venerdì 5 agosto 2011

Sull'asteroide Vesta niente di nuovo.

Okay, sarò solo un normale disegnatore, senza gente che mi considera un Dio in terra, senza quel qualcosa che fa sì che i fanzinieri facciano a botte per intervistarti, i lettori a idolatrarti e le ragazze a lanciarti i reggiseni, ma in tanti anni alcune cose le ho imparate. Tante ancora no, ma c'è sempre il tempo per arrivarci.
Ma dicevo delle cose imparate; non tante, ma di alcune sono relativamente orgoglioso, perché ci sono arrivato tutto da solo.
Una di queste, l'unica che oggi affronterò a dire il vero, l'ho imparata molto presto. E' una regola, e dice che se ascolti una storia, vedi un film o leggi un fumetto, e alla fine dell'ascolto/visione/lettura ti poni delle domande su cose che non hai capito in quella storia... chi ha raccontato quella storia ha commesso un errore: ha lasciato dei buchi, e la storia non è completa.

Esempio: Zio Paperone deve trovare un Balabù. Se alla fine della storia NON so perchè l'ha fatto (1), quello è un buco; se non so perché Paperino l'ha aiutato (2) questo è un baratro. Se non capisco come ci sono riusciti, poiché la bestia sembrava rarissima se non addirittura estinta 3), ecco... qui qualcosa non quadra davvero.

Per cui fin da allora, se guardo un film, leggo un libro/fumetto, o ascolto un aspirante fumettista raccontarmi il suo soggetto, mi viene naturale farmi delle domande e aspettarmi delle risposte prima della fine (nei primi due casi), o interrompere bruscamente il giovane talendo in erba domandandogli a bruciapelo "Perché il tuo protagonista fa' queste azioni?" E ricevere come risposta lo sguardo vuoto di chi si chiede il motivo di una domanda simile.

Freddi, che mi conosce bene, dice che dentro di me dorme uno sceneggiatore, che spinge per uscire. Sarà, ma quelle volte che ho dovuto scrivermi un soggetto per qualche progetto personale o che altro, il mio dubbio maggiore è sempre stato "Ho risposto a tutte le domande? Ho lasciato qualche "perché" senza risposta?". E per questo motivo volevo sempre che qualcun altro, una volta terminato, leggesse con spirito critico e non si fermasse a cose come il dettaglio della porta invertito: quello lo so, lo correggerò (forse, oppure chissenefrega, nessuno guarda mai le porte), ma quello di cui ho bisogno sapere è se hai domande, se ci sono cose non dette che devo aggiungere. A costo di essere prolisso (mio difetto, lo so, lo ammetto). Ma meglio prolisso che enigmatico.

E quindi pure io, disegnatore piccolo piccolo, mito dei suoi nipoti torinesi e di pochi altri sciagurati (che Crom li benedica) ogni volta che lavoro faccio il ragionamento dal punto di vista del lettore: mi pongo domande, mi chiedo se in quella vignetta si capisce che Tizio ha l'espressione che giustifica ciò che sta pensando in sceneggiatura; mi posso accorgere che c'è un buco nell'azione, mi permetto di chiedere all'autore se quello è un buco, o posso risolverlo inserendo una vignetta nel mezzo (anche se ci sono già 7 vignette in quella pagina, maledizione, anche se solo perché per errore ci sono scappate due "vignette 4"), insomma rimango inquieto fino a che non sento che tutto è a posto. E poi, una volta finito, tremo al pensiero che qualcuno trovi un buco che a me invece era sfuggito. Faccio lavorare - almeno ci provo, lo giuro - i neuroni attivi che mi rimangono.

Io sempre a lamentarmi dei fumetti, ma poi provo ad allargare la mia visione, e mi guardo intorno, per vedere come vanno le cose nel resto del mondo. Qualcosa di diverso per caso?

Vediamo: il progettista dell'auto - per esempio - realizza un veicolo che soddisfi l'acquirente: ma se crea un'auto in cui entri con difficoltà, solo perché lui considera delle portiere che si aprono per bene una necessità inutile, allora c'è qualcosa di sbagliato. Se un progettista di scarpe femminili crea una scarpa col tacco impossibile che una donna impiega tre ore a indossare, è un pazzo sadico, non uno stilista. Se lo chef mette una foglia d'oro nel risotto per ottenere un piatto prezioso, o un disegnatore talentuoso satura una vignetta di neri e non capisci A) che quella è Milano, B) è giorno e non notte, e C) che Silver Surfer NON è appiccicato allo sfondo ma starebbe volando, allora forse è il caso che qualcuno cazzi entrambi come meritano.

Le portiere inutilizzabili, le scarpe assassine, il risotto dorato o Milano di notte/a mezzogiorno sono esternazioni di artisti: ad un pittore astratto non chiedi il perchè di quei colori stesi a caso. Lui te lo può spiegare (o il critico lo fa per lui), e tu lo devi accettare. Per cui beccati questa portiera che non si apre, e non protestare. E in questi casi ti ritrovi a desiderare che in quanto tali (artisti che non devono spiegare) tutti costoro andrebbero caricati su un'astronave e convinti con parole molto ruffiane ad emigrare sull'asteroide Vesta, affinche si possa creare in tale sito una concentrazione di artisti, tutti radunati insieme come una grande famiglia felice in un unico luogo, affinché poi l'ONU possa un giorno decidere (per esempio) che per liberarci dell'intero arsenale atomico mondiale, si debbano lanciare tutti i missili proprio lì, che è tanto tanto lontano, e della scomparsa di Vesta non se ne lamenterà nessuno.

Ma l'artista crea arte. Che il più delle volte rimane tale. Se ti lamenti che non entri nell'auto, l'artista dirà che è un problema inesistente, e potrà dedicarsi al sogno del primo clacson polifonico. Lo stilista delle scarpe assassine si rifiuterà di portare un saluto alla modella caduta in passerella e a firmare il suo gesso al piede fracassato, dicendo che essa non sapeva fare bene il suo mestiere. Lo chef non accetterà che il cliente gli dica che l'oro non ha sapore e 100 euro per un risotto in bianco (senza nemmeno lo zafferano) sono un furto, e Il disegnatore del sole-anche-di-notte dirà che i lettori non sono mai soddisfatti, che qui una volta era tutta campagna, e che non c'è più rispetto per gli anziani e così via.

Quindi torniamo ai nostri cari fumetti. E' capitato più di una volta di autori che partecipano ai vari forum e mailing list. Spesso sono in bilico tra domande senza senso, seghe mentali dei lettori o curiosità da feticisti delle vignette stampate, e complimenti esagerati. Insomma nulla di diverso da quello che accade continuamente, anche quando un lettore incontra un autore di persona.

Ma non avrei motivo per meravigliarmi se invece accade che qualcuno trovi quel terribile buco nella storia; è' normale. E' come il cliente a cui è stato servito l'oro nel risotto: chiede lumi.

Succede in giro. In qualche forum/mailing list, tra le tante, trovatelo da soli, troppo facile indicarvelo. Succede che l'ennesimo lettore si fa domande su taluna storia, e l'ennesimo autore si chiede il motivo di una domanda simile, visto che per lui è tutto chiaro ed evidente. Ma non lo è per il lettore, che evidentemente non digerisce la foglia d'oro.

Lo so, faccio pure io parte parte di quella generazione di lettori che si facevano domande e mi identifico con quel lettore. Ma sono solo un disegnatore, e lui è solo un lettore, eppure entrambi ci accorgiamo se in una storia qualcosa non funziona. E non siamo nemmeno sceneggiatori. Loro, pensi, sanno di certo come evitare simili impicci.

E invece no. E guardandomi intorno e vedendo troppo spesso gli sguardi vuoti e le relative reazioni, mi chiedo se questo approccio da "cercatore di difetti" sia ancora una priorità: sorry, pare che oggi non si usi più, devi accettare la visione dell'artista, e il suo risotto dorato. Questa è la generazione dei DVD e dei loro contenuti speciali: proprio come in un DVD le risposte le trovate negli extra, ma solo se ve le andate a cercare espressamente, non sia mai detto che vi importuniamo con una storia prolissa.

Sono certo che, date queste premesse, il futuro del fumetto ha obbiettivi diversi, pieni di porte d'auto che non si aprono, scarpe assassine e risotti insapori, perché così vogliono i loro nuovi e infiniti giovani autori, quelli della generazione DVD. Largo ai giovani talenti, il futuro è loro.

Magari proprio sull'asteroide Vesta.



