lunedì 23 maggio 2011
Lassù, nell'operoso Nord-est...
Per il resto tutto come al solito: lo stand di Anjce, Miriam, Alessandro, con Luca impegnato in specialità ludiche, e come al solito il mio immancabile incontro con Paolo Cossi, con il quale ci incrociamo ad ogni fiera ormai. E poi la ricerca sulle bancarelle, l'esplorazione degli scatoloni sotto i tavoli, quelli dove finiscono le offerte e dove trovi cose inimmaginabili. E io come al solito che faccio filmati e scatto foto ai soffitti (e allora? C'è gente che collezione bustine di zucchero, io fotografo i soffitti dei capannoni).
domenica 1 maggio 2011
Soli in mezzo a noi
Comincia in maniera assolutamente inaspettata.
Come ogni anno in primavera inoltrata, arriva puntuale la telefonata dell'agente dell'assicurazione previdenziale, che annuncia che deve vedermi per consegnarmi il solito attestato dei versamenti, che il bravo e coscienzioso disegnatore allegherà al suo modello unico al momento giusto. E come quasi ogni anno, ogni volta è uno nuovo. Normali avvicendamenti, si usa dire, e come ogni volta so che appena mi vedrà cercherà di essere socievole, ma no problem, me lo aspetto.
Infatti come ogni volta, appena arrivato e data un'occhiata intorno, il nostro nuovo agente vede la scrivania con tavole da disegno in lavorazione, si incuriosisce come un gatto di fronte ad un televisore, e regolarmente, puntuale come un'eclissi di sole o un millenario passaggio di cometa in un fottuto giorno nuvoloso, gli sorge spontanea la solita domanda:"Ma lei che mestiere fa?"
Già, mi trovi a casa un pomeriggio di un giorno feriale, qualche idea te la sarai già fatta, e probabilmente sei curioso, e poi tutti quei disegni, il disordine, e quindi...
Come ogni volta, a quel punto mi trovo nella situazione che tutti i disegnatori conoscono bene. Spiegare che sei un disegnatore di fumetti, e sperare che finisca lì e non voglia approfondire. Macchè. Che sia il nuovo agente dell'assicurazione, o o l'amico di un amico a cui ti presentano dicendo pomposamente che sei un fumettaro, appena scoprono che sei disegnatore di FUMETTI, ti incalzano raggianti, e subito ti chiedono curiosi "Per chi lavori? Che fumetti fai?".
E qui sorge il solito spinoso problema. Perché da buon conoscitore dell'editoria, e del mercato, e dei lettori, e delle domande dei lettori e di quelle dei non lettori, sai le probabilità che il tuo nuovo interlocutore abbia letto un fumetto recentemente sono vicine allo zero, e se nel caso qualcuno ti dice che ha letto proprio il TUO fumetto allora è un complotto, e qualcuno lo ha pagato per dirlo, (ma se lo prendo me la paga cara). Per cui che senso ha, ti sei detto meditabondo la prima volta che ti è capitato - e ti ripeti ogni volta che capita, che senso ha dunque spiegargli nel dettaglio il nome dell'editore, o la testata per cui lavori? Ti fisserà con uno sguardo vuoto, rendendosi conto che con un certo imbarazzo dovrà dire che non ha la minima idea di cosa tu stia parlando.
Certo, nei bei tempi di disegnatore Bonelli potevi cavartela dicendo il nome dell'editore, e ai primi segni di sguardo vuoto potevi subito aggiungere "L'editore di Tex e Dylan Dog.", cercando di metterli tutti costoro a loro agio, facendo ritrovare loro una parvenza di sorriso, un colorito vivace e la parola (rigorosamente in quest'ordine), ma - mai contenti - subito dopo volevano il nome della testata, laddove solo i più spregiudicati temerari osavano dire "Ah, ne sono un grande appassionato, li leggo sempre!", ma in ogni caso, a meno che non ricevessero come risposta "Tex, Dylan o Zagor", scuotevano la testa sconsolati, ricominciando a boccheggiare, ad assumere un colorito ceruleo, e nell'imbarazzo essere costretti a dirti che la tua serie non l'avevano mai nemmeno sentita nominare.
