sabato 10 settembre 2011

Ansia da prestazione

C'erano una volta le vecchie edizioni della Sticcon, ovvero la convention ufficiale dello Star Trek Italian Club, il raduno dei trekkies italiani.
Almeno tre giorni di durata, itinerante nei suoi primi anni prima di trovare sede definitiva a Bellaria, una delle costanti di ogni edizione era che ci dovesse essere sempre un grande salone con annesso palco. Qui venivano organizzate proiezioni speciali, premiazioni dei vari concorsi interni al club, eventuali giochi di gruppo e (gran finale) l'evento speciale della sfilata costumi, che può apprezzare come merita solo chi vi ha assistito di persona.

Ma in fondo, nonostante il salone e il palco, non era davvero quello l'evento principale; era ESSERCI: essere circondati da gente simile a te, con la stessa passione, che prima di allora (proprio come te) pensava di essere una goccia solitaria in uno stagno, e lì scopriva che invece intorno avevi un'oceano. Ti sedevi su quelle poltrone per il tempo necessario, e poi ti alzavi, e vivevi il resto della fiera.

Lentamente, nel corso degli anni le cose ovviamente cambiavano, e ne eri cosciente. Il palco diventava il luogo d'incontro con gli ospiti, prima i doppiatori, poi gli attori secondari, e poi (molto dopo) con i grossi divi. Sempre il palco, sempre le poltroncine e il pubblico seduto, pronto ad alzarsi e a fare altro. Fino ad un certo giorno.

Non so dire esattamente quando tutto cambiò. Forse quando le locandine fatte con Photoshop si sostituirono a quelle dipinte, forse era solo la normale evoluzione delle cose, oppure semplicemente l'arrivo delle necessità dell'onda popolare che spazzava via i bisogni dei volenterosi primi pionieri del fandom trekkiano, fedeli al detto che "le esigenze dei molti contano di più di quelli dei pochi (o di uno)"


Improvvisamente ti accorgi che intorno a te è cambiato tutto, che hai perso il colpo dello start e ti ritrovi indietro, gli altri sono già sul rettilineo d'arrivo, non sei aggiornato coi tempi, e mentre avveniva tutto questo tu pensavi ad altro, eri distratto. Un bel giorno ti alzi dalla poltroncina e scopri che intorno a te la gente non lo fa. Rimane seduta e aspetta. Aspetta. Aspetta e chiede attenzione, perché vuole essere intrattenuta: esattamente come fa a casa, seduta sulla poltrona davanti ad un televisore, e senza un telecomando per cambiare programma.

E allora cosa fai? Come reagisci se sei dall'altra parte, se organizzi il tutto? Stop ai tempi morti tra l'apparizione di un attore ed un evento interno del club (premiazione, eccetera), quei momenti adesso vanno riempiti: apparizioni con attori minori, in scaletta stretta e fitta, e infine... spunti di intrattenimento: forme di teatro, momenti di cabaret, testi brillanti, proprio come un qualsiasi programma del sabato sera, e cercando di farlo al meglio, perché poi l'ultima sera il pubblico ti da' i voti, come nel pattinaggio. Okay, sì, ammetto che è divertente, che riuscite a intrattenermi, ma... il fatto solo di ESSERCI non basta più al pubblico? A me sì, ma i tempi cambiano, evidentemente. Tempi nuovi, bisogno dei molti, se non ti adegui sei come Robert Neville, l'intruso diventato leggenda.
I vecchi reduci si ritrovano fuori dalla saletta, ma sono sempre di meno, fino a scomparire, o a cedere all'entropia e a rimanere seduti adeguandosi al bene dei molti, e questo anche se l'attore racconta aneddoti noiosi e l'attrice vi racconta tutta la sua carriera nei musical d'oltreoceano. E magari (Why not? E' successo davvero) vi canta anche una canzone, e se applaudite forte vi delizia anche con il suo pezzo forte da South Pacific, quando tu preferiresti sentire "Row Row Row Your Boat".

Vabbè, un semplice evento da fandom, e dov'è la novità? Come tutto ciò può cambiare i nostri massimi sistemi, la gestalt, la vita l'universo e tutto quanto? Come può tutto ciò riflettersi nel resto, e perchè mai dovremmo considerare questo aneddoto come qualcosa di straordinario, o di epocale, dal quale imparare qualcosa di istruttivo?

E' una cosa di cui mi sono accorto girando per la rete, leggendo nei forum e nei blog. E scoprendo (talvolta) i germi di una febbre da blog.
Vediamo di entrare nello specifico: sei un tipo qualsiasi, senza troppi grilli per la testa, ma un giorno ti apri un blog: perché è lì disponibile, perché lo fanno tutti, perché tenere un diario è arcaico, perché vuoi esternare il tuo pensiero, i motivi sono tanti, non è questo il punto. Lo aggiorni saltuariamente, scrivi i tuoi pensieri, considerazioni, anche solo cosa hai mangiato quella mattina. E piano piano scopri che sei visitato. Che la gente ti legge. E ti nasce l'ansia di prestazione: deduci che il pubblico, il tuo pubblico, vuole essere intrattenuto. E vuole che tu dia loro delle novità, mentre in te nasce il timore di non riuscire sempre a soddisfarli. Piano piano ti riesci a dedicare una mezz'ora al giorno per scrivere qualcosa, non sia mai detto che il tuo lettore si alzi dalla poltroncina, che altrimenti poi non torna più. E se cade la connessione? Panico. Se devi andare in vacanza? Terrore. Se non hai niente di nuovo da dire? Ansietà...

E se poi invece non sei una persona qualunque ma un addetto ai lavori? La gente è curiosa, vuole leggere, ti chiede di esternare il tuo pensiero. Vuole essere intrattenuta. Come per la Sticcon, una situazione di causa/effetto nella quale devi reagire. E tu dovresti ogni giorno trovare un argomento da esporre, approfondirlo, trovare i link. Diventare un giornale on-line, sempre aggiornato su ogni argomento. Costretto a postare in orari prestabiliti, "perché c'è più traffico", a scegliere con cura gli argomenti a seconda del periodo. E se sei in ferie impari a portarti dietro un portatile ed una chiavetta USB per connetterti ovunque e in ogni momento, e aggiornare. O a delegare qualche tuo amico fidato a farlo in tua assenza, pubblicando ogni giorno qualcosa di interessante, foss'anche solo un link ad un filmato buffo.

"Intrattienimi" ti grida il lettore; "fammi crescere" ti suggerisce il numero di visite medie mensili; "Cedi al lato oscuro, Luke!" grida il tuo Ego, "La resistenza è inutile" sibila la tua coscienza, "EX-TER-MI-NA-TE!" esclama l'oscuro Dalek nascosto dentro di te. Proprio come un qualsiasi festival di Sanremo, nel panico con gli indici d'ascolto. Il fatto solo di ESSERCI non basta più. Come un attore di teatro, o un romanziere, senti l'ansia da prestazione.

Ecco. E tutto questo solo perché un amico blogger mi ha spiegato per bene come DEVO fare il bravo blogger, con gli esempi descritti sopra (e che probabilmente mi cancellerà dalle amicizie di facebook quando leggerà questo pezzo... ehm).

