sabato 2 luglio 2011

Metà Oscure

Fu in un film che vidi diversi anni fa, ma di cui non ricordo l'esatto titolo. Era una delle tante riduzioni de "Il principe e il povero", il classico tema dei due sosia, scambiati per un equivoco o per qualche sordida trama (la seconda, in questo caso), una di quelle trame che gli scrittori nei loro libri di "consigli di scrittura" ti dicono di non usare mai a meno che tu non sia disperato e senza idee (le altre sono la caccia al tesoro e il pazzo che vuole distruggere il mondo), o non sia uno sceneggiatore di StarTrek Voyager, tanto per intenderci.
Comunque, in questa versione de "Il principe e il povero" (ignoro se sia presente anche nel testo originale) c'è una scena in cui il giovane principe, che si ritrova come straccione in mezzo alla strada, viene salvato dall'aggressione di alcuni ceffi da un avventuriero alla Han Solo, e si ritrova a viaggiare con lui per il resto della storia. Il principe ovviamente racconta di essere tale, ma nessuno, e tantomeno il nostro Han Solo, gli crede (in fondo il mondo è pieno di giovani visionari tutto sommato innocui). In questo momento si ritrovano in una taverna, e il principe è isterico, e grida a Han Solo "Come ti permetti di sederti di fronte a me? Sono il futuro Re, puoi farlo solo dopo che io te l'ho concedo!". Han non si preoccupa, è abituato alle esternazioni di quel giovane straccione che comunque è simpatico, ma interrompe l'azione di bere dal suo boccale, e rivolgendosi con esagerata deferenza al suo giovane "principe" gli chiede, in cambio dei favori che gli ha fatto nelle ultime ore (salvato dai ceffi, tirato fuori da almeno mille brutte faccende, pagato i pasti) di concedergli il privilegio unico di poter rimanere sempre seduto di fronte a lui. Il ragazzo si ferma un attimo a pensare, e poi acconsente, lo scambio gli pare equo.
Poi la storia si evolve, il vecchio Re è morto e deve essere eletto come nuovo Re, ma tocca al giovane principe di venire incoronato, e non il povero che è al suo posto, ergo è necessario che al più presto possibile, e possibilmente di nascosto, avvenga lo scambio di persona. Seguono scontri coi cattivi, e Han Solo, tuttora scettico sull'identità del suo giovane amico rompiballe, combatte e vince. Il principe riesce a sostituirsi in tempo, e viene incoronato Re.

Nell'ultima scena il giovane Re entra nella sala del trono per sedersi per la prima volta sullo scranno reale, la sua prima azione come nuovo sovrano, e tutti i dignitari si alzano in piedi. Con loro anche Han Solo, sbigottito nel vedere che il Re ha davvero l'aspetto del suo sciocco compagno. E' a bocca aperta e... in quel momento il giovane Re gli si rivolge, tra lo stupore di tutti i presenti, e dicendo "Tu no, Han Solo. E' un tuo privilegio, ricordi?".
Fine della vicenda, i nobili si chiedono chi sia quel tipo che siede di fronte al Re e brinda alla sua salute. E' uno che si è conquistato un privilegio.

Ci sono molti tipi di privilegi. Un politico pretende l'auto blu, l'elicottero di stato, il barbiere scontato, la tessera per lo stadio eccetera, e se è più scaltro chiede pure di venire coccolato e riverito, e magari anche mantenuto per il resto della sua vita a spese dello stato.
Per il calciatore il privilegio è l'ingresso gratis in discoteca, la Porsche nera e la velina da broccolare. Vincere un campionato del mondo? Bazzecole, non è quello l'obbiettivo principale, ci sono le scarpette da pubblicizzare. Ogni categoria ha i suoi privilegi pretesi.
Per il disegnatore medio è avere almeno il pass gratuito alle fiere. Se è fortunato ha pure il privilegio di avere le copie omaggio della sua pubblicazione, e se è molto fortunato lo pagano per andare da qualche parte. Altri privilegi? Dipendono da persona a persona. Ma per principio dovrebbe valere la regola, valida anche per qualsiasi essere umano, di non venire presi per il culo dal primo che capita.

Un esempio? Se conosco un amico da più di 10 anni, se ci conosciamo benissimo, se possiamo prenderci per il culo quando ci pare senza rimanere offesi, questo non autorizza uno più giovane che conosco da un anno a potermi prendere per il culo allo stesso modo perché noi lo facciamo. L'amico ha un privilegio, tu ancora NO!
Se mi dai un colpo dietro la testa perché lo trovi divertente, come faccio a non spiegarti che può essere divertente se hai 5 anni e sei in cortile di prima elementare, ma non lo è certo venti anni dopo tra adulti. Nemmeno se siamo amici di vecchia data. E se dopo tutto questo elaborato discorso per fartelo capire mi dai pure la botta sul braccio perché vuoi che ti ascolto, sappi che tale mossa NON ti è concessa, porca paletta, per lo stesso identico motivo, e non ti azzardare a darmi pacche sulla nuca pensando sia divertente, NON LO E'!
Ancora: tizia ha avuto un insegnante 20 anni fa, è diventato un suo grande amico, affettuosamente lo chiama con un diminutivo che può suonare irrispettoso, ma lui non s'arrabbia, la conosce e ricambia. Okay, il di lei figlio non può chiamarlo allo stesso modo: se lo fa lui, è un'offesa. Capisci la differenza? E' chiaro il concetto di privilegio conquistato sul campo? E se il ragazzo non capisce, hai la prova che la scuola non è più quella di un tempo.
Ma ci sono anche i privilegi che ti verrebbero concessi, ma che di cui non puoi usufruire: un amico lavora in un maneggio, e il suo lavoro è spalare rifiuti organici tutto il giorno; se lui si definisce uno "spalamerda" e lo trova divertente, questo non vuol dire che io possa chiamarlo così, anche se lui dice che non si offende: no, ma è offensivo comunque, e non fa per me, sorry. Puoi dirlo tu, ma se ci provo io, è uno spregio. Chiamatelo rispetto reciproco, privilegio, pessima abitudine, il nome non ha importanza.

E qui torniamo ai nostri disegnatori. Come dicevo sopra, non ne hanno molti, di privilegi acquisiti. Ovvero, qualcuno vorrebbero averlo, qualcuno ne hanno ma è condizionato, loro malgrado, al ruolo che ricoprono. Un po' come per un partecipante del Grande Fratello.

"Ecco Joey, dal Grande Fratello XXV!" Ovazione della folla televisiva.
"Ecco Domenico, da Zagor!" Ovazione della folla fumettistica.
"Ecco Giogi, da Zona X".......... Silenzio irreale tutto intorno. Due cespugli rotolano nel deserto.