Extras:

Facciamo come fossimo davvero in un DVD, ecco alcune risposte nei contenuti speciali:
1) Zio Paperone ha distrattamente promesso a Brigitta di regalarle un cappellino di pelo di Balabù, senza avere idea di cosa fosse. E ora deve mantenere la promessa, volente o nolente, perché una promessa è una promessa.
2) sono i nipoti a rivelare a Paperone che il Balabù è un rarissimo animale da pelliccia, quasi estinto. E quindi supercostoso. E lo aiutano spontaneamente quando vedono la sua disperazione. Ma potrebbero mai fare altrimenti?.
3) Zio e nipoti, nella giungla inesplorata trovano l'esploratore che ha trovato l'ultimo Balabù, e gli salvano la vita; lui per ringraziarli regala loro l'ultimo coccoloso esemplare.
Ma Brigitta non avrà il suo cappellino. Eppure sarà contenta lo stesso.

Grazie maestro Romano Scarpa per avermi insegnato queste piccole regole, facendomi divertire. E chi l'ha detto che da piccoli non si impara nulla dalla lettura dei fumetti?

venerdì 15 luglio 2011

Quindici minuti

No, niente di nuovo per il momento. E' solo che recentemente ho scoperto, leggendo nelle statistiche del blog, che il post più visitato è tuttora questo, raggiunto tramite la ricerca immagini di Google.
E in una pausa di lavoro, in un giorno caldo e afoso, questo disegnatore anzichè staccare per un attimo come fa qualsiasi mortale, e uscire per andare a prendere un gelato, o girare su internet o leggere un libro o qualsiasi altra cosa faccia la gente normale, ha pensato bene di continuare a disegnare, ma solo per il suo personale divertimento.
Quindici minuti di pausa, il tempo di fare matite e poi ripassare a pennarello, poi ha ripreso a lavorare e a pensare ai massimi sistemi.

E poi, martellante e inesorabile, gli è venuto un pensiero: "Pensavi di avere scritto qualcosa di interessante e invece... è tutta questione di bambole!"

Ma in fondo è sempre meglio che postare foto di gattini cucciolosi, no?

Enjoy folks!

martedì 5 luglio 2011

In cerca di Mr. Deighton

I film li danno quasi ogni anno, e tutti - anche se non ricordano il titolo - ricordano la figura di Michael Caine con gli occhiali e l'impermeabile. E' Harry Palmer, l'agente segreto inglese protagonista di ben tre film, Ipcress, Funerale a Berlino e Il cervello da un miliardo di dollari. Anche se quasi mai vengono trasmessi secondo l'ordine cronologico, o tutti insieme come ciclo, non passa anno senza che passino in televisione. Che sia un segno che sono film che piacciono? O classici di Michael Caine?


Il "fenomeno" Harry Palmer nasce dalla creatività di Harry Saltzman, produttore di successo, e già socio di Albert Broccoli nella fortunata saga cinematografica di 007. Dopo aver prodotto lo 007 di "L'uomo dalla pistola d'oro (1974)" Harry lascierà del tutto la fortunata società. Ma già da qualche anno stava producendo film per conto suo, di un genere differente. E nell'anno in cui esce Thunderball (1965) volle avere un altro film con un agente segreto inglese. E se il primo era assolutamente James Bond di Ian Fleming, chi era il secondo più famoso agente segreto britannico? Vi dico subito che lo Smiley di John Le Carrè (La Talpa e Chiamata per il morto) era solo al terzo posto. Al secondo posto c'era un altro agente.


Non aveva neppure un nome. Tutti lo chiamavano "L'agente senza nome", e l'aveva creato lo scrittore Len Deighton.

Romanziere, autore di libri storici, così come libri di cucina (da non credere, vero?), continue ristampe, film tratti dai suoi libri, insomma, quello che si definirebbe uno scrittore di successo. Nato nel 1929 (quindi con i suoi bravi 82 anni a tutt'oggi), servizio militare in aviazione, diplomato con successo, una carriera come illustratore, e poi romanziere. Esperto di cucina per l'Observer, che gli darà una rubrica fissa, e per un brevissimo tempo anche produttore cinematografico per due film tratti da opere sue, dall'ultimo dei quali "Oh, che bella guerra" ritirò la firma a film finito, convincendosi a chiudere quest'ulteriore attività.
Harry Saltzman è un produttore di fiuto, e decide che si può ricavare qualcosa di interessante dai suoi libri. Chiama con lui nell'avventura parte della squadra che conosce dai tempi di 007: Jonh Barry per la musica, il montatore Peter Hunt, nel secondo film lo raggiunge anche il regista Guy Hamilton. Insomma, ci si dedica con anima e corpo. Ma qui arriva il primo unico vero problema dell'adattamento: l'agente segreto senza nome ha bisogno di un nome al cinema, e sarà quello di Harry (omaggio al produttore?) Palmer. Ironico che a doppiarlo in Italiano fosse l'attore Renzo Palmer.
Il resto è opera di Michael Caine: l'impermeabile, gli occhiali, Harry Palmer sarà da ora e per sempre il nome dell'agente senza nome.

Ricorda Deighton che all'epoca del primo film lui stesso era più famoso e popolare di Michael Caine. E Si può capire. Infatti, Deighton non era solo uno scrittore: era uno scrittore dannatamente in gamba.
Tre film ufficiali con Harry Palmer, due film TV prodotti da Michael Caine negli anni '90, ma senza riferimenti ai libri di Deighton, non è quello che si potrebbe considerare un successo?

Ma Deighton non si ferma qui. L'agente senza nome continua a uscire per qualche anno, ma con l'avvento degli anni '80 arriva il momento di evolverlo, di creare un personaggio nuovo.

Arriva così Bernard Samson: in fondo è la semplice evoluzione dell'agente senza nome: stesso stile di scrittura, stessi ragionamenti, è come ritrovare un vecchio amico, con la differenza che qui ha famiglia. Debutta in Gioco a Berlino (Berlin Game), primo libro della prima trilogia, quella che verrà indicata in seguito come Game, Set, Match.

In Italia Deigton è seguito con attenzione: negli anni '60 e '70 Garzanti pubblica molti titoli, tra cui tutto l'Agente senza nome: La pratica Ipcress (The IPCRESS File, 1962 - da cui il film omonimo), Neve sott'acqua (Horse Under Water, 1963 - romanzo dell'agente senza nome mai diventato film), Funerale a Berlino (Funeral in Berlin, 1964 - film), Un cervello da un miliardo di dollari (Billion-Dollar Brain, 1966 - altro film), Un posto caro per morire (An Expensive Place to Die, 1967 - altro romanzo inedito come film), a cui si aggiunge la storia libera degli allegri imbroglioni di Solo quando rido (Only When I Larf, 1968 - film che credo inedito in Italia, con David Hemmings e Richard Attenborough).
Poi arriva la Rizzoli, che in pochi anni pubblica una vagonata di roba, con molti volumi liberi: La spia di ieri (Yesterday's Spy, 1975); Brilla, brilla, piccola spia (Twinkle, Twinkle, Little Spy, 1976), e poi il sorprendente La grande spia (SS-GB, 1978), un poliziesco ambientato in un'ucronia, con i nazisti che controllano l'Inghilterra ; e quindi XPD (id, 1981);
Poi incomincia il primo ciclo di Bernard Samson: volumi cartonati, belli grossi, copertine colorate e accattivanti, in buona compagnia nelle librerie assieme agli omologhi volumi di Ken Follett, Robert Ludlum e John leCarrè: ecco quindi Gioco a Berlino (Berlin Game, 1983), Mexico City (Mexico Set, 1984) e L'ultima partita (London Match, 1985); per poi continuare con il prequel La famiglia Winter (Winter, 1987) e subito a seguire la seconda trilogia, "Hook, Line & Sinker": L'esca (Spy Hook, 1988), La trappola (Spy Line, 1989) e...

E basta. Già, Spy Sinker, che chiudeva e spiegava gli aventi dei libri precedenti, non vede la luce in italiano. La Trappola sarà l'ultimo libro inedito di Deighton pubblicato nel nostro felice paese. Eppure Deighton viene continuamente ristampato. Ci sono sempre un paio di libri di Deighton in qualche catalogo, oltre al libro storico sulla Battaglia d'Inghilterra (Longanesi). Tra i romanzi però questo onore spetta quasi esclusivamente a XPD e La Grande spia, e mai i cicli. Se qualcuno vuole l'agente senza nome deve cercare i volumi tascabili Garzanti del ventennio precedente agli anni '80, ma solo su bancarelle dell'usato o simili. E a parte Gioco a Berlino, gli altri libri di Samson non hanno avuto una ristampa: solo le prime edizioni. Perchè niente inediti?

