chi sia interessato alla cosa) di quanto non riesca ad essere io. Io me la posso tirare di essere un'autorità su Conan il Barbaro e sulla Ferrari, su Largo Winch e Buck Danny, ma difetto in molti altri campi fumettistici, o perlomeno mi guadagno la sufficienza.

Qualcosa in più lo posso dire. Cimino scrisse moltissime storie, è sufficiente leggere l'elenco e ritrovarti a ricordarle una per una, ricordarti dove l'hai letta, e cosa facevi in quell'anno, come riaprire un'arca del tempo seppellita vent'anni prima. E inventò molto: le Storie attorno al fuoco di Nonna Papera, per esempio.
E anche se per me rimarrà sempre lo scrittore delle caccie al tesoro, dei viaggi esotici e delle Montagne Trasparenti, del Paperzucum e della "Vanessa", e della gente con la bacchetta che indicava uno schema sulla parete, tuttavia ha fatto ancora di più: qualcosa che ai miei occhi lo rende immortale.
Creò anche Reginella.
E scusate se è poco.

Rodolfo Cimino (Palmanova, 1927 – Mestre, 2012)

domenica 1 aprile 2012

Cartoomics, on My Mind


Cartoomics, puntuale come la cartella delle tasse e il pranzo di Natale, ogni volta che arriva marzo eccola lì, sempre in Fiera di Milano, sempre gli stessi tre giorni di durata, stesso ingresso, biglietteria, e solite facce di sempre (che è sempre bello rivedere, altroché). Ma come tutte le fiere di fumetti ormai, niente fasti o simili, e tutta una serie di difetti che continua a portarsi indietro: manca una lista degli ospiti presenti, gli annunci all'autoparlante non annunciano, ergo ti ritrovi a camminare a pochi metri da un autore che desideri incontrare da sempre, ma non lo sai, perché è coperto dalla folla e nessuno ti dice che succede. E l'afflusso nelle sale, visto che domenica mattina si entrava con difficoltà, tanta era la ressa all'ingresso. Ed entravi con difficoltà anche se avevi già il pass, sia chiaro. Che non era uno solo, ma tre, uno per ogni giorno. Ma te lo dicono solo sabato, quando vai a segnalarli che il tuo di ieri non funziona... e ti danno ADESSO anche gli altri due.
Oltre a sbagliare facilmente l'ingresso: dopo i cancelli col controllo del biglietto, se eri distratto a andavi a sinistra, ti ritrovavi nella fiera del tempo libero, perché i fumetti erano a sinistra (leggere i cartelli, lo so, sono lì apposta, ma uno si distrae un attimo...).
A questo aggiungete tutta una serie di soddisfazioni personali, come il conoscere finalmente uno dei disegnatori/illustratori miti della mia adolescenza di lettore, Aldo DiGennaro, o nella stessa sera ritrovarmi a cenare fianco a fianco tra Angelo Stano e l'amico Felix, e passare una serata divertente. O essere stato costretto a ri-spolverare il mio inglese per chiacchiarare amichevolmente con Gerald Parel, fumettista Marvel francese, poiché i nostri inglesi maccheronici erano il nostro unico punto di contatto.

E poi? Gli amici che rivedi ogni anno, in queste occasione e mai più (vabbè, per il resto c'è sempre facebook), i banchi che espongono tutti gli stessi fumetti, i cosplayer che riempiono i corridoi di colori ed entusiasmo, ma NON comprano fumetti, gli sconti che si abbassano con gli anni e notare quando un amico te lo fa notare che nei corridoi centrali dei banchi vendita, i venditori di fumetti erano in minoranza, surclassati dai vanditori di gadget. E mai che una volta riesci a trovare quei due o tre fumetti che ti mancano, perché sei troppo strano tu a volere proprio quelli, sono troppo strani i fumetti che cerchi, e se li trovi poi non fai nulla perché non ti piace il prezzo, e improvvisamente pensi che in fondo non ti servono poi così tanto.
E poi le novità. Che dal prossimo anno (dicono SOLO per un anno, ma ne dubito...) la fiera si sposta fuori città, a Rho, poiché questa fiera si vede passare sotto la metropolitana, per cui per un anno niente più fiere in zona fiera, non in quei palazzi almeno, che saranno occuoati da scavi e lavori in corso. E tutti a pagare il prezzo maggiorato per la metro fino a Rho.
Ma forse l'anno prossimo in questo stesso periodo magari ho un libro che muoio dalla voglia di leggere.