I fatti: c'era una volta un disegnatore veterano, che ha lavorato per quasi ogni editore del passato, avrà disegnato oltre 10.000 pagine di fumetti popolari, pure tu l'hai letto quando eri un ragazzo, ha visto gente, fatto cose, difficili da ricordare tutte senza sembrare che se la stia tirando. E' invitato a partecipare ad una esposizione di originali, durante lo svolgimento di una fiera di fumetti, con annesso incontro col pubblico... ma quando anche tu arrivi in loco scopri che in lista è inserito dopo il giovane maestro, già "aiutante" (concetto infinito, anche lo sgommatore o il ragazzo dei caffè è un aiutante) dell'AUTORE. Vabbè, regole della casa, cosa vuoi che sia? Non sarà la prima volte e nemmeno l'ultima, suvvia...
Ma quando pure le hostess carine ti chiedono se vuoi assistere all'imminente incontro col pubblico del MAESTRO, il tenero Giacomo pensa che si rivolgano al veterano delle 10.000 pagine ("Si, voglio assistere!"), ma scopre subito che il riferimento è al giovane talento ("Vabbè... Allora anche no..."), e in tutto questo non ha nemmeno idea di quando parlerà il veterano (forse domani), allora cominci a pensare che qualcuno qui non abbia ben chiaro cosa sia un privilegio conquistato sul campo. Che le 10.000 pagine non contino nulla. Attenzione NON è colpa dell'autore giovane, pure lui è invitato allo stesso modo, non è lui il problema, ma chi ha organizzato il tutto. A chi non capisce la differenza. O pensa che la differenza (ma voglio credere non sia così) stia tra fumetto popolare (il veterano da 10.000 pagine) e fumetto artistico (l'aiutante del MAESTRO). E quindi secondo questa regola Jack Kirby o Milton Caniff vengono dopo Charles Schulz, perchè Snoopy è filosofia, Steve Canyon e i Fantastici Quattro sono semplice intrattenimento.
Lo sai, pensi che ci siano profondi equivoci in questo mondo di fumetti, fumettisti e appassionati. Che come avviene in qualsiasi altro campo ci sono le piccole ingiustizie e i meriti non meritati. Potresti pensare ai premi fumettistici, a quando quel tal premio - definito a suo tempo l'oscar del fumetto mondiale (ma dai suoi responsabili, non dal resto del mondo) - cominciò a essere assegnato a disegnatori che ti sembravano normali, con curriculum normali e pubblicazioni normali... ma che erano state pubblicate dall'editore che era pure l'organizzatore. Vabbè, hai sentito parlare dei premi letterari e delle loro ingiustizie, non puoi pensare che nel fumetto siano esenti da difetti? No, non lo penso, ma lo stesso modo capisco che il premio "assoluto", quello davvero meritorio, non esisterà mai, perché ci sono troppe variabili nelle regole di attribuzione. Ricordi quando un tuo collega amico si ritrovò candidato ad un premio importante organizzato da una celebre fiera di fumetti, e candidati con lui erano anche autori di fumetti... strani. Non brutti, ma decisamente "strani". Con cerchi o quadrati che parlavano, dove si esprimevano concetti, i colori si sovrapponevano senza apparenti regole, oppure erano del tutto senza testi (o impaginazione). E il tuo amico invece disegnava persone con braccia e gambe. A vincere furono quelli che sembravano amebe che parlavano (poco), colorate (poco) e disegnate (altrettanto poco). Qualche ragionevole dubbio sul premio ti venne già allora.

In quel momento la tua metà oscura cerca di prendere il sopravvento, sfonda quel muro che le hai eretto intorno per tenerla sotto controllo, e ti insinua nella mente il ricordo della lettura di un tipico curriculum, dei tanti talentuosi esordienti e aspiranti promesse del radioso mondo dei comics. Tutti ne abbiamo letti di simili, sono più o meno così:

Tal dei Tali
Ha partecipato alla mostra collettiva di Villa Romea di Steveriàn nel 1998, e infinite altre (seguono dieci righe con altrettante date e luoghi di mostre collettive); ha pubblicato sui volumi "Omaggio a Pazienza", "Omaggio a Giardino" (segue la lista di altre dieci pubblicazioni di omaggio a qualche autore), ha partecipato all'antologia "Mostri metropolitani" edita dal collettivo Metropoli nel 2003 (e altre 10 pubblicazioni di editori liberi e indipendenti), ha pubblicato storie a fumetti sulla rivista "Treno amico dei pensionati" e "le Ville venete e Napoleone", suoi disegni sono apparsi su Scuola di Fumetto, Fumo di China e Fumetti d'Italia, ed ha lavorato professionalmente con Bonelli e Topolino. Ha pubblicato diversi volumi con l'editore Tizio, e storie con Caio, Sempronio e Tribuzio. Ha tenuto un corso di fumetto presso il comune di Chieti nel 2007.

Intanto nel totale il curriculum è arrivato ad essere lungo venti o trenta righe, e concludi (sei giovane e ingenuo) che il tipo ne ha fatta di roba.

Il mio curriculum anni fa era questo:
Giacomo Pueroni, dopo aver lavorato nel campo della grafica, comincia a pubblicare vignette umoristiche su pubblicazioni amatoriali di Fantascienza. Poi entra alla Sergio Bonelli Editore e lavora su Zona X e Jonathan Steele.

Tre righe. Anche allungando il brodo, aggiungendo i nomi delle pubblicazioni amatoriali e qualche aggettivo colorato, al massimo arrivavo a quattro, sempre meno del giovane esordiente.
Ma quelle quattro righe (con aggettivo) volevano dire anche dire più di mille pagine pubblicate di fumetto popolare. Gli anni passano, e col tempo ho aggiunto i nomi di altri editori con cui ho collaborato, e il curriculum (senza aggettivi) è arrivato alla ragguardevole lunghezza di sei righe. Se aggiungo molti aggettivi posso arrivare a sette, forse otto. Di più non riesco, mannaggia. E le pagine disegnate e pubblicate nel frattempo sono prossime alle 2.000, se non l'hanno già superato.
Secondo voi, quale dei due curriculum fa più effetto?

Ora sei pronto affinchè la tua Metà Oscura prenda il sopravvento. Puoi rinnegarla, cercare di respingerla, ma è inutile, fa parte di te. E' la tua parte cattiva, quella che non subisce e si sfoga, che si prende i suoi 5 minuti di cattiveria, e rilegge il curriculum del giovane esordiente, sezionandolo col bisturi, per capire tra le righe che cosa DAVVERO ci sia scritto.


Ha partecipato alla mostra collettiva di Villa Romea di Steveriàn nel 1998, e infintite altre ( seguono dieci righe con altrettante date e luoghi di mostre collettive);

Un disegno in una mostra collettiva. Ne fanno tante, a volte ti puoi imbucare facilmente. Guadagno prossimo allo zero, ma se riesci a vendere l'originale, puoi considerarti molto fortunato. Ma non ti arrabbiare se in una collettiva dedicata alle rose nell'iconografia Art Noveau nessuno ha apprezzato il tuo omaggio ai Judas Priest.

Ha pubblicato sul volume "Omaggio a Pazienza", "Omaggio a Giardino" (segue la lista di altre dieci pubblicazioni di omaggio a qualche autore);

Stesso discorso di sopra. Ti chiama Caio Tizio e ti dice "Me lo fai un omaggio al Maestro, per un volume collettivo? Se sei esordiente lo fai, fai qualsiasi cosa. Anche un omaggio a Oesterheld, pure se non sai neppure chi sia o comecacchio si scrive, o ai Watchmen senza nemmeno averli letti. Chiaramente il disegno è aggratis, ma se sei molto fortunato ti regalano una copia del volume; se sei abbastanza fortunato ti fanno uno sconto sul prezzo del volume stesso; se sei normale devi comprarlo, ma se chiedi anche ai tuoi parenti e amici di prenderlo per sostenerti, l'editore te ne sarà grato, e forse a Natale ti inserirà nella mail collettiva di auguri.

...ha partecipato all'antologia "Mostri metropolitani edita dal collettivo Metropoli nel 2003 (e altre 10 pubblicazioni di editori liberi e indipendenti),

Pubblicazioni indipendenti... Se l'editore è in gamba potrà convincere le fumetterie locali a tenere in negozio qualche copia delle loro pubblicazione (carta patinata, bianco e nero, però con le sfumature di grigio, che fa fico, brossurato, ha 48 pagine ma pesa un chilo, e il prezzo da cartonato a colori). Non c'è la certezza che l'editore abbia l'abitudine di mandare gli auguri per Natale, meglio informarsi. Di sicuro, quando gli editori indipendenti compilano il loro di curriculum, il nome del giovane esordiente serve a riempire le duecento righe necessarie (trecento con un sapiente uso di aggettivi).

...ha pubblicato storie a fumetti sulla rivista "Treno amico dei pensionati" e "le Ville venete e Napoleone",

Riviste a modesta o anche grande diffusione, ma non specifiche di fumetti. In cui manca un editor con spirito critico. Puoi chiamare e proporti con una storia a fumetti, e il redattore responsabile ti ringrazia, ti dice sì, perchè gli togli il peso di dover riempire 10 pagine a parlare di treni per pensionati e ville venete e Napoleone. Guadagno probabile, o perlomeno possibile. Se sei molto fortunato è abbondante; se sei abbastanza fortunato ti intestano un'abbonamento; se sei normale chiedi ad amici e parenti di prenderlo per sostenerti. E' molto probabile che per Natale ti arrivino gli auguri stampati su cartoncino. Sai com'è, le riviste cartacee hanno ancora questa abitudine di usare la posta normale.