E' lecito chiedersi cosa sia accaduto. Nel lontano 1990, non vedendo nuovi libri, cominciai a temere per la salute di Deighton. Insomma, qualche ragionevole dubbio ti viene, ti domandi per quale altro motivo un editore dovrebbe interrompere un ciclo (vendeva poco? Possibile?). Fu solo grazie all'avvento di Internet che scoprì... che era vivo e vegeto, e continuava a scrivere. Libri di cucina, libri storici e romanzi, con Bernard Samson e altri.

La triste verità è che a tutt'oggi Deighton pare essere stato cancellato dagli editori italiani. Sparito, non esiste più. Certo, non esiste nemmeno un'edizione disponibile e completa di 007 di Ian Fleming (ma di questo ne parlerò in un altro post), ma almeno gli inediti di nuovi autori di Bond escono. Così come gli apocrifi di Ludlum, e tutti i cicli popolari di Tom Clancy, ma nessuno pare interessato a Deighton.

Anni fa mandai una mail alla redazione di Segretissimo, per chiedere due cose: se potevano pubblicare i volumi saltati di Quiller di Adam Hall, e se c'era una possibilità per Deighton. La risposta mi arrivò un anno dopo (evviva la celerità), ma non era soddisfacente: gli inediti di Hall erano ristampe, e Deighton non era adatto a Segretissimo. Posso capire la seconda, ma insisto che gli inediti di Hall NON erano ristampe (ma anche di questo ne parlerò un'altra volta).

In Italia nessuno ha avuto l'occasione di leggere Spy Sinker (1989), l'epilogo che chiude la prima fase di Bernard Samson, così come ancora nessuno ha avuto notizia dell'ultimo ciclo di Bernard Samson, quello composto da Faith (1994), Hope (1995) e Charity (1996).

Poi Deighton si è fermato, ha continuato a scrivere libri di cucina (sua passione) e poca altra roba. Pochi mesi fa scopro The Deighton Dossier, un ottimo blog britannico dedicato a Deighton ed allo spionaggio in particolare, e grazie al quale scopro che il nostro è ancora attivo e in buona salute, e che in Inghilterra sta per partire una nuova ristampa dei suoi libri, sempre con grafiche di copertina spettacolari. Ma da noi nulla.

In Italia gli editori pubblicano tutto di tutti, le librerie sono piene di libri, che si ammucchiano negli angoli delle rivendite, sugli scaffali delle edicole. Ma a parte le ristampe di cui ho già parlato, Deighton è Scomparso. Interesse zero. Nulla, niet, nix, zero. E se qualcuno vuole recuperare la sua opera italiana, deve rovistare tra remainders e mercatini dell'usato.

Quentin Tarantino anni fa voleva dirigere Casino Royale, farlo in bianco e nero, ambientarlo negli anni '60 e avere Pierce Brosnan, ma non c'è riuscito. Qualche mese fa ha dichiarato di avere preso i diritti del ciclo di "Game, Set & Match" per farne un ciclo di film. Come devo reagire? Essere felice o preoccupato? Se deve essere un pretesto per fare come per il ciclo di Bourne, in cui Ludlum viene abbandonato subito e i film (per quanto belli, anzi, ottimi) proseguono per conto loro, allora grazie, ma no. La scrittura brillante di Deighton va rispettata, le sue trame non possono essere stravolte, e Bernard Samson non può diventare quello che sono Ethan Hunt e Jason Bourne, e cioè l'equivalente di James Bond per altre case di produzione. Bernard Samson che spara alle spie russe e salta sopra i camion, e corre sul tetto del treno, e si porta a letto la spia russa, usa gadget elettronici e salva il mondo con un martini in una mano e la pistola nell'altra, mentre la cinepresa a mano traballa e rende tutto incomprensibile?

No, eh? Non fate scherzi. Non ci provate, okay?

In fondo di adattamenti allucinanti come Io Robot ne basta e avanza uno solo.

Ma ridatemi Len Deighton. Please.

sabato 2 luglio 2011

Metà Oscure

Fu in un film che vidi diversi anni fa, ma di cui non ricordo l'esatto titolo. Era una delle tante riduzioni de "Il principe e il povero", il classico tema dei due sosia, scambiati per un equivoco o per qualche sordida trama (la seconda, in questo caso), una di quelle trame che gli scrittori nei loro libri di "consigli di scrittura" ti dicono di non usare mai a meno che tu non sia disperato e senza idee (le altre sono la caccia al tesoro e il pazzo che vuole distruggere il mondo), o non sia uno sceneggiatore di StarTrek Voyager, tanto per intenderci.
Comunque, in questa versione de "Il principe e il povero" (ignoro se sia presente anche nel testo originale) c'è una scena in cui il giovane principe, che si ritrova come straccione in mezzo alla strada, viene salvato dall'aggressione di alcuni ceffi da un avventuriero alla Han Solo, e si ritrova a viaggiare con lui per il resto della storia. Il principe ovviamente racconta di essere tale, ma nessuno, e tantomeno il nostro Han Solo, gli crede (in fondo il mondo è pieno di giovani visionari tutto sommato innocui). In questo momento si ritrovano in una taverna, e il principe è isterico, e grida a Han Solo "Come ti permetti di sederti di fronte a me? Sono il futuro Re, puoi farlo solo dopo che io te l'ho concedo!". Han non si preoccupa, è abituato alle esternazioni di quel giovane straccione che comunque è simpatico, ma interrompe l'azione di bere dal suo boccale, e rivolgendosi con esagerata deferenza al suo giovane "principe" gli chiede, in cambio dei favori che gli ha fatto nelle ultime ore (salvato dai ceffi, tirato fuori da almeno mille brutte faccende, pagato i pasti) di concedergli il privilegio unico di poter rimanere sempre seduto di fronte a lui. Il ragazzo si ferma un attimo a pensare, e poi acconsente, lo scambio gli pare equo.
Poi la storia si evolve, il vecchio Re è morto e deve essere eletto come nuovo Re, ma tocca al giovane principe di venire incoronato, e non il povero che è al suo posto, ergo è necessario che al più presto possibile, e possibilmente di nascosto, avvenga lo scambio di persona. Seguono scontri coi cattivi, e Han Solo, tuttora scettico sull'identità del suo giovane amico rompiballe, combatte e vince. Il principe riesce a sostituirsi in tempo, e viene incoronato Re.

Nell'ultima scena il giovane Re entra nella sala del trono per sedersi per la prima volta sullo scranno reale, la sua prima azione come nuovo sovrano, e tutti i dignitari si alzano in piedi. Con loro anche Han Solo, sbigottito nel vedere che il Re ha davvero l'aspetto del suo sciocco compagno. E' a bocca aperta e... in quel momento il giovane Re gli si rivolge, tra lo stupore di tutti i presenti, e dicendo "Tu no, Han Solo. E' un tuo privilegio, ricordi?".
Fine della vicenda, i nobili si chiedono chi sia quel tipo che siede di fronte al Re e brinda alla sua salute. E' uno che si è conquistato un privilegio.

Ci sono molti tipi di privilegi. Un politico pretende l'auto blu, l'elicottero di stato, il barbiere scontato, la tessera per lo stadio eccetera, e se è più scaltro chiede pure di venire coccolato e riverito, e magari anche mantenuto per il resto della sua vita a spese dello stato.
Per il calciatore il privilegio è l'ingresso gratis in discoteca, la Porsche nera e la velina da broccolare. Vincere un campionato del mondo? Bazzecole, non è quello l'obbiettivo principale, ci sono le scarpette da pubblicizzare. Ogni categoria ha i suoi privilegi pretesi.
Per il disegnatore medio è avere almeno il pass gratuito alle fiere. Se è fortunato ha pure il privilegio di avere le copie omaggio della sua pubblicazione, e se è molto fortunato lo pagano per andare da qualche parte. Altri privilegi? Dipendono da persona a persona. Ma per principio dovrebbe valere la regola, valida anche per qualsiasi essere umano, di non venire presi per il culo dal primo che capita.