Per cui, ormai temprato da anni di conversazioni con curiosi temerari, di solito me la cavo tergiversando, balbettando frasi come "un editore dei tanti" o cercando di chiudere il discorso su quell'argomento. A volte aggiungevo che potevo anche dirglielo, ma se lui non li conosceva non avrebbe avuto senso sentire un nome come un altro. Un po' come chiedere ad un tecnico di computer cosa aveva il tuo PC precedentemente guasto e sentirti dire che mancava un file CHK, che la RAM aveva interferito con lo scan disk e impallato Skype e MWASPI, per cui necessitava di un ripristino come se fosse Antani. Conosci i sintomi, vero? Hai lo sguardo vuoto, il colorito ceruleo e il tuo neurone attivo ti sta gridando nella cassa cranica "Così impari a fare domande cretine!".
Ma torniamo all'episodio iniziale. Come ho detto il tavolo da lavoro è pieno di fogli di cartoncino a matita, o parzialmente inchiostrati, di formati differenti perché differenti sono i lavori. Ma l'agente delle assicurazioni, forse perché essendo accompagnato da una giovane praticante vuole far vedere come si conquista il cuore del cliente, insiste (lo fanno sempre, ahimè), e in quel momento sul foglio in cima al tavolo c'è un primo piano inchiostrato di Nathan Never che sbuca dalle sottostanti matite di Guido Masala. Penso a quando davo come risposta Jonathan Steele o Harry Moon, e il nome non diceva nulla all'interlocutore (colorito ceruleo, sguardo fisso nel vuoto), per cui mi dico che posso benissimo rispondere Nathan Never per questa volta, e magari ho la possibilità di ottenere una reazione positiva.
Dici male Jack.
La reazione la ottieni si, ma è quella sbagliata.
Alt. Stop, fermate il mondo, qualcuno premi il pulsante di pausa nel Life-player... cosa? What? W.T.F.?
Il mio neurone mi spiega con calma "Ti ha preso per un "negro", facile!"
La mia risposta è comunque un po' "piccata" e secca. "NO, quelli in gergo si chiamano negri, ne conosco parecchi, ma IO disegno e firmo da solo. Stop insistere su quest'argomento, grazie"
Fermati qui, non insistere, conta fino a centomila, e nel frattempo salutalo con cordialità e non fare trasparire nulla. Va tutto bene, tutto è a posto, e non barare, sei arrivato appena a contare fino a 200, ho detto 100.000, ma forse è meglio se arrivi a 250.000. Saluti, stringi la mano, chiudi la porta sorridendo, possibilmente senza sbatterla, e adesso siediti e continua a contare...
Ma... "E se invece la soluzione fosse un'altra?" Mi suggerisce il neurone (magari invece è un altro che si è appena attivato, e quindi ora sono due, fantastico...). Forse davvero quel signore ha incontrato clienti che millantavano di lavorare con un grosso personaggio, e che magari gli hanno spiegato pazienti che in quel campo è così, che è normale essere gli aiutanti di uno famoso, e ormai quelli famosi non disegnano più, e lasciano che a fare tutto siano loro, gli Amati, Amichevoli, Anonimi Aiutanti.
Si, perché esistono davvero, e ne ho conosciuti pure io. Sia di quelli regolari, aiutanti inseriti nei credits della storia, sia quelli anonimi. Quelli che per 10/20 euro a pagina si vedono offrire la possibilità di fare gli sfondi, inchiostrarli completamente, fare tutte le finestre, e magari anche le maniche della giacca del protagonista "Ti serve per esperienza, io ti sto aiutando, hai bisogno di fare pratica, non credere che io ti stia sfruttando, non io, NON IO! i 200 euro a pagina che prendo mi servono per aiutare TUTTI i giovani che seguo, e ho tante spese, non mi rimane praticamente nulla, e tutti i più bravi incominciano così, credi a me, faremo grandi cose assieme, ma sopratutto, non toccare la mia Ferrari Testarossa, le impronte danneggiano la vernice."
Già. Ma che sia un agente assicurativo o un giovine gestore di ancor più giovine fumetteria, credi più probabile che l'omino che ti dice di disegnare Nathan Never sia un negro piuttosto che un disegnatore completo a tutti gli effetti? O sei prevenuto...
O qui gatta ci cova.