...suoi disegni sono apparsi su Scuola di Fumetto, Fumo di China e Fumetti d'Italia,

Potrebbero aggiungere qualsiasi altra rivista, tutti abbiamo avuto almeno una volta un disegno pubblicato su qualche rivista. Guadagno zero. Ma una riga in più nel curriculum.

...ed ha lavorato con Bonelli e Topolino.

Solo perchè sei un tipo preciso (le Metà Oscure a volte lo sono) vai a controllare: una storia qui e una sola là. Oppure trovi la sua pagina di Wikipedia, e scopri che ha colorato un numero di Prezzemolo. E non ti chiedi come mai una seconda storia non ha seguitola prima, perchè in fondo la risposta la sai: ma lasci che a farsi questa domanda ci pensi qualcun altro.

Ha pubblicato diversi volumi con l'editore Tizio

Talent scout che ti paga discretamente, si tiene gli originali, ti chiede di partecipare alle fiere e di fare promozioni - il pass te lo fornisce, almeno quello - ma ti borbotta dietro se non gli sei eternamente grato per la sua immensa generosità. Se sei sfigato, oltre a tutto questo ti stampa il volume in copisteria.

... e storie con Caio,

Editore che non paga, si sa, lo sanno tutti, e lo evitano come la peste, e se tanto mi dà tanto hai imparato pure tu a evitarlo, ma intanto va bene per il curriculum.

...Sempronio

Niente anticipo e 10 % sulle vendite, ma distribuzione pessima, quasi inesistente; puoi sempre ricorrere ai parenti.

...e Tribuzio

Gestita da curatore globetrotter dal curriculum immenso, ma mancante della dicitura - dopo ogni editore elencato nel suo di curriculum - della specifica "cacciato a pedate per dimostrata incompetenza".

Ha tenuto un corso di fumetto presso il comune di Chieti nel 2007

Ecco, se si fortunato qui hai preso molti soldi. Magari evita di dire che il corso era per i bambini della scuola materna, non da' valori aggiunti, anche se allungheresti di una riga il curriculum.

Messaggio Nascosto nel curriculum: ti mantengono i genitori, o hai un buon lavoro in banca. O sei ricco e basta, e i fumetti li fai per divertimento, un po' come faceva Pia Zadora ai suoi tempi.

No, i disegnatori non chiedono molti privilegi. Se li devono conquistare, ma alla fine poi non sembra nemmeno che siano così importanti., ed è un peccato. Così come non è importante nemmeno sfondare il tuo muro personale e lasciare sfogare il tuo Lato Oscuro: tanto poi torni a erigere il muro per tenerlo isolato. Ma è sempre lì, pronto a uscire.

Non provocatelo, mi raccomando.

Epilogo
Senza volerlo, a quella fiera di fumetti hai sentito una delle hostess carine che raccontava agli amici della sua serata precedente, con le amiche al seguito del giovane autore per bar. Non l'hai fatto apposta, si sono seduti nella panchina davanti allo stand in cui eri tu, coprendo la visuale della tua presenza al resto della fiera, e pure se stai facendo altro non puoi non ascoltare mentre racconta per dieci minuti buoni - non sottovoce - la serata di lei e le sue amiche al seguito del giovane maestro, con la voce piena di stupore.
Aspetti che finiscano. Che si alzino e si allontanino piano.
E poi, solo poi, cominci a ridere come un matto...

martedì 7 giugno 2011

Alla fiera dell'Est

Tanto tempo fa ma non troppo, in un periodo in cui il mondo del fandom cominciava a evolversi e a differenziarsi, cominciarono a nascere le prime convention dedicate al genere fantastico, o almeno che non fossero quella di Startrek. Già, perchè Startrek anche in questo campo aveva anticipato tutti, almeno qui in Italia. Già dai tardi anni '80 lo STIC aveva incominciato a organizzare delle convention, le STICCON, un posto dove radunare un gruppo di appassionati, e da allora cominciò a ripetersi puntuale una volta all'anno. Dalla ventina di persone dei primi tempi al centinaio, per arrivare al migliaio diversi anni dopo. Gli appassionati crescevano, unendosi su questa passione comune, e poi magari col tempo decidevano di dedicare un club a quell'altro ciclo di film, o a quel telefilm, o a quell'altro. Il Fandom si organizzava.

Ma dovette appunto passare qualche anno perché venissero organizzate anche altre convention di genere fantastico.

Oh, interessante, e questo cosa centra? Un attimo, ci arrivo, questa è la solita intro, più o meno come Telegraph Road dei Dire Straits, che comincia lenta e parte dopo dieci minuti.

Dunque, parlavamo delle altre convention del fantastico. Avvenne che una di queste, dedicata ad una serie di film molto famosi, cominciò a svolgersi regolarmente, per il piacere degli appassionati. Ma da un certo anno in poi ne vennero a conoscenza anche persone al di fuori del fandom specializzato. La notizia dilagò... come mai? Una forte pubblicità, sotterranea e martellante. Cosa avvenne?

Mettiamo che all'epoca (dieci anni fa, anno più, anno meno) foste tra coloro che frequentavate un forum di fumetti. Siete lì, leggete e scrivete, discutete di comics, di supereroi e bonelliani, di editori e disegnatori, e un bel giorno vi trovate un post di qualche nuovo appassionato, magari con un nome pieno di X e Y che prende la palla al balzo dell'ultimo Tex Willer per dire agli appassionati che se erano davvero interessati alle bistecche alte due dita e alle riserve indiane, allora gli sarebbe interessato sapere che in data tal dei tali, nel posto di Tizio e Caio si sarebbe svolta la (aggettivo a caso) convention degli appassionati di quel (aggettivo maggiore, a caso) ciclo di film che tutti sicuramente conoscevano. E già che c'era, senza impegno, elencava programma e orari, sicuro che avrebbe interessato tutti.

Poi spariva. Per riapparire su un altro forum, magari di filatelia, dove in una discussione su filigrana e Repubblica di San Marino, interveniva per segnalare che tutti gli appassionati di Repubbliche sicuramente non potevano perdersi la (aggettivo a caso) convention fantastica che si sarebbe svolta nel posto Tizio e Caio in data tal dei tali.

E poi spariva. E poteva riapparire su una mailing list di Taglio e cucito, in una discussione di vestiti economici, e fare notare come - in quel tale film - i vestiti/Saio erano interessanti, e quindi (che combinazione!) poteva interessare che in data tal dei tali nel posto Tizio e Caio si sarebbe svolta la (aggettivo a caso, differente dai precedenti se possibile) convention fantastica che sicuramente avrebbe ottenuto adesione entusiasta da parte di tutti gli appassionati di Taglio e cucito.

E poi spariva.

Ma laddove era passato lasciava tracce. I commenti a seguire andavano da qualche isolato "Oh, interessante, fico, mi piace, grazie" ai più numerosi "Scusa, ma cosa centra con "Tex Willer/la Repubblica di San Marino/vestiti economici" questa notizia? Sei un po' fuori tema."

Forse avete capito dove andiamo a parare. A tutti gli effetti questa era SPAM, pubblicità indesiderata imposta. Talvolta si cancellava l'iscrizione del prode appassionato, più spesso si ignorava.

Certo, il tipo di cui sopra spammava abbondantemente nel mondo dei forum di varia nerditudine, ma non si può dire che non facesse la pubblicità necessaria ad uno scopo (La convention piena di aggettivi). Però nel farlo commetteva una maleducazione di netiquette.

L'evoluzione di questa ingloriosa faccenda si ebbe un anno dopo, nell'occasione dell'annuale premio Italia, una manifestazione del Fandom Fantastico italiano. Alla diffusione dei finalisti annuali, se andavi a vedere la pagina con tutti i voti dei candidati, comprensiva di quelli esclusi dalla finale, trovavi un nome particolare presente in tutte le categorie: scrittore, illustratore, traduttore, operatore artistico, curatore eccetera. Con due voti in tutte. La soluzione era facile, qualcuno si era votato da solo, sostenuto da un amico fedele. Nessun problema, accade più spesso di quanto si pensi, ma magari gli autori non aveva idea che i voti sarebbero stati diffusi al completo, e che quindi tutti gli interessati che visitavano quella pagina avrebbero detto "Guarda, il solito furbo che si vota da solo ovunque."