Un esempio? Se conosco un amico da più di 10 anni, se ci conosciamo benissimo, se possiamo prenderci per il culo quando ci pare senza rimanere offesi, questo non autorizza uno più giovane che conosco da un anno a potermi prendere per il culo allo stesso modo perché noi lo facciamo. L'amico ha un privilegio, tu ancora NO!
Se mi dai un colpo dietro la testa perché lo trovi divertente, come faccio a non spiegarti che può essere divertente se hai 5 anni e sei in cortile di prima elementare, ma non lo è certo venti anni dopo tra adulti. Nemmeno se siamo amici di vecchia data. E se dopo tutto questo elaborato discorso per fartelo capire mi dai pure la botta sul braccio perché vuoi che ti ascolto, sappi che tale mossa NON ti è concessa, porca paletta, per lo stesso identico motivo, e non ti azzardare a darmi pacche sulla nuca pensando sia divertente, NON LO E'!
Ancora: tizia ha avuto un insegnante 20 anni fa, è diventato un suo grande amico, affettuosamente lo chiama con un diminutivo che può suonare irrispettoso, ma lui non s'arrabbia, la conosce e ricambia. Okay, il di lei figlio non può chiamarlo allo stesso modo: se lo fa lui, è un'offesa. Capisci la differenza? E' chiaro il concetto di privilegio conquistato sul campo? E se il ragazzo non capisce, hai la prova che la scuola non è più quella di un tempo.
Ma ci sono anche i privilegi che ti verrebbero concessi, ma che di cui non puoi usufruire: un amico lavora in un maneggio, e il suo lavoro è spalare rifiuti organici tutto il giorno; se lui si definisce uno "spalamerda" e lo trova divertente, questo non vuol dire che io possa chiamarlo così, anche se lui dice che non si offende: no, ma è offensivo comunque, e non fa per me, sorry. Puoi dirlo tu, ma se ci provo io, è uno spregio. Chiamatelo rispetto reciproco, privilegio, pessima abitudine, il nome non ha importanza.

E qui torniamo ai nostri disegnatori. Come dicevo sopra, non ne hanno molti, di privilegi acquisiti. Ovvero, qualcuno vorrebbero averlo, qualcuno ne hanno ma è condizionato, loro malgrado, al ruolo che ricoprono. Un po' come per un partecipante del Grande Fratello.

"Ecco Joey, dal Grande Fratello XXV!" Ovazione della folla televisiva.
"Ecco Domenico, da Zagor!" Ovazione della folla fumettistica.
"Ecco Giogi, da Zona X".......... Silenzio irreale tutto intorno. Due cespugli rotolano nel deserto.


I fatti: c'era una volta un disegnatore veterano, che ha lavorato per quasi ogni editore del passato, avrà disegnato oltre 10.000 pagine di fumetti popolari, pure tu l'hai letto quando eri un ragazzo, ha visto gente, fatto cose, difficili da ricordare tutte senza sembrare che se la stia tirando. E' invitato a partecipare ad una esposizione di originali, durante lo svolgimento di una fiera di fumetti, con annesso incontro col pubblico... ma quando anche tu arrivi in loco scopri che in lista è inserito dopo il giovane maestro, già "aiutante" (concetto infinito, anche lo sgommatore o il ragazzo dei caffè è un aiutante) dell'AUTORE. Vabbè, regole della casa, cosa vuoi che sia? Non sarà la prima volte e nemmeno l'ultima, suvvia...
Ma quando pure le hostess carine ti chiedono se vuoi assistere all'imminente incontro col pubblico del MAESTRO, il tenero Giacomo pensa che si rivolgano al veterano delle 10.000 pagine ("Si, voglio assistere!"), ma scopre subito che il riferimento è al giovane talento ("Vabbè... Allora anche no..."), e in tutto questo non ha nemmeno idea di quando parlerà il veterano (forse domani), allora cominci a pensare che qualcuno qui non abbia ben chiaro cosa sia un privilegio conquistato sul campo. Che le 10.000 pagine non contino nulla. Attenzione NON è colpa dell'autore giovane, pure lui è invitato allo stesso modo, non è lui il problema, ma chi ha organizzato il tutto. A chi non capisce la differenza. O pensa che la differenza (ma voglio credere non sia così) stia tra fumetto popolare (il veterano da 10.000 pagine) e fumetto artistico (l'aiutante del MAESTRO). E quindi secondo questa regola Jack Kirby o Milton Caniff vengono dopo Charles Schulz, perchè Snoopy è filosofia, Steve Canyon e i Fantastici Quattro sono semplice intrattenimento.
Lo sai, pensi che ci siano profondi equivoci in questo mondo di fumetti, fumettisti e appassionati. Che come avviene in qualsiasi altro campo ci sono le piccole ingiustizie e i meriti non meritati. Potresti pensare ai premi fumettistici, a quando quel tal premio - definito a suo tempo l'oscar del fumetto mondiale (ma dai suoi responsabili, non dal resto del mondo) - cominciò a essere assegnato a disegnatori che ti sembravano normali, con curriculum normali e pubblicazioni normali... ma che erano state pubblicate dall'editore che era pure l'organizzatore. Vabbè, hai sentito parlare dei premi letterari e delle loro ingiustizie, non puoi pensare che nel fumetto siano esenti da difetti? No, non lo penso, ma lo stesso modo capisco che il premio "assoluto", quello davvero meritorio, non esisterà mai, perché ci sono troppe variabili nelle regole di attribuzione. Ricordi quando un tuo collega amico si ritrovò candidato ad un premio importante organizzato da una celebre fiera di fumetti, e candidati con lui erano anche autori di fumetti... strani. Non brutti, ma decisamente "strani". Con cerchi o quadrati che parlavano, dove si esprimevano concetti, i colori si sovrapponevano senza apparenti regole, oppure erano del tutto senza testi (o impaginazione). E il tuo amico invece disegnava persone con braccia e gambe. A vincere furono quelli che sembravano amebe che parlavano (poco), colorate (poco) e disegnate (altrettanto poco). Qualche ragionevole dubbio sul premio ti venne già allora.

In quel momento la tua metà oscura cerca di prendere il sopravvento, sfonda quel muro che le hai eretto intorno per tenerla sotto controllo, e ti insinua nella mente il ricordo della lettura di un tipico curriculum, dei tanti talentuosi esordienti e aspiranti promesse del radioso mondo dei comics. Tutti ne abbiamo letti di simili, sono più o meno così:

Tal dei Tali
Ha partecipato alla mostra collettiva di Villa Romea di Steveriàn nel 1998, e infinite altre (seguono dieci righe con altrettante date e luoghi di mostre collettive); ha pubblicato sui volumi "Omaggio a Pazienza", "Omaggio a Giardino" (segue la lista di altre dieci pubblicazioni di omaggio a qualche autore), ha partecipato all'antologia "Mostri metropolitani" edita dal collettivo Metropoli nel 2003 (e altre 10 pubblicazioni di editori liberi e indipendenti), ha pubblicato storie a fumetti sulla rivista "Treno amico dei pensionati" e "le Ville venete e Napoleone", suoi disegni sono apparsi su Scuola di Fumetto, Fumo di China e Fumetti d'Italia, ed ha lavorato professionalmente con Bonelli e Topolino. Ha pubblicato diversi volumi con l'editore Tizio, e storie con Caio, Sempronio e Tribuzio. Ha tenuto un corso di fumetto presso il comune di Chieti nel 2007.

Intanto nel totale il curriculum è arrivato ad essere lungo venti o trenta righe, e concludi (sei giovane e ingenuo) che il tipo ne ha fatta di roba.

Il mio curriculum anni fa era questo:
Giacomo Pueroni, dopo aver lavorato nel campo della grafica, comincia a pubblicare vignette umoristiche su pubblicazioni amatoriali di Fantascienza. Poi entra alla Sergio Bonelli Editore e lavora su Zona X e Jonathan Steele.

Tre righe. Anche allungando il brodo, aggiungendo i nomi delle pubblicazioni amatoriali e qualche aggettivo colorato, al massimo arrivavo a quattro, sempre meno del giovane esordiente.
Ma quelle quattro righe (con aggettivo) volevano dire anche dire più di mille pagine pubblicate di fumetto popolare. Gli anni passano, e col tempo ho aggiunto i nomi di altri editori con cui ho collaborato, e il curriculum (senza aggettivi) è arrivato alla ragguardevole lunghezza di sei righe. Se aggiungo molti aggettivi posso arrivare a sette, forse otto. Di più non riesco, mannaggia. E le pagine disegnate e pubblicate nel frattempo sono prossime alle 2.000, se non l'hanno già superato.
Secondo voi, quale dei due curriculum fa più effetto?