E in mezzo a tutto questo c'era sempre Jack, con la sua mini videocamera, che si sente molto il regista degli ultimi due Bourne, per come gli traballa l'immagine mentre cammina, impegnato a girare il suo Report personale come sua abitudine.
E la prossima volta magari si ricorda di portare anche delle batterie di ricambio CARICHE, controllandole prima, perché no?
Guardare fino in fondo, o perdete la sorpresa. Non è un pesce d'aprile, però guardate, fate prima a vederlo...
Bye










lunedì 12 marzo 2012

Imparare a remare... arrancando


Una volta, nella metà degli anni '90, quando cominciai il mio lavoro di fumettista, dovetti affrontare il problema della documentazione. Se hai da disegnare una scena che si svolge in una certa città, servirà che ti documenti in modo esaustivo, così da disegnare proprio quella città, e non una qualsiasi. Il più delle volte ci pensava la redazione, inviando tutta la documentazione necessaria, se il posto era particolare e specifico per quella scena, ma altre volte dovevo fare da solo: hai una serie che si svolge a Parigi? Devi disegnare edifici di Parigi, gente parigina,  non puoi fare Milano o Londra. Quindi dovevi cercare. Allora ricorrevo alla biblioteca di casa: una volta che hai la località, guardi se nell'enciclopedia trovi qualcosa, e poi cerchi di pensare se hai altri libri che ne parlino, da qualche parte. Se la risposta era no, dovevi arrangiarti. Una delle opzioni più valide era di andare in un'agenzia viaggi, e chiedere depliant di tale zona. E se l'agenzia insisteva che voleva sapere dove volevi andare, allora inventavi che pensando ad un viaggio così e cosà, e ottenevi tanti coloratissimi depliant, ma poi non potevi più tornare in quell'agenzia, perché non avrebbero più creduto alla storia delle vacanze. E non ditemi che se avessi detto la verità ("Sono un fumettista") avrei fatto prima: ci provai da subito, e decisi che non valeva la pena.

Poi arrivò l'informatizzazione. Internet facile. L'universo a portata di mano. E magari scoprivi che l'isola di Notre Dame che avevi trovato su quel depliant era... ribaltata?? Ma lo imparavi solo quando te lo segnalavano dalla redazione.
Per cui mai più errori simili, oggi è più facile e sei imparato. Cerchi Parigi? Scrivi su Google.
Cerchi un palazzo di Frank Lloyd Wright? Idem.
Lo sceneggiatore ti chiede una scena particolare? Ti manda il link dove trovi tutto, non deve più spedirti un pacco di fotocopie. O ti passa l'indirizzo di un server dove puoi scaricarti tutta la documentazione che ti serve.
Questo si chiama progresso, eh, sì. E dove non arriva la documentazione, ti arrangi googlando in relax: cavalli che cavalcano, molossi che abbaiano, tempi egiziani e look da popolazione nomade, trovi tutto.

Per cui, imparata questa nobile arte del sapersi arrangiare, rimango sempre un po' stupito quando, in un forum o in un social network, leggo di qualcuno che chiede aiuto per trovare cosa e cosi. Quando il più delle volte basterebbe aprire Google, scrivere quello che si cerca e vedere che succede: funziona sempre. Eppure non è così immediato.
"Aiutatemi! Dove trovo il sito di questo tale negozio?"
"Dove trovo il blog di codesto disegnatore?"
"Dov'è il sito della Gazzetta dello Sport?"
"Dove trovo Google?"
"Dove posso trovare in streaming Un medico in famiglia?"
"Ho una barca, come imparo a remare da solo?"

Se vuoi guidare devi fare la scuola guida, e impari a guidare l'auto.
Se vuoi sciare vai dal maestro di sci, e scendi solitario sciando.

"Ma cosa vuoi che mi serva per navigare in rete?" afferma il neo-navigatore, giovane e non.
Come fai a dargli una risposta così su due piedi?
E' possibile che una buona parte degli utenti della rete usi la rete solo saltuariamente? Sì.
Ignorando cosa sia un motore di ricerca, o cosa sia la Wikipedia o l'IMDB? Senza sapere cosa sia PayPal o che ^____^ equivale a :-) ed entrambi hanno un significato preciso, e che se SCRIVI MAIUSCOLO SEMBRA CHE TU STIA GRIDANDO? Che ci sia ancora gente che chiede il significato di IMHO, SOB, MILF, MUX, MKV? Che non sa che le Carte di Credito non ti mandano MAI la mail a casa (scritta in italiano maccheronico) in cui ti chiedono di mettere numero e codice perchè c'è un'emergenza? Che non devi cliccare sui link che ti dicono "Clicca qui, hai vinto un premio"? Che non devi inserire i dati della tua Carta di Credito troppo spesso ovunque ti viene chiesto? Che le finestrelle che ti si aprono in basso simulando una chat con una bella ragazza che ti saluta sono pubblicità occulte e NON vanno premuti?
O che se vai in un sito giornalistico e improvvisamente ti ritrovi su un sito di cinema che ti mostra il trailer di Bruce Willis, non hai sbagliato nulla, ma è il sito che ha un accordo pubblicitario che ogni tanto ti gira sul sito ospite, per cui devi riaprire la pagina recuperando l'indirizzo (non serve premere "Refresh").