Fu allora che mi rivelarono come il nome ripetuto fosse l'identità reale del nome con tante Y e K.

Ecco, tutto questo per dire che a volte c'è gente che si sa vendere. Che sa come creare attesa e farsi pubblicità, che usa sistemi moderni ma alla portata di tutti, e li usa in un modo che altri non fanno. E che nel farlo magari rompe anche i coglioni ad un sacco di gente (inconveniente inevitabile, già).

Anche (e sopratutto) nel campo fumettistico bisogna sapersi vendere. Interessare il pubblico, informare quando esce un tuo fumetto, così come un attore ti informa che è uscito un suo film, o un un gestore telefonico ti suggerisce che col loro nuovo cellulare potrai mandare un milione di SMS, MMS, MP3 per solo un milione di centesimi di Euro. Ma attori e telefoni sono delle autorità nella pubblicità, i disegnatori no.

Cosa devi fare quando esce un tuo fumetto?

Non è affatto facile. Innanzitutto, è poi necessario? Se lavori con un editore grande no, ci pensa abbastanza lui, e sopratutto il pubblico compra il fumetto popolare perché c'è il personaggio, non per il disegnatore. Ma nel campo editoriale minore la pubblicità sarebbe necessaria.

Un disegnatore dovrebbe farsi conoscere in ambito locale: magari nella sua città, informare la stampa dell'uscita di una tua opera, organizzare mostre e incontri col pubblico, vendersi per la causa. Ci sono disegnatori che sono delle autorità, maestri insuperabili, e fanno scuola.

Ce n'era uno che specializzato nel lavorarsi i fanzinieri, i gestori dei siti internet, e sapeva muoversi con la maestria di un elefante in un negozio di cristallerie. Ma non agendo in cristallerie, ma in sottoscala ripieni di fumetti, nessuno esclusi i presenti se ne accorgeva. Chi scrive di fumetti di solito è un appassionato che lavora per la gloria. Il suo eroe è Marco M. Lupoi, che da fanziniere è entrato a lavorare nel magico e colorato mondo dei fumetti. Utopia, diciamolo subito, visto che i posti sono quelli ormai, e nessuno (giustamente) si schioda.

Ribaltando il concetto, e concentrandoci un attimo sugli scrittori "sui fumetti", vediamo che essi orbitavano intorno al mondo dei professionisti, e quando ottenevano un contatto lo consideravano un bene prezioso da coltivare con cura. L'autore ti da' un'anteprima, ti fornisce delle notizie inedite o ti racconta un aneddoto? E' proprio quello che gli appassionati vogliono. Ti scrive via mail? Grande. Ti telefona? Immenso. Ti vede di persona? Grandioso! Ti invita alla sua grigliata? DI-VI-NO!!

Più l'Autore si allargava e più generava entusiasmo nella stampa specializzata. Potevano pubblicarti tutte le prove "del talentuoso Pippo Formaggio", in alcune (aggettivo a caso) tavole di prova del personaggio X. E dopo tre mesi avevi ancora a disposizione altre (aggettivo ecc. ecc) prove sul personaggio Y. Il lettore si trovava pieno di prove di Pippo Formaggio, e solo se faceva 2 + 2 si accorgeva che il talentuoso talento aveva fatto una sola storia di un personaggio Z qualunque e poi era sparito. E se "Eleuterio von Pennino" debuttava su un personaggio popolare, potevi trovare un lungo pezzo di presentazione con una lista di lavori fatti, ma sconosciuti ai più. Ma nessuno faceva 2 + 2, ed Eleuterio festeggiava con un barbeque pasquale pieno di invitati presi dalla stampa specializzata e siti internet sui fumetti. E potevi giurarci (oh, se potevi) che ad ogni nuova storia di von Pennino quel sito o quella pubblicazione ne avrebbero dato la notizia con ragguardevole importanza. E se per qualche sciagurata situazione un autore accettava una consulenza di qualche tipo da uno scrittore sui fumetti, potevi dcommettere che entro pochi giorni dall'uscita dell'opera compiuta avresti trovato sul sito Internet dello scrittore un suo lungo pezzo in cui spiegava come e perchè lui, modesto appassionato, avesse salvato capra e cavoli, evitato l'affondamento del Titanic e recuperato il gattino sull'albero, e tutto questo grazie alla sua (aggettivo a caso) consumata consulenza. Ed è molto probabile che nei giorni successivi camminasse anche sopra le acque. tentando inutilmente di duplicare pani e pesci con colleghi e amici. E anche se non firmava con un nome pieno di X e di Y, di sicuro otteneva lo stesso rispetto dello spammatore di cui sopra.

Per cui ogni autore di fumetti sà che deve tenere un ragionevole distacco dagli appassionati: per evitare di trasformare innocui universitari lettori di fumetti in mostri senza testa.

Ma chi si sa vendere non segue questa precauzione. Continua a dialogare con tutti, continua a informare di qualsiasi cosa faccia, fosse anche solo un articolo su una pubblicazione sconosciuta, e se genera mostri, questi saranno utili mostri. Si preoccupa di informare la stampa, e se è il caso a cazziare i siti internet o i forum specializzati perchè non hanno recensito la sua ultima (aggettivo a caso) opera, magari ignorando che il solitario collaboratore di tal sito o pubblicazione che recensiva tutti gli albi fino ad allora, A) s'era laureato ed era passato a "miglior" vita, dove i fumetti non si leggevano più, B) s'era scoperto miope e necessitava di riposare gli occhi, C) s'era rotto i le balle dei fumetti e aveva venduto tutto alla fumetteria all'angolo, oppure D) aveva trovato una ragazza.

Beati coloro che riescono a fare così. Io no. Non so vendermi, lo confesso. Tutto ciò mi è curiosamente estraneo.

In un forum locale intervenni per segnalare che un post intitolato alle uscite di un editore di Perugia non era completo, perchè si limitava a ricopiare una newsletter relativa alle produzioni nippe. Mi limitavo a fare notare (a mio parere in modo civile) che magari era il caso o di indicare anche le produzioni italiane e americane di tale editore, per completezza, oppure semplicemente di cambiare il titolo del post in "Uscite nippe dell'editore di Perugia". Mi venne risposto che potevo pensarci io se volevo, e che comunque non era gentile criticare e basta, che probabilmente complottavo qualcosa e ce l'avevo con lui. Feci notare che essendo autore NON sarebbe stato indicato che fossi io a dare una notizia, perchè avrei barato il risultato con il mio intervento: se guardi in un forum per vedere se parlano di te, non devi essere te a chiedere che lo facciano. Non ne parlano? Pazienza, anche questo è una specie di sondaggio. Ma se fossi stato un buon imbonitore avrei fatto di mia iniziativa come mi aveva suggerito il Permaloso Postatore Perennemente Paranoico.

Invece limito le mie apparizioni sui forum, ignoro se i miei vicini di casa sappiano che lavoro faccio, e la mia edicolante lo scoprì solo perchè vide la mia foto su un giornale locale, per il pezzo che mi dedicò un amico giornalista. Evito le mostre a livello locale per il poco interesse suscitato a suo tempo dalle uniche che mi coinvolsero. Ed allo stesso modo non mi preme di organizzare incontri col pubblico nelle fumetterie: quando ci provai venne il diluvio in due occasioni, per cui capì i segnali del cielo (forse ho detto troppe battute sulla chiesa, Signore?) e mi misi il cuore in pace. Alla stessa fiera di Pordenone di qualche settimana fa (post precedente) non ho pensato se non a sera inoltrata, che avrei potuto mettere un cartello con il mio nome davanti allo stand, visto che magari chi passava era un lettore di Jonathan o Harry, e non avrebbe mai saputo che lì c'era una disegnatore che poteva interessargli incontrare.