Ora sei pronto affinchè la tua Metà Oscura prenda il sopravvento. Puoi rinnegarla, cercare di respingerla, ma è inutile, fa parte di te. E' la tua parte cattiva, quella che non subisce e si sfoga, che si prende i suoi 5 minuti di cattiveria, e rilegge il curriculum del giovane esordiente, sezionandolo col bisturi, per capire tra le righe che cosa DAVVERO ci sia scritto.


Ha partecipato alla mostra collettiva di Villa Romea di Steveriàn nel 1998, e infintite altre ( seguono dieci righe con altrettante date e luoghi di mostre collettive);

Un disegno in una mostra collettiva. Ne fanno tante, a volte ti puoi imbucare facilmente. Guadagno prossimo allo zero, ma se riesci a vendere l'originale, puoi considerarti molto fortunato. Ma non ti arrabbiare se in una collettiva dedicata alle rose nell'iconografia Art Noveau nessuno ha apprezzato il tuo omaggio ai Judas Priest.

Ha pubblicato sul volume "Omaggio a Pazienza", "Omaggio a Giardino" (segue la lista di altre dieci pubblicazioni di omaggio a qualche autore);

Stesso discorso di sopra. Ti chiama Caio Tizio e ti dice "Me lo fai un omaggio al Maestro, per un volume collettivo? Se sei esordiente lo fai, fai qualsiasi cosa. Anche un omaggio a Oesterheld, pure se non sai neppure chi sia o comecacchio si scrive, o ai Watchmen senza nemmeno averli letti. Chiaramente il disegno è aggratis, ma se sei molto fortunato ti regalano una copia del volume; se sei abbastanza fortunato ti fanno uno sconto sul prezzo del volume stesso; se sei normale devi comprarlo, ma se chiedi anche ai tuoi parenti e amici di prenderlo per sostenerti, l'editore te ne sarà grato, e forse a Natale ti inserirà nella mail collettiva di auguri.

...ha partecipato all'antologia "Mostri metropolitani edita dal collettivo Metropoli nel 2003 (e altre 10 pubblicazioni di editori liberi e indipendenti),

Pubblicazioni indipendenti... Se l'editore è in gamba potrà convincere le fumetterie locali a tenere in negozio qualche copia delle loro pubblicazione (carta patinata, bianco e nero, però con le sfumature di grigio, che fa fico, brossurato, ha 48 pagine ma pesa un chilo, e il prezzo da cartonato a colori). Non c'è la certezza che l'editore abbia l'abitudine di mandare gli auguri per Natale, meglio informarsi. Di sicuro, quando gli editori indipendenti compilano il loro di curriculum, il nome del giovane esordiente serve a riempire le duecento righe necessarie (trecento con un sapiente uso di aggettivi).

...ha pubblicato storie a fumetti sulla rivista "Treno amico dei pensionati" e "le Ville venete e Napoleone",

Riviste a modesta o anche grande diffusione, ma non specifiche di fumetti. In cui manca un editor con spirito critico. Puoi chiamare e proporti con una storia a fumetti, e il redattore responsabile ti ringrazia, ti dice sì, perchè gli togli il peso di dover riempire 10 pagine a parlare di treni per pensionati e ville venete e Napoleone. Guadagno probabile, o perlomeno possibile. Se sei molto fortunato è abbondante; se sei abbastanza fortunato ti intestano un'abbonamento; se sei normale chiedi ad amici e parenti di prenderlo per sostenerti. E' molto probabile che per Natale ti arrivino gli auguri stampati su cartoncino. Sai com'è, le riviste cartacee hanno ancora questa abitudine di usare la posta normale.

...suoi disegni sono apparsi su Scuola di Fumetto, Fumo di China e Fumetti d'Italia,

Potrebbero aggiungere qualsiasi altra rivista, tutti abbiamo avuto almeno una volta un disegno pubblicato su qualche rivista. Guadagno zero. Ma una riga in più nel curriculum.

...ed ha lavorato con Bonelli e Topolino.

Solo perchè sei un tipo preciso (le Metà Oscure a volte lo sono) vai a controllare: una storia qui e una sola là. Oppure trovi la sua pagina di Wikipedia, e scopri che ha colorato un numero di Prezzemolo. E non ti chiedi come mai una seconda storia non ha seguitola prima, perchè in fondo la risposta la sai: ma lasci che a farsi questa domanda ci pensi qualcun altro.

Ha pubblicato diversi volumi con l'editore Tizio

Talent scout che ti paga discretamente, si tiene gli originali, ti chiede di partecipare alle fiere e di fare promozioni - il pass te lo fornisce, almeno quello - ma ti borbotta dietro se non gli sei eternamente grato per la sua immensa generosità. Se sei sfigato, oltre a tutto questo ti stampa il volume in copisteria.

... e storie con Caio,

Editore che non paga, si sa, lo sanno tutti, e lo evitano come la peste, e se tanto mi dà tanto hai imparato pure tu a evitarlo, ma intanto va bene per il curriculum.

...Sempronio

Niente anticipo e 10 % sulle vendite, ma distribuzione pessima, quasi inesistente; puoi sempre ricorrere ai parenti.

...e Tribuzio

Gestita da curatore globetrotter dal curriculum immenso, ma mancante della dicitura - dopo ogni editore elencato nel suo di curriculum - della specifica "cacciato a pedate per dimostrata incompetenza".

Ha tenuto un corso di fumetto presso il comune di Chieti nel 2007

Ecco, se si fortunato qui hai preso molti soldi. Magari evita di dire che il corso era per i bambini della scuola materna, non da' valori aggiunti, anche se allungheresti di una riga il curriculum.

Messaggio Nascosto nel curriculum: ti mantengono i genitori, o hai un buon lavoro in banca. O sei ricco e basta, e i fumetti li fai per divertimento, un po' come faceva Pia Zadora ai suoi tempi.

No, i disegnatori non chiedono molti privilegi. Se li devono conquistare, ma alla fine poi non sembra nemmeno che siano così importanti., ed è un peccato. Così come non è importante nemmeno sfondare il tuo muro personale e lasciare sfogare il tuo Lato Oscuro: tanto poi torni a erigere il muro per tenerlo isolato. Ma è sempre lì, pronto a uscire.

Non provocatelo, mi raccomando.

Epilogo
Senza volerlo, a quella fiera di fumetti hai sentito una delle hostess carine che raccontava agli amici della sua serata precedente, con le amiche al seguito del giovane autore per bar. Non l'hai fatto apposta, si sono seduti nella panchina davanti allo stand in cui eri tu, coprendo la visuale della tua presenza al resto della fiera, e pure se stai facendo altro non puoi non ascoltare mentre racconta per dieci minuti buoni - non sottovoce - la serata di lei e le sue amiche al seguito del giovane maestro, con la voce piena di stupore.
Aspetti che finiscano. Che si alzino e si allontanino piano.
E poi, solo poi, cominci a ridere come un matto...

martedì 7 giugno 2011

Alla fiera dell'Est

Tanto tempo fa ma non troppo, in un periodo in cui il mondo del fandom cominciava a evolversi e a differenziarsi, cominciarono a nascere le prime convention dedicate al genere fantastico, o almeno che non fossero quella di Startrek. Già, perchè Startrek anche in questo campo aveva anticipato tutti, almeno qui in Italia. Già dai tardi anni '80 lo STIC aveva incominciato a organizzare delle convention, le STICCON, un posto dove radunare un gruppo di appassionati, e da allora cominciò a ripetersi puntuale una volta all'anno. Dalla ventina di persone dei primi tempi al centinaio, per arrivare al migliaio diversi anni dopo. Gli appassionati crescevano, unendosi su questa passione comune, e poi magari col tempo decidevano di dedicare un club a quell'altro ciclo di film, o a quel telefilm, o a quell'altro. Il Fandom si organizzava.

Ma dovette appunto passare qualche anno perché venissero organizzate anche altre convention di genere fantastico.

Oh, interessante, e questo cosa centra? Un attimo, ci arrivo, questa è la solita intro, più o meno come Telegraph Road dei Dire Straits, che comincia lenta e parte dopo dieci minuti.

Dunque, parlavamo delle altre convention del fantastico. Avvenne che una di queste, dedicata ad una serie di film molto famosi, cominciò a svolgersi regolarmente, per il piacere degli appassionati. Ma da un certo anno in poi ne vennero a conoscenza anche persone al di fuori del fandom specializzato. La notizia dilagò... come mai? Una forte pubblicità, sotterranea e martellante. Cosa avvenne?

