martedì 24 luglio 2012

Le fatiche del giovane Holden

Il giovane Holden si distrae facilmente. Per esempio non si accorge che certe cose accadono, o che i negozi chiudono, che i fumetti escono e i bambini crescono. Può mettersi sotto a lavorare, concludere puntuale una scadenza, e poi il giorno successivo decidere di dedicare la mattina a tutto il resto: supermercato, edicola, giardini, Startrek. Il giovane Holden fà un lavoro che gli piace, a cui dedica buona parte del suo tempo. Come sua scusante potrebbe dire che lo fà bene, ma si rende conto che la stessa cosa la dice anche il giovane appassionato che vuole fare il fumettista, ma che finora riesce a disegnare solo ciò che agli altri sembrano sgorbi equilateri, per cui il giovane Holden non lo dirà.
Quando esce finalmente di casa, tutto contento per il lavoro terminato in tempo, si accorge solo distrattamente di come la locale panetteria sia chiusa. "Oh, che caso curioso." pensa il giovane Holden, continuando a camminare senza porsi il minimo problema, felice per la bella giornata di sole.
Ma arrivato all'edicola a fianco della panetteria, vede che anche questa è chiusa. "Curioso" è la prima cosa a cui pensa. "Che oggi sia il loro giorno di chiusura settimanale?", rimugina mentre continua a camminare. Dopo dieci negozi chiusi, e dopo aver pensato (rigorosamente nell'ordine) ad una malattia contagiosa tra i commercianti, un complotto delle multinazionali del petrolio, un virus mutante che ha colpito il mondo lasciandolo l'ultimo uomo vivo sulla terra o (non ultima) di essere scivolato in un universo dove tutto funziona al contrario, il giovane, e ormai irrimediabilmente distratto Holden, infine sconfitto guarda con timore la data segnata sul quadrante del suo cellulare.
2 giugno.
Giorno festivo.
Infrasettimanale.
Ben rientrato nel mondo reale, giovane Holden. Jack per gli amici.

I disegnatori dedicano davvero buona parte del loro tempo al loro lavoro. Non guardano il calendario, non fanno distinzione tra giorni festivi le lavorativi (lavorano sempre) e risultano talvolta asociali, qualche volta anafettivi, spesso assenti rispetto alle normali attività che contraddistinguono le unità carbonio (gli umani).
Io stesso per esempio, se fossi stato più attento a quello che mi circonda, avrei notato prima che era già uscito il quarto numero della serie di Don Camillo, edito da Renoir, a cui avevo collaborato all'inizio dell'anno. Per cui dedico un post alla segnalazione della sua esistenza e della sua avvenuta distribuzione.
E come si celebra l'evento? Per non farlo passare per un generico "consiglio per gli acquisti"? Evento doppio, anzichenò, perché probabilmente questa è l'ultima cosa che appare col mio nome in questo 2012, visto che tutti gli altri progetti sono ormai a lungo termine, e prima del 2013 non si vedrà nulla.
Per cui celebriamo l'evento con un contenuto speciale, per soddisfare la fame di curiosità dei curiosi e dei passanti.

Fase 0: matite originali di Giampiero Casertano (come diavolo fa a disegnare così bene con pochi segni, accidenti?)


Fase 1: stampa in blu su due fogli A4 (due striscie a foglio), cartoncino da 200 grammi. Quindi inchiostrazione e neri. Giusto qualche piccolo ritocco alle divise tedesche, ai dettagli del camion e della moto  (autorizzato da Giampiero dopo consultazione telefonica, sia beninteso), che mi porterà a venire preso dalla redazione (anche se solo per un breve ma intenso attimo) per un nostalgico nazista, anziché un nostalgico modellista.
Altra consultazione con Casertano, e dopo altre lievi modifiche e l'OK di tutti quanti, si scannerizza a 600 DPI, si converte in Bitmap, tutto bianco e nero, spariscono i grigi, spariscono le matite blu. Si salva in TIFF.


Fase 2: livello di grigi, thanks alla tavoletta grafica Bamboo, anche se ti scordi e la chiami Voodoo ogni tanto. Da qui in poi è tutto in digitale. Un po' difficoltoso il settaggio con Photoshop, ma superiamo la difficoltà in breve tempo e senza atti violenti.
Lieve modifica ai grigi finali dopo consultazione sia con la redazione che con Casertano. E infine i suoni, aggiunti in seguito. "Li avevi dimenticati, Giacomo?". No, sono stati richiesti dalla redazione su un livello separato. Obbedisco. E se nascondo il livello dei neri, ecco che la magia accade, e appare il nostro vero e proprio contenuto speciale. No, nonostante le apparenze non è SinCity di Frank Miller:


Quindi unione di tutti i livelli, conversione in TIFF, e invio. Il disegno è pronto per il lettering. Che verrà affidato dalla redazione al letterista. Il compito dei disegnatori è terminato.


Il giovane Holden può finalmente uscire a fare la spesa. In un giorno festivo infra-settimanale, naturalmente. Ovviamente "Le fatiche del giovane Giacomo" non era un titolo accattivante. Sorry, e poi è meglio attribuire a qualcun'altro le tue smemoratezze.
Io da parte mia continuo a distrarmi sul calendario. Ma per Ferragosto ho salvato un avviso sul memo del cellulare. Sempre che nel frattempo non mi succeda di scivolare davvero in un universo dove tutto funziona al contrario, e i negozi siano aperti quel giorno. Può sempre succedere...

That's All, Folks.

venerdì 6 luglio 2012

Trek for Dummies

Lo sapevo.
Lo immaginavo, e infatti puntuale come ogni cosa che non ti aspetti, è arrivata la tirata d'orecchi degli amici: "Il tuo post trek è incomprensibile se non sei un trekker", dice Willy Wonka.
Be, e io che avevo detto? Lo so che era specifico, ma lo avevo fatto presente nelle premesse.
"Ma non puoi pretendere che tutti capiscano cosa diavolo è Star Trek, hanno fatto troppa roba." mi risponde Willy. "Come faccio a capirci qualcosa tra tutte quelle sigle? TNG, DS9, VOY, che cavolo vuole dire? E' troppo complicato." E come faccio a dargli torto. Ma è anche vero che talvolta si richiede un minimo di impegno.
"No, la gente ha bisogno di cose semplici," insiste lui. "Prendi Il signore degli anelli, per esempio. Quello è un esempio di come si fa una cosa per bene. E' semplice, e complesso nello stesso tempo, ma è graduale, lineeare, e i personaggi li memorizzi subito."
Willy Wonka ha delle ottime ragioni, alle quali devo rispondere con un esempio calzante.
La fantasia parte, guai a fermarla, quindi eccoti una spiegazione
Mettiti seduto. Ora ti spiegherò StarTrek, come se fosse Il signore degli anelli. Quindi mettiti comodo, e preparati, ma stai tranquillo, oggi sarò relativamente breve.

ST: Serie classica (detta anche TOS, The Original Series)
C'era una volta lo Hobbitt. E con esso la storia di Bilbo Baggings e la sua avventura alla ricerca del Drago Smaug, con la compagnia dei nani guerrieri e di Gandalf. Avventure, eroismo, coraggio, divertimento. Bilbo dovrà lasciare l'amata contea ed arrivare dove nessun Hobbitt è mai giunto prima.

ST: i film dal 1° al 6°
Tornano le avventure di Bilbo Baggings e i suoi amici Nani, mentre vivono nuove avventure, devono affrontare vecchi nemici (il drago Smaug) prima di ritirarsi nella contea, ormai anziani, e lasciare il futuro alle nuove generazioni.

ST: The Next generation (detta anche TNG)
Tanti anni dopo, ecco che Bilbo lascia al nipote Frodo Baggings l'anello del potere. Toccherà a lui affrontare un viaggio lungo e pericoloso, in cui dovrà lasciare l'amata Contea ed arrivare dove nessuno è mai giunto prima. Questa è lunga, ben tre libri.