Che i forum hanno la loro NETIQUETTE, le FAQ, il tutto per aiutarti a navigare meglio? E che danno per scontato che tu lo sappia? Proviamo per un breve istante a fare la maestrina con la penna rossa: la Netiquette è l'equivalente delle tavole della legge di Mosè: è il regolamento, con i comportamenti da seguire. E quindi se li violi subito non ti devi meravigliare se ti bannano (buttano fuori). O se dicono che si un Troll (rompiscatole intenzionale) e scateni un Flame (provocazione), affermano qualcosa seguito da IMHO (a mio personalissimo parere), o rispondono ROTLF  (mi sto rotolando dalle risate) e ti rimandano alla FAQ (Istruzioni per l'uso).
E' simile all'imparare l'uso delle marce quando guidi. Una volta che impari non lo scordi più, ma il primo sforzo dev'essere il tuo. Per esempio scrivendo le sigle incomprensibili su Google e vedendo che ne esce.

"E tu come le sai queste cose? Te le ha dette qualcuno?" domanda il gioviale lettore del blog.
No, ma quando ho cominciato io c'era Altavista come motore di ricerca. Che trovava molta più roba di Yahooo. Ma poi inventarono Gooooogle, e da allora sono a posto. Ho imparato a navigare, remando.

Per cui, fatemi una cortesia, piccola piccola: imparate le regole basilari della navigazione. Leggetevi le FAQ. Imparate la Netiquette. Salvate gli indirizzi di Google, della Wikipedia e dell'IMDB (serve sempre). Non lamentatevi di avere spam sul vostro sito se avete lasciato la possibilità a tutti di postare (ci sono dei filtri, usateli). Non lamentatevi di ricevere montagne di pubblicità indesiderata (questa è la Spam) se inserite il vostro indirizzo mail su mille forum e siti, e se vi mandano le mail cumulative con gli indirizzi in chiaro. Non pretendete di convincermi che la vostra homepage sia cambiata da sola e non avete idea di perchè ora c'è una donna nuda sul vostro schermo. E se non volete ricevere richieste di Castleville su Facebook, disattivatele (lo so, è complicato trovare come si fa, ma è possibile).
E se ti perdi un telefilm, è forse il caso di tenere sempre pronto il vecchio VHS e programmarlo, anziché domandare pubblicamente dove vederlo in streaming, perché i vecchi sistemi funzionano sempre bene, ogni tanto.
E comunque il Medico in Famiglia si vedeva in streaming dal sito della Rai. E se cerchi bene trovi che molti altri telefilm hanno questa possibilità.
Insomma, dai, non è difficile, solo un pizzico di impegno.

In compenso io non so remare, su una barca vera. In fondo non si riesce a imparare proprio tutto.

venerdì 24 febbraio 2012

Tre, che visse nella balena

Una serata normale, tra amici, come tante altre. Qualcuno è un nerd, qualcuno di più, qualcuno di meno, qualcuno non lo è affatto.
Non è poi un evento così raro. Una pizzata tra amici, al solito: ognuno conosce tutto quello che deve sapere su gli altri. Che vita fai, dove abiti, come vivi, dove lavori. Chi timbra il cartellino, chi è impegnato a frequentare un corso serale (di Inglese/computer/computer grafica, scegliete quella che più vi aggrada) perché è a casa in cassa integrazione, e chi fa il libero professionista.