Mettiamo che all'epoca (dieci anni fa, anno più, anno meno) foste tra coloro che frequentavate un forum di fumetti. Siete lì, leggete e scrivete, discutete di comics, di supereroi e bonelliani, di editori e disegnatori, e un bel giorno vi trovate un post di qualche nuovo appassionato, magari con un nome pieno di X e Y che prende la palla al balzo dell'ultimo Tex Willer per dire agli appassionati che se erano davvero interessati alle bistecche alte due dita e alle riserve indiane, allora gli sarebbe interessato sapere che in data tal dei tali, nel posto di Tizio e Caio si sarebbe svolta la (aggettivo a caso) convention degli appassionati di quel (aggettivo maggiore, a caso) ciclo di film che tutti sicuramente conoscevano. E già che c'era, senza impegno, elencava programma e orari, sicuro che avrebbe interessato tutti.

Poi spariva. Per riapparire su un altro forum, magari di filatelia, dove in una discussione su filigrana e Repubblica di San Marino, interveniva per segnalare che tutti gli appassionati di Repubbliche sicuramente non potevano perdersi la (aggettivo a caso) convention fantastica che si sarebbe svolta nel posto Tizio e Caio in data tal dei tali.

E poi spariva. E poteva riapparire su una mailing list di Taglio e cucito, in una discussione di vestiti economici, e fare notare come - in quel tale film - i vestiti/Saio erano interessanti, e quindi (che combinazione!) poteva interessare che in data tal dei tali nel posto Tizio e Caio si sarebbe svolta la (aggettivo a caso, differente dai precedenti se possibile) convention fantastica che sicuramente avrebbe ottenuto adesione entusiasta da parte di tutti gli appassionati di Taglio e cucito.

E poi spariva.

Ma laddove era passato lasciava tracce. I commenti a seguire andavano da qualche isolato "Oh, interessante, fico, mi piace, grazie" ai più numerosi "Scusa, ma cosa centra con "Tex Willer/la Repubblica di San Marino/vestiti economici" questa notizia? Sei un po' fuori tema."

Forse avete capito dove andiamo a parare. A tutti gli effetti questa era SPAM, pubblicità indesiderata imposta. Talvolta si cancellava l'iscrizione del prode appassionato, più spesso si ignorava.

Certo, il tipo di cui sopra spammava abbondantemente nel mondo dei forum di varia nerditudine, ma non si può dire che non facesse la pubblicità necessaria ad uno scopo (La convention piena di aggettivi). Però nel farlo commetteva una maleducazione di netiquette.

L'evoluzione di questa ingloriosa faccenda si ebbe un anno dopo, nell'occasione dell'annuale premio Italia, una manifestazione del Fandom Fantastico italiano. Alla diffusione dei finalisti annuali, se andavi a vedere la pagina con tutti i voti dei candidati, comprensiva di quelli esclusi dalla finale, trovavi un nome particolare presente in tutte le categorie: scrittore, illustratore, traduttore, operatore artistico, curatore eccetera. Con due voti in tutte. La soluzione era facile, qualcuno si era votato da solo, sostenuto da un amico fedele. Nessun problema, accade più spesso di quanto si pensi, ma magari gli autori non aveva idea che i voti sarebbero stati diffusi al completo, e che quindi tutti gli interessati che visitavano quella pagina avrebbero detto "Guarda, il solito furbo che si vota da solo ovunque."

Fu allora che mi rivelarono come il nome ripetuto fosse l'identità reale del nome con tante Y e K.

Ecco, tutto questo per dire che a volte c'è gente che si sa vendere. Che sa come creare attesa e farsi pubblicità, che usa sistemi moderni ma alla portata di tutti, e li usa in un modo che altri non fanno. E che nel farlo magari rompe anche i coglioni ad un sacco di gente (inconveniente inevitabile, già).

Anche (e sopratutto) nel campo fumettistico bisogna sapersi vendere. Interessare il pubblico, informare quando esce un tuo fumetto, così come un attore ti informa che è uscito un suo film, o un un gestore telefonico ti suggerisce che col loro nuovo cellulare potrai mandare un milione di SMS, MMS, MP3 per solo un milione di centesimi di Euro. Ma attori e telefoni sono delle autorità nella pubblicità, i disegnatori no.

Cosa devi fare quando esce un tuo fumetto?

Non è affatto facile. Innanzitutto, è poi necessario? Se lavori con un editore grande no, ci pensa abbastanza lui, e sopratutto il pubblico compra il fumetto popolare perché c'è il personaggio, non per il disegnatore. Ma nel campo editoriale minore la pubblicità sarebbe necessaria.

Un disegnatore dovrebbe farsi conoscere in ambito locale: magari nella sua città, informare la stampa dell'uscita di una tua opera, organizzare mostre e incontri col pubblico, vendersi per la causa. Ci sono disegnatori che sono delle autorità, maestri insuperabili, e fanno scuola.

Ce n'era uno che specializzato nel lavorarsi i fanzinieri, i gestori dei siti internet, e sapeva muoversi con la maestria di un elefante in un negozio di cristallerie. Ma non agendo in cristallerie, ma in sottoscala ripieni di fumetti, nessuno esclusi i presenti se ne accorgeva. Chi scrive di fumetti di solito è un appassionato che lavora per la gloria. Il suo eroe è Marco M. Lupoi, che da fanziniere è entrato a lavorare nel magico e colorato mondo dei fumetti. Utopia, diciamolo subito, visto che i posti sono quelli ormai, e nessuno (giustamente) si schioda.

Ribaltando il concetto, e concentrandoci un attimo sugli scrittori "sui fumetti", vediamo che essi orbitavano intorno al mondo dei professionisti, e quando ottenevano un contatto lo consideravano un bene prezioso da coltivare con cura. L'autore ti da' un'anteprima, ti fornisce delle notizie inedite o ti racconta un aneddoto? E' proprio quello che gli appassionati vogliono. Ti scrive via mail? Grande. Ti telefona? Immenso. Ti vede di persona? Grandioso! Ti invita alla sua grigliata? DI-VI-NO!!

Più l'Autore si allargava e più generava entusiasmo nella stampa specializzata. Potevano pubblicarti tutte le prove "del talentuoso Pippo Formaggio", in alcune (aggettivo a caso) tavole di prova del personaggio X. E dopo tre mesi avevi ancora a disposizione altre (aggettivo ecc. ecc) prove sul personaggio Y. Il lettore si trovava pieno di prove di Pippo Formaggio, e solo se faceva 2 + 2 si accorgeva che il talentuoso talento aveva fatto una sola storia di un personaggio Z qualunque e poi era sparito. E se "Eleuterio von Pennino" debuttava su un personaggio popolare, potevi trovare un lungo pezzo di presentazione con una lista di lavori fatti, ma sconosciuti ai più. Ma nessuno faceva 2 + 2, ed Eleuterio festeggiava con un barbeque pasquale pieno di invitati presi dalla stampa specializzata e siti internet sui fumetti. E potevi giurarci (oh, se potevi) che ad ogni nuova storia di von Pennino quel sito o quella pubblicazione ne avrebbero dato la notizia con ragguardevole importanza. E se per qualche sciagurata situazione un autore accettava una consulenza di qualche tipo da uno scrittore sui fumetti, potevi dcommettere che entro pochi giorni dall'uscita dell'opera compiuta avresti trovato sul sito Internet dello scrittore un suo lungo pezzo in cui spiegava come e perchè lui, modesto appassionato, avesse salvato capra e cavoli, evitato l'affondamento del Titanic e recuperato il gattino sull'albero, e tutto questo grazie alla sua (aggettivo a caso) consumata consulenza. Ed è molto probabile che nei giorni successivi camminasse anche sopra le acque. tentando inutilmente di duplicare pani e pesci con colleghi e amici. E anche se non firmava con un nome pieno di X e di Y, di sicuro otteneva lo stesso rispetto dello spammatore di cui sopra.

Per cui ogni autore di fumetti sà che deve tenere un ragionevole distacco dagli appassionati: per evitare di trasformare innocui universitari lettori di fumetti in mostri senza testa.