No Jack, ammetti che non ti sai vendere. Non dici nemmeno all'assicuratore che lavoro fai, non metti concorsi nel blog, non posti foto di donne nude o di gattini, non fai nomi e cognomi, non recensisci film (colpa del cinema di Gorizia) e videogiochi (e chi trova il tempo??) e nemmeno fumetti (certi fumetti li leggo solo io). Colmo dei colmi non inserisci nemmeno il blog nelle firme che usi nei forum, meno che mai hai annunciato la sua esistenza sui siti di Fumetti, Filatelia e Taglio e cucito. Nelle fumetterie non metti in primo piano i tuoi fumetti, nemmeno dove il gestore è un tuo vecchio amico. E se un amico scrittore ti nomina ad un incontro col pubblico come autore della copertina del suo ultimo libro, ti schernisci un po' imbarazzato.

Alle fiere saluti chi ti conosce ma non ti presenti agli editori, fai l'appassionato semplice. No, è sbagliato, lo capisci? Non firmi con un nome pieno di X e di Y, non spammi, e sopratutto non inviti alle tue grigliate ed ai barbecue la stampa specializzata.Non te la tiri. Eh no, questo la stampa specializzata non lo può tollerare. E nemmeno i frequentatori dei forum. Per cui continueranno ad ignorarti, così come fanno con innumerevoli tuoi colleghi, che neppure loro sanno vendersi. Ergo non ti scocciare troppo se leggi l'ennesima intervista ad Eleuterio von Pennino o altre prove del talentuoso ma sconosciuto Pippo Formaggio.

Tutta colpa della strada che non scegliesti, lo sai, vero?


lunedì 23 maggio 2011

Lassù, nell'operoso Nord-est...

Anche da queste parti, ogni tanto, capita qualche buona fiera di fumetti. Piccolina, ma con la crisi che tira può bastare, se è solo a poco più di un'ora da casa. Un po' di mercatino, qualche autore in sessione disegni, uno spazio per la sezione ludica, e gli immancabili cosplayer, per un totale di due capannoni della Fiera. Senza l'aspirazione a diventare una nuova Lucca del triveneto, o l'atteggiamento di "Ora glielo facciamo vedere noi come si fa una fiera". E' PordenoneComics, anche quest'anno puntuale come il conguaglio dela bolletta del gas: arrivano nello stesso periodo, ma posso assicurare sicurezza con non si mettono d'accordo. Unico grosso neo la pioggia battente che ha caratterizzato tutta la giornata di domenica, unica giornata di pioggia di una settimana di sole, ma probabilmente il signor Fantozzi e famiglia erano da quelle parti a cercare fumetti e miaoegizi.
Per il resto tutto come al solito: lo stand di Anjce, Miriam, Alessandro, con Luca impegnato in specialità ludiche, e come al solito il mio immancabile incontro con Paolo Cossi, con il quale ci incrociamo ad ogni fiera ormai. E poi la ricerca sulle bancarelle, l'esplorazione degli scatoloni sotto i tavoli, quelli dove finiscono le offerte e dove trovi cose inimmaginabili. E io come al solito che faccio filmati e scatto foto ai soffitti (e allora? C'è gente che collezione bustine di zucchero, io fotografo i soffitti dei capannoni).
Lascio il resto del post alle immagini, promettendo di riuscire prima o poi a superare le resistenze di blogspot nel caricare i filmati. Enjoy Folks!









domenica 1 maggio 2011

Soli in mezzo a noi



Comincia in maniera assolutamente inaspettata.

Come ogni anno in primavera inoltrata, arriva puntuale la telefonata dell'agente dell'assicurazione previdenziale, che annuncia che deve vedermi per consegnarmi il solito attestato dei versamenti, che il bravo e coscienzioso disegnatore allegherà al suo modello unico al momento giusto. E come quasi ogni anno, ogni volta è uno nuovo. Normali avvicendamenti, si usa dire, e come ogni volta so che appena mi vedrà cercherà di essere socievole, ma no problem, me lo aspetto.

Infatti come ogni volta, appena arrivato e data un'occhiata intorno, il nostro nuovo agente vede la scrivania con tavole da disegno in lavorazione, si incuriosisce come un gatto di fronte ad un televisore, e regolarmente, puntuale come un'eclissi di sole o un millenario passaggio di cometa in un fottuto giorno nuvoloso, gli sorge spontanea la solita domanda:"Ma lei che mestiere fa?"

Già, mi trovi a casa un pomeriggio di un giorno feriale, qualche idea te la sarai già fatta, e probabilmente sei curioso, e poi tutti quei disegni, il disordine, e quindi...

Come ogni volta, a quel punto mi trovo nella situazione che tutti i disegnatori conoscono bene. Spiegare che sei un disegnatore di fumetti, e sperare che finisca lì e non voglia approfondire. Macchè. Che sia il nuovo agente dell'assicurazione, o o l'amico di un amico a cui ti presentano dicendo pomposamente che sei un fumettaro, appena scoprono che sei disegnatore di FUMETTI, ti incalzano raggianti, e subito ti chiedono curiosi "Per chi lavori? Che fumetti fai?".

E qui sorge il solito spinoso problema. Perché da buon conoscitore dell'editoria, e del mercato, e dei lettori, e delle domande dei lettori e di quelle dei non lettori, sai le probabilità che il tuo nuovo interlocutore abbia letto un fumetto recentemente sono vicine allo zero, e se nel caso qualcuno ti dice che ha letto proprio il TUO fumetto allora è un complotto, e qualcuno lo ha pagato per dirlo, (ma se lo prendo me la paga cara). Per cui che senso ha, ti sei detto meditabondo la prima volta che ti è capitato - e ti ripeti ogni volta che capita, che senso ha dunque spiegargli nel dettaglio il nome dell'editore, o la testata per cui lavori? Ti fisserà con uno sguardo vuoto, rendendosi conto che con un certo imbarazzo dovrà dire che non ha la minima idea di cosa tu stia parlando.

Certo, nei bei tempi di disegnatore Bonelli potevi cavartela dicendo il nome dell'editore, e ai primi segni di sguardo vuoto potevi subito aggiungere "L'editore di Tex e Dylan Dog.", cercando di metterli tutti costoro a loro agio, facendo ritrovare loro una parvenza di sorriso, un colorito vivace e la parola (rigorosamente in quest'ordine), ma - mai contenti - subito dopo volevano il nome della testata, laddove solo i più spregiudicati temerari osavano dire "Ah, ne sono un grande appassionato, li leggo sempre!", ma in ogni caso, a meno che non ricevessero come risposta "Tex, Dylan o Zagor", scuotevano la testa sconsolati, ricominciando a boccheggiare, ad assumere un colorito ceruleo, e nell'imbarazzo essere costretti a dirti che la tua serie non l'avevano mai nemmeno sentita nominare.

Per cui, ormai temprato da anni di conversazioni con curiosi temerari, di solito me la cavo tergiversando, balbettando frasi come "un editore dei tanti" o cercando di chiudere il discorso su quell'argomento. A volte aggiungevo che potevo anche dirglielo, ma se lui non li conosceva non avrebbe avuto senso sentire un nome come un altro. Un po' come chiedere ad un tecnico di computer cosa aveva il tuo PC precedentemente guasto e sentirti dire che mancava un file CHK, che la RAM aveva interferito con lo scan disk e impallato Skype e MWASPI, per cui necessitava di un ripristino come se fosse Antani. Conosci i sintomi, vero? Hai lo sguardo vuoto, il colorito ceruleo e il tuo neurone attivo ti sta gridando nella cassa cranica "Così impari a fare domande cretine!".

Ma i volenterosi temerari spesso insistono, spiegandoti che leggevano tanti fumetti fino a poco tempo prima, quindi erano e sono esperti, e ti sparano un "Dica, dica!" in attesa che il loro neurone si attivi per cazziarli come meritano, quando sarà il momento.

Ma torniamo all'episodio iniziale. Come ho detto il tavolo da lavoro è pieno di fogli di cartoncino a matita, o parzialmente inchiostrati, di formati differenti perché differenti sono i lavori. Ma l'agente delle assicurazioni, forse perché essendo accompagnato da una giovane praticante vuole far vedere come si conquista il cuore del cliente, insiste (lo fanno sempre, ahimè), e in quel momento sul foglio in cima al tavolo c'è un primo piano inchiostrato di Nathan Never che sbuca dalle sottostanti matite di Guido Masala. Penso a quando davo come risposta Jonathan Steele o Harry Moon, e il nome non diceva nulla all'interlocutore (colorito ceruleo, sguardo fisso nel vuoto), per cui mi dico che posso benissimo rispondere Nathan Never per questa volta, e magari ho la possibilità di ottenere una reazione positiva.