La conversazione, davanti alla pizza, è sempre incentrata sugli stessi argomenti: fumetti, hobby, Gundam, donne, lavoro, ordina la pizza, prendi il dolce, una birra grande o media, come vuoi chiamarla, tanto la misura è uguale, il sapore anche, e non c'è scelta, ce n'è una sola: alla spina, bionda, avanti, vuoi deciderti a ordinare?
Poi, nel momento di pausa dopo la pizza, prima che la cameriera torni tra noi per chiederci se tutto è a posto e per elencarci la lunga lista dei dolci (la conosce a memoria), ecco che qualcosa turba quella quieta tranquillità: mentre Uno parla di musei provinciali con Due, mentre Quattro, Cinque e Sette discutono della fumetteria locale, e del perché i cartonati siano sempre nel posto sbagliato, ecco che Sei si rivolge a Tre, facendo un'affermazione.
"Tu, mi devi fare un disegno!"
Non una domanda, non una richiesta, un'affermazione. Si, lo so, c'è molta differenza tra le due cose, per cui quella richiesta suona stonata in quella situazione. Ma è colpa tua, caro Tre: in fondo te la sei cercata, lo sai. Tu sei sempre disponibile, sei sempre ben disposto, raramente mandi a quel paese qualcuno e solo pochi mortali possono testimoniare di averti visto davvero incavolato, ma quando lo riferiscono vengono scherniti, perché tutti sanno che Tre è un vero pezzo di pane. Cerchi di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, ti imponi di non pensare al lato negativo di ogni situazione, e Pollyanna ha sostituito Freud nelle tue elucubrazioni esistenziali, e adesso proprio tu, che credi in tutto questo, ti meravigli se ti fanno un'affermazione al posto di una richiesta?
E fosse la prima volta. No, il nostro caro Tre, te la sei cercata.
Perché tu sai disegnare. E non lo fai con fatica, oh, no. Ti viene facile. Ti hanno visto prendere una penna in mano, e fare un disegno. Solo tu sai che quel disegno, fatto in piedi, sopra un giornale tenuto in mano, senza punti d'appoggio, è venuto malissimo, tutto storto e non ne sei fiero, nonostante tu ci abbia messo l'impegno.
Il messaggio che è sempre passato è che per te è facile. E fai pure una vita facile: sempre a casa, con i tuoi orari ("a non fare un cazzo" dice qualcuno, pensando di essere un fine umorista), hai un lavoro facile, che ti lascia la testa tra le nuvole, che non ti fa pensare ai problemi dei comuni mortali. Tu solo sai l'impegno che ci metti, conosci lo stress del vuoto di creatività, e quello della scadenza imminente, ma non vuoi lamentarti, non è giusto. Questo lo farai tra colleghi, a tempo debito.

Rifletti. Non che in passato sia stato differente: una volta erano gli insegnanti a scuola a far fare a te le cose più complicate, poi toccò ai parenti a chiedere questo e quello, e in tutto questo tempo naturalmente anche gli amici, sempre con richieste, tanto per te era facile, che ci voleva? Se dicevi no eri quello difficile, che faceva il prezioso. Per cui okay, va bene,  Tre vi accontenta tutti, ma non gli rompete, okay, ma questa NON è cosa giusta.

E adesso lo fai per lavoro. Il che vuole dire che qualcuno ti paga per farlo, e questa è invece cosa giusta.  E lo fai bene (o almeno ti illudi sia così), sei apprezzato (speri ardentemente che sia vero), e stimato (implori non sia una pietosa bugia). E quindi? Eppure alla fine anche tu ti sei accorto che quando scrivi il tuo nome su eBay - solo per curiosità, non fai mica male a nessuno, vero? - appare una lista di disegni tuoi, fatti qui e là, alcuni anche con la dedica, messi in vendita. Guardi quelle cifre (non sei COSI' famoso, non ti illudere, sono basse), e ci pensi che quei disegni li hai fatti gratis, solo perché te li hanno chiesti. Ma sai benissimo che  questo non ti bloccherà quando farai i prossimi, non ti ritroverai mai a pensare che quei disegni potrebbero venire un giorno venduti. "Fa parte delle cose che accadono," ti ripeti, così come si rompe pure il frigo o la pompa della benzina sull'auto, e Pollyanna trionfa.

Quindi perché ti fermi e fissi in faccia Sei mentre la cameriera sta elencando la lista dei dolci in ordine alfabetico inverso? Non sarà che tutto questo sfaldi il tuo elaborato alibi? Naaaah.
Perché Tre deve fare un disegno a Sei? Perché Tre è un disegnatore, ovvio. Disegnare per lui è facile, ovvio. Non è una fatica, ovvio. Per cui che gli ci vuole? E' dovuto.
Perché Sei non chiede a Dodici di avere una birra gratis, visto che lui lavora nella pizzeria? Ma Dodici ci lavora, non è sua la birra. Tre ricorda bene che  Dodici tempo addietro gli venne presentato. Lui non ci pensò sopra troppo, e quando Sei riferì a  Dodici delle sue abilità di disegno, pensò fosse più rapido fare lo sborone, e su un pezzo di carta fece un ritratto veloce di Dodici, che rimase stupito e piacevolmente sorpreso. E pareva fosse finita lì, palla al centro, si ricomincia.
Eh, no: un mese dopo Dodici ti chiede se gli fai un ritratto, con la moto Kazakozo, il giubbotto Urigami e lo Stetson, con camicia hawaiiana e stivale Sajami Bonsai di Almanegretta. Tanto per te è facile, eh? Non sei tu quello che ha fatto il ritratto veloce un mese fa? Fregato da solo.
Dovresti sparare una cifra, farla passare per commissione, e allora vedresti che cambiano idea. "Ah, no, ma allora no, io credevo che lo facevi per amicizia."
Ora Tre vorrebbe dire la stessa cosa a Sei. Ce l'ha sulla punta della lingua, sà che sarebbe la cosa più giusta. Ma sà anche che una risposta simile rovinerebbe l'atmosfera allegra della serata. E che non è la prima volta e non sarà nemmeno l'ultima, per cui, nel breve e intenso momento passato dall'affermazione di Sei ad ora, durante il quale tutto il contenuto di questo post ti è venuto in mente, decidi di non-rispondere con una non-risposta:
"Vedremo."