ST: Deep Space Nine (detta anche DS9) 
Vi siete mai chiesti com'è la vita nella contea? E come potrebbe essere in una landa lontana? Un gruppo di Hobbitt si trasferisce nelle lande intorno a Gondor, e si stabilisce in un villaggio frequentato da cavalieri raminghi, elfi, orchi e nazgûl, sotto la minaccia costante di un drago nascosto in un valle che collega il villaggio con la contea. Assisterai agli intrighi, gli amori, la vita nel villaggio. E quando ti sembrerà noiosa, arriveranno dei malvagi nemici a rimettere tutto in discussione. Orchi e Troll che vorranno in tutti i modi portare morte e distruzione. E i poveri piccoli Hobbitt dovranno risvegliare il guerriero che vive in tutti loro (l'avrai immaginato, no?), e combattere e uccidere i nemici malvagi.
"Ma gli hobbit non erano gli esseri più pacifici mai esistiti?", contesta il tolkeniano fedele.
Si, ma situazioni estreme richiedono reazioni estreme, e grazie a noi puoi vedere qualcosa che l'autore originale non ha mai avuto il coraggio di fare: rendere gli hobbitt più realistici.
E pure questa dura tre grossi libri, non sia mai detto che non riusciamo a essere alla pari con TNG.

ST: i film dal 7° al 10°
Tornano in scena Frodo Baggings e la compagnia dell'anello al gran completo. Bilbo muore eroicamante cadendo dalle scale nel primo della serie, e le sue ultime parole mentre il nipote Frodo lo abbraccia sono "E' stato divertente!". Nei successivi seguiremo sopratutto Frodo e Gandalf, mentre gli altri personaggi si limitano al ruolo di valenti spalle. Tutti i film si concludono con Frodo che fa a botte con (nell'ordine) un ramingo maligno, un orco, un nazgûl e il più figo di tutti, un hobbitt malvagio, in realtà un clone di se stesso realizzato dal drago Smaug.

ST: Voyager (detta anche VOY)
Una piccola compagnia di viaggiatori (una hobbitt anziana, un elfo, un guerriero ramingo rinnegato, un erede ad un trono perduto e un nano gioviale), si imbarcano in una scampagnata, ma si perdono e finiscono in una landa lontana, nella terra di Sauron. Lungo e difficile sarà il loro cammino, sotto la minaccia costante delle orde di orchi, di Nazgûl e Troll. Quando arriverai al punto di annoiarti perchè non succede loro quasi nulla, e ti sembra si comportino come se fossero in una scampagnata, ecco che a loro si aggiungerà una orca femmina smarrita, particolarmente gnocca, e con loro inizierà un lungo percorso di comprensione e riavvicinamento al mondo pacifico degli umani e degli hobbitt.
Lunghe discussioni tra la hobbitt anziana e la signora orca, e diciamocelo chiaramente, in fondo del guerriero ramingo, l'erede al trono perduto e il nano gioviale (per tacere dell'elfo) non c'è mai interessato davvero di sapere cosa fanno. Ma che non si dica che questo accade perché l'attrice che fa l'orca è la donna del produttore, cosa vai a pensare? Comunque tutti assieme inganneranno ripetutamente gli orchi, grazie sopratutto alle dritte della orca ribelle, per ritornare infine nell'amata contea, dove si farà festa in loro onore per venti giorni e venti notti, orca compresa. Pure qui tre libri, ma con tanti aggettivi.

ST: Enterprise
Il Silmarillion. Qui vi raccontano tutto, ma proprio tutto quello che è accaduto prima. Oh, se le cose non coincidono proprio con quello che già conoscete, non preoccupatevi, esigenze di narrazione. Possiamo anche cambiare tutto, tanto quanti di voi hanno letto davvero il Silmarillion? Che poi era anche incompleto, giusto? Anche se noi lo sappiamo che Mr. Carota sarebbe stato inserito come personaggio nei capitoli finali.
Introduciamo un avo di Bilbo, che sottrae già al Gollum l'anello, e guida una folta e bene assortita compagnia fino alle pendici di Monte Fato, con lo scopo originale di distruggerlo (l'anello, non Monte Fato), anche se nessuno nella storia de lo Hobbitt pareva ricordare questa impresa. Strada facendo trovano orchi più potenti di quelli che abbiamo già visto nella compagnia dell'Anello, ma tu non farci caso, semplicemente all'epoca non avevamo gli effetti speciali così sofisticati.
A causa dell'indifferenza del pubblico, la serie si conclude quando arrivano da Galadriel, che non riesce nemmeno a usare il suo specchio magico. Nell'ultima puntata l'elfo arciere co-protagonista muore in maniera improvvisa e banale. Colpo di scena, nel finale scopriamo che l'ultima storia è in realtà un racconto narrato a Frodo ed alla sua sposa. Urka, che sorpresa.

Poi tutto si ferma. L'opera di Tolkien è stata sfruttata fino all'osso, la gente non si diverte più.
Per cui si riparte, dopo uno stallo di un considerevole lasso di tempo. Si decide di ripartire da zero, con un bel re-make, per rivolgersi alla gente che non ha mai visto tutto ciò di cui sopra. Benvenuti nel mondo di Tolkien, nuovi amici. E tu, amico mio, fermati un attimo a pensare che per descrivere le serie TOS e TNG sono bastate poche righe, cosa non è stato possibile con le altre.


ST: Il film di JJ. Abrams
Si torna all'Hobbitt originale, per cercare di rilanciare il tutto qui sopra. Dovrebbe essere un remake, ma per non farlo uguale si cambiano un po' di cose. Gandalf il bianco appare in visione a Gandalf il grigio, quando questi ancora è un giovane apprendista. Questo muta un po' la vicenda, e crea un universo parallelo che coesiste con il precedente. Ma abbiamo sempre Bilbo, sempre i nani guerrieri (con abiti differenti), e sempre il Drago Smaug. Può piacerti o non piacerti, ma ci sono messi tutti davvero d'impegno, anche se qui il drago è più grosso. E se ti piace e se ne vuoi ancora hai a disposizione tutto ciò che hai visto descritto qui sopra. Buon divertimento.

Finito. Sei soddisfatto?

Ma Willy Wonka non si arrende. "No, la gente ha bisogno di cose semplici." ripete. "Prendi Guerre Stellari per esempio. Quello è un esempio di come si fa una cosa per bene. E' semplice, e complesso nello stesso tempo, ma è graduale, lineare, e i personaggi li memorizzi subito."
Io un esempio nuovo non lo faccio, sorry. Mentre con furia inaudita colpisco Willy Wonka con i mattoncini maxi dei Lego, cercando di fargli davvero male, alzo bandiera bianca.
Hai ragione, è complicato, ma se vuoi scoprirlo da solo accomodati. Altrimenti no problem, davvero. Il mio tentativo l'ho fatto. E sono andato lungo anche stavolta, sorry.
Ma in fondo tutte le cose belle richiedono almeno un minimo di impegno, o lo penso solo io?

giovedì 21 giugno 2012

Canone inverso, seconda parte


Sono un trekker, lo confesso. Lo sono stato, lo sono e lo sarò per sempre, mi conosco. Mi piace esserlo, ne sono soddisfatto, e sono cosciente che la legge del mutamento del canone ha proliferato anche qui.
E faccio questa premessa perchè questa seconda parte sarà molto trek, e quasi incomprensibile se non siete NERD con il pigiama rosso trek ed un tricorder trek funzionante nel cassetto o non avete la serie completa delle Micro Machine trek.
Se vi ci ritrovate in questa definizione, benvenuti, lunga vita e prosperità. Altrimenti, abbiate pazienza, proverò ad essere il più chiaro e preciso, e possibilmente prima di farvi raggiungere lo stato soporifero.
Lo sapevate che negli anni '80, nel mondo del fandom giravano due diverse descrizioni del pianeta Vulcano? Oh si, ma erano pure incompatibili tra loro. Perchè poco era stato detto del Pianeta vulcano nella serie classica, e poco era stato mostrato. E tutto ciò che si trovava erano descrizioni dei fan, che ricavavano i dati da quel poco che si diceva negli episodi, nei film e nei libri fino a quel punto. Ancora non sapevano che buona parte di ciò che avevano imparato dai libri sarebbe stata cancellata completamente di lì a poco, e tutto il resto modificato ed aggiornato con il proseguire della saga.