Ma chi si sa vendere non segue questa precauzione. Continua a dialogare con tutti, continua a informare di qualsiasi cosa faccia, fosse anche solo un articolo su una pubblicazione sconosciuta, e se genera mostri, questi saranno utili mostri. Si preoccupa di informare la stampa, e se è il caso a cazziare i siti internet o i forum specializzati perchè non hanno recensito la sua ultima (aggettivo a caso) opera, magari ignorando che il solitario collaboratore di tal sito o pubblicazione che recensiva tutti gli albi fino ad allora, A) s'era laureato ed era passato a "miglior" vita, dove i fumetti non si leggevano più, B) s'era scoperto miope e necessitava di riposare gli occhi, C) s'era rotto i le balle dei fumetti e aveva venduto tutto alla fumetteria all'angolo, oppure D) aveva trovato una ragazza.

Beati coloro che riescono a fare così. Io no. Non so vendermi, lo confesso. Tutto ciò mi è curiosamente estraneo.

In un forum locale intervenni per segnalare che un post intitolato alle uscite di un editore di Perugia non era completo, perchè si limitava a ricopiare una newsletter relativa alle produzioni nippe. Mi limitavo a fare notare (a mio parere in modo civile) che magari era il caso o di indicare anche le produzioni italiane e americane di tale editore, per completezza, oppure semplicemente di cambiare il titolo del post in "Uscite nippe dell'editore di Perugia". Mi venne risposto che potevo pensarci io se volevo, e che comunque non era gentile criticare e basta, che probabilmente complottavo qualcosa e ce l'avevo con lui. Feci notare che essendo autore NON sarebbe stato indicato che fossi io a dare una notizia, perchè avrei barato il risultato con il mio intervento: se guardi in un forum per vedere se parlano di te, non devi essere te a chiedere che lo facciano. Non ne parlano? Pazienza, anche questo è una specie di sondaggio. Ma se fossi stato un buon imbonitore avrei fatto di mia iniziativa come mi aveva suggerito il Permaloso Postatore Perennemente Paranoico.

Invece limito le mie apparizioni sui forum, ignoro se i miei vicini di casa sappiano che lavoro faccio, e la mia edicolante lo scoprì solo perchè vide la mia foto su un giornale locale, per il pezzo che mi dedicò un amico giornalista. Evito le mostre a livello locale per il poco interesse suscitato a suo tempo dalle uniche che mi coinvolsero. Ed allo stesso modo non mi preme di organizzare incontri col pubblico nelle fumetterie: quando ci provai venne il diluvio in due occasioni, per cui capì i segnali del cielo (forse ho detto troppe battute sulla chiesa, Signore?) e mi misi il cuore in pace. Alla stessa fiera di Pordenone di qualche settimana fa (post precedente) non ho pensato se non a sera inoltrata, che avrei potuto mettere un cartello con il mio nome davanti allo stand, visto che magari chi passava era un lettore di Jonathan o Harry, e non avrebbe mai saputo che lì c'era una disegnatore che poteva interessargli incontrare.

No Jack, ammetti che non ti sai vendere. Non dici nemmeno all'assicuratore che lavoro fai, non metti concorsi nel blog, non posti foto di donne nude o di gattini, non fai nomi e cognomi, non recensisci film (colpa del cinema di Gorizia) e videogiochi (e chi trova il tempo??) e nemmeno fumetti (certi fumetti li leggo solo io). Colmo dei colmi non inserisci nemmeno il blog nelle firme che usi nei forum, meno che mai hai annunciato la sua esistenza sui siti di Fumetti, Filatelia e Taglio e cucito. Nelle fumetterie non metti in primo piano i tuoi fumetti, nemmeno dove il gestore è un tuo vecchio amico. E se un amico scrittore ti nomina ad un incontro col pubblico come autore della copertina del suo ultimo libro, ti schernisci un po' imbarazzato.

Alle fiere saluti chi ti conosce ma non ti presenti agli editori, fai l'appassionato semplice. No, è sbagliato, lo capisci? Non firmi con un nome pieno di X e di Y, non spammi, e sopratutto non inviti alle tue grigliate ed ai barbecue la stampa specializzata.Non te la tiri. Eh no, questo la stampa specializzata non lo può tollerare. E nemmeno i frequentatori dei forum. Per cui continueranno ad ignorarti, così come fanno con innumerevoli tuoi colleghi, che neppure loro sanno vendersi. Ergo non ti scocciare troppo se leggi l'ennesima intervista ad Eleuterio von Pennino o altre prove del talentuoso ma sconosciuto Pippo Formaggio.

Tutta colpa della strada che non scegliesti, lo sai, vero?


lunedì 23 maggio 2011

Lassù, nell'operoso Nord-est...

Anche da queste parti, ogni tanto, capita qualche buona fiera di fumetti. Piccolina, ma con la crisi che tira può bastare, se è solo a poco più di un'ora da casa. Un po' di mercatino, qualche autore in sessione disegni, uno spazio per la sezione ludica, e gli immancabili cosplayer, per un totale di due capannoni della Fiera. Senza l'aspirazione a diventare una nuova Lucca del triveneto, o l'atteggiamento di "Ora glielo facciamo vedere noi come si fa una fiera". E' PordenoneComics, anche quest'anno puntuale come il conguaglio dela bolletta del gas: arrivano nello stesso periodo, ma posso assicurare sicurezza con non si mettono d'accordo. Unico grosso neo la pioggia battente che ha caratterizzato tutta la giornata di domenica, unica giornata di pioggia di una settimana di sole, ma probabilmente il signor Fantozzi e famiglia erano da quelle parti a cercare fumetti e miaoegizi.
Per il resto tutto come al solito: lo stand di Anjce, Miriam, Alessandro, con Luca impegnato in specialità ludiche, e come al solito il mio immancabile incontro con Paolo Cossi, con il quale ci incrociamo ad ogni fiera ormai. E poi la ricerca sulle bancarelle, l'esplorazione degli scatoloni sotto i tavoli, quelli dove finiscono le offerte e dove trovi cose inimmaginabili. E io come al solito che faccio filmati e scatto foto ai soffitti (e allora? C'è gente che collezione bustine di zucchero, io fotografo i soffitti dei capannoni).
Lascio il resto del post alle immagini, promettendo di riuscire prima o poi a superare le resistenze di blogspot nel caricare i filmati. Enjoy Folks!









domenica 1 maggio 2011

Soli in mezzo a noi



Comincia in maniera assolutamente inaspettata.

Come ogni anno in primavera inoltrata, arriva puntuale la telefonata dell'agente dell'assicurazione previdenziale, che annuncia che deve vedermi per consegnarmi il solito attestato dei versamenti, che il bravo e coscienzioso disegnatore allegherà al suo modello unico al momento giusto. E come quasi ogni anno, ogni volta è uno nuovo. Normali avvicendamenti, si usa dire, e come ogni volta so che appena mi vedrà cercherà di essere socievole, ma no problem, me lo aspetto.

Infatti come ogni volta, appena arrivato e data un'occhiata intorno, il nostro nuovo agente vede la scrivania con tavole da disegno in lavorazione, si incuriosisce come un gatto di fronte ad un televisore, e regolarmente, puntuale come un'eclissi di sole o un millenario passaggio di cometa in un fottuto giorno nuvoloso, gli sorge spontanea la solita domanda:"Ma lei che mestiere fa?"

Già, mi trovi a casa un pomeriggio di un giorno feriale, qualche idea te la sarai già fatta, e probabilmente sei curioso, e poi tutti quei disegni, il disordine, e quindi...

Come ogni volta, a quel punto mi trovo nella situazione che tutti i disegnatori conoscono bene. Spiegare che sei un disegnatore di fumetti, e sperare che finisca lì e non voglia approfondire. Macchè. Che sia il nuovo agente dell'assicurazione, o o l'amico di un amico a cui ti presentano dicendo pomposamente che sei un fumettaro, appena scoprono che sei disegnatore di FUMETTI, ti incalzano raggianti, e subito ti chiedono curiosi "Per chi lavori? Che fumetti fai?".

E qui sorge il solito spinoso problema. Perché da buon conoscitore dell'editoria, e del mercato, e dei lettori, e delle domande dei lettori e di quelle dei non lettori, sai le probabilità che il tuo nuovo interlocutore abbia letto un fumetto recentemente sono vicine allo zero, e se nel caso qualcuno ti dice che ha letto proprio il TUO fumetto allora è un complotto, e qualcuno lo ha pagato per dirlo, (ma se lo prendo me la paga cara). Per cui che senso ha, ti sei detto meditabondo la prima volta che ti è capitato - e ti ripeti ogni volta che capita, che senso ha dunque spiegargli nel dettaglio il nome dell'editore, o la testata per cui lavori? Ti fisserà con uno sguardo vuoto, rendendosi conto che con un certo imbarazzo dovrà dire che non ha la minima idea di cosa tu stia parlando.