Resisti, caro Tre, e benvenuto nel mondo reale, a lungo negato. L'hai sempre saputo, ma devi uscire da quella balena, e imparare a dire di no. Anzi, devi imparare a dire NO!
Lo sai anche tu che queste lamentele qui sopra sono solo piccole eccezioni. O se non lo sai e non lo credi, ti prego, fingi da qui all'eternità che sia davvero così. Non è tutto totalmente negativo. Gli appassionati li puoi accontentare, ancora e sempre, quando ti chiederanno un disegnino, accontentandosi anche se è storto o veloce, e continuerai il tuo lavoro creativo, e le pizzate con birra media (o grande, il bicchiere è lo stesso).
Per tutti gli altri, patiti di Stetson o venditori di eBay, non disperare:
un giorno o l'altro ti regaleranno un Dalek.... :-)


Un abbraccio dal tuo alter ego, Jack.

domenica 5 febbraio 2012

L'alto costo della pizza

C'erano una volta, seduti insieme a chiacchierare, 5 amici. Caso bizzarro vuole che fossero tuttti disegnatori di fumetti, che si conoscevano e si frequentavano da parecchio. Assieme avevano attraversato diverse vicissitudini lavorative, ma adesso potevano considerarsi abbastanza sistemati, tranquilli e soddisfatti. Mi capitò di passare di lì per caso, seduto al tavolino di fianco, e sentirli parlare. Questa è la cronaca di ciò che accadde.

"Avete letto questa notizia," cominciò Marcolino, leggendo distrattamente il giornale. "Pare che una statistica affermi che lo stipendio medio di un lavoratore italiano è di 1300 euro al mese".
La notizia venne accolta distrattamente dagli amici, che si limitarono a qualche commento generico, mentre giocavano con la loro cocacola o mescolavano distrattamente lo zuccherò nella tazzina di caffè.
In realtà ognuno di loro pensava. Pensava al proprio lavoro, come fanno sempre i disegnatori, e pensava ai suoi guadagni, e ognuno pensava al suo stipendio medio. E come se un'entità aliena avesse dato loro un comando telepatico, si ritrovarono tutti a calcolare QUANTE pagine dovessero disegnare per arrivare a portare a casa quella cifra alla fine del mese. Con discrezione, ognuno fingendo di non essere visto dagli altri, ognuno a modo suo, fecero i loro bravi calcoli.

Non che fosse una cosa facile stabilirlo, innanzitutto. Ogni pagamento che arrivasse loro andava calcolato decurtato di una ritenuta d'acconto, che veniva calcolata secondo una precisa formula, sempre e comunque troppo complicata da ottenere, quanto molto semplice da spiegare: "Verrrà dedotto il 20 % calcolato sul 75% del totale". Talmente complicato che il più delle volte più di uno di loro lasciava in bianco la ricevuta di pagemento, limitandosi ad applicarci la marca da bollo da 1,92 Euro.

Marcolino fu il primo a farsi i suoi bravi conti, arrivando alla conclusione che per raggiungere quello stipendio medio avrebbe dovuto fare 11 pagine al mese. Bè, sì, ce la poteva fare, eccome. Non era fortunato come i suoi colleghi Pippo, Pertica e sopratutto Palla, che poteva permettersi di fare 5 pagine al mese e guadagnare lo stesso, ma poteva capirlo, era un veterano e lavorava su un personaggio popolare. Sempre che non ne facesse comunque 11, e con i soldi che riusciva a mettere da parte avrebbe potuto permettersi (come sfizio, of course) di compare un pezzetto di Fallingwater. Se poi ne faceva 30 (come il collega Pertica), allora avrebbe poteva comprarsi l'intero Guggenheim Museum.