Partiamo da un esempio semplice: nella serie classica le astronavi avevano tutte la forma della classe Constitution (la stessa dell'Enterprise), altre navi che apparivano avevano la stessa forma, ma un nome ed una matricola numerica differente da 1701. Ma nel secondo film cinematografico (1982) ecco arrivare la U.S.S. Reliant, con un look del tutto differente, e con il film successivo, due anni dopo, si fa il bis, con la U.S.S. Excelsior, ancora più differente. Ma quando - alla fine del film - arriva la nuova U.S.S. Enterprise, questa ha la forma della precedente Enterprise. Qual'è il mistero dietro questa evoluzione incoerente?

E forse che questo abbia a che fare con un altro storico mistero, quello dell'astronave romulana scomparsa? Nell'episodio classico La navicella invisibile appariva per la prima volta una nave spaziale romulana: un'astronave bellssima ed elegante, con un grosso falco arancione dipinto sul dorso. Ma qualche episodio dopo i romulani hanno in dotazione un incrociatore Klingon, ma con i loghi romulani. Qualcosa non quadrava, e andava spiegato. Ma cosa era successo?
Le spiegazioni possibili sono due, come sempre. La prima ti spiega che i cantieri della flotta stellare avevano sviluppato solo nel corso degli anni nuovi e più moderni design per le loro navi, ma per l'Enterprise avevano preferito mantenere quello storico design, perché ancora valido. I romulani da parte loro avevano ottenuto le loro nuove astronavi grazie ad un accordo militare con i Klingon. E con questo tutti erano soddisfatti e accontentati.

E poi... oh si, anche qui ci sono naturalmente le voci senza fondamento. Quelle che suggeriscono che le navi della flotta stellare avessero tutte la stessa forma perché era più facile comprare il modellino da montare in un negozio di modellismo per ragazzi (e quindi limitarsi a invertire i numeri della sigla e cambiare il nome) che non realizzare ex novo un modello inedito. Mentre coi film arrivò finalmente la  possibilità di costruire nuovi modelli. E le stesse fonti, ma sicuramente inaffidabili, dicono che il modellino romulano andò distrutto durante le riprese, e sostituito da quello Klingon perché non ce ne erano altri disponibili. Perchè essendo un telefilm dal budget ridotto, questo era il massimo che potevano permettersi.
Ma voi scegliete la risposta che vi convince di più, e siate soddisfatti e felici, tenendo presente che forse non è vero che le due versioni si contraddicano a vicenda. Magari possono coesistere senza problemi.

Ancora. Immaginate di andare indietro nel tempo, e interrogate un appassionato che sia appena uscito dal cinema tutto raggiante dopo la visione di StarTrek III (1984); gli domandate a bruciapelo se i Klingon abbiano mai letto Shakespeare, o se mangiano cibo vivo, o usano una bat'leth come arma di combattimento. Lui vi guarderà strano, ma strano davvero. Poi troverà una scusa qualsiasi (i trekker sono molto educati), vi saluterà cordialmente e vi girerà le spalle, ma mentre si allontanerà da voi non potrà fare a meno di pensare che ce ne sono tanti di matti in giro, e oggi ne ha conosciuto un altro - e pure lui trekker, accidenti!
Perché non c'è nulla nei Klingon del terzo film che vada d'accordo con quello che si saprà dei Klingon dopo il sesto film (1990). Perchè la cultura della morte con onore, dei bastoni del dolore e della via del guerriero verrà inventata da alcuni sceneggiatori dopo il 1988, nel corso della serie TV StarTrek: The Next Generation. E da allora quello diventerà CANONE. E finirà nei manuali, nelle guide, nelle memorie degli appassionati e nei film successivi... fino a quando qualche sceneggiatore non avrà qualche nuova idea. Quindi adesso sai che esiste il carcere di Rura Penthe, una traduzione di Shakeaspere in klingon, e dell'esistenza di un certo alieno che ha gli organi genitali nel ginocchio. E che esistono dei vulcaniani neri di pelle, perché ne hai visto uno sul ponte dell'Excelsior. Ma perché prima non ne avevo mai visti? Combinazione del caso o semplicemente non ci aveva pensato nessuno? Il canone della nostra serie preferita si è ingigantito, e rispetto a 10 anni prima si è riempito in maniera esponenziale. E c'è sempre qualcuno che protesta "Ma non era così...!". No, ma da adesso è così, that's Life.
Però adesso c'è una sola descrizione di vulcano (diversa dalle due dei tempi antichi, naturalmente), il cielo ha un colore solo, e le sue lune hanno smesso di cambiare di numero.

Ne volete ancora?
Le stazioni orbitanti della Federazione sono stazioni in cui le astronavi attraccano all'esterno, vedi la stazione K7 e successive. In fondo c'è il teletrasporto, e ci sono le navette per scendere, c'è bisogno di un punto di attracco? Davvero, no. Questo riferiscono le guide: "Le stazioni orbitanti sono così e cosà, e le navi attraccano e si scende con navette e teletrasporto". Ma nel terzo film (1984) appare una stazione enorme, a fungo, dentro la quale entrano le astronavi, e parcheggiano, e si scende direttamente. Perché? Perché è dannatamente bella e appariscente, e nella storia c'è bisogno di una porta che sia forzata durante una fuga. Il canone si aggiorna, ora tra le stazioni appare anche questa. Ora attraccano anche così.

Poi arriva nel 1987 la serie TV The Next Generation: l'Enterprise D è grossa tre volte la nave classica, e nel caso tu voglia anche sapere se è più grossa del Millennium Falcon, tranquillo, c'è chi ci ha pensato (Dio benedica i fan). Ma adesso come attraccherà a queste stazioni spaziali, grossa com'è? Attracca all'esterno, suggeriscono in ordine cronologico la logica e lo scenografo Andrew Probert.
No. Entra anche lei. Troppo costoso realizzare modellini nuovi (non si lavorava ancora in digitale), per cui si fa finta di niente, ed entra nello stesso modo, dallo stesso portone. Ma il canone va aggiornato, è un'incongruenza che non può esistere in questo universo. Non si può semplicemente ignorare? E sopratutto, a qualcuno davvero importa? Sì, eccome.
E allora ecco che il canone si aggiorna, e menti creative cercano di dare una risposta logica che possa chiudere una falla che potrebbe far inabissare il Titanic. E talvolta è pure una trovata talmente debole che la accetti ma non la contesti, perché in fondo non ti importa davvero sapere che le stazioni del nuovo secolo sono più grosse, per accogliere le nuove astronavi più grosse. Il canone è stato abilmente invertito, ma ora tutto rientra nelle righe. Più o meno. Più meno che più.


Uhura ha un nome? No. Mai avuto, mai chiamata per nome in tutti i 79 episodi della serie classica, così come nei 6 film successivi. Però ogni fan sapeva che il suo nome era Nyota. Nelle guide, nella voci sui dizionari in rete, il Canone ufficioso stabiliva che il suo nome fosse Nyota. Ma da dove veniva fuori? Inventato da uno scrittore, che domandò il permesso allo stesso Roddenberry, e si sentì rispondere che doveva chiederlo alla stessa Nichelle Nichols, visto che il personaggio era interpretato da lei. La Nichols quando ne venne a conoscenza ne fù entusiasta, acconsentì e si sentì imbarazzata semmai che avessero voluto il suo permesso. E finì nel canone, anche se solo in quello ufficioso.
Avvenne lo stesso anche per altri storici eventi della storiografia trekkiana:  prima del 1982 non esisteva una nava chiamata Kobayashi Maru, e neppure un test ad essa collegato che Kirk solo aveva superato, e nemmeno l'alluminio trasparente prima del 1986, così come non esisteva targa con la scritta "Where no Man has gone Before" in una sala della nave orientata frontalmente prima del 1988, anche perché nel primo film una grande sala con le vetrate sullo spazio c'era, ma era più grande e si trovava sulla parte posteriore della sezione a disco. E non esistevano neppure gli Okudagrams prima del 1987. Le navette cambiavano ad ogni film e stagione TV e nessuno ormai si meravigliava più. E nell'ufficio di Kirk non c'era e non c'è mai stata una foto della Enterprise NX-01 tra le navi precedentemente chiamate Enterprise, e le creste dei Klingon ebbero una spiegazione molto dopo la loro comparsa.