Sassolini nella scarpa? Ecco, appunto, questo è uno di quelli. No, non che l'interlocutore che suppone sia per te così scomodo (semplicemente gli auguro un foruncolone grosso come una zecca sul culo che gli impedisca di sedersi per giorni, ma a parte quello niente rancore e amici come prima, non son un tipo che serba rancore, giammai), ma che i negri (o gli A.A.A.A., termine politicamente più corretto) sconosciuti siano più di quelli che pensi. Sono tutto intorno a noi.
Vivono in mezzo a noi. Ai margini della visione, nei battiti di ciglia, agli angoli di un cartoncino Fabriano 4, nelle zone d'ombra della pagina, con firme nascoste... in-sospettati e in-individuabili. Cercando di farsi strada nell'avido mondo dei trafficanti di negri, e provando a convincere gli agenti delle assicurazioni (incassando soldi da loro sono una delle poche categorie a non potere NON vederli) della loro esistenza. Non permetterti mai di dimenticarti che esistono, e sopratutto che non sono pochi.
E si, lo so benissimo che pure io in passato a qualche fiera, disegnando personaggi manga per qualche bimbo curioso che a fine orario si presentava allo stand dove un disegnatore disegnava davanti a poster di Detective Conan e Dragonball, mentre omaggiavo il bimbo con un disegnino rapido del suo detective occhialuto preferito, aggiungevo anche sottovoce che in realtà ero io il suo vero disegnatore, anche se a firmare era un giapponese. Ma dicevo anche che a casa avevo una divisa di Startrek, per cui mi aspettavo capisse che scherzavo. Dai, era COSI EVIDENTE!
Ecco, mi accorgo ora che il cerchio si chiude: "Arrabbiarsi per una voce sentita e attribuita, ed essere stato anche il fautore di quella voce in un'altra occasione." Accidenti.
Anche se poi una divisa di Startrek ce l'ho davvero. Ma tanto questo lo sanno solo in pochi.
martedì 12 aprile 2011
Due
Quanto dev'essere lunga un'idea?
Quante pagine servono per raccontare una storia? E' proprio vero che senza le tue brave 200/300 pagine non puoi raccontare una storia valida? Ha senso protestare quando un concorso ti pone come limite della storia 6 o 10 pagine?
Affatto. Se sei un autore, se hai una storia da raccontare, basta molto meno. E si, lo so benissimo che me la sto un po' tirando, bla bla bla, ma ogni tanto è lecito farlo, e poi se hai un blog in fondo puoi farci quello che ti pare, e la maggior parte dei colleghi postano continuamente la loro produzione. E tra i sassolini nelle scarpe e i disegni inediti ai più, vince la seconda.
Nell'autunno del 2008, ormai prossimi all'appuntamento Lucchese, ricevetti un messaggio da Michele Ginevra, del Centro Fumetto Andrea Pazienza. A tutti coloro che partecipavano alla selfarea veniva chiesta la realizzazione di una storia inedita di due pagine, per una pubblicazione antologica dedicata a quello spazio.
Con i soci eravamo presenti come al solito con lo stand di Anjce, e in una settimana realizzammo una storia.
Pensa allo spazio che hai a disposizione, pensa a che storia puoi raccontare. E a come puoi farlo. E se ti è possibile (come consigliava Alfred Bester) prova a anche a dire qualcosa mentre lo fai.
(clicca per ingrandire, as always)
Soggetto e storyboard miei (ero quello con più tempo a disposizione per farlo), matite completate da Miriam e infine sempre io a inchiostrare il tutto e a mettere testi e baloon.
E dai, in fondo una storia completa da leggere sul blog non la mettono in tanti, vi pare?
Per il sassolino nella scarpa c'è tempo, rimane solo da decidere a quale dare la priorità. Sempre decisioni, accidenti.
martedì 29 marzo 2011
Della mente e dei suoi tarli

Estrapolazione
E' un termine con un nome altisonante e misterioso, che il più delle volte coglie la gente impreparata sul suo reale significato. "Cos'è, che vuole dire?" si domanda il lettore medio, invocando una risposta.
Ci arriviamo lentamente, anche se non userò il metodo scientifico. La prima volta in cui mi trovai di fronte il termine fu leggendolo nel titolo di un racconto di Theodore Sturgeon, su una vecchia antologia di fantascienza. Si riferiva all'abilità del protagonista di arrivare a calcolare tutte le estreme conseguenze di una data azione, arrivando dove nessuno era mai arrivato prima.