Anche Ciocco si fece i suoi bravi conti. Lui aveva una buona mente matematica, e i calcoli li faceva a memoria, e arrivò subito alla soluzione. Lui per raggiungere quella cifra, lavorando nella grande famiglia felice del suo felice editore, doveva farne 39 di pagine. Oh, bè, non che la cosa gli fosse difficile, in fondo era abituato a produrre pagine come se piovesse. E nessuno gli diceva nulla se le braccine di tizio erano più corte, o se le pieghe della manica non erano esatte. Bastava che le facce avessero tutte rigorosamente 2 occhi, un naso, una bocca, due orecchie, il tutto in una forma accettabile, e tutti erano più felici e soddisfatti di prima. Per un attimo però si ritrovò a pensare ad un momento più felice, della sua pur finora ancora breve e felice vita lavorativa, visto che solo due anni prima, gli sarebbe bastato farne 28 di pagine, per raggiungere quella cifra media. Ma si sa, la crisi, le tasse, la gente non legge più fumetti, se veniamo pagati di meno tutti, lavoriamo di più, adesso questo era il trend, e la vita felice continuava, ancora più felice. Certo, magari l'unica Falligwater che avrebbe potuto permettersi lui sarebbe stata una di carta, ma in fondo cheglimmmportava a lui di Fallingwater, se poi nemmeno sapeva che cacchio fosse?

Gigino i conti se li era già fatti precedentemente. Il suo editore ottimista si era vantato al momento dell'affidamento dell'incarico, di pagare ben DUE ero lordi più dell'editore felice. Per cui lui poteva permettersi di fare due pagine in meno dell'amico per raggiungere l'ottimista cifra media. Ma siccome non aveva mai mollato quel lavoretto di grafica pubblicitaria, poteva farne di meno, il resto dei soldi arrivava per altri lavori.

Melanna, l'unica ragazza del gruppo, non aveva tanta voglia di fare i conti. Temeva il risultato. Ma li fece lo stesso, digitando rapida sul suo iphone le cifre necessarie. "65" era la cifra finale. 65 pagine. La cosa positiva era che in caso di fumetto di 100 pagine, in due mesi lo consegnava finito, ma le chiedevano sempre aggiustamenti, correzioni... Fortuna che c'era il lavoro di baby sitter del marmocchio dei vicini. Peccato che l'amico editore che le aveva commissionato un paio di storie non l'avesse chiamata più, ma anche lui aveva dovuto ridurre la produzione: con lui ne sarebbero bastate 33 di pagine per raggiungere la cifra ideale. No, per fortuna che c'era il marmocchio, decisamente. Ma quello che non reggeva era Keroro.

Licio, fu l'unico tra di loro a parlare, rompendo quella cortina di silenzio che era seguita alla lettura del giornale da parte di Marcolino. "Mi sempre una cifra esagerata, da quanto risulta a me lo stipendio medio più realistico per un giovane assunto è di 900 euro mensili."

Melanna fu la prima a pensarci, o se vogliamo quella con iPhone più veloce a calcolare. Ehi! ma così le bastavano solo 42 pagine per arrivare allo stipendio medio. Figo, questo voleva dire che una volta al mese avrebbe potuto permettersi di evitare la cura del piccolo bastardo, ed evitarsi le verdi avventure del sergente Keroro in TV.
Gigino, sempre ottimista come il suo editore, questa variante di calcolo l'aveva già fatta, sempre facendo il paragone con l'amico Ciocco e il suo editore felice. Gigino poteva fare 24 pagine, una in meno dell'amico, e la cosa lo riempiva di estrema e ottimista soddisfazione.
Ciocco fu l'ultimo ad arrivarci, ma solo perchè il suo cellulare era più arcaico, e aveva sbagliato un paio di volte a digitare (troppa fretta, e cifre troppo piccole per vederle bene senza farsi notare dagli amici). Quel 25 finale lo riempiva di soddisfazione, perchè lui di pagine ne faceva davvero 39, per cui questo significava che guadagnava molto di più della media. E questo lo rendeva felice, proprio come il suo editore felice. Certo, solo due anni prima ne sarebbero bastate 18... ma era inutile pensarci troppo.
Marcolino pensò che 7 pagine le faceva tranquillamente in un mese. E anche se dalla redazione gli avessero spaccato il capello in quattro per la posizione delle orecchie dell'eroe ("troppo alte, correggi"), per lo sfondo  poco dettagliato ("Non si legge l'insegna sul negozio, correggi"), non avrebbe avuto problemi a rispettare le consegne. E così i colleghi Pippo e Palla. E sopratutto Pertica e il suo palazzo Guggenheim.