Come in una colossale macchina del tempo, il mondo delle nostre fiction preferite, anche quelle che amiamo alla follia, è un mondo in continua evoluzione, e questa è l'unica regola. Se un canone c'è, puoi stare certo che verrà ampliato, modificato, rivoltato o contraddetto a seconda della necessità degli sceneggiatori, che ignoreranno ciò che qualche appassionato ha scritto per rendere coerente una cosa non raccontata in un film o un telefilm.
Non lamentarti, non estrarre dalla tua biblioteca la guida al mondo e all'universo trek per dimostrare le tue ragioni, potrà essere contraddetta senza il minimo problema e non potrai farci nulla, solo adeguarti, così si sono adeguate (se non estinte) le due descrizioni del pianeta Vulcano.
Oppure puoi sempre arrabbiarti, e intendo arrabbiarti forte (magari se gridi forte forte qualcuno alla Paramount ti sente anche) se non intendi adeguarti e comprare la prossima guida aggiornata.
Ma a differenza di Star Wars, in cui puoi indirizzare le tue possibili ire nei confronti del solo George Lucas, qui hai un sacco di gente diversa con cui arrabbiarti. Non hai che da decidere il motivo.

Indeciso? Dai, essendo io buono e generoso, ti ne faccio un piccolissimo elenco dei responsabili:
  Arrabbiati con Robert Wise, regista del 1° film, perché tutti hanno divise grigie e azzurre e l'Enterprise ti sembra fredda ed estranea e ti rompe che Kirk ci giri attorno con lo shuttle per 10 minuti per vederla bene prima di entrare.
  Arrabbiati con Andrew Probert, designer delle navi e degli ambienti, se non ti piace la forma di questa nuova Enterprise, o lo shuttle di Vulcano o i nuovi incrociatori Klingon, visto che la cosa è possibile. Ma sappi che io ti contesterò con tutte le mie forze, ti avverto.
  Arrabbiati con Nicholas Mayer, regista del 2° e del 6° film: è colpa sua se esiste un test chiamato Kobayashi Maru e se Kirk è diventato un imbroglione per passarlo, così come è sua l'idea delle divise rosse con i risvolti bianchi, come quelle del capitano Hornblower. E se non riesci a concepire come possa Saavik essere mezza vulcaniana e mezza romulana, se Kirk ha avuto un figlio da una relazione con Carol Marcus, se la cabina di Kirk e le cuccette dell'equipaggio dell'Enterprise si riducono di dimensioni col passare dei film, se i Klingon recitano Shakespeare e se c'è un carcere su Rura Penthe, è sempre colpa sua. Pure colpa sua se sul ponte, sotto lo schermo principale, adesso c'è un orologio digitale.
  Arrabbiati con Leonard Nimoy (regista del 3° e del 4°), se esiste uno Sparviero Klingon con le ali mobili, se viaggiano indietro nel tempo con una facilità scolastica, e se ti chiedi come l'incursione nel 20° secolo di Rotta verso la terra (1986) non modifichi minimamente il corso della storia negli anni a seguire, come avevi imparato guardando Ritorno al Futuro solo un anno prima.
  Arrabbiati con William Shatner, regista del 5° film, quando ti irriti se i tuoi amici trekker cantano in coro "Row Row Row your Boat", o se ti pare che l'intero equipaggio (a parte il capitano) sembra composto da gente incapace, e l'Enterprise è completamente ridipinta di bianco, e non brilla più come nei film precedenti.
  Arrabbiati con Gene Roddenberry, il "creatore" in persona, se in StarTrek: TNG come comandante dell'Enterprise c'è un capitano pelato, e come se non bastasse pure francese, e sul ponte con lui c'è anche un klingon, e non ti spieghi a cosa serva Wesley Crusher.
  Arrabbiati con Ron D. Moore se trovi che in StarTrek: DS9 la federazione si comporti in maniera bastarda e poco IDIC.
  Arrabbiati anche con J. Michael Straczynski per lo stesso motivo, visto che è dal suo Babylon 5 che arrivano un po' di idee valide dalla terza stagione di DS9 in poi, e il bello (o il brutto, scegli tu) è che te ne accorgi e lo ammetti a denti stretti anche se sei un trekker convinto.
  Arrabbiati con Rick Berman e Brannon Braga se ti capita di assopirti guardando Voyager o ti vedi stravolgere i Borg ogni volta che li rivedi, o se soffri quando vedi l'Enterprise D finire la sua carriera schiantandosi malamente su un pianeta (e per colpa della povera Deanna Troi). O se trovi che le battute di Marina Sirtis e Gates McFadden in StarTrek: Insurrection (2000) siano davvero terribili. O se il tuo eroe James Kirk, che è passato indenne di fronte a ogni pericolo possibile, adesso muore cadendo da una scala. In questo caso però sappi che sarò dalla tua parte.
  Arrabbiati con John Eaves, designer della nuova Enterprise-E, se non ti piace la forma della 1701-E, perché ora sembra troppo una nave da guerra, o non concepisci una sfera Borg in un mondo fatto di cubi.
  Arrabbiati con Jonathan Frakes (regista dell'8° e 9° film) se l'Enterprise si guida con un joystic in casi d'emergenza, portandoti a domandarti - visto che è così facile guidare una nave così grossa- allora a cosa mai servisse avere avuto sul ponte di domando per tanto tempo prima Sulu e poi Geordi la Forge.
  Arrabbiati con Rick Berman e Brannon Braga (sempre loro) se Trip fa una morte ignobile in StarTrek: Enterprise. E se i vulcaniani che appaiono nello stesso telefilm ti stanno sulle balle e contraddicono tutto quello che sai sui vulcaniani.
  Arrabbiati con Stuart Baird, regista del 10° film, se ti sembra che abbia dei ritmi troppo da film d'azione, e con John Logan (che l'ha scritto) se trovi che sia poco più di un remake del secondo film, e con Berman e Braga (che l'hanno riscritto) se ti sembra leggerissimamente prevedibile e scontato.
  Arrabbiati con Manny Coto , produttore della 4a stagione di StarTrek: Enterprise, se non ti piacciono la riscrittura del mito di T'Pau e l'origine del dottor Sung, o perché si sforza di giustificare il motivo per cui i vulcaniani ti sembravano strani prima, e per una spiegazione della cresta klingon molto più valida del precedente "Una storia che non ci va di raccontare" detta da Worf in una puntata di DS9.

Come dici? Che tutto questo ora fa' parte del canone? Vero, hai perfettamente ragione, ma forse non serve che ti ricordi (o ti faccia scoprire per la prima volta) che TUTTE queste riscritture del canone vennero contestate quando apparvero. Qualcuna poco, ma altre in maniera forte e martellante (i trekker son testardi, si sa). E te lo dice un trekker che ha assistito a tutta la vicenda dall'inizio. No, invece sono convinto che  serva proprio che lo dica.
Eppure siamo ancora qui. Sempre trekker, sempre a farci domande e a darci risposte.
E poi pensa a quante edizioni della guida di Startrek dovettero venire aggiornate negli anni, a come potranno cambiare ancora le voci della Wikipedia e a quanto siano affidabili.

E poi, ma solo poi, puoi cominciare anche ad arrabbiarti con J.J. Abrams, se ha scelto di ambientare le storie in un altro continuum, per non alterare troppo ciò di cui sopra.
Mai nessun canone rimane assoluto. La regola è di cercare di divertirti comunque.


Però a questo punto ho un lampo, mi fermo, e penso un attimo ad un dettaglio quasi insignificante: nel film del 2008, Uhura viene chiamata davvero Nyota.
Oddio... devo pensare che qualcuno ha seguito il canone ufficioso? Qualcuno di quelli-che-scrivono-i-film ha letto ciò che nessuno di loro legge mai? Rispettando ciò che qualcun altro, piccolo e senza importanza, aveva scritto? Qualcosa che era rimasto nella mente e nel cuore degli appassionati? Senza fare di testa sua e inventare un nome appariscente? E' forse questo quello che il dottor Manhattan chiamava il miracolo termodinamico? Questo si merita una modifica al finale.
Quasi mai nessun canone rimane assoluto. E sono convinto che in fondo vada bene così.
Opinione personale, certo, e anche questo è giusto così.