Per cui da allora quando mi trovo di fronte ad un'evoluzione inaspettata di una qualsiasi cosa, penso sempre a questo termine. Mi chiedo se - tempo prima - qualcuno avrebbe mai potuto estrapolare le conseguenze di data azione.
Facciamo un esempio di estrapolazione. Tutti sono a consocenza di cosa sia un telefono.
All'epoca si poteva immaginare quale sviluppo avrebbe avuto? Certo, con un po' di fantasia potevamo immaginarci che in un domani molto lontano sarebbe stato come i comunicatori di Startrek (senza filo) o come quelli di Spazio 1999 (enormi, e con la telecamera - anche se solo in bianco e nero). Però il massimo della nostra estrapolazione arrivava a questo livello. Non oltre.
Ma in effetti non era una vera e propria estrapolazione, perché non calcolava TUTTI i possibili sviluppi. E mi riferisco a quelli insospettabili, che un tempo non avremmo mai associato ad un telefono.
Un bel giorno il nostro telefono perde la necessità del filo. Quindi ha bisogno solo di un'antenna per trasmettere, una batteria e dei comandi. E il sistema ha bisogno di un'antenna ricevente, una rete che riceva il segnale e lo porti ovunque. E siamo appena alla prima metà degli anni '90, con le grosse antenne che cominciano a spuntare come funghi in mezzo alle città.
Ma come cambia il nostro apparecchio personale? Si evolve, ma come?
E infine con i comandi, dai tasti di gomma, della dimensione necessaria a permettere di poter premere con le dita tutti quei pulsanti.
Poi le batterie sono diventate ultrapiatte, le antenne invisibili, e i tasti ultra sensibili. Okay, fine dell'evoluzione del telefono, abbiamo raggiunto il top.
Sbagliato. Perché l'avere con se un cellulare ha provocato dei cambiamenti imprevisti nella gente e in noi stessi. Io non porto più l'orologio da polso, per esempio.
Qualcuno anni fa avrebbe mai potuto prevedere questa evoluzione? Naaa.
Si continua: ancora oggi uso portarmi dietro una piccola lampadina, non si sa mai. Ma in casi estremi la luce dello schermo del cellulare può aiutarmi a vedere la serratura di casa o dell'auto alla sera. Ma se mi serve più luce la lampadina è utile. Già, su questo non c'è alcun dubbio... Sbagliato! Perché i bastardi cellulari recenti hanno anche la funzione LUCE. Premi un pulsante e illuminano come una lampada. Quindi niente più lampadina in tasca.
Una volta c'era la macchina fotografica, limitata alla dimensione della pellicola. Se il produttore riduceva il formato della pellicola, il costruttore di macchine fotografiche poteva farle più piccole, tascabili. Nei miei lontani anni di militare avevo con me la mia fedele macchina Kodak di un formato oggi ormai smemorato, che stava perfettamtne in tasca. Poi - neanche tanto poi - le macchine sono diventate digitali, limitate solo dalla dimensione delle batterie (prima grosse, poi sottili, stesso problema iniziale dei cellulari, bla bla bla). Macchine digitali più piccole, e più sottili, fino a... ad essere inserite nei dannati cellulari.
Niente, non ti serve nemmeno più portarti dietro la macchinetta fotografica. E naturalmente nemmeno la videocamera: prima enorme a causa del grosso nastro VHS, poi più piccola con il microVHS, poi digitale, bla bla bla). Ora è un accessorio del cellulare. E solo 5 anni fa mi sarebbe sembrato fantascienza. E così la segreteria, l'agenda o il registratore audio, per finire con la navigazione internet. Dove non era arrivata la scuola, a portare i computer con Internet nelle aule, arriva la tecnologia normale del... telefono.