"Bè, che ne dite di farci una pizzata una sera?" propose Licio, rompendo il silenzio.
"Per me si può fare." disse Marcolino, ragionando che con una pagina pagata avrebbe potuto anche offrire lui la pizza a tutti quanti. E anche il dolce.
Ciocco aderì alla proposta, felice. In fondo la spesa della serata sarebbe stata pari al costo di una pagina, e col resto poteva prendere ancora qualcosa, e la cosa ci poteva anche stare, visto che in un mese ne faceva tante.
Quell'ottimista di Gigino pensò a sua volta che lui avrebbe potuto prendersi pure il caffè o l'amaro, rispetto a tutto quello che avrebbe preso l'amico, per il solo costo di una pagina. E queste eran soddisfazioni, altro chè...
Melanna ci dovette pensare su: una pizzata corrispondeva ad una pagina intera, ma solo se evitava il dolce e il caffè. Ma avrebbe sempre potuto sacrificarsi a qualche anime, almeno per una volta in più, ma una serata con gli amici valeva un Keroro.

Alla fine furono d'accordo. Continuarono a chiecchierare per un po', poi Melanna chese a Licio come andava con il suo lavoro.
"Abbastanza bene", rispose Licio. "Ho ricevuto il contratto dell'editore, ben 4 pagine scritte fitte fitte. Per tre anni l'editore avrà l'esclusiva della graphic novel a cui ho lavorato negli ultimi 5 anni. Nessun anticipo, ma una percentuale sul venduto, da corrispondere ogni 6 mesi, ma solo se le vendite superano le 1000 copie. Ma per 5 anni l'editore ha l'esclusiva del personaggio e della vendita del volume. E il contratto è rinnovabile automaticamente ogni 3 anni, a meno che io non provveda a disdire con un ragionevole anticipo."

Gli amici lo guardarono fissi. Ognuno di loro aveva atteggiamenti discordanti riguardo all'amico e al suo lavoro. Una "graphic novel" era un bel risultato, era una cosa da invidiare. Ma quel contratto sembrava loro un'inghippo. Niente anticipo ("Son tempi duri"), niente certezza di diffusione ampia ("I distributori si mangiano metà incassi, l'è dura"), in fondo in fondo provarono un po' di pietà per l'amico, sentendosi dei privilegiati.

"Allora rimaniamo d'accordo, facciamo per venerdì?", propose Licio, e gli amici e colleghi si trovarono d'accordo. Poi quel ritrovo terminò, come sempre terminano questi ritrovi, gli amici si salutarono, si alzarono, e ognuno si diresse verso i fatti suoi, ognuno perso nei propri personali ragionamenti sul costo della pizza, l'alto costo della vita, o le avventure del sergente Keroro.

Tutti meno Licio. Visto che il suo lavoro principale era fare il pizzaiolo, per lui la pizza aveva costo zero, proprio come la sua graphic novel. In fondo era il suo privilegio.
Il privilegio della pizza.
E son soddisfazioni.

giovedì 26 gennaio 2012

Centottantotto

Ogni tanto arriva anche il momento di usare il blog in maniera più tradizionale, ovvero il modo in cui il 97% dei disegnatori usa i blog. "Per farsi i fatti propri?", domanda il lettore attento.
No, per farsi pubblicità. O perlomeno, visto che sono parole pur sempre tra pochi intimi, (niente più di quattro chiacchiere tra amici) il momento di annunciare cosa troverete pubblicato di Jack nei prossimi giorni.
Troppo spesso qualche amico o conoscente mi ricorda che ho  scordato di ricordare loro quando era uscito qualcosa di mio. Accidenti, succede sempre che ti dimentichi di qualcuno, porca paletta, per cui scriverò tutto qui, e poi manderò loro via mail il link del blog, così se succede di nuovo posso sempre accampare la scusa che "l'avevo scritto nel blog". Non che serva, quando i parenti ti telefonano arrabbiati, ma almeno così è meglio che accampare un'amnesia improvvisa dovuto allo shock termico dell'inverno. 
Anche se in quest'ultimo caso qualcuno mi aveva pure creduto, incredibile ma vero...
 Inizio anno pieno di impegni, poichè per tutta una serie di motivi si trovano ad accavallarsi produzioni diverse, cominciate in tempi diversi ma finite quasi alla pari, per cui è meglio se scrivo tutto per bene, e non faccio errori.