Live Long and Prosper, folks.

martedì 12 giugno 2012

Canone Inverso, prima parte

Per questa tentativo di analisi introspettiva delle seghe mentali dell'appassionato medio, dovrò partire un po' da lontano. Non in una galassia lontana lontana ma nei ridenti Stati Uniti d'America, quando venne dato il via a qualcosa che ben presto sarebbe sfuggito ad ogni controllo, diventando il caposaldo di uno dei maggiori problemi esistenziali della media degli appassionati. Era il 1977 quando Guerre stellari arrivò nei cinema italiani. Immaginate di avere l'età giusta nel momento giusto per poterne approfittare. Arriva il fenomeno, l'onda lunga ti travolge, e naufragare ti è dolce in quel mare. Entusiasmo, euforia, e sopratutto voglia di averne ancora. 
Per cui ti guardi intorno - è normale - e un bel giorno trovi su una bancarella, sotto una bella copertina di Ralph McQuarrie, un libro interessante: La gemma di Kaiburr. Nientepopodimeno che un'avventura inedita di Luke Skywalker e di Leia! Già.
Soli su un pianeta alieno contro il bieco Darth Fener/Vader, una storia piacevole, una lettura entusiasmante (Alan Dean Foster è sempre stato e sempra sarà una garanzia), durante la quale assisti all'amichevole flirt tra Luke e Leia, mentre il bieco signore dei Sith cerca in ogni modo di ucciderli. La premessa è quella che c'era nel primo film, è giusto, non c'è nulla di sbagliato.

Quelle dell'universo di Guerre stellari erano delle regole: un nuovo mondo e nuovi personaggi, tutto ancora da esplorare. E così, come capita ogni tanto nella vita nell'universo e in tutto il resto, seguì tutto il resto, e quell'universo si espanse. Escono libri illustrati, ma arrivano - appunto - anche le avventure inedite: romanzi (tra cui La gemma di Kaiburr), e anche fumetti. Nel luglio 1977 esce negli States il primo numero di una nuova collana a fumetti Marvel, dedicata proprio al mondo di StarWars, che per breve tempo vide la luce anche da noi. E nel novembre del 1978 la rete TV CBS trasmette pure uno StarWars Christmas Special. Dove, in mezzo a canzoncine di Natale e frammenti di vita casa Chewbecca, (con moglie, figlio e nonno), potevi avere una prima visione originale del pianeta degli Wookie e delle loro case. Ma il destino sarà differente, e mentre i fumetti (non tutti) verranno ricordati, quest'ultimo special verrà dimenticato col tempo, senza troppo rammarico dai fan, che non trovarono niente da salvare da uno spettacolo natalizio televisivo con prestigiatori e canzoni. Ma in quel momento esiste un universo intero, in cui puoi entrare per esplorarlo, e hai imparato il suo canone, che comprende i personaggi, i mondi, e gli eventi.

O almeno credi di conoscerlo. Voglio dire, sì, lo conosci, ma non finisce mica lì?
Il tempo di aspettare tre anni, ed ecco che nel 1980 arriva sugli schermi L'impero colpisce ancora, il seguito ufficiale. E tra le cose che venivano rivelate c'era il non trascurabile dettaglio che Luke fosse il figlio di Darth Fener/Vader (che lo sa, lo ha sempre saputo), e Leia è sua sorella. E' uno di quei momenti in cui la tua logica giovanile trova una leggera contraddizione: "Se Luke è figlio del signore nero, come mai lui voleva ucciderlo in quel libro, e in tutti i fumetti? E quei baci e quegli sguardi?". Ma è inutile che le cerchi, mio giovane lettore. E' arrivato il momento che impari una delle regole fondamentali della tua esistenza di apprendista NERD: che NON esiste una regola. Non esiste un canone di riferimento a cui attenersi. Se sei fortunato non ancora, se non lo sei non ci sarà mai. E sopratutto non fidarti mai dei seguiti non ufficiali (fumetti e libri), non sono affidabili. Perché proprio come il metodo scientifico, una nuova regola sostituirà la vecchia, quando dimostrerà di funzionare meglio della precedente. Ieri eri convinto che il sole girava intorno alla terra? Sveglia ragazzo, da oggi si cambia, è l'inverso. Nuovo mondo, nuove regole.

Adesso, mettiamo il caso che dopo il primo StarWars un appassionato si metta di buona leva e inizi a scrivere, per passione o per un più impegnativo intento enciclopedico, una guida all'universo di Guerre Stellari: lo scrive, lo rifinisce, lustra que e là, ritocca tutto il ritoccabile, lo rende ricco e avvincente, e laddove non ci siano fonti ufficiali, riempie con la propria fantasia, ma senza violare le premesse del primo film... tutto va bene, ma solo fino alla visione del film successivo. No, ora deve cambiare tutte le astronavi, entrano nuovi sistemi planetari, nuovi personaggi, e vengono modificati i rapporti tra loro e quelli precedenti. Bisogna riscrivere da zero almeno metà dei testi, accidenti. Il canone è cambiato, porca paletta. In compenso gioiscono i fumettisti della Marvel, visto che finalmente Leia e Luke possono indossare abiti differenti da quelli disegnati loro finora, o inserire alieni diversi da quelli che apparivano nella cantina di Mos Eisley.


Per cui la guida ufficiale, nel caso ce ne fosse una, si aggiorna. Eppure in questo momento nessuno ha ancora ha idea di quale aspetto possa avere Jabba the Hutt, o anche solo immagini l'esistenza di orsetti pelosi chiamati Ewoks o di una luna che si chiami Yavin 4. Bisognerà attendere il 1983, quando esce Il ritorno dello Jedi, terzo e conclusivo film della trilogia (almeno era quello che si pensava allora); le guide si aggiornano e le pagine aumentano, in quella che sembra avvicinarsi ad essere l'opera completa. Tutti vedono l'aspetto di Anakin Skywalker nel finale del film, e il cerchio pare chiudersi. I due film degli Ewoks che usciranno negli anni immediatamente successivi non modificheranno il canone, anzi, qualcuno nega che siano mai apparsi, e siano solo una visione provocata sicuramente da qualche avvelenamento dell'acqua potabile. Sveglia ragazzo, da oggi si cambia, questo è il nuovo canone. Nuovo mondo, nuove regole

Niet, lo rimarrà fino al 1997, quando George Lucas incarica lo scrittore Timothy Zahn di scrivere una trilogia di libri che sia il seguito ufficiale del ciclo visto finora. Con i tecnici della Lucas che inventano e visualizzano i personaggi, per i fumetti e per la linea di giocattoli che ne uscirà. E ora tutte quelle nuove astronavi sono dentro il canone. E' definitivo? E' quello finale? Macchè, lo credevate, vero? Tocca ad un altro scrittore, Steve Perry, scrivere un nuovo libro (pure questo ufficialmente autorizzato) che si colloca tra L'ìmpero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi, per raccontare tutto quello che è accaduto tra la fine del primo e l'inizio dell'altro, eventi che ogni appassionato non può assolutamente fare a meno di voler conoscere (ma anche no).
E il canone si aggiorna. Gli scrittori si attengono alla guida fornita loro dal canone, e così fanno i fumettisti, attenendosi tassativamente alla cronologia degli avvenimenti descritta nel canone. Jar Jar Binks non è ancora apparso in questo mondo, il nome Amidala è sconosciuto ai più, e non ha importanza. E tutti vissero felici e soddisfatti... fino alle riedizioni del 1997, dove si scopre che ci siamo sbagliati, e Han Solo non ha mai sparato per primo a Greedo. Aggiornate le guide, please. Con qualche piccola sopresa, ohibò: nei libri e negli adattamenti a fumetti (con i veicoli e le scenografie create dalla Lucasfilm), appare pure il pianeta degli Wookie, e curiosamente è descritto e visualizzato esattamente così come era apparso nello special TV da tutti smemorato. Ma tu pensa, quello è diventato canone. Vedi che tutto è possibile?