Dio mio NO! Non sia mai che un giorno io arrivi a questi livelli. Niet. Io faccio parte della generazione che alle Sticcon si alza in piedi, per andare a chiacchierare con gli amici, che segue le esibizioni sul palco solo quando le trovo (per me) interessanti, a cui non interessa una sega di South Pacific.

Per cui, allo stesso modo ecco come funziona questo blog (ma in fondo l'avete capito): interventi solo ed esclusivamente su argomenti che mi interessano davvero, e che alla fine risultano anche (ahimè) lunghi, logorroici, per cui devo intervenire, alleggerire, correggere, inserire link esterni e controllarli (quante tempo per farlo, nel post sui libri di Conan?), e rileggere, correggere ancora, chiedendomi se ho dimenticato qualcosa. E cercare una foto, possibilmente mia, per corredare, o un filmato per illustrare, e un titolo per presentare (senza un titolo interessante, non si comincia nemmeno a leggere).
Come un cuoco in cucina, impegnato nella realizzazione di un risotto: ci vuole tempo. Senza dimenticare che c'è anche una vita da fare là fuori: disegnare, sgommare, cucinare, uscire, leggere libri e fumetti che aspettano da tempo, collezionare macchinette, modellini di Startrek, eccetera, insomma, quella che genericamente viene chiamata vita.

Non riesco a essere un intrattenitore, preferisco dedicarmi al risotto, a disegnare fumetti e a fare tutto il resto. A preferire un lungo post ogni tanto, gli X-Men di Claremont-Byrne-Austin ed i poster delle Sticcon dipinti a mano.

"E questo lo chiami un argomento interessante?" mi sussurra il lettore medio, mentre il suo Dalek interno cerca di prendere il controllo della sua rabbia. Beh, si, per me lo è. E se nel farlo riesco anche ad inserire un po' di amarcord d'epoca mi diverto di più. Logorroico magari, ma in fondo bisogna saper nutrire anche l'anima.
Non si vive di solo risotto. Enjoy Folks.

domenica 21 agosto 2011

Un barbaro venuto da lontano

"Vi piacerebbe un mondo dove tutti gli uomini sono forti?, le donne belle, i problemi semplici e la vita avventurosa? Un mondo dove città scintillanti innalzano al cielo le loro guglie, malefici stregoni concertano incantesimi in spelonche sotterranee e spiriti malvagi si aggirano fra rovine di inimmaginabile antichità? Un mondo di mostri che si fanno strada nella vegetazione delle giungle, e di reami il cui destino si regge sulla lama insanguinata di eroi dalla forza sovrumana?"
Era andata. Ormai ero irrimediabilmente perduto, segnato per sempre, condannato a passare i prossimi anni a cercare tutti i libri possibili, sapendo che non ci sarei riuscito mai.

Eravamo una sera del 1980, in un grill lungo una delle autostrade che collegano Firenze a Gorizia, e la corriera che aveva portato la classe terza dell'Istituto Statale d'Arte di Gorizia all'annuale visita culturale, destinazione Firenze, stava ritornando al campobase dopo tre giorni a base di cultura. Di quel viaggio ricordo poco, qualche sprazzo di memoria, qualche località fotografata, e poco altro. Ma ricordo il ritorno, e quello che accadde (sono malato, lo so, e dov'è la novità?). La corriera aveva sostato in quel grill per rifornire e ristorare se stessa e i suoi occupanti. Nelle orecchie avevo ancora il suono della cassetta di Claudio Lolli che ci aveva accompagnato nell'ultima parte del viaggio, alternandosi con Guccini e i primi Dire Straits, il tutto fornito dall'unica ragazza che aveva pensato di portarsi dietro delle audiocassette (scemi noialtri a non averci pensato), per cui quella sosta era anche un modo per respirare dopo tanta musica "opprimente" (non che avessi nulla contro Guccini e Lolli, beninteso). Ma ad un altro giro de "La locomotiva" difficilmente sarei sopravvissuto.
E in quel bar, su uno scaffale rotabile, vicino alla cassa, in mezzo a tanti altri libri tascabili, un barbaro coi capelli corvini mi fissava, appoggiato ad una spada e sopra una montagna di teschi, con una ragazza seminuda sdraiata ai suoi piedi. Era la prima volta che vedevo un disegno di Frank Frazetta. Presi quel libro incuriosito, e lessi la presentazione in 4a di copertina. Quella che avete letto all'inizio. E dopo un istante pagavo 3000 lire alla cassa e portavo via con me quel barbaro.
Era il primo libro dedicato a Conan pubblicato negli Oscar, curato con grande amore da Giuseppe Lippi, che all'epoca curava gli Oscar fantastici. Fu con quel libro che imparai 1) chi era Conan, 2) chi era Rober E. Howard, il suo creatore originario, 3) che era un classico del fantastico. Un'accurata introduzione spiegava tutto la storia letteraria del personaggio, e in appendice ecco un voluminoso vocabolario di tutti i nomi hyboriani (cioè del mondo di Conan). Eppure, nonostante il titolo, quel libro non centrava nulla con il film di John Milius, che sarebbe uscito appena due anni dopo. Infatti non era che l'ultimo volume del ciclo di racconti dedicati al personaggio ordinati secondo l'età del personaggio, raccolti, curati e completati da L. Sprague DeCamp, Lin Carter e Bjorn Nyberg: due scrittori professionisti famosi (e uno un po' di meno) che dichiaravano il loro amore per quel personaggio.
Robert Howard aveva scritto i racconti di Conan negli anni '30, pubblicandoli su riviste pulp, alternandoli a quelli di altri personaggi fantastici, da Kull di Valusia a Brak Mak Morn, per finire con Solomon Kane. Era un narratore dannatamente bravo, e anche se i suoi personaggi erano tutti coraggiosi, forzuti ed eroici, il genere quello classico catalogato "Heroic Fantasy" (botte da orbi) e le trame si assomigliavano tutte, le sue storie lasciavano il segno. Poi era morto suicida, ponendo fine ad una vita piena di dubbi e timori, evento che negli anni a seguire darà modo a diverse interpretazioni psicologiche di cui poco ci importa, davvero; ma sopratutto lasciando i lettori orfani dei suoi personaggi. E diversi scritti, racconti incompleti o rifiutati, una montagna di materiale da recuperare.
Così, in tempi in cui la fedeltà filologica erano lontana a venire, De Camp e soci si erano imbarcati in un compito periglioso ma meritevole, recuperando e mettendo ordine tra gli scritti di quello scrittore texano che tanto li aveva fatti divertire in gioventù, incolonnando i racconti secondo una cronologia delle vita di Conan, intervenendo sui testi incompleti, correggendo e rendendo moderne certe parti, e aggiungendo racconti basati su periodi "vuoti" della vita del personaggio. Violata maestà? Indebita interferenza? Forse, ma intervenendo in quel modo avevano reso popolare Conan. Infatti fu grazie a quell'operazione che Conan rinaque.
Attenzione, oggi c'è la spiacevole abitudine di denigrare chiunque intervenga in uno scritto, chi cerca di ammodernare un testo antico con un lavoro di editing certosino; ecco che per gli appassionati di fumetti puri e crudi l'Eternauta pubblicato dall'Eura non si può vedere, perché ha violato la sacralità di un'opera: rimontato, ammodernato, cambiato nei testi... dimenticando che fatto in quel modo si rese leggibile e popolare un fumetto che se fosse rimasto nel suo formato originale sarebbe stato ignorato dai chiunque, oltre che giudicato "vecchio".
Erano già apparsi in Italia molti di quei libri, in un'epoca in cui esistevano le collane di genere fantastico separate da quella di genere fantascientifico. A occuparsene era stata la straordinaria Editrice Nord del compianto Gianfranco Viviani, sempre all'avanguardia in quegli anni, e lo sarebbe rimasta ancora per una decina d'anni: i più famosi cicli fantastici erano stati pubblicati da loro (ma ne parleremo meglio in altra occasione). E fu partendo dai libri di Conan che venni a conoscenza del loro infinito catalogo. La storia editoriale di Conan l'avrei scoperta meglio nei mesi successivi, grazie anche all'introduzione di quell'Oscar che cercava di fare un riassunto della situazione editoriale attuale. Da parte mia, essendo le fotocopie ancora pessime in quell'epoca, mi ricopiavo le piantine del mondo Hyboriano per poter seguire la geografia del racconto durante la lettura, non avendo voglia di tornare a guardare nei risvolti ogni due pagine.