Curioso che faccia io questa considerazione, che ho ancora un cellulare che non ha giochi, solo 10 suonerie prefissate, niente MMS, che telefona e basta. E che porto ancora con me una lampadina a cui dimentico regolarmente di cambiare le batterie, e una macchina digitale alla quale dimentico (recidivo, eh?) spesso di assicurarmi che le batterie ricaricabili siano davvero cariche. Ma che ho abbandonato il preziosissimo orologio da polso di Startrek, dopo aver dovuto cambiare prima il meccanismo tutto e poi il cinturino, il giorno che ho scoperto che perdeva pure la doratura (un giorno parleremo dei gadget fatti coi piedi), ma riflettendo che in fondo avevo l'ora sul quadrante del cellulare, per cui non era grave.
Estrapolazione. Riuscire a guardare un qualsiasi oggetto di uso comune, e chiedersi in cosa evolverà tra 50 anni. Perché se siete persone creative, questo "What if" può colpirvi in qualsiasi momento, riferito a qualsiasi cosa, che sia un'automobile dal colore strano che notate una mattina o la chirurgia plastica della vecchia diva vista in tv.
Ecco, se qualcuno adesso chiede di nuovo dove le prendiamo le idee, quando scriviamo qualcosa di futuristico, o dobbiamo disegnarlo, ora so quale risposta dare. Ma mentirò, e dirò che non ne ho la più pallida idea.
Perchè mica mi crederebbe se gli sparo tutta la storia dell'estrapolazione?
lunedì 7 marzo 2011
Is Anybody Out There?

Cosa facevate nel 2002? Ai primi vagiti del 21esimo secolo, ormai un'eternità fa?
In quell'anno nasceva il sito legato alla mailing list di Ayaaaak, e un amico mi chiese di scrivere un pezzo, su un tema a piacimento, ma che comunque riguardasse i fumetti.
"Che ne dici di fumetti e fantascienza?" Si, il tema era accattivante, a pensarci bene, ma complicato. Ci pensai un po' e poi scrissi questo pezzo, di getto.
Non c'erano ancora i blog che ci sono oggi, e il pezzo tutto sommato era carino, ma adesso è un po' perso nell'archivio articoli del sito, per cui lo recupero e lo posto anche qui, aggiornandolo e aggiustando qualcosa qui e là.
Probabilmente fu il mio primo pezzo sui fumetti pubblicato da qualche parte.
Capitò un po' di anni fa, mentre giravo tra le bancarelle di una vecchia edizione di Trevisocomics e discutevo piacevolmente con un'amico riguardo a fumetti e ricordi d'infanzia. Lui mi descrisse un libro ricevuto in regalo da ragazzo, a cui era legato in modo particolare. Era cartonato e il fumetto era a colori, ed era una storia di fantascienza. L'aveva letto e riletto per anni, conservandolo come un tesoro, e mi confidò che la passione per la Fantascienza era molto probabile fosse nata allora. E così pure io cominciai a rovistare tra i miei ricordi d'infanzia, cercando di andare indietro nel tempo il più possibile. E così arrivai ad individuare un fumetto in bianco e nero, che sicuramente fu la mia prima lettura assoluta di fantascienza.
Probabilmente la scintilla da cui è iniziato tutto.
Dovevo essere molto piccolo, perchè i ricordi erano scarsi, probabilmente facevo le scuole elementari, ma anche no, perchè non ricordo se sepevo già leggere, perché a dire il vero io ricordavo solo i disegni, ma non la lettura della storia. E in fondo ricordavo solo un'astronave a forma di sfera che atterrava sui pianeti misteriosi, e poi eroi biondi e alieni minacciosi. In assoluto la prima escursione al di fuori del mondo di Topolino.
Quel giorno a Trevisocomics riuscì ad individuare quel fumetto perduto, grazie ad un negoziante molto cortese al quale descrissi ciò che ricordavo.
Ma per sapere qual'è questo fumetto, dovete arrivare alla fine.
L'aneddoto di cui sopra può essere eloquente per incominciare a parlare di FS a fumetti in Italia, perché mi rendo conto che non è facile. Perché mai? Vedete, se parlassi di fantascienza al cinema potremmo discuterne per giorni, e così per quella televisiva, e parleremmo per anni della fantascienza letteraria. In tutti questi campi abbiamo avuto almeno 30 anni di FS popolare, di razzi con le alucce, di scienziati pazzi, di eroi biondi, damigelle in pericolo e mostri che distruggono Tokio. E poi (molto poi), abbiamo avuto anche la fantascienza adulta. Abbiamo avuto Blade Runner e 2001 e Gattaca, ma prima di loro abbiamo avuto tutto il tempo di divertirci guardando "I Diafanoidi vengono da Marte" e "Godzilla contro Gamera".