Ma adesso se non altro pare che il canone sia completo, e la nostra guida possa considerarsi apparentemente completa.
Ma non mettetele via, perché nel 1999 dovrete aggiornarla. Esce Episodio 1: La minaccia Fantasma, e subito a ruota altri due film. Le guide vanno riscritte, le pagine raddoppiano, gli alieni e le astronavi anche, per non parlare dei vestiti indossati da Amidala.
Alla fine scopriremo che anche l'aspetto di Anakin Skywalker è diverso nel finale de Il ritorno dello Jedi, e se lo ricordi differente, non c'è spiegazione, non farti seghe mentali, questo è il canone ora. Sveglia ragazzo, da oggi si cambia, ci sono nuove regole in città.
Almeno fino a quando qualcuno non avrà una nuova e brillante idea che riscriverà parte del canone. E non lamentarti, amico mio, that's Life!

"Ma ce l'hai con Guerre Stellari?", domanda il nerd permaloso. No, affatto, lo adoro, e proprio per questo riesco comunque a dormire anche se non ho tutte le risposte che servirebbero. Accetto che non ci siano regole. Non ci sono, non ci sono mai state, e non solo qui.
Scettici, eh? Le parentele di Zio Paperone? Cambiavano ad ogni sceneggiatore, così come gli accessori di Paperinik o la casa di Paperino. Mai esistito un canone qui.
"Dai, nei fumetti americani è meglio!" mi suggerisce il marvel dipendente. Sicuro? Le origini di Wolverine  cambiavano come cambiava la sua altezza. Sei ancora della stessa idea? O mi spiegherai che l'adamantio nelle sue ossa lo ha fatto crescere in altezza? Il tempo di abituarti ed è già tempo di cambiare.

Oh, ce n'è anche per gli altri, mica sono monomaniaco. Ma già così sono andato lungo. Ci sarà una parte seconda.
Stay Tuned, Folks!

To be Continued

sabato 26 maggio 2012

"Certe cose fanno più male che non ragazze ed auto..."


Nel 1977 esce abbinato alla rivista Panorama (Mondadori editore) un volumetto speciale spillato, supplemento della collana popolare di gialli di spionaggio Segretissimo, stesso editore. Rimarrà l'unica volta che Ian Fleming appare in questa collana.
Devo ammetterlo, in realtà io del 1977 ricordo solo che facevo le scuole medie, che Niki Lauda correva ancora con la Ferrari, e che Guerre Stellari era appena uscito al cinema. Dell'esistenza di questo albettino spillato venni a conoscenza solo dopo molto tempo, a metà anni '80, quando già avevo cominciato la collezione dei libri di Ian Fleming, perchè i film di 007 mi piacevano, e accorgendomi subito che le storie erano diverse da com'erano nei film di Roger Moore, ma comunque ne ero rimasto piacevolmente sorpreso. E l'albettino lo recuperai solo in quel periodo, trovandolo per caso su una bancarella dell'usato, di cui ero già un agguerrito frequentatore. Aveva un pezzetto della copertina stracciato e mancante, ma lo conservai fino a uno integro (ma con copertina un po' più consumata) per sostituirlo, ma alla fine li tenni tutti e due, con la loro classica ed elegante illustrazione del grande Carlo Jacono. Conteneva uno dei racconti di Fleming, già apparso anche su uno speciale numero antologico di Segretissimo.

Stavo meditando di compilare una lista dei libri di 007, avevo già incominciato, giuro. Volevo fare una cosa illustrata, indicando le edizioni. Ma la lista che mi feci anni fa non veniva fuori, e non avevo voglia di prendere fuori tutti i libri e ricontrollare. Prima o poi colmerò questa lacuna, ma per il momento passo.
Però la voglia di fare una carrellata sulle copertine dei libri di James Bond rimaneva.
Vado in rete, metto il nome dell'autore, e si aprono decine di immagini delle infinite e variabili edizioni mondiali di Ian Fleming (andate qui se siete curiosi come spero).
L'immagine di copertina è sempre stata importante. Per dei romanzi che raccontano di agenti segreti e belle donne, di villain spietati e auto di lusso, con Casinò, Dom Perignon e sesso sottinteso (siamo negli anni '50, ricordate), una cover accattivante era d'obbligo. Gli anni passavano, ma nei paesi anglosassoni le dedizioni si susseguivano, variando continuamente di grafica e colori, ma promettendo intrattenimento, e mistero, e azione, e belle donne.


Lo ammetto. Guardandole ti viene voglia di leggere quei libri che rivestono, per individuare quelle scene esotiche e accattivanti, come da regola dei romanzi d'avventura. "Mostrami cosa contieni" domanda il lettore indeciso, e il libro gli risponde..
Prendiamo il primo libro, per esempio. Tutto incomincia con Casino Royale, nel 1953. Col tempo diventa un classico, anche se bisognerà aspettare i film perchè esploda davvero, nei primi anni '60. Ma da quel momento avrà diverse pubblicazioni in giro per il mondo, e la copertina sarà sempre lì, a promettere avventure esotiche in giro per il mondo, e mistero, violenza e azione.


Grafiche spettacolari, dove il nome dell'autore e il tutolo variano di dimensione e colore, ma sempre con immagini a tema, a promettere un contenuto che saprà intrattenere il lettore.

Okay, ma da noi? E in Italia? Che ne è delle edizioni Italiane? Vediamole un po'...

Una delle prime edizioni di Ian Fleming è nella prima serie dei Gialli Garzanti, volumetti pocket simili ai Gialli Mondadori come spessore e carta. Copertine accattivanti, grafica elegante, riferimenti ai film come se piovesse.


Ma i libri promettono bene, la serie decolla, ed ecco l'anno seguente una nuova pubblicazione, in volumetti cartonati di formato sempre tascabile e con sovracoperta illustrata, nella collana R', sempre Garzanti. Una collana di libri dedicati al giallo, che alterna anche Mickey spillane, il Simon Templar di Leslie Charteris e molti altri (senza dimenticarci del grande Len Deighton).
Grafica uguale per tutti, cover con il viola predominante (non veniva mai due volte dello stesso colore) e banda gialla, e nel mezzo una composizione alta e stretta, foto o disegno. In alto è indicata la serie, in basso autore ed editore (in giallo) e titolo in bianco. Bella ed elegante.


Nel 1972 parte una nuova serie dei Gialli Garzanti, e Ian Fleming ne è uno dei protagonisti. Brossura, copertina gialla, e due occhi sinistri stilizzati in alto. Nome autore in grigio, titoli a colori variabili, che si intonano con l'immagine: un disegno o una composizione fotografica, suggestiva e piena di promesse. Questa è una delle serie che si trovano ancora in giro cercando sulle bancarelle. Ed è una delle poche edizioni integrali disponibili.


Alcuni ristampati in altre collane dello stesso editore, altri raccolti in grossi Omnibus, viene pubblicato pure quel Traffico di diamanti che altri non è che un libro inchiesta in cui Fleming descriveva parte della documentazione raccolta per Una cascata di diamanti.
Poi per qualche anno non accade nulla, e bisogna aspettare circa il 1986 (quanti di voi dovevano ancora nascere?) per avere un'altra edizione integrale economica (almeno credo fosse integrale), questa volta negli Oscar Mondadori. In copertina disegni del grande Ferenc Pinter, ispirate ai film. Grafica accattivante, colore predominante e banda nera, con il titolo in bianco. A dominare è il nome dell'autore. Affascinante, come direbbe il signor Spock.


Questa è ancora una delle edizioni più facili da trovare, come per i Gialli Garzanti.
Passano ancora gli anni, e nulla di nuovo sotto il sole, bisognerà aspettare che arrivi il 1997 (circa), quando in un paio d'anni l'editore Teadue ripropone ancora una volta i libri di Ian Fleming. Stesse traduzioni Garzanti, grafica un po' meno spettacolare, con disegni anche qui ispirati ai film, ma dopo Ferenc Pinter è difficile essere all'altezza. A dominare è il nome del personaggio, ma quello dello scrittore è in bianco su nero, in alto, comunque ben visibile. E tutto sommato la grafica mantiene le promesse e ci grida: "Qui troverete azione, azione, azione!"