E questa era l'infarinatura, ma ora si fa sul serio. In questi giorni, grazie anche al nuovo film, si ritorna a parlare di Conan, la gente chiede, qualcuno risponde bene (pochi), ma c'è un po' di disinformazione sul personaggio letterario, per cui proviamo a fare da servizio pubblico, e mettere ordine nel mare di caos. E decido di impiegare la domenica mattina per farla io una cronologia che sia (almeno lo spero) affidabile e utile, ma già sapendo che non riuscirò a essere esaustivo quanto serve. Il simbolo [R] si riferisce ad un romanzo, le altre sono antologie. Si parte.

La prima e più importante pubblicazione italiana è dunque quella delle gloriosa Fantacollana dell'Editrice Nord: volumi cartonati con sovracoperta il più delle volte illustrata dal grande Frank Frazetta, di formato leggermente ridotto rispetto ai cartonati classici. Sono questi:

Conan l'Avventuriero (1974) Conan the Adventurer, 1966
Conan! (1976) Conan, 1967
Conan l'usurpatore (1977) Conan the Usurper, 1967 [DeCamp]
Conan di Cimmeria (1978) Conan of Cimmeria, 1969) [Carter, DeCamp]
Conan il pirata (1979) Conan the Freeboter, 1968 [Deamp]
Conan lo zingaro (1980) Conan the Wanderer, 1968) [DeCamp, Carter]
Conan il guerriero (1981) Conan the Warrior, 1967
L'Era Hyboriana (1981) che contiene:
_Conan il vendicatore (Conan the Avenger, 1968) [R] [Nyberg, DeCamp, Howard ]
_Conan di Aquilonia (Conan of Aquilonia, 1977) [DeCamp, Carter]
_Conan delle Isole (Conan of the Isles, 1968)
[R] [DeCamp, Carter ]
Conan il Bucaniere (1982) [R] Conan the Buccaneer [DeCamp, Carter]


A queste si aggiunge l'unico romanzo originale di Robert Howard dedicato a Conan, pubblicato nella parallela collana Arcano:

Conan il conquistatore (Arcano, 1972) [R] Conan the Conqueror, 1935

Tutti questi libri sono stati ristampati prima in un due volumi di grande formato nella collana Grandi Opere (brossurati, di grande formato):

La Leggenda di Conan il Cimmero (1989)
Il regno di Conan il grande (1989)


Quindi ristampati nuovamente e divisi in 4 volumi brossurati, formato ridotto:

Conan il Cimmero (1993)
Conan l'avventuriero (1993)
Il regno di Conan (1994)
L'era Hyboriana di Conan (1994)


E questa è l'edizione completa della Nord, ed a tutt'oggi l'unica con l'intervento di DeCamp, Carter e Nyberg. E' su queste storie che è basata la serie a fumetti della Marvel. Aggiungo che la serie di racconti completati da DeCamp e Carter continuava col volume pubblicato negli Oscar (l'antologia che presi in quel grill). Inutile dire che se uno ha i volumi cartonati fantacollana, non gli serve molto trovare le ristampe successive.
"Solo Conan? Nient'altra roba di Howard?" domanda il lettore incuriosito. Ma certo, sempre per la Nord ecco qui:
Kull di Valusia (1975) King Kull, 1967 [antologia a cura di DeCamp e Carter]
Skull-Face (1978) Skull-Face Omnibus [Antologia a cura di Augusth Derleth]
Almuric (1982) [R] Almuric, 1939
Solomon Kane il giustiziere (1998), antologia originale, con alcuni racconti completati da Gianluigi Zuddas, più meno nel modo in cui fece DeCamp nelle edizioni di Conan; ristampato nel 2002 nella Fantacollana. Era però una ristampa del libro apparso nel 1979 presso l'editore Fanucci, nella collana Il libro d'oro. E non avendoli tutti, ignoro se le edizioni siano in tutto e per tutto uguali.


Nel frattempo la Mondadori comincia a occuparsi di Conan, sbarcando sugli Oscar. La scelta sarà di pubblicare alcuni volumi inediti di vari autori che riprendono il personaggio. Già, in America lo facevano davvero in tanti.

Conan il Barbaro (1980), Conan the Swordsman, 1978
Conan il liberatore (1981) [R] Conan the liberator, 1979
Conan e la strada dei Re (1983) [R] The Road of Kings, 1979 [Karl Edward Wagner]
Conan il Ribelle (1984) [R] Conan the Rebel, 1980 [Poul Anderson]
Conan e il Dio Ragno (1985) [R] Conan and the Spider-God, 1980 [DeCamp]
A cui seguirà, anche se un bel po' di tempo dopo, un'ultimo volume, questa volta sulla collana da edicola Urania Fantasy:
Conan e la spada di Skelos (1992) [R] The Sword of Skelos, 1989 [Andrew J. Offutt]


Come sono questi libri scritti da altri? Divertenti, e a loro modo diversi l'uno dall'altro. Qualcuno un po' stiracchiato (Conan il Vendicatore, romanzo prevalentemente di Nyberg), qualcuno originalissimo (Offutt), altri un po' forzati (Conan delle Isole), ma tutti a loro modo piacevoli da leggere. Tempo fa si diceva che la principale differenza tra Howard e DeCamp, era che in Howard Conan facilmente andava in berserker e spaccava teste, in DeCamp si tratteneva e ragionava un po' di più. Così come le donne nelle storie di Howard erano tutte belle e desiderabili, ma senza molta psicologia. In DeCamp alcune delle donne pensavano. Lo stesso si può dire per molti dei libri dei continuatori: in alcuni si spaccano molte teste, in altri si parla un po' di più. Preferenze? A ognuno il suo stile.
Anni dopo, MOLTO dopo, ecco che incomincia la voglia di Howard originale. Nel 1989 la Mondadori pubblica una nuova edizione dei racconti di Conan, e stavolta tocca proprio ad un'edizione integrale dei racconti completi e pubblicati, senza le riscritture e gli interventi dei continuatori, e seguendo l'ordine cronologico di pubblicazione (che NON seguiva necessariamente l'ordine cronologico della vita di Conan. Si sa, gli scrittori saltano di palo in frasca, dove arriva l'idea...). Quattro libri pubblicati dal 1989 al 1992, curati amorevolmente da Giuseppe Lippi, tradotti ex novo, tutti con le cover originali di Frazetta.