Oggi posso vedermi Babylon 5 e Startrek, ma ho avuto tutto il tempo di divertirmi con i Thunderbirds e il comandante Straker, Doctor Who e Agente speciale. E con i cartoon ho goduto la visione di Mazinga e Jeeg Robot prima, e Cowboy Bebop adesso. Oggi posso leggermi un libro di Philip Dick e Ursula le Guin, Dan Simmons e Alfred Bester, ma prima di loro ho avuto il tempo di crescere e divertirmi con Murray Leinster, Doc Smith e Jack Williamson e innumerevoli illustri colleghi.
Perchè in TUTTI questi campi esistono degli elementi comuni. Autori, libri, film e cartoni condividono qualcosa. Un background lungo vent'anni, una strada maestra quasi obbligata che abbiamo seguito più o meno tutti quelli della mia generazione che si dedicassero alla passione per la fantascienza, e cioè il cominciare dalle origini. E piano piano farsi una cultura del genere. E oggi puoi affrontare un discorso sul genere con un interlocutore qualsiasi e magari (why not?) scoprire che puoi pure trovarti d'accordo.
Ma per i fumetti? Ecco, questa è davvero una bella domanda.
Nel mondo ne sono stati pubblicati tanti, d'accordo, ma in Italia? Molti. Moltissimi. Ma in tempi diversi. In modi diversi. A gente diversa. Provate a intavolare una discussione sui fumetti di FS con amici appassionati. Un ragazzo cresciuto leggendo Lanciostory avrà ricordi diversi da qualcuno cresciuto con Tex, così chi è cresciuto con Topolino con chi legge Comics americani, e così per i Manga. Io e l'amico di cui sopra abbiamo oggi una passione comune, ma è nata con eroi differenti, senza punti in comune, eroi sconosciuti l'uno all'altro. E lo stesso si può dire per chiunque oggi sia appassionato di questo genere. Io posso avere opinioni molto chiare su quale sia stata la migliore Fantascienza a fumetti degli anni passati, ma sarà la mia personalissima opinione, opinabile e discutibile: Jeff Hawke e Dan Dare, Luc Orient e l'Eternauta, Barbara e La Città, Martin Mystere e i Fantastici 4, Topolino e l'ultraghiaccio e La valle della Morte. Ma questo perché avevo la brutta abitudine di leggere tutto ciò che aveva dei disegni e delle nuvolette. Perché sono tutti fumetti apparsi su testate differenti, per brevi periodi, in diversi formati e per pubblico differente. Perché è difficile trovarli ancora in giro, e trovare un'altro volonteroso che li abbia letti tutti è più arduo che trovare un ago in un pagliaio.
Ancora più complicato poi se ci mettiamo a parlare di fantascienza a fumetti italiana, magari cercando di individuare qualcosa di popolare, qualcosa che abbia goduto di un buon successo per un lungo periodo. Troverete in tutte le storie dei fumetti riferimenti a "Saturno contro la terra", ma quanti l'hanno davvero letto? E così per "I sette della Selena", apparso solo sul corriere dei piccoli. Tutti fumetti apparsi in tempi lontani, su testate che non esistono più, di cui sopravvive solo il ricordo. Anche senza andare troppo indietro nel tempo, troviamo storie uscite sul Corriere dei piccoli, sull'Intrepido e il Monello prima, su Lanciostory e Scorpio poi. Sopratutto storie singole. Certo, c'era della buona FS sporadicamente anche sulle riviste d'autore, ma così come la fantascienza letteraria italiana nemmeno i fumetti di FS sono riusciti a decollare in maniera decisa. E così ne è passata parecchia sotto il naso di tutti, quasi inosservata. Le storie di Roberto Bonadimani per la Nord, le storie dello Spazio Profondo di Bonvi e Guccini, la fantascienza di Magnus, eccetera. Ma pochi coraggiosi ne erano al corrente. Per fortuna avevamo le storie di fantascienza pura che vivevano nel corso degli anni Martin Mystere, Dylan, Tex e Zagor.