Ma questa è integrale? Temo di no, ma non ho mai avuto il tempo di controllare. Questa è l'edizione che staziona in libreria all'inizio del nuovo secolo. Come lancio promozionale nove libri vengono venduti abbinati al quotidiano Il Giornale, cartonati e con sovracopertina fotografica (dai film, tanto per cambiare).
Poi il tempo riprende a correre, il mondo a girare, i bambini a crescere.

E' arrivato il momento di avere una nuova edizione. Viene annunciato che Guanda pubblicherà nuovamente Ian Fleming, ma questa volta con delle traduzioni del tutto nuove. Un libro viene inserito nel 2004 nella collana Le strade del Giallo del quotidiano Repubblica, una serie che propone in grande formato alcuni dei classici del giallo e del thriller. Un romanzo solo, ma in compagnia di altri grandi nomi del thriller, e poi è un formato bello grande. Copertina fotografica, come tutte quelle della collana, con una banda colorata sopra un dettaglio. Elegante.

Sempre nello stesso anno ecco arrivare nelle librerie finalmente i volumi Guanda. Certo, io ho tutta la serie nelle edizioni Garzanti recuperata su bancarelle nel corso di tanti anni, ma ho amici che l'aspettano con ansia, perchè non riescono a mettere le mani sul volume che ha meno edizioni in assoluto, quel L'uomo dalla Pistola d'oro, che essendo l'ultimo in ordine cronologico, nelle edizioni più recenti veniva spesso dimenticato, poiché la serie si interrompeva prima.
Dopo tutte queste colorite edizioni ti domandi cosa si inventeranno i grafici questa volta, come renderanno accattivanti dei romanzi un po' datati ma sempre affascinanti? Quali squilli in copertina verranno utilizzati per accattivarsi l'attenzione del pubblico? Cosa vorrà gridarmi la copertina, quali promesse sussurrerà nelle orecchie dei potenziali lettori, per convincerli a comprarlo?
Poi finalmente esce, lo vedi, e capisci che hai fantasticato a vanvera per tanto tempo.


Se questo fosse un mondo perfetto, mi piace pensare che avremmo anche noi delle copertine piene di Girls, Cars & Guns, che promettono pericolo e mistero, violenza e azione e morte. Ma evidentemente non è così.
Il lettore non ha sentito nessun sussurro arrivare dalla copertina. E magari esce dalla libreria ancora con i suoi soldi, o con l'ultimo volume di Dan Brown.
L'ultimo volume di Guanda è del 2006. Da allora più nulla. Niente riedizioni, nemmeno nell'occasione del lancio mondiale del film Casino Royale, magari con una sovracopertina col poster cinematografico, e qualche squillo cubitale che gridi "Qui troverete violenza, sesso e azione, accorrete!!".
Nulla. Niente squilli, niente promozione. E dopo poco meno di una mezza dozzina di libri,la serie è ancora ferma da qualche anno (almeno sei), e ormai dubito fortemente che i miei amici riusciranno a completare le loro serie.
E io avrei voglia di dire che non bisognerebbe mai giudicare un libro dalla copertina. Ma in realtà riesco solo a pensare che ci sono davvero cose che fanno molto più male che non ragazze e auto.

PS: A entrambi gli amici ho procurato io L'uomo dalla Pistola d'oro, in due diverse edizioni Garzanti tascabil. Una buona azione almeno l'ho fatta, e il cerchio si chiude.



lunedì 21 maggio 2012

I Dannati del Pianeta Maledetto


Oggi piove, senti come piove. Ma ieri il sole aveva pure scaldato, e si riusciva a uscire con la maglietta, cosa impossibile oggi. E due giorni fa avresti detto che era estate, tanto era il caldo.
Ma siamo in primavera, la folle e capricciosa primavera del 2012. E ormai mi aspetto il vento, anche una nuova ondata di gelo, come se qualcuno che ha le mani sui comandi dell'universo ci stesse testando con una prova antistress. O un sergente istruttore stesse addestrando dei Navy Seal, sottoponendoli ad ogni angheria gli venga in mente, per forgiarli.
Ecco, pensi a questo guardando fuori dalla finestra. E se dopo le inondazioni e lo tsunami, senti che arriva anche un terremoto, ecco che quel sospetto paranoico torna a fare capolino.
Guardo in strada, vedo le piante e gli alberi, che già avevano messo i fiori, convinti dell'arrivo della bella stagione, e me le immagino a resistere, a battersi contro le armate del generale inverno, per conquistarsi il loro diritto all'esistenza. 
"Al fine di avere un prodotto migliore", dicono le pubblicità delle auto, mostrando con orgoglio i manichini delle prove anticrash. Io mi guardo intorno, e talvolta - ma solo per qualche breve secondo, il tempo di scartare l'idea come cavolata - ci penso, e mi domando se non debba sentirmi come uno di quei manichini. Capita solo a me?

No, già qualcun altro ci aveva pensato. Alan Dean Foster, un bravo scrittore di Fantascienza, che nel 1991 scrive uno di queli libri che lasciano il segno, nonostante tutto: nonostante non sia parte di uno dei suoi cicli più famosi, come quello del Commonwealth e di Flinx, e nonostante da noi rimarrà un caso isolato.

"Perché quel libro ti viene in mente guardando la pioggia, sentendo del terremoto e guardando le piante combattere?", domanda il solito lettore curioso, che si aspetta la mia rapida risposta (o che io mi illudo voglia).

L'idea principale del libro era estremamente semplice.
In una vasta zona dell'universo si è formata una confederazione di razze senzienti, gli Amplis. Ma l'altra metà delle razze senzienti è sotto l'influenza della Trama (the Waves). E la Trama non vuole la pace, ma la guerra. Ed è quindi guerra senza pietà, ormai da millenni. Inesorabile, apparentemente senza fine, in cui pacifici esseri extrraterrestri sono costretti a battersi, contro ogni loro etica, per salvare il proprio diritto di esistere.
L'unica speranza per non perdere è continuare a cercare nuovi alleati, unire altre razze senzienti nella battaglia, al fine di non perdere la guerra, e con essa ogni speranza di un futuro migliore.

E un bel giorno, un'astronave degli Amplis arriva sulla terra. E analizza il pianeta.
Geologicamente attivo.
Con più di metà superfice ricoperta dalle acque.
E come se non bastasse pure con un enorme satellite naturale, talmente vicino da non poter evitare di subirne la sua influenza. Con climi variabili dal freddo più intenso al caldo più soffocante, e condizioni meteorologiche impazzite, senza controllo, capaci di scatenare piogge torrenziali o venti senza fine. E maree, e terremoti così come ogni possibile calamità. La prima domanda degli alieni è scontata:
"Come ha fatto una civiltà a sopravvivere in un inferno simile??!!"
Già. Perché pare che con queste caratteristiche non esista un altro pianeta conosciuto che abbia dato l'origine ad una razza senziente. Siamo un caso unico.
"E che razza di esseri viventi ne verranno fuori?" è la seconda domanda.

Comincia proprio così. E se fossimo davvero un pianeta unico? Con creature viventi che sono sopravvissute ai terremoti, alle catastrofi climatiche, alle maree, l'influsso della luna, forgiati da un'immaginario test antistress naturale chiamato Terra, e proprio per questo perennemente irascibili, facilmente litigiosi, sospettosi, perfettamente a loro agio nelle guerre, sempre in corso? Se tutto ciò che noi siamo convinti di poter e sapere fare, come inventare, creare, vivere pacificamente, fosse solo una debole forma di autocontrollo? Se l'unica cosa che sapessimo fare è fare la guerra? Al punto da potere essere i migliori guerrieri della Galassia?
Riuscirà il primo essere umano contattato, da bravo e pacifico umano medio, a convincere gli alieni che no, si sbagliano, perché l'uomo è tendenzialmente buono, e non muore dalla voglia di battersi?

Guerra senza fine, di Alan Dean Foster. Uscito una volta sola, come numero 235 della collana Cosmo Argento dell'editrice Nord. Uscito in libreria in un periodo in cui in quella collana uscivano (quasi a ritmo mensile) tra i migliori romanzi di fantascienza pubblicati oltreoceano. Con l'unico appunto che la grafica di copertina poteva recuperare un po' meglio la composizione originale.
Ma questo (ti pareva che c'era una sorpresa, no?) è appunto solo il primo libro della trilogia dei Dannati (The Damned). Composta da tre libri, A Call To Arms (1991), The False Mirror (1992) e The Spoils of War (1993), rimane a tutt'oggi inedita nella sua completezza, ma chi segue il genere fantascientifico da libreria sa bene che non è un caso isolato.