 Per fare le cose per bene, appunto, dobbiamo seguire l'ordine cronologico di pubblicazione. Ad aprire la danze è stata la pubblicazione del terzo volume della serie Don Camillo, delle Renoir, raccolta di storie brevi tratte dai racconti di Guareschi, uscito un mese fa, nelle librerie. 
In coda al volume una storia di 8 pagine disegnata da Giampiero Casertano e inchiostrata da me. Un lavoro cominciato in punta di piedi, timoroso di sbagliare tutto, dovendo lavorare su matite di un disegnatore più celebre, il tutto seguito con rigorosa cura da Davide Barzi, e alla fine anche il timore di lesa maestà è passato, una volta che lo stesso Casertano mi ha dato l'ok, una volta visto il mio lavoro di inchiostro (grazie Giampiero). Maledicendo i raggi delle biciclette mentre li disegnavo (guai a sbagliare come sono messi in una ruota, altrimenti se ne accorgono tutti, porca paletta), e a parte qualche piccolo qui-pro-quo nelle comunicazioni (il mondo non saprà mai quanto è arrivato vicino alla sua totale resa nei confronti delle truppe di Vega...) tutto è andato per il meglio.
In lavorazione anche una seconda storia di Guareschi, sempre con Casertano, ma in uno dei prossimi numeri (ci arriveremo quando sarà il momento).

Seconda pubblicazione, uscita proprio in questi giorni in edicola, ecco Kepher #3, edizioni Star Comics, su testi di Roberto Cardinale e Stefano Nocilli. Il ritorno ai Bonellidi dopo un po' di tempo, il primo senza Federico ai testi (ma rimedieremo prima o poi), un lavoro che si è prolungato oltre il tempo preventivato, perchè per fare le cose bene, come diceva Obi Wan Kenobi, ci vuole tempo, e un bonellide non si disegna in 3 mesi, sperando che poi nessuno se ne accorga e te lo faccia notare. Così alla fine ci metti 8 mesi, vai fuori mercato, fuori dal mondo e dalla logica, ma se sei uno che ci mette sempre l'anima (o quella che rimane), non ce la fai a tirare via, e la cura che ci metti è la stessa di sempre.
E così alla fine entra un'altro bebè nella famiglia dei fumetti di Jack, primo tra i pari, laddove nessuno dei lavori presenti e futuri è il prediletto del babbo, ma sono tutti belli e bravi allo stesso modo. E se un preferito c'è, Jack non lo dice di certo. Giusto per essere chiari, da piccolo odiavo quando amici di famiglia e parenti mi chiedevano sorridenti "Bel bambino, ma vuoi più bene a mamma o papà?", e non si fidavano delle diplomazia del piccolo Giacomino che biascicava un "tuttiedue!": peste vi colga, voi che rivolgete domande simili agli infanti!
Ma come al solito mi emozionerò trovandolo in edicola.
Comunque, un grosso grazie Roberto per la fiducia e la supervisione rigorosa.

Le terza uscita non è un bonellide, ma un bonelliano vero e proprio: Nathan Never #249, "Cielo di fuoco", inchiostri miei su matite di Guido Masala, i testi di Stefano Vietti, e la cura certosina ma inflessibile di Antonio Serra, in edicola dal 18 febbraio.
La storia finale della saga delle "Guerra dei mondi", dove il disegnatore, mentre la disegna, viene a sapere suo malgrado tutto, ma proprio tutto quello che accade e accadrà nei prossimi mesi (addio supence, per i disegnatori non esiste). Un'intesa ottima con Guido, la fiducia di Serra (The Best of Both Worlds) e le sue attente osservazioni, ed  ecco la storia che mi ha permesso di rientrare in una grande famiglia che non ho mai sentito troppo lontana.
E che in una fredda giornata d'inverno mi ha permesso di farmi sentire (per non più di 5 minuti, ma me li farò bastare) come il salvatore della patria (il mondo non saprà mai, bla bla bla, non pensate chissachè...). Altra emozione (più più) anche in questo caso, quando lo prenderò in edicola.

Davide, Graziella, Giampiero, Roberto e Guido: cinque persone che ho conosciuto nell'ultimo anno, con la quale è nata una fiducia reciproca e una buona intesa. E nessuno di loro l'ho ancora conosciuto di persona, e questo da solo dovrebbe essere un buon motivo per fare un monumento all'inventore del telefono e a quello delle mail. 

"Okay," dice il lettore atttento, "Ma poi? E nei prossimi mesi che dobbiamo aspettarci?"
Una cosa alla volta, non vi bastano nello stesso mese 188 pagine bonellidi in bianco e nero? Ne volete ancora?
Okay, ma più in là.
E avendo solo il cielo come limite.