Certo, nei bei tempi di disegnatore Bonelli potevi cavartela dicendo il nome dell'editore, e ai primi segni di sguardo vuoto potevi subito aggiungere "L'editore di Tex e Dylan Dog.", cercando di metterli tutti costoro a loro agio, facendo ritrovare loro una parvenza di sorriso, un colorito vivace e la parola (rigorosamente in quest'ordine), ma - mai contenti - subito dopo volevano il nome della testata, laddove solo i più spregiudicati temerari osavano dire "Ah, ne sono un grande appassionato, li leggo sempre!", ma in ogni caso, a meno che non ricevessero come risposta "Tex, Dylan o Zagor", scuotevano la testa sconsolati, ricominciando a boccheggiare, ad assumere un colorito ceruleo, e nell'imbarazzo essere costretti a dirti che la tua serie non l'avevano mai nemmeno sentita nominare.

Per cui, ormai temprato da anni di conversazioni con curiosi temerari, di solito me la cavo tergiversando, balbettando frasi come "un editore dei tanti" o cercando di chiudere il discorso su quell'argomento. A volte aggiungevo che potevo anche dirglielo, ma se lui non li conosceva non avrebbe avuto senso sentire un nome come un altro. Un po' come chiedere ad un tecnico di computer cosa aveva il tuo PC precedentemente guasto e sentirti dire che mancava un file CHK, che la RAM aveva interferito con lo scan disk e impallato Skype e MWASPI, per cui necessitava di un ripristino come se fosse Antani. Conosci i sintomi, vero? Hai lo sguardo vuoto, il colorito ceruleo e il tuo neurone attivo ti sta gridando nella cassa cranica "Così impari a fare domande cretine!".

Ma i volenterosi temerari spesso insistono, spiegandoti che leggevano tanti fumetti fino a poco tempo prima, quindi erano e sono esperti, e ti sparano un "Dica, dica!" in attesa che il loro neurone si attivi per cazziarli come meritano, quando sarà il momento.

Ma torniamo all'episodio iniziale. Come ho detto il tavolo da lavoro è pieno di fogli di cartoncino a matita, o parzialmente inchiostrati, di formati differenti perché differenti sono i lavori. Ma l'agente delle assicurazioni, forse perché essendo accompagnato da una giovane praticante vuole far vedere come si conquista il cuore del cliente, insiste (lo fanno sempre, ahimè), e in quel momento sul foglio in cima al tavolo c'è un primo piano inchiostrato di Nathan Never che sbuca dalle sottostanti matite di Guido Masala. Penso a quando davo come risposta Jonathan Steele o Harry Moon, e il nome non diceva nulla all'interlocutore (colorito ceruleo, sguardo fisso nel vuoto), per cui mi dico che posso benissimo rispondere Nathan Never per questa volta, e magari ho la possibilità di ottenere una reazione positiva.

Dici male Jack.

La reazione la ottieni si, ma è quella sbagliata.

Poi, a mente fredda, ti ripeterai che probabilmente l'agente i fumetti li conosceva davvero, o almeno parzialmente, e che forse ha già conosciuto altri disegnatori. Perchè la sua risposta è più o meno "Lei intende dire chiaramente che è uno di quelli che disegna e poi in realtà firma un altro, naturalmente?"

Alt. Stop, fermate il mondo, qualcuno premi il pulsante di pausa nel Life-player... cosa? What? W.T.F.?

Il mio neurone mi spiega con calma "Ti ha preso per un "negro", facile!"

Calma Giacomo, calma, non è grave, non ti scaldare, non è come puoi pensare. Non vuole essere offensivo, c'è sicuramente una spiegazione e la otterrai, se non in questa sicuramente in una delle tue prossime vite...
La mia risposta è comunque un po' "piccata" e secca. "NO, quelli in gergo si chiamano negri, ne conosco parecchi, ma IO disegno e firmo da solo. Stop insistere su quest'argomento, grazie"

Fermati qui, non insistere, conta fino a centomila, e nel frattempo salutalo con cordialità e non fare trasparire nulla. Va tutto bene, tutto è a posto, e non barare, sei arrivato appena a contare fino a 200, ho detto 100.000, ma forse è meglio se arrivi a 250.000. Saluti, stringi la mano, chiudi la porta sorridendo, possibilmente senza sbatterla, e adesso siediti e continua a contare...

In realtà il pensiero è a mille, qualche sinapsi della mia mente stava provando la telepatia sperimentale gridandogli nella testa, cazziandolo, sbraitando che in Italia non saremo in tantissimi a fare fumetti da professionisti, ma comunque saremo almeno qualche paio di centinaia, e la possibilità che ne incontri uno dal vero non sono così remote come vedere un'eclissi di sole o una cometa millenaria. A meno che non sia nuvolo.
Ma... "E se invece la soluzione fosse un'altra?" Mi suggerisce il neurone (magari invece è un altro che si è appena attivato, e quindi ora sono due, fantastico...). Forse davvero quel signore ha incontrato clienti che millantavano di lavorare con un grosso personaggio, e che magari gli hanno spiegato pazienti che in quel campo è così, che è normale essere gli aiutanti di uno famoso, e ormai quelli famosi non disegnano più, e lasciano che a fare tutto siano loro, gli Amati, Amichevoli, Anonimi Aiutanti.
Si, perché esistono davvero, e ne ho conosciuti pure io. Sia di quelli regolari, aiutanti inseriti nei credits della storia, sia quelli anonimi. Quelli che per 10/20 euro a pagina si vedono offrire la possibilità di fare gli sfondi, inchiostrarli completamente, fare tutte le finestre, e magari anche le maniche della giacca del protagonista "Ti serve per esperienza, io ti sto aiutando, hai bisogno di fare pratica, non credere che io ti stia sfruttando, non io, NON IO! i 200 euro a pagina che prendo mi servono per aiutare TUTTI i giovani che seguo, e ho tante spese, non mi rimane praticamente nulla, e tutti i più bravi incominciano così, credi a me, faremo grandi cose assieme, ma sopratutto, non toccare la mia Ferrari Testarossa, le impronte danneggiano la vernice."

Già. Ma che sia un agente assicurativo o un giovine gestore di ancor più giovine fumetteria, credi più probabile che l'omino che ti dice di disegnare Nathan Never sia un negro piuttosto che un disegnatore completo a tutti gli effetti? O sei prevenuto...

O qui gatta ci cova.


Sassolini nella scarpa? Ecco, appunto, questo è uno di quelli. No, non che l'interlocutore che suppone sia per te così scomodo (semplicemente gli auguro un foruncolone grosso come una zecca sul culo che gli impedisca di sedersi per giorni, ma a parte quello niente rancore e amici come prima, non son un tipo che serba rancore, giammai), ma che i negri (o gli A.A.A.A., termine politicamente più corretto) sconosciuti siano più di quelli che pensi. Sono tutto intorno a noi.

Vivono in mezzo a noi. Ai margini della visione, nei battiti di ciglia, agli angoli di un cartoncino Fabriano 4, nelle zone d'ombra della pagina, con firme nascoste... in-sospettati e in-individuabili. Cercando di farsi strada nell'avido mondo dei trafficanti di negri, e provando a convincere gli agenti delle assicurazioni (incassando soldi da loro sono una delle poche categorie a non potere NON vederli) della loro esistenza. Non permetterti mai di dimenticarti che esistono, e sopratutto che non sono pochi.

E si, lo so benissimo che pure io in passato a qualche fiera, disegnando personaggi manga per qualche bimbo curioso che a fine orario si presentava allo stand dove un disegnatore disegnava davanti a poster di Detective Conan e Dragonball, mentre omaggiavo il bimbo con un disegnino rapido del suo detective occhialuto preferito, aggiungevo anche sottovoce che in realtà ero io il suo vero disegnatore, anche se a firmare era un giapponese. Ma dicevo anche che a casa avevo una divisa di Startrek, per cui mi aspettavo capisse che scherzavo. Dai, era COSI EVIDENTE!

Ecco, mi accorgo ora che il cerchio si chiude: "Arrabbiarsi per una voce sentita e attribuita, ed essere stato anche il fautore di quella voce in un'altra occasione." Accidenti.

Anche se poi una divisa di Startrek ce l'ho davvero. Ma tanto questo lo sanno solo in pochi.