Ma una volta le collane di genere prosperavano nelle nostre librerie, e quindi potevi ancora trovare gioielli simili, magari in ristampa. Quando ancora esistevano delle collane librarie etichettate Fantascienza, confinate nel loro spazi angusti, quando tutti avevamo più tempo libero per leggere qualcosa.
Ma oggi le etichettature non vanno più di moda, e nemmeno certe ristampe, per cui la vedo dura di vedere il ciclo completato, un giorno. In libreria, negli spazi dedicati ai generi (Fantascienza e Fantasy) trovi solo le ristampe dai titoli (variabili e incredibilmente creativi) di Philip K. Dick, o i cicli completi di Isaac Asimov, e poco altro. Niente da fare, non riusciamo a essere creativi in libreria. Forse hanno davvero ragione gli Amplis.
Forse come esseri umani siamo davvero capaci di fare solo altro.

martedì 15 maggio 2012

L'insostenibile leggerezza dell'ultima parola

Mi rendo conto che ogni tanto ho una metà oscura che mi sussurra cattivi comportamenti nell'orecchio, che mi invita a rompere le regole, a reagire sbattendo il pugno ogni volta che vedo un'ingiustizia. Ma invece di reagire di fronte ai massimi sistemi, mi scappa di farlo nelle piccole cose di tutti i giorni. Questo basterebbe a definirmi un rompiscatole da una parte non troppo vasta dell'universo, e un pericoloso concorrente per le Pigne in Qulo.
Poco male, in fondo riesco in questo modo a dimostrare di avere sempre l'ultima parola sulla mia personale metà oscura.

Questa volta tocca ad un malessere che non riuscivo a mettere a fuoco da tempo, e che solo negli ultimi giorni ho finalmente indentificato. E' quella fastidiosa sensazione di insistenza che trovi nelle discussioni con i conoscenti o con gli estranei, ma che riesci a identicare solo dopo averla vista ripetuta anche in rete, nei forum, sui social network, a dimostrare che il pericolo è davvero là fuori.

Facciamo il nostro solito esempio colorito.
Romolo interviene sul forum dei Re di Roma (o il loro equivalente di facebook, il mezzo non ha importanza), dicendo che gli piace la marmellata di ciliegie.E' una semplice affermazione di gusto, di piacere.
Numa Pompilio interviene dicendo che anche a lui piace molto la marmellata di ciliegie (o gli piace un fumetto, o un film). Tullio Ostillio pure lui concorda subito dopo, ma ci tiene a precisare che troppa può fare male, e in fondo quella di fragole è meglio.
A questo punto interviene Bruto, che precede un grosso punto esclamativo con l'affermazione "A me non piace affatto".

Romolo, che è un pignolo, interviene nel suo stesso post, dicendo che si, è possibile che a qualcuno non piaccia, ma a lui piace, e quindi la cosa non lo turba. Anco Marzio e Tarquinio Prisco seguono a ruota pure loro, dicendo che anche a loro piace la marmellata, ma disquisiscono sulla scelta del gusto del fumetto (volevo dire della marmellata). A questo punto interviene di nuovo Bruto, per dire che a lui non piace. Tullio Ostillio, che è un tipo molto precisino, analizza filologicamente la frase iniziale di Romolo (tesi), lo stesso con la frase di Bruto (antitesi) e arriva ad una conclusione (sintesi), non trovando motivi di discussione perchè è possibilissimo che quel film (pardon, la marmellata) non piaccia a qualcuno mentre a qualcun'altro si. Tarquinio il superbo irrompe a questo punto nel post, contestando che si contesti un'affermazione. Poi interviene di nuovo Bruto, per dire che a lui quella serie TV (sorry, intendevo dire la marmellata) non piace. Numa Pompilio segue a ruota, chiedendo perchè mai Bruto continui a dire una cosa già detta. Bruto risponde che a lui semplicemente la marmellata non piace affatto.

A questo punto interviene Seneca, che spacca il capello in quattro e filosofeggia su cose ed esseri.
Se Romolo avesse detto una cosa assoluta, per esempio "Il sole sorge ogni mattina", allora una contestazione di qualcuno che dice "No, non è così" sarebbe intollerabile. Ma trattandosi di opinioni di gusto personale, ognuno ha il suo, una discussione su tale argomento potrà anche svolgersi, ma sarà inutile, perchè il presupposto finale sarà quello di riuscire a fare cambiare opinione a qualcuno che è già convinto del contrario.
Naturalmente non finisce qui. Interviene di nuovo Bruto, per dire che a lui non piace la marmellata, e che non riesce a capire come possa piacere, con tutto quello zucchero, tutto quel colore, quel gusto dolcissimo, e la consistenza marmellosa. E aggiunge ben tre punti esclamativi alla fine.

Servio Tullio è pure lui pignoloso, si è limitato finora a leggere senza intervenire, ma ora entra in campo, seccato, sostenendo che è proprio il fatto che sia dolce, colorata e marmellosa che la rende gradevole, anche se gli lascia le dita sporche di inchiostro (volevo dire di zucchero).
Bruto risponde, per dire che comunque a lui non piace quel fumetto (cioè, la marmellata), sopratutto perché è così marmelloso.

Tarquinio Prisco non si da per vinto, e spiega in un lungo ed articolato intervento che gli porta via 20 minuti di vita, tutti i motivi per cui la marmellata fa bene, e quindi rivendicando il suo diritto logico di farsela piacere.
Romolo interviene ancora, invitando a moderarsi tutti, perchè questo gran parlare ha superato ogni possibile previsione iniziale. E sopratutto, domanda a Bruto perché mai gli interessi dire a tutti che a lui la marmellata non piace? Lui gli risponde subito, rivendicando il suo diritto di dire che la marmellata non gli piace, che fa male, che non gli piace, che è marmellosa, che non gli piace, che è troppo zuccherosa, e che sopratutto NON GLI PIACE, così, semmai non fosse chiaro.

Risultato? A partire da Romolo si stufano tutti, a parte Bruto, e abbandonano la discussione.
A questo punto interviene il moderatore, Cesare, che cazzia tutti e chiude la discussione.
Ma Bruto comunque interviene dicendo "E comunque a me la marmellata non piace!". L'ultima parola deve essere sempre sua. Che non si dica mai che la marmellata è buona. Perchè non sia mai che un occasionale lettore o un passante possa percepire che qui (o là, o ovunque) predominino gli adoratori della marmellata. Che sia chiaro per tutti che c'è un'accesa opposizione. E magari cambia anche il tono di voce ogni tanto, che non si capisca mai che è uno solo contro dieci.

Qualcuno si limita a farmi notare che Bruto semplicemente rivendica il suo diritto di dire che la marmellata non gli piace. E che questo non vuole dire obbligatoriamente che sia un dipendente della fabbrica di cracker salati al gusto di cipolla, pericoloso concorrente della marmellata dolcissima e marmellosa e zuccherosa. In fondo non è come quei disturbatori che nei comizi politici fischiano per disturbare. Lo sopporti, prima o poi si stuferà.

Certo, poi c'è l'ipotesi che Bruto sia favvero un cospiratore (non deve essere necessariamente anche un rettiliano), che saprebbe tramare anche contro lo stesso Cesare, e che quindi farebbe bene a stare attento, in futuro. Sopratutto alle idi di Marzo.

Ecco qui, fine della metafora (oggi sono davvero troppo distratto... volevo dire l'esempio). A quali conclusioni si può arrivare?

Può una conversazione sulla marmellata, su un fumetto o una serie TV arrivare a simili estremi? Purtroppo si, l'eventualità è davvero dietro l'angolo. Ovunque ci sarà sempre un Brutus pronto a dire come la pensa lui. E a cercare di avere l'ultima parola.
Come si risolve? Isolando e ignorando i commenti/opinioni/opere di Bruto? Arrabbiandosi e passare così dalla parte del torto? Fingere indifferenza? Achitettare elaborati giri di parole per confonderlo?
O forse solo tirando di Fioretto?