L'Era di Conan (1989)
L'Ira di Conan (1989)
L'urlo di Conan (1991)
L'Ora di Conan (1992) [R] che contiene il romanzo "The Hour of the Dragon", lo stesso conosciuto anche come "Conan the Conqueror", vedi sopra.


Questa è tutt'ora l'edizione che pubblica la Mondadori in vari formati, cambiando titolo e collane. Il primo e l'ultimo furono ristampati - con titoli diversi - sulle più recenti serie di Urania Fantasy, oltre che negli Oscar, occhio ai doppioni.

Nel 1995 scende in campo la Newton & Compton, che pubblica un cofanetto che raccoglie 5 volumi tutto ciò che è stato pubblicato dal solo Howard, quindi senza gli interventi di DeCamp e soci. In precedenza qualcosa era apparso già nella serie tascabile "da mille lire", ma è lo stesso materiale ripubblicato qui. A leggere i nomi dei traduttori sembrerebbe che i racconti siano quelli presi dall'edizione Nord (l'ultima edizione Nord, e probabile termine dei diritti d'autore, era dell'anno prima), con l'esclusione delle traduzioni di Roberta Rambelli (qui ritradotti), ma non ho mai controllato direttamente.

#1 Ciclo di Conan 1
#2 Ciclo di Conan 2
#3 Ciclo Celta & Skull Face
#4 Solomon Kane & Kirby Buchner
#5 Kull di Valusia & Almuric

Qui si trovano i racconti Horror e quelli Western, anche se solo parzialmente.

Ecco qua. Ora avete tutto. Le ristampe recenti firmate Newton contengono esattamente il materiale qui sopra. Per cui la differenza tra il volume di Salomon Kane della Newton (con il manifesto del film come copertina) e il volume con lo stesso titolo della Coniglio editore, è che quest'ultima ristampa invece il volume uscito a suo tempo nella Nord (con i racconti conclusi da Zuddas), e questo lo segnalo solo per i filologi che vogliono i testi originali.

Sergio Fanucci provò a seguire la corrente, e nel periodo del tascabili dedicati prevalentemente a Startrek inserì pure un volume di Robert Jordan, uno dei continuatori postumi più attivi, ma quel libro (con Swarzenegger in copertina) rimase un caso isolato.

Conan l'invincibile (1997), [R] Conan the Invincible, 1982 [Robert Jordan]

E poi? Volete che vi parli anche dei film? Di quello di Milius del 1982, o di quello che chiamano il suo seguito, del 1985? Potrei pure raccontare che quando uscì il primo film, tra amici e conoscenti eravamo solo in due a sapere di cosa si trattasse: io che avevo letto un po' di racconti, e l'amico Alessio, che essendo appassionato di culturismo, conosceva Arnold di fama. Certo, potremmo discutere di tutte le interpretazioni naziste del personaggio che dilagano nella stampa a cicli continui, o degli esperti di Fantasy che vi assicurano che il Fantasy NON esisteva prima di Tolkien, o che vi spiagano che il signore degli anelli è il primo vero Heroic Fantasy (Argh... Tolkien si rivolterà nella tomba), oppure (per essere originali) discutere di una serie TV - grazie al cielo inedita in Italia - da dimenticare? O di cartoni per ragazzini per cui qualcuno meriterebbe un giro di chiglia sulla nave di Belìt? Del videogioco World of Conan, e ai libri ambientati nel mondo Hyboriano usciti qualche anno fa, con un'abile (anche se forse un po' bieca) mossa commerciale di marketing? Dei fumetti prodotti in Italia in anni recenti? Ma perchè mai rovinarci l'umore? O dell'imminente film su cui la mia fiducia è tutt'ora pari a zero?
No, decisamente no, a me non va di farlo, tanto diventerà la moda delle prossime settimane. Certo, ci sono le due serie di action figure proposte dalla McFarlane Toys pochi anni fa, per il quale ancora adesso benedico l'esistenza di Todd McFarlane, non essendo interessato a giocatori di Hockey o Space Marines di Starship Troopers... ups, pardon, volevo dire di Halo.

Piuttosto mi piace ricordare che nel periodo di grande crisi dei fumetti americani in Italia, tra la fine dell'epoca Corno (primi '80) e la rinascita Star/Play Press di qualche anno dopo (tardi '80), l'unica serie americana che uscì regolarmente fu il Conan della Comic Art, con le storie di Roy Thomas e John Buscema. Certo non sarà stato un caso, non vi pare?

Quella sera del 1980 Lolli e Guccini continuarono a suonare per tutti i chilometri di corriera che mi separavano da casa, ma ormai non li sentivo più. La mia mente era altrove, tra Zamora e le terre dei Pitti, a ovest del mare di Vilayet (oltre al quale c'era solo l'immeso Khitai), e non mi preoccupavo realmente, perchè ovunque mi sarei ritrovato a viaggiare con la fantasia, un barbaro dai modi bruschi (che gli uomini della Costa nera chiamavano Amra il leone) sarebbe stato in mia compagnia, e non mi avrebbe più abbandonato. Anche se l'era Hyboriana non sarebbe stato DAVVERO un posto dove mi sarebbe piaciuto vivere: ma in effetti quell'introduzione non diceva nulla a proposito di tranquillità.

Ma tanto era (ed è) solo fantasia. Per Crom se è vero.


Per tutti i dati letterari mi sono limitato a copiare dai libri in mio possesso o, dove non avevo il tempo di consuiltare gli originali, sulla preziosissima guida di Fantascienza.com, utile per ogni appassionato del fantastico, che ringrazio per il prezioso aiuto. Come sempre, è possibile che abbia commesso qualche errore, in quel caso perdono, anche se di buone intenzioni pare sia lastricato il pavimento dell'inferno.

venerdì 5 agosto 2011

Sull'asteroide Vesta niente di nuovo.

Okay, sarò solo un normale disegnatore, senza gente che mi considera un Dio in terra, senza quel qualcosa che fa sì che i fanzinieri facciano a botte per intervistarti, i lettori a idolatrarti e le ragazze a lanciarti i reggiseni, ma in tanti anni alcune cose le ho imparate. Tante ancora no, ma c'è sempre il tempo per arrivarci.
Ma dicevo delle cose imparate; non tante, ma di alcune sono relativamente orgoglioso, perché ci sono arrivato tutto da solo.
Una di queste, l'unica che oggi affronterò a dire il vero, l'ho imparata molto presto. E' una regola, e dice che se ascolti una storia, vedi un film o leggi un fumetto, e alla fine dell'ascolto/visione/lettura ti poni delle domande su cose che non hai capito in quella storia... chi ha raccontato quella storia ha commesso un errore: ha lasciato dei buchi, e la storia non è completa.