Ma non abbiamo avuto un eroe di FS che ci accompagnasse nel corso degli anni. Niente che fosse l'equivalente italiano di Doctor Who, Dan Dare o i Fantastici Quattro. Pare proprio che il primo sia stato Nathan Never. Dopo sono venuti tutti gli altri, ma è una cosa recente. Mi risponderete che nemmeno in campo letterario abbiamo avuto una tradizione di FS italiana. Certo, ma abbiamo avuto la benemerita "Urania", che è stato il collante di tutti gli appassionati per tanto tempo, presentando tutto e di tutti i generi, mantenendo vivo il genere. Qual'è stato l'equivalente di Urania nel campo dei fumetti? Temo che non sia mai esistito, ma accetto suggerimenti. Ognuno di voi può trovare la sua risposta. Il mondo è bello perchè è vario, ma chiedetelo a dieci amici e loro vi raccomanderanno come assolutamente indispensabili dieci fumetti totalmente differenti.
Ma oggi come si fa? C'è nessuno là fuori che voglia impegolarsi in un pasticcio simile, e farsi una cultura sul genere? E se la risposta è si a chi deve rivolgersi? Cosa consigliare a chi vi chiede "Dammi un'ottimo titolo di FS a fumetti da leggere" come capita spesso di sentirmi chiedere. E come fai a scegliere? Non conosco i tuoi gusti, e anche se li conoscessi sarebbe difficile che quello che è piaciuto a me piaccia anche a te; dovresti arrivarci da solo, e per gradi.
E dico questo perchè ho visto giovani appassionati di FS bruciarsi in pochi anni cominciando dal cyberpunk o con la FS sociologica, che adorano StaWars ma non sanno chi sia Edmund Hamilton. Entusiasmarsi per Sterling e ignorare John Brunner, o che si divertono con Douglas Adams ma che non conoscono Harry Harrison e R.A. Lafferty. Per i fumetti di FS è la stessa cosa. Oggi sono tantissimi, ma in passato ce ne sono stati molti, tantissimi. Ma in tempi diversi. In modi diversi. Per pubblico diverso.
Bisogna provarli tutti, dove possibile. E se vi sembra eccessivo, pensate che per fare l'architetto dovete studiarvi tante case antiche. E' la stessa cosa.
Ma è più divertente.
Il fumetto a colori che aveva cambiato la vita al mio amico era stato "L'impero dei Trigan" di Mike Butterworth e Don Lawrence.
Il mio era stato Perry Rhodan.
E Jeff Hawke non era ancora arrivato. Ma la foto della Hope volevo metterla comunque.
mercoledì 16 febbraio 2011
Liberate i cani...
Lo so, lo so, ora saranno in tanti ad aspettarsi un mio commento sul fatto increscioso, essendo uno degli autori, ed avendo dedicato a questo progetto almeno un paio d'anni della mia vita, lavorativa e non.
A tempo e modo esternerò il Jack-pensiero al riguardo, ma al momento niente da fare, sorry, meglio far passare un po' di acqua (e ne intendo TANTA) sotto i ponti, in modo che a quel punto il mio esternare "mi sarà dolce in questo mare".
Ma di una cosa potete essere sicuri sin da adesso. La mia risposta NON sarà 42.
E a questo punto, per quanto tu possa cercare di farti venire in mente un finale per il tuo brevissimo post, l'unico pensiero che ti gira in testa è che ormai i finali migliori sono già stati scritti...
Accidenti!
sabato 5 febbraio 2011
Oh Capitano, mio Capitano...
Ogni tanto ti viene qualche voglia insana, di quelle che non riesci a spiegarti. Che hanno origini lontane. Quando sei più giovane, e ti prende l'abitudine di leggerti sempre anche le appendici dei libri di fantascienza, o i bollettini informativi degli editori (il glorioso Cosmo informatore della Editrice Nord), e vieni generalmente a conoscenza delle uscite d'oltreoceano, annotate nelle news.
E così facevo io. Asimov aveva scritto un nuovo libro? Sapevi che sarebbe apparso presso Mondadori. E se Herbert scriveva un nuovo Dune o la Cherryh un nuovo libro di Chanur, potevi stare tranquillo che prima o poi li avrebbe pubblicati la Nord. Insomma, con un certo anticipo potevi sapere cosa avresti letto negli anni a seguire.