Dici male Jack.

La reazione la ottieni si, ma è quella sbagliata.

Poi, a mente fredda, ti ripeterai che probabilmente l'agente i fumetti li conosceva davvero, o almeno parzialmente, e che forse ha già conosciuto altri disegnatori. Perchè la sua risposta è più o meno "Lei intende dire chiaramente che è uno di quelli che disegna e poi in realtà firma un altro, naturalmente?"

Alt. Stop, fermate il mondo, qualcuno premi il pulsante di pausa nel Life-player... cosa? What? W.T.F.?

Il mio neurone mi spiega con calma "Ti ha preso per un "negro", facile!"

Calma Giacomo, calma, non è grave, non ti scaldare, non è come puoi pensare. Non vuole essere offensivo, c'è sicuramente una spiegazione e la otterrai, se non in questa sicuramente in una delle tue prossime vite...
La mia risposta è comunque un po' "piccata" e secca. "NO, quelli in gergo si chiamano negri, ne conosco parecchi, ma IO disegno e firmo da solo. Stop insistere su quest'argomento, grazie"

Fermati qui, non insistere, conta fino a centomila, e nel frattempo salutalo con cordialità e non fare trasparire nulla. Va tutto bene, tutto è a posto, e non barare, sei arrivato appena a contare fino a 200, ho detto 100.000, ma forse è meglio se arrivi a 250.000. Saluti, stringi la mano, chiudi la porta sorridendo, possibilmente senza sbatterla, e adesso siediti e continua a contare...

In realtà il pensiero è a mille, qualche sinapsi della mia mente stava provando la telepatia sperimentale gridandogli nella testa, cazziandolo, sbraitando che in Italia non saremo in tantissimi a fare fumetti da professionisti, ma comunque saremo almeno qualche paio di centinaia, e la possibilità che ne incontri uno dal vero non sono così remote come vedere un'eclissi di sole o una cometa millenaria. A meno che non sia nuvolo.
Ma... "E se invece la soluzione fosse un'altra?" Mi suggerisce il neurone (magari invece è un altro che si è appena attivato, e quindi ora sono due, fantastico...). Forse davvero quel signore ha incontrato clienti che millantavano di lavorare con un grosso personaggio, e che magari gli hanno spiegato pazienti che in quel campo è così, che è normale essere gli aiutanti di uno famoso, e ormai quelli famosi non disegnano più, e lasciano che a fare tutto siano loro, gli Amati, Amichevoli, Anonimi Aiutanti.
Si, perché esistono davvero, e ne ho conosciuti pure io. Sia di quelli regolari, aiutanti inseriti nei credits della storia, sia quelli anonimi. Quelli che per 10/20 euro a pagina si vedono offrire la possibilità di fare gli sfondi, inchiostrarli completamente, fare tutte le finestre, e magari anche le maniche della giacca del protagonista "Ti serve per esperienza, io ti sto aiutando, hai bisogno di fare pratica, non credere che io ti stia sfruttando, non io, NON IO! i 200 euro a pagina che prendo mi servono per aiutare TUTTI i giovani che seguo, e ho tante spese, non mi rimane praticamente nulla, e tutti i più bravi incominciano così, credi a me, faremo grandi cose assieme, ma sopratutto, non toccare la mia Ferrari Testarossa, le impronte danneggiano la vernice."

Già. Ma che sia un agente assicurativo o un giovine gestore di ancor più giovine fumetteria, credi più probabile che l'omino che ti dice di disegnare Nathan Never sia un negro piuttosto che un disegnatore completo a tutti gli effetti? O sei prevenuto...

O qui gatta ci cova.


Sassolini nella scarpa? Ecco, appunto, questo è uno di quelli. No, non che l'interlocutore che suppone sia per te così scomodo (semplicemente gli auguro un foruncolone grosso come una zecca sul culo che gli impedisca di sedersi per giorni, ma a parte quello niente rancore e amici come prima, non son un tipo che serba rancore, giammai), ma che i negri (o gli A.A.A.A., termine politicamente più corretto) sconosciuti siano più di quelli che pensi. Sono tutto intorno a noi.

Vivono in mezzo a noi. Ai margini della visione, nei battiti di ciglia, agli angoli di un cartoncino Fabriano 4, nelle zone d'ombra della pagina, con firme nascoste... in-sospettati e in-individuabili. Cercando di farsi strada nell'avido mondo dei trafficanti di negri, e provando a convincere gli agenti delle assicurazioni (incassando soldi da loro sono una delle poche categorie a non potere NON vederli) della loro esistenza. Non permetterti mai di dimenticarti che esistono, e sopratutto che non sono pochi.

E si, lo so benissimo che pure io in passato a qualche fiera, disegnando personaggi manga per qualche bimbo curioso che a fine orario si presentava allo stand dove un disegnatore disegnava davanti a poster di Detective Conan e Dragonball, mentre omaggiavo il bimbo con un disegnino rapido del suo detective occhialuto preferito, aggiungevo anche sottovoce che in realtà ero io il suo vero disegnatore, anche se a firmare era un giapponese. Ma dicevo anche che a casa avevo una divisa di Startrek, per cui mi aspettavo capisse che scherzavo. Dai, era COSI EVIDENTE!

Ecco, mi accorgo ora che il cerchio si chiude: "Arrabbiarsi per una voce sentita e attribuita, ed essere stato anche il fautore di quella voce in un'altra occasione." Accidenti.

Anche se poi una divisa di Startrek ce l'ho davvero. Ma tanto questo lo sanno solo in pochi.


martedì 12 aprile 2011

Due

Quanto dev'essere lunga un'idea?

Quante pagine servono per raccontare una storia? E' proprio vero che senza le tue brave 200/300 pagine non puoi raccontare una storia valida? Ha senso protestare quando un concorso ti pone come limite della storia 6 o 10 pagine?

Affatto. Se sei un autore, se hai una storia da raccontare, basta molto meno. E si, lo so benissimo che me la sto un po' tirando, bla bla bla, ma ogni tanto è lecito farlo, e poi se hai un blog in fondo puoi farci quello che ti pare, e la maggior parte dei colleghi postano continuamente la loro produzione. E tra i sassolini nelle scarpe e i disegni inediti ai più, vince la seconda.

Nell'autunno del 2008, ormai prossimi all'appuntamento Lucchese, ricevetti un messaggio da Michele Ginevra, del Centro Fumetto Andrea Pazienza. A tutti coloro che partecipavano alla selfarea veniva chiesta la realizzazione di una storia inedita di due pagine, per una pubblicazione antologica dedicata a quello spazio.

Con i soci eravamo presenti come al solito con lo stand di Anjce, e in una settimana realizzammo una storia.

Pensa allo spazio che hai a disposizione, pensa a che storia puoi raccontare. E a come puoi farlo. E se ti è possibile (come consigliava Alfred Bester) prova a anche a dire qualcosa mentre lo fai.

(clicca per ingrandire, as always)


Soggetto e storyboard miei (ero quello con più tempo a disposizione per farlo), matite completate da Miriam e infine sempre io a inchiostrare il tutto e a mettere testi e baloon.

E dai, in fondo una storia completa da leggere sul blog non la mettono in tanti, vi pare?

Per il sassolino nella scarpa c'è tempo, rimane solo da decidere a quale dare la priorità. Sempre decisioni, accidenti.

martedì 29 marzo 2011

Della mente e dei suoi tarli


Estrapolazione

E' un termine con un nome altisonante e misterioso, che il più delle volte coglie la gente impreparata sul suo reale significato. "Cos'è, che vuole dire?" si domanda il lettore medio, invocando una risposta.

Ci arriviamo lentamente, anche se non userò il metodo scientifico. La prima volta in cui mi trovai di fronte il termine fu leggendolo nel titolo di un racconto di Theodore Sturgeon, su una vecchia antologia di fantascienza. Si riferiva all'abilità del protagonista di arrivare a calcolare tutte le estreme conseguenze di una data azione, arrivando dove nessuno era mai arrivato prima.