Esempio: Zio Paperone deve trovare un Balabù. Se alla fine della storia NON so perchè l'ha fatto (1), quello è un buco; se non so perché Paperino l'ha aiutato (2) questo è un baratro. Se non capisco come ci sono riusciti, poiché la bestia sembrava rarissima se non addirittura estinta 3), ecco... qui qualcosa non quadra davvero.

Per cui fin da allora, se guardo un film, leggo un libro/fumetto, o ascolto un aspirante fumettista raccontarmi il suo soggetto, mi viene naturale farmi delle domande e aspettarmi delle risposte prima della fine (nei primi due casi), o interrompere bruscamente il giovane talendo in erba domandandogli a bruciapelo "Perché il tuo protagonista fa' queste azioni?" E ricevere come risposta lo sguardo vuoto di chi si chiede il motivo di una domanda simile.

Freddi, che mi conosce bene, dice che dentro di me dorme uno sceneggiatore, che spinge per uscire. Sarà, ma quelle volte che ho dovuto scrivermi un soggetto per qualche progetto personale o che altro, il mio dubbio maggiore è sempre stato "Ho risposto a tutte le domande? Ho lasciato qualche "perché" senza risposta?". E per questo motivo volevo sempre che qualcun altro, una volta terminato, leggesse con spirito critico e non si fermasse a cose come il dettaglio della porta invertito: quello lo so, lo correggerò (forse, oppure chissenefrega, nessuno guarda mai le porte), ma quello di cui ho bisogno sapere è se hai domande, se ci sono cose non dette che devo aggiungere. A costo di essere prolisso (mio difetto, lo so, lo ammetto). Ma meglio prolisso che enigmatico.

E quindi pure io, disegnatore piccolo piccolo, mito dei suoi nipoti torinesi e di pochi altri sciagurati (che Crom li benedica) ogni volta che lavoro faccio il ragionamento dal punto di vista del lettore: mi pongo domande, mi chiedo se in quella vignetta si capisce che Tizio ha l'espressione che giustifica ciò che sta pensando in sceneggiatura; mi posso accorgere che c'è un buco nell'azione, mi permetto di chiedere all'autore se quello è un buco, o posso risolverlo inserendo una vignetta nel mezzo (anche se ci sono già 7 vignette in quella pagina, maledizione, anche se solo perché per errore ci sono scappate due "vignette 4"), insomma rimango inquieto fino a che non sento che tutto è a posto. E poi, una volta finito, tremo al pensiero che qualcuno trovi un buco che a me invece era sfuggito. Faccio lavorare - almeno ci provo, lo giuro - i neuroni attivi che mi rimangono.

Io sempre a lamentarmi dei fumetti, ma poi provo ad allargare la mia visione, e mi guardo intorno, per vedere come vanno le cose nel resto del mondo. Qualcosa di diverso per caso?

Vediamo: il progettista dell'auto - per esempio - realizza un veicolo che soddisfi l'acquirente: ma se crea un'auto in cui entri con difficoltà, solo perché lui considera delle portiere che si aprono per bene una necessità inutile, allora c'è qualcosa di sbagliato. Se un progettista di scarpe femminili crea una scarpa col tacco impossibile che una donna impiega tre ore a indossare, è un pazzo sadico, non uno stilista. Se lo chef mette una foglia d'oro nel risotto per ottenere un piatto prezioso, o un disegnatore talentuoso satura una vignetta di neri e non capisci A) che quella è Milano, B) è giorno e non notte, e C) che Silver Surfer NON è appiccicato allo sfondo ma starebbe volando, allora forse è il caso che qualcuno cazzi entrambi come meritano.

Le portiere inutilizzabili, le scarpe assassine, il risotto dorato o Milano di notte/a mezzogiorno sono esternazioni di artisti: ad un pittore astratto non chiedi il perchè di quei colori stesi a caso. Lui te lo può spiegare (o il critico lo fa per lui), e tu lo devi accettare. Per cui beccati questa portiera che non si apre, e non protestare. E in questi casi ti ritrovi a desiderare che in quanto tali (artisti che non devono spiegare) tutti costoro andrebbero caricati su un'astronave e convinti con parole molto ruffiane ad emigrare sull'asteroide Vesta, affinche si possa creare in tale sito una concentrazione di artisti, tutti radunati insieme come una grande famiglia felice in un unico luogo, affinché poi l'ONU possa un giorno decidere (per esempio) che per liberarci dell'intero arsenale atomico mondiale, si debbano lanciare tutti i missili proprio lì, che è tanto tanto lontano, e della scomparsa di Vesta non se ne lamenterà nessuno.

Ma l'artista crea arte. Che il più delle volte rimane tale. Se ti lamenti che non entri nell'auto, l'artista dirà che è un problema inesistente, e potrà dedicarsi al sogno del primo clacson polifonico. Lo stilista delle scarpe assassine si rifiuterà di portare un saluto alla modella caduta in passerella e a firmare il suo gesso al piede fracassato, dicendo che essa non sapeva fare bene il suo mestiere. Lo chef non accetterà che il cliente gli dica che l'oro non ha sapore e 100 euro per un risotto in bianco (senza nemmeno lo zafferano) sono un furto, e Il disegnatore del sole-anche-di-notte dirà che i lettori non sono mai soddisfatti, che qui una volta era tutta campagna, e che non c'è più rispetto per gli anziani e così via.

Quindi torniamo ai nostri cari fumetti. E' capitato più di una volta di autori che partecipano ai vari forum e mailing list. Spesso sono in bilico tra domande senza senso, seghe mentali dei lettori o curiosità da feticisti delle vignette stampate, e complimenti esagerati. Insomma nulla di diverso da quello che accade continuamente, anche quando un lettore incontra un autore di persona.

Ma non avrei motivo per meravigliarmi se invece accade che qualcuno trovi quel terribile buco nella storia; è' normale. E' come il cliente a cui è stato servito l'oro nel risotto: chiede lumi.

Succede in giro. In qualche forum/mailing list, tra le tante, trovatelo da soli, troppo facile indicarvelo. Succede che l'ennesimo lettore si fa domande su taluna storia, e l'ennesimo autore si chiede il motivo di una domanda simile, visto che per lui è tutto chiaro ed evidente. Ma non lo è per il lettore, che evidentemente non digerisce la foglia d'oro.

Lo so, faccio pure io parte parte di quella generazione di lettori che si facevano domande e mi identifico con quel lettore. Ma sono solo un disegnatore, e lui è solo un lettore, eppure entrambi ci accorgiamo se in una storia qualcosa non funziona. E non siamo nemmeno sceneggiatori. Loro, pensi, sanno di certo come evitare simili impicci.