Si, insomma, tu avevi i tuoi autori preferiti, quelli che avevi deciso che "da qui all'eternità" potesse venirti un coccolone se ti fossi perduto uno solo dei loro libri, che naturalmente si dividevano il campo con quelli per cui "campassi cent'anni" nulla e nessuno avrebbe potuto costringerti a leggere ancora. E poi c'erano gli altri...
Gli altri erano e sono gli sono autori su cui ti fissi, ma che finora non ti hanno mai preso. Cioè, lo vedi che c'è la capacità di scrivere bene, quella di raccontare, ma le storie che hai letto finora non ti hanno convinto. Ma concedi loro il benificio del dubbio, e sai che prima o poi colpiranno nel segno.
Fu così che quando leggi che Norman Spinrad ha scritto un libro di successo con il suggestivo titolo di The Void Captain's Tale, ti viene voglia di leggerlo. Perchè sai l'autore è bravo, ma complicato, per cui se ha avuto successo, forse è la volta buona... Cosa potrà mai essere La storia del capitano del Vuoto ? Quali pensieri evoca, quali fantasie?
Ma il tempo è malandrino, si sa. Nel 1983 leggo la notizia della sua uscita sul Cosmo Informatore. Mi sono appena diplomato, ho la vita davanti, un lungo vuoto da riempire, e il tempo per farlo.
Ma di quel libro non saprò più nulla. Nessuno pareva interessato a pubblicarlo. Intanto il tempo passa, l'era digitale spazza via quella analogica, tu ti evolvi in una persona più complicata, arrivando a tuo modo dove nessuno è mai giunto prima. In un giorno del 2002, in appendice ad Urania 1433 viene annunciato "Capitan Abisso" di Spinrad. Non c'è il rischio di sbagliare... la storia del capitano del vuoto è finalmente arrivata.
Il titolo alla fine è diverso, ma dal suono italiano sicuramente più suggestivo. L'attesa è finita, Astronavi nell'abisso è finalmente uscito.
E adesso? Non starò certo a raccontarvi della storia, perchè per la trama ci sono Mondo Urania e la Wikipedia. Ma se un giorno, girando per mercatini dell'usato, vi cadesse l'occhio su questo titolo, concedete una possibilità al capitano del vuoto Genro Kane Gupta, alla sua vicenda e alla maledizione che lo legherà al destino del suo pilota, Dominique Alìa Wu.
Lo dico perchè mi rendo conto che passerà un bel pezzo prima che quel libro abbia una ristampa. Vedete, un blog può servire a molte cose, pensandoci bene: a dire i fatti tuoi, a lanciare proclami o a fornire al mondo (che naturalmente ne è assetato) la tua visione della vita, l'universo, e tutto quanto. Ed è anche molto facile decidere di parlare di libri di fantascienza e scegliere di parlare di Hyperion di Simmons, o a voler essere davvero originali parlare di Ubik di Dick.
Ci sono anche i figli di un Dio minore nell'olimpo della fantascienza letteraria. E non parlo di qualità dei libri. Mi riferisco a libri che hanno un'unica edizione.
Peccato... ma ci sono, e questo è l'importante. E ricordarli è importante. Se un giorno qualcuno scrivendo il titolo su Google arriverà qui, magari non troverà le informazioni che cerca, ma saprà che c'è stato qualcuno che quel libro lo ha apprezzato, e molto. E forse - anzi, sicuramente - non sarà tanto, ma non è nemmeno poco.
Quell'anno al premio Nebula, a cui il nostro libro venne meritatamente candidato, c'erano degli ottimi avversari, e la battaglia era senza speranza: Brin con uno dei libri di Uplift (che vincerà, e si aggiudicherà anche l'Hugo), Greg Benford, Gene Wolfe con l'ultimo libro del ciclo di Severian il torturatore, Vance con il suo Lyonesse, e la giovane MacAvoy con il suo primo libro. Con l'eccezione di quest'ultima, gli altri ebbero ben presto una traduzione italiana. Capitan Abisso dovrà aspettare un po' di più. Mysteri editoriali
Ma in fondo, aveva tutto il vuoto davanti a lui.
Grazie a Mondourania, da cui ho preso l'immagine di copertina.