Per cui da allora quando mi trovo di fronte ad un'evoluzione inaspettata di una qualsiasi cosa, penso sempre a questo termine. Mi chiedo se - tempo prima - qualcuno avrebbe mai potuto estrapolare le conseguenze di data azione.

Facciamo un esempio di estrapolazione. Tutti sono a consocenza di cosa sia un telefono.

Ora pensate alla sua evoluzione. E' uno strumento per mettere in contatto due persone a distanza. Tanto tempo fa il suo unico limite era quello del suo filo. Avevi il tuo telefono, e riuscivi a entrare in contatto con ogni parte del mondo, bastava avere il numero e avere la certezza che dall'altra parte ci fosse un apparecchio uguale (e qualcuno fosse in casa, per rispondere).

All'epoca si poteva immaginare quale sviluppo avrebbe avuto? Certo, con un po' di fantasia potevamo immaginarci che in un domani molto lontano sarebbe stato come i comunicatori di Startrek (senza filo) o come quelli di Spazio 1999 (enormi, e con la telecamera - anche se solo in bianco e nero). Però il massimo della nostra estrapolazione arrivava a questo livello. Non oltre.

Ma in effetti non era una vera e propria estrapolazione, perché non calcolava TUTTI i possibili sviluppi. E mi riferisco a quelli insospettabili, che un tempo non avremmo mai associato ad un telefono.

Un bel giorno il nostro telefono perde la necessità del filo. Quindi ha bisogno solo di un'antenna per trasmettere, una batteria e dei comandi. E il sistema ha bisogno di un'antenna ricevente, una rete che riceva il segnale e lo porti ovunque. E siamo appena alla prima metà degli anni '90, con le grosse antenne che cominciano a spuntare come funghi in mezzo alle città.

Ma come cambia il nostro apparecchio personale? Si evolve, ma come?

Il primo problema fu la batteria. Enorme, e quindi telefono enorme. E si scaricava presto. Poi l'antenna, prima da estrarre, poi più piccolina.

E infine con i comandi, dai tasti di gomma, della dimensione necessaria a permettere di poter premere con le dita tutti quei pulsanti.

Poi le batterie sono diventate ultrapiatte, le antenne invisibili, e i tasti ultra sensibili. Okay, fine dell'evoluzione del telefono, abbiamo raggiunto il top.

Sbagliato. Perché l'avere con se un cellulare ha provocato dei cambiamenti imprevisti nella gente e in noi stessi. Io non porto più l'orologio da polso, per esempio.

L'orologio era uno strumento per misurare il tempo. Prima meccanico a molla, a taschino e poi a polso. Poi a batteria. Poi digitale. E poi... è bastato avere un cellulare che ti segna l'ora esatta, e l'orologio non era più necessario, rimanendo, da necessità quale era, un accessorio elegante. Non ti serve più, hai l'ora sul tuo snob cellulare ultrapiatto.

Qualcuno anni fa avrebbe mai potuto prevedere questa evoluzione? Naaa.

Si continua: ancora oggi uso portarmi dietro una piccola lampadina, non si sa mai. Ma in casi estremi la luce dello schermo del cellulare può aiutarmi a vedere la serratura di casa o dell'auto alla sera. Ma se mi serve più luce la lampadina è utile. Già, su questo non c'è alcun dubbio... Sbagliato! Perché i bastardi cellulari recenti hanno anche la funzione LUCE. Premi un pulsante e illuminano come una lampada. Quindi niente più lampadina in tasca.

Ecco, a QUESTO non ci sarei mai arrivato. Si, ma non è mica finita qui, ormai è un effetto domino inarrestabile, perché adesso bisogna anche considerare le fotografie.
Una volta c'era la macchina fotografica, limitata alla dimensione della pellicola. Se il produttore riduceva il formato della pellicola, il costruttore di macchine fotografiche poteva farle più piccole, tascabili. Nei miei lontani anni di militare avevo con me la mia fedele macchina Kodak di un formato oggi ormai smemorato, che stava perfettamtne in tasca. Poi - neanche tanto poi - le macchine sono diventate digitali, limitate solo dalla dimensione delle batterie (prima grosse, poi sottili, stesso problema iniziale dei cellulari, bla bla bla). Macchine digitali più piccole, e più sottili, fino a... ad essere inserite nei dannati cellulari.

Niente, non ti serve nemmeno più portarti dietro la macchinetta fotografica. E naturalmente nemmeno la videocamera: prima enorme a causa del grosso nastro VHS, poi più piccola con il microVHS, poi digitale, bla bla bla). Ora è un accessorio del cellulare. E solo 5 anni fa mi sarebbe sembrato fantascienza. E così la segreteria, l'agenda o il registratore audio, per finire con la navigazione internet. Dove non era arrivata la scuola, a portare i computer con Internet nelle aule, arriva la tecnologia normale del... telefono.

Ecco, questa è ciò che io chiamo estrapolazione. Indovinare nel 1975 questo sviluppo del telefono, fino alle estreme (nel senso di inimmaginabili) conseguenze. Immaginare che la necessità comunicazione (telefono) avrebbe eliminato orologio da polso e lampada e video e infine computer.

Curioso che faccia io questa considerazione, che ho ancora un cellulare che non ha giochi, solo 10 suonerie prefissate, niente MMS, che telefona e basta. E che porto ancora con me una lampadina a cui dimentico regolarmente di cambiare le batterie, e una macchina digitale alla quale dimentico (recidivo, eh?) spesso di assicurarmi che le batterie ricaricabili siano davvero cariche. Ma che ho abbandonato il preziosissimo orologio da polso di Startrek, dopo aver dovuto cambiare prima il meccanismo tutto e poi il cinturino, il giorno che ho scoperto che perdeva pure la doratura (un giorno parleremo dei gadget fatti coi piedi), ma riflettendo che in fondo avevo l'ora sul quadrante del cellulare, per cui non era grave.

Estrapolazione. Riuscire a guardare un qualsiasi oggetto di uso comune, e chiedersi in cosa evolverà tra 50 anni. Perché se siete persone creative, questo "What if" può colpirvi in qualsiasi momento, riferito a qualsiasi cosa, che sia un'automobile dal colore strano che notate una mattina o la chirurgia plastica della vecchia diva vista in tv.
Ecco, se qualcuno adesso chiede di nuovo dove le prendiamo le idee, quando scriviamo qualcosa di futuristico, o dobbiamo disegnarlo, ora so quale risposta dare. Ma mentirò, e dirò che non ne ho la più pallida idea.

Perchè mica mi crederebbe se gli sparo tutta la storia dell'estrapolazione?

lunedì 7 marzo 2011

Is Anybody Out There?


Cosa facevate nel 2002? Ai primi vagiti del 21esimo secolo, ormai un'eternità fa?
In quell'anno nasceva il sito legato alla mailing list di Ayaaaak, e un amico mi chiese di scrivere un pezzo, su un tema a piacimento, ma che comunque riguardasse i fumetti.
"Che ne dici di fumetti e fantascienza?" Si, il tema era accattivante, a pensarci bene, ma complicato. Ci pensai un po' e poi scrissi questo pezzo, di getto.
Non c'erano ancora i blog che ci sono oggi, e il pezzo tutto sommato era carino, ma adesso è un po' perso nell'archivio articoli del sito, per cui lo recupero e lo posto anche qui, aggiornandolo e aggiustando qualcosa qui e là.
Probabilmente fu il mio primo pezzo sui fumetti pubblicato da qualche parte.



Capitò un po' di anni fa, mentre giravo tra le bancarelle di una vecchia edizione di Trevisocomics e discutevo piacevolmente con un'amico riguardo a fumetti e ricordi d'infanzia. Lui mi descrisse un libro ricevuto in regalo da ragazzo, a cui era legato in modo particolare. Era cartonato e il fumetto era a colori, ed era una storia di fantascienza. L'aveva letto e riletto per anni, conservandolo come un tesoro, e mi confidò che la passione per la Fantascienza era molto probabile fosse nata allora. E così pure io cominciai a rovistare tra i miei ricordi d'infanzia, cercando di andare indietro nel tempo il più possibile. E così arrivai ad individuare un fumetto in bianco e nero, che sicuramente fu la mia prima lettura assoluta di fantascienza.