E invece no. E guardandomi intorno e vedendo troppo spesso gli sguardi vuoti e le relative reazioni, mi chiedo se questo approccio da "cercatore di difetti" sia ancora una priorità: sorry, pare che oggi non si usi più, devi accettare la visione dell'artista, e il suo risotto dorato. Questa è la generazione dei DVD e dei loro contenuti speciali: proprio come in un DVD le risposte le trovate negli extra, ma solo se ve le andate a cercare espressamente, non sia mai detto che vi importuniamo con una storia prolissa.

Sono certo che, date queste premesse, il futuro del fumetto ha obbiettivi diversi, pieni di porte d'auto che non si aprono, scarpe assassine e risotti insapori, perché così vogliono i loro nuovi e infiniti giovani autori, quelli della generazione DVD. Largo ai giovani talenti, il futuro è loro.

Magari proprio sull'asteroide Vesta.



Extras:

Facciamo come fossimo davvero in un DVD, ecco alcune risposte nei contenuti speciali:
1) Zio Paperone ha distrattamente promesso a Brigitta di regalarle un cappellino di pelo di Balabù, senza avere idea di cosa fosse. E ora deve mantenere la promessa, volente o nolente, perché una promessa è una promessa.
2) sono i nipoti a rivelare a Paperone che il Balabù è un rarissimo animale da pelliccia, quasi estinto. E quindi supercostoso. E lo aiutano spontaneamente quando vedono la sua disperazione. Ma potrebbero mai fare altrimenti?.
3) Zio e nipoti, nella giungla inesplorata trovano l'esploratore che ha trovato l'ultimo Balabù, e gli salvano la vita; lui per ringraziarli regala loro l'ultimo coccoloso esemplare.
Ma Brigitta non avrà il suo cappellino. Eppure sarà contenta lo stesso.

Grazie maestro Romano Scarpa per avermi insegnato queste piccole regole, facendomi divertire. E chi l'ha detto che da piccoli non si impara nulla dalla lettura dei fumetti?

venerdì 15 luglio 2011

Quindici minuti

No, niente di nuovo per il momento. E' solo che recentemente ho scoperto, leggendo nelle statistiche del blog, che il post più visitato è tuttora questo, raggiunto tramite la ricerca immagini di Google.
E in una pausa di lavoro, in un giorno caldo e afoso, questo disegnatore anzichè staccare per un attimo come fa qualsiasi mortale, e uscire per andare a prendere un gelato, o girare su internet o leggere un libro o qualsiasi altra cosa faccia la gente normale, ha pensato bene di continuare a disegnare, ma solo per il suo personale divertimento.
Quindici minuti di pausa, il tempo di fare matite e poi ripassare a pennarello, poi ha ripreso a lavorare e a pensare ai massimi sistemi.

E poi, martellante e inesorabile, gli è venuto un pensiero: "Pensavi di avere scritto qualcosa di interessante e invece... è tutta questione di bambole!"

Ma in fondo è sempre meglio che postare foto di gattini cucciolosi, no?

Enjoy folks!

martedì 5 luglio 2011

In cerca di Mr. Deighton

I film li danno quasi ogni anno, e tutti - anche se non ricordano il titolo - ricordano la figura di Michael Caine con gli occhiali e l'impermeabile. E' Harry Palmer, l'agente segreto inglese protagonista di ben tre film, Ipcress, Funerale a Berlino e Il cervello da un miliardo di dollari. Anche se quasi mai vengono trasmessi secondo l'ordine cronologico, o tutti insieme come ciclo, non passa anno senza che passino in televisione. Che sia un segno che sono film che piacciono? O classici di Michael Caine?


Il "fenomeno" Harry Palmer nasce dalla creatività di Harry Saltzman, produttore di successo, e già socio di Albert Broccoli nella fortunata saga cinematografica di 007. Dopo aver prodotto lo 007 di "L'uomo dalla pistola d'oro (1974)" Harry lascierà del tutto la fortunata società. Ma già da qualche anno stava producendo film per conto suo, di un genere differente. E nell'anno in cui esce Thunderball (1965) volle avere un altro film con un agente segreto inglese. E se il primo era assolutamente James Bond di Ian Fleming, chi era il secondo più famoso agente segreto britannico? Vi dico subito che lo Smiley di John Le Carrè (La Talpa e Chiamata per il morto) era solo al terzo posto. Al secondo posto c'era un altro agente.


Non aveva neppure un nome. Tutti lo chiamavano "L'agente senza nome", e l'aveva creato lo scrittore Len Deighton.

Romanziere, autore di libri storici, così come libri di cucina (da non credere, vero?), continue ristampe, film tratti dai suoi libri, insomma, quello che si definirebbe uno scrittore di successo. Nato nel 1929 (quindi con i suoi bravi 82 anni a tutt'oggi), servizio militare in aviazione, diplomato con successo, una carriera come illustratore, e poi romanziere. Esperto di cucina per l'Observer, che gli darà una rubrica fissa, e per un brevissimo tempo anche produttore cinematografico per due film tratti da opere sue, dall'ultimo dei quali "Oh, che bella guerra" ritirò la firma a film finito, convincendosi a chiudere quest'ulteriore attività.
Harry Saltzman è un produttore di fiuto, e decide che si può ricavare qualcosa di interessante dai suoi libri. Chiama con lui nell'avventura parte della squadra che conosce dai tempi di 007: Jonh Barry per la musica, il montatore Peter Hunt, nel secondo film lo raggiunge anche il regista Guy Hamilton. Insomma, ci si dedica con anima e corpo. Ma qui arriva il primo unico vero problema dell'adattamento: l'agente segreto senza nome ha bisogno di un nome al cinema, e sarà quello di Harry (omaggio al produttore?) Palmer. Ironico che a doppiarlo in Italiano fosse l'attore Renzo Palmer.
Il resto è opera di Michael Caine: l'impermeabile, gli occhiali, Harry Palmer sarà da ora e per sempre il nome dell'agente senza nome.

Ricorda Deighton che all'epoca del primo film lui stesso era più famoso e popolare di Michael Caine. E Si può capire. Infatti, Deighton non era solo uno scrittore: era uno scrittore dannatamente in gamba.
Tre film ufficiali con Harry Palmer, due film TV prodotti da Michael Caine negli anni '90, ma senza riferimenti ai libri di Deighton, non è quello che si potrebbe considerare un successo?

Ma Deighton non si ferma qui. L'agente senza nome continua a uscire per qualche anno, ma con l'avvento degli anni '80 arriva il momento di evolverlo, di creare un personaggio nuovo.

Arriva così Bernard Samson: in fondo è la semplice evoluzione dell'agente senza nome: stesso stile di scrittura, stessi ragionamenti, è come ritrovare un vecchio amico, con la differenza che qui ha famiglia. Debutta in Gioco a Berlino (Berlin Game), primo libro della prima trilogia, quella che verrà indicata in seguito come Game, Set, Match.

In Italia Deigton è seguito con attenzione: negli anni '60 e '70 Garzanti pubblica molti titoli, tra cui tutto l'Agente senza nome: La pratica Ipcress (The IPCRESS File, 1962 - da cui il film omonimo), Neve sott'acqua (Horse Under Water, 1963 - romanzo dell'agente senza nome mai diventato film), Funerale a Berlino (Funeral in Berlin, 1964 - film), Un cervello da un miliardo di dollari (Billion-Dollar Brain, 1966 - altro film), Un posto caro per morire (An Expensive Place to Die, 1967 - altro romanzo inedito come film), a cui si aggiunge la storia libera degli allegri imbroglioni di Solo quando rido (Only When I Larf, 1968 - film che credo inedito in Italia, con David Hemmings e Richard Attenborough).
Poi arriva la Rizzoli, che in pochi anni pubblica una vagonata di roba, con molti volumi liberi: La spia di ieri (Yesterday's Spy, 1975); Brilla, brilla, piccola spia (Twinkle, Twinkle, Little Spy, 1976), e poi il sorprendente La grande spia (SS-GB, 1978), un poliziesco ambientato in un'ucronia, con i nazisti che controllano l'Inghilterra ; e quindi XPD (id, 1981);
Poi incomincia il primo ciclo di Bernard Samson: volumi cartonati, belli grossi, copertine colorate e accattivanti, in buona compagnia nelle librerie assieme agli omologhi volumi di Ken Follett, Robert Ludlum e John leCarrè: ecco quindi Gioco a Berlino (Berlin Game, 1983), Mexico City (Mexico Set, 1984) e L'ultima partita (London Match, 1985); per poi continuare con il prequel La famiglia Winter (Winter, 1987) e subito a seguire la seconda trilogia, "Hook, Line & Sinker": L'esca (Spy Hook, 1988), La trappola (Spy Line, 1989) e...

E basta. Già, Spy Sinker, che chiudeva e spiegava gli aventi dei libri precedenti, non vede la luce in italiano. La Trappola sarà l'ultimo libro inedito di Deighton pubblicato nel nostro felice paese. Eppure Deighton viene continuamente ristampato. Ci sono sempre un paio di libri di Deighton in qualche catalogo, oltre al libro storico sulla Battaglia d'Inghilterra (Longanesi). Tra i romanzi però questo onore spetta quasi esclusivamente a XPD e La Grande spia, e mai i cicli. Se qualcuno vuole l'agente senza nome deve cercare i volumi tascabili Garzanti del ventennio precedente agli anni '80, ma solo su bancarelle dell'usato o simili. E a parte Gioco a Berlino, gli altri libri di Samson non hanno avuto una ristampa: solo le prime edizioni. Perchè niente inediti?

E' lecito chiedersi cosa sia accaduto. Nel lontano 1990, non vedendo nuovi libri, cominciai a temere per la salute di Deighton. Insomma, qualche ragionevole dubbio ti viene, ti domandi per quale altro motivo un editore dovrebbe interrompere un ciclo (vendeva poco? Possibile?). Fu solo grazie all'avvento di Internet che scoprì... che era vivo e vegeto, e continuava a scrivere. Libri di cucina, libri storici e romanzi, con Bernard Samson e altri.

La triste verità è che a tutt'oggi Deighton pare essere stato cancellato dagli editori italiani. Sparito, non esiste più. Certo, non esiste nemmeno un'edizione disponibile e completa di 007 di Ian Fleming (ma di questo ne parlerò in un altro post), ma almeno gli inediti di nuovi autori di Bond escono. Così come gli apocrifi di Ludlum, e tutti i cicli popolari di Tom Clancy, ma nessuno pare interessato a Deighton.

Anni fa mandai una mail alla redazione di Segretissimo, per chiedere due cose: se potevano pubblicare i volumi saltati di Quiller di Adam Hall, e se c'era una possibilità per Deighton. La risposta mi arrivò un anno dopo (evviva la celerità), ma non era soddisfacente: gli inediti di Hall erano ristampe, e Deighton non era adatto a Segretissimo. Posso capire la seconda, ma insisto che gli inediti di Hall NON erano ristampe (ma anche di questo ne parlerò un'altra volta).

In Italia nessuno ha avuto l'occasione di leggere Spy Sinker (1989), l'epilogo che chiude la prima fase di Bernard Samson, così come ancora nessuno ha avuto notizia dell'ultimo ciclo di Bernard Samson, quello composto da Faith (1994), Hope (1995) e Charity (1996).

Poi Deighton si è fermato, ha continuato a scrivere libri di cucina (sua passione) e poca altra roba. Pochi mesi fa scopro The Deighton Dossier, un ottimo blog britannico dedicato a Deighton ed allo spionaggio in particolare, e grazie al quale scopro che il nostro è ancora attivo e in buona salute, e che in Inghilterra sta per partire una nuova ristampa dei suoi libri, sempre con grafiche di copertina spettacolari. Ma da noi nulla.

In Italia gli editori pubblicano tutto di tutti, le librerie sono piene di libri, che si ammucchiano negli angoli delle rivendite, sugli scaffali delle edicole. Ma a parte le ristampe di cui ho già parlato, Deighton è Scomparso. Interesse zero. Nulla, niet, nix, zero. E se qualcuno vuole recuperare la sua opera italiana, deve rovistare tra remainders e mercatini dell'usato.

Quentin Tarantino anni fa voleva dirigere Casino Royale, farlo in bianco e nero, ambientarlo negli anni '60 e avere Pierce Brosnan, ma non c'è riuscito. Qualche mese fa ha dichiarato di avere preso i diritti del ciclo di "Game, Set & Match" per farne un ciclo di film. Come devo reagire? Essere felice o preoccupato? Se deve essere un pretesto per fare come per il ciclo di Bourne, in cui Ludlum viene abbandonato subito e i film (per quanto belli, anzi, ottimi) proseguono per conto loro, allora grazie, ma no. La scrittura brillante di Deighton va rispettata, le sue trame non possono essere stravolte, e Bernard Samson non può diventare quello che sono Ethan Hunt e Jason Bourne, e cioè l'equivalente di James Bond per altre case di produzione. Bernard Samson che spara alle spie russe e salta sopra i camion, e corre sul tetto del treno, e si porta a letto la spia russa, usa gadget elettronici e salva il mondo con un martini in una mano e la pistola nell'altra, mentre la cinepresa a mano traballa e rende tutto incomprensibile?

No, eh? Non fate scherzi. Non ci provate, okay?

In fondo di adattamenti allucinanti come Io Robot ne basta e avanza uno solo.

Ma ridatemi Len Deighton. Please.

sabato 2 luglio 2011

Metà Oscure

Fu in un film che vidi diversi anni fa, ma di cui non ricordo l'esatto titolo. Era una delle tante riduzioni de "Il principe e il povero", il classico tema dei due sosia, scambiati per un equivoco o per qualche sordida trama (la seconda, in questo caso), una di quelle trame che gli scrittori nei loro libri di "consigli di scrittura" ti dicono di non usare mai a meno che tu non sia disperato e senza idee (le altre sono la caccia al tesoro e il pazzo che vuole distruggere il mondo), o non sia uno sceneggiatore di StarTrek Voyager, tanto per intenderci.
Comunque, in questa versione de "Il principe e il povero" (ignoro se sia presente anche nel testo originale) c'è una scena in cui il giovane principe, che si ritrova come straccione in mezzo alla strada, viene salvato dall'aggressione di alcuni ceffi da un avventuriero alla Han Solo, e si ritrova a viaggiare con lui per il resto della storia. Il principe ovviamente racconta di essere tale, ma nessuno, e tantomeno il nostro Han Solo, gli crede (in fondo il mondo è pieno di giovani visionari tutto sommato innocui). In questo momento si ritrovano in una taverna, e il principe è isterico, e grida a Han Solo "Come ti permetti di sederti di fronte a me? Sono il futuro Re, puoi farlo solo dopo che io te l'ho concedo!". Han non si preoccupa, è abituato alle esternazioni di quel giovane straccione che comunque è simpatico, ma interrompe l'azione di bere dal suo boccale, e rivolgendosi con esagerata deferenza al suo giovane "principe" gli chiede, in cambio dei favori che gli ha fatto nelle ultime ore (salvato dai ceffi, tirato fuori da almeno mille brutte faccende, pagato i pasti) di concedergli il privilegio unico di poter rimanere sempre seduto di fronte a lui. Il ragazzo si ferma un attimo a pensare, e poi acconsente, lo scambio gli pare equo.
Poi la storia si evolve, il vecchio Re è morto e deve essere eletto come nuovo Re, ma tocca al giovane principe di venire incoronato, e non il povero che è al suo posto, ergo è necessario che al più presto possibile, e possibilmente di nascosto, avvenga lo scambio di persona. Seguono scontri coi cattivi, e Han Solo, tuttora scettico sull'identità del suo giovane amico rompiballe, combatte e vince. Il principe riesce a sostituirsi in tempo, e viene incoronato Re.

Nell'ultima scena il giovane Re entra nella sala del trono per sedersi per la prima volta sullo scranno reale, la sua prima azione come nuovo sovrano, e tutti i dignitari si alzano in piedi. Con loro anche Han Solo, sbigottito nel vedere che il Re ha davvero l'aspetto del suo sciocco compagno. E' a bocca aperta e... in quel momento il giovane Re gli si rivolge, tra lo stupore di tutti i presenti, e dicendo "Tu no, Han Solo. E' un tuo privilegio, ricordi?".
Fine della vicenda, i nobili si chiedono chi sia quel tipo che siede di fronte al Re e brinda alla sua salute. E' uno che si è conquistato un privilegio.

Ci sono molti tipi di privilegi. Un politico pretende l'auto blu, l'elicottero di stato, il barbiere scontato, la tessera per lo stadio eccetera, e se è più scaltro chiede pure di venire coccolato e riverito, e magari anche mantenuto per il resto della sua vita a spese dello stato.
Per il calciatore il privilegio è l'ingresso gratis in discoteca, la Porsche nera e la velina da broccolare. Vincere un campionato del mondo? Bazzecole, non è quello l'obbiettivo principale, ci sono le scarpette da pubblicizzare. Ogni categoria ha i suoi privilegi pretesi.
Per il disegnatore medio è avere almeno il pass gratuito alle fiere. Se è fortunato ha pure il privilegio di avere le copie omaggio della sua pubblicazione, e se è molto fortunato lo pagano per andare da qualche parte. Altri privilegi? Dipendono da persona a persona. Ma per principio dovrebbe valere la regola, valida anche per qualsiasi essere umano, di non venire presi per il culo dal primo che capita.

Un esempio? Se conosco un amico da più di 10 anni, se ci conosciamo benissimo, se possiamo prenderci per il culo quando ci pare senza rimanere offesi, questo non autorizza uno più giovane che conosco da un anno a potermi prendere per il culo allo stesso modo perché noi lo facciamo. L'amico ha un privilegio, tu ancora NO!
Se mi dai un colpo dietro la testa perché lo trovi divertente, come faccio a non spiegarti che può essere divertente se hai 5 anni e sei in cortile di prima elementare, ma non lo è certo venti anni dopo tra adulti. Nemmeno se siamo amici di vecchia data. E se dopo tutto questo elaborato discorso per fartelo capire mi dai pure la botta sul braccio perché vuoi che ti ascolto, sappi che tale mossa NON ti è concessa, porca paletta, per lo stesso identico motivo, e non ti azzardare a darmi pacche sulla nuca pensando sia divertente, NON LO E'!
Ancora: tizia ha avuto un insegnante 20 anni fa, è diventato un suo grande amico, affettuosamente lo chiama con un diminutivo che può suonare irrispettoso, ma lui non s'arrabbia, la conosce e ricambia. Okay, il di lei figlio non può chiamarlo allo stesso modo: se lo fa lui, è un'offesa. Capisci la differenza? E' chiaro il concetto di privilegio conquistato sul campo? E se il ragazzo non capisce, hai la prova che la scuola non è più quella di un tempo.
Ma ci sono anche i privilegi che ti verrebbero concessi, ma che di cui non puoi usufruire: un amico lavora in un maneggio, e il suo lavoro è spalare rifiuti organici tutto il giorno; se lui si definisce uno "spalamerda" e lo trova divertente, questo non vuol dire che io possa chiamarlo così, anche se lui dice che non si offende: no, ma è offensivo comunque, e non fa per me, sorry. Puoi dirlo tu, ma se ci provo io, è uno spregio. Chiamatelo rispetto reciproco, privilegio, pessima abitudine, il nome non ha importanza.

E qui torniamo ai nostri disegnatori. Come dicevo sopra, non ne hanno molti, di privilegi acquisiti. Ovvero, qualcuno vorrebbero averlo, qualcuno ne hanno ma è condizionato, loro malgrado, al ruolo che ricoprono. Un po' come per un partecipante del Grande Fratello.

"Ecco Joey, dal Grande Fratello XXV!" Ovazione della folla televisiva.
"Ecco Domenico, da Zagor!" Ovazione della folla fumettistica.
"Ecco Giogi, da Zona X".......... Silenzio irreale tutto intorno. Due cespugli rotolano nel deserto.


I fatti: c'era una volta un disegnatore veterano, che ha lavorato per quasi ogni editore del passato, avrà disegnato oltre 10.000 pagine di fumetti popolari, pure tu l'hai letto quando eri un ragazzo, ha visto gente, fatto cose, difficili da ricordare tutte senza sembrare che se la stia tirando. E' invitato a partecipare ad una esposizione di originali, durante lo svolgimento di una fiera di fumetti, con annesso incontro col pubblico... ma quando anche tu arrivi in loco scopri che in lista è inserito dopo il giovane maestro, già "aiutante" (concetto infinito, anche lo sgommatore o il ragazzo dei caffè è un aiutante) dell'AUTORE. Vabbè, regole della casa, cosa vuoi che sia? Non sarà la prima volte e nemmeno l'ultima, suvvia...
Ma quando pure le hostess carine ti chiedono se vuoi assistere all'imminente incontro col pubblico del MAESTRO, il tenero Giacomo pensa che si rivolgano al veterano delle 10.000 pagine ("Si, voglio assistere!"), ma scopre subito che il riferimento è al giovane talento ("Vabbè... Allora anche no..."), e in tutto questo non ha nemmeno idea di quando parlerà il veterano (forse domani), allora cominci a pensare che qualcuno qui