Probabilmente la scintilla da cui è iniziato tutto.

Dovevo essere molto piccolo, perchè i ricordi erano scarsi, probabilmente facevo le scuole elementari, ma anche no, perchè non ricordo se sepevo già leggere, perché a dire il vero io ricordavo solo i disegni, ma non la lettura della storia. E in fondo ricordavo solo un'astronave a forma di sfera che atterrava sui pianeti misteriosi, e poi eroi biondi e alieni minacciosi. In assoluto la prima escursione al di fuori del mondo di Topolino.
Quel giorno a Trevisocomics riuscì ad individuare quel fumetto perduto, grazie ad un negoziante molto cortese al quale descrissi ciò che ricordavo.
Ma per sapere qual'è questo fumetto, dovete arrivare alla fine.

L'aneddoto di cui sopra può essere eloquente per incominciare a parlare di FS a fumetti in Italia, perché mi rendo conto che non è facile. Perché mai? Vedete, se parlassi di fantascienza al cinema potremmo discuterne per giorni, e così per quella televisiva, e parleremmo per anni della fantascienza letteraria. In tutti questi campi abbiamo avuto almeno 30 anni di FS popolare, di razzi con le alucce, di scienziati pazzi, di eroi biondi, damigelle in pericolo e mostri che distruggono Tokio. E poi (molto poi), abbiamo avuto anche la fantascienza adulta. Abbiamo avuto Blade Runner e 2001 e Gattaca, ma prima di loro abbiamo avuto tutto il tempo di divertirci guardando "I Diafanoidi vengono da Marte" e "Godzilla contro Gamera".

Oggi posso vedermi Babylon 5 e Startrek, ma ho avuto tutto il tempo di divertirmi con i Thunderbirds e il comandante Straker, Doctor Who e Agente speciale. E con i cartoon ho goduto la visione di Mazinga e Jeeg Robot prima, e Cowboy Bebop adesso. Oggi posso leggermi un libro di Philip Dick e Ursula le Guin, Dan Simmons e Alfred Bester, ma prima di loro ho avuto il tempo di crescere e divertirmi con Murray Leinster, Doc Smith e Jack Williamson e innumerevoli illustri colleghi.
Perchè in TUTTI questi campi esistono degli elementi comuni. Autori, libri, film e cartoni condividono qualcosa. Un background lungo vent'anni, una strada maestra quasi obbligata che abbiamo seguito più o meno tutti quelli della mia generazione che si dedicassero alla passione per la fantascienza, e cioè il cominciare dalle origini. E piano piano farsi una cultura del genere. E oggi puoi affrontare un discorso sul genere con un interlocutore qualsiasi e magari (why not?) scoprire che puoi pure trovarti d'accordo.

Ma per i fumetti? Ecco, questa è davvero una bella domanda.
Nel mondo ne sono stati pubblicati tanti, d'accordo, ma in Italia? Molti. Moltissimi. Ma in tempi diversi. In modi diversi. A gente diversa. Provate a intavolare una discussione sui fumetti di FS con amici appassionati. Un ragazzo cresciuto leggendo Lanciostory avrà ricordi diversi da qualcuno cresciuto con Tex, così chi è cresciuto con Topolino con chi legge Comics americani, e così per i Manga. Io e l'amico di cui sopra abbiamo oggi una passione comune, ma è nata con eroi differenti, senza punti in comune, eroi sconosciuti l'uno all'altro. E lo stesso si può dire per chiunque oggi sia appassionato di questo genere. Io posso avere opinioni molto chiare su quale sia stata la migliore Fantascienza a fumetti degli anni passati, ma sarà la mia personalissima opinione, opinabile e discutibile: Jeff Hawke e Dan Dare, Luc Orient e l'Eternauta, Barbara e La Città, Martin Mystere e i Fantastici 4, Topolino e l'ultraghiaccio e La valle della Morte. Ma questo perché avevo la brutta abitudine di leggere tutto ciò che aveva dei disegni e delle nuvolette. Perché sono tutti fumetti apparsi su testate differenti, per brevi periodi, in diversi formati e per pubblico differente. Perché è difficile trovarli ancora in giro, e trovare un'altro volonteroso che li abbia letti tutti è più arduo che trovare un ago in un pagliaio.

Ancora più complicato poi se ci mettiamo a parlare di fantascienza a fumetti italiana, magari cercando di individuare qualcosa di popolare, qualcosa che abbia goduto di un buon successo per un lungo periodo. Troverete in tutte le storie dei fumetti riferimenti a "Saturno contro la terra", ma quanti l'hanno davvero letto? E così per "I sette della Selena", apparso solo sul corriere dei piccoli. Tutti fumetti apparsi in tempi lontani, su testate che non esistono più, di cui sopravvive solo il ricordo. Anche senza andare troppo indietro nel tempo, troviamo storie uscite sul Corriere dei piccoli, sull'Intrepido e il Monello prima, su Lanciostory e Scorpio poi. Sopratutto storie singole. Certo, c'era della buona FS sporadicamente anche sulle riviste d'autore, ma così come la fantascienza letteraria italiana nemmeno i fumetti di FS sono riusciti a decollare in maniera decisa. E così ne è passata parecchia sotto il naso di tutti, quasi inosservata. Le storie di Roberto Bonadimani per la Nord, le storie dello Spazio Profondo di Bonvi e Guccini, la fantascienza di Magnus, eccetera. Ma pochi coraggiosi ne erano al corrente. Per fortuna avevamo le storie di fantascienza pura che vivevano nel corso degli anni Martin Mystere, Dylan, Tex e Zagor.

Ma non abbiamo avuto un eroe di FS che ci accompagnasse nel corso degli anni. Niente che fosse l'equivalente italiano di Doctor Who, Dan Dare o i Fantastici Quattro. Pare proprio che il primo sia stato Nathan Never. Dopo sono venuti tutti gli altri, ma è una cosa recente. Mi risponderete che nemmeno in campo letterario abbiamo avuto una tradizione di FS italiana. Certo, ma abbiamo avuto la benemerita "Urania", che è stato il collante di tutti gli appassionati per tanto tempo, presentando tutto e di tutti i generi, mantenendo vivo il genere. Qual'è stato l'equivalente di Urania nel campo dei fumetti? Temo che non sia mai esistito, ma accetto suggerimenti. Ognuno di voi può trovare la sua risposta. Il mondo è bello perchè è vario, ma chiedetelo a dieci amici e loro vi raccomanderanno come assolutamente indispensabili dieci fumetti totalmente differenti.

Ma oggi come si fa? C'è nessuno là fuori che voglia impegolarsi in un pasticcio simile, e farsi una cultura sul genere? E se la risposta è si a chi deve rivolgersi? Cosa consigliare a chi vi chiede "Dammi un'ottimo titolo di FS a fumetti da leggere" come capita spesso di sentirmi chiedere. E come fai a scegliere? Non conosco i tuoi gusti, e anche se li conoscessi sarebbe difficile che quello che è piaciuto a me piaccia anche a te; dovresti arrivarci da solo, e per gradi.
E dico questo perchè ho visto giovani appassionati di FS bruciarsi in pochi anni cominciando dal cyberpunk o con la FS sociologica, che adorano StaWars ma non sanno chi sia Edmund Hamilton. Entusiasmarsi per Sterling e ignorare John Brunner, o che si divertono con Douglas Adams ma che non conoscono Harry Harrison e R.A. Lafferty. Per i fumetti di FS è la stessa cosa. Oggi sono tantissimi, ma in passato ce ne sono stati molti, tantissimi. Ma in tempi diversi. In modi diversi. Per pubblico diverso.
Bisogna provarli tutti, dove possibile. E se vi sembra eccessivo, pensate che per fare l'architetto dovete studiarvi tante case antiche. E' la stessa cosa.
Ma è più divertente.

Il fumetto a colori che aveva cambiato la vita al mio amico era stato "L'impero dei Trigan" di Mike Butterworth e Don Lawrence.
Il mio era stato Perry Rhodan.

E Jeff Hawke non era ancora arrivato. Ma la foto della Hope volevo metterla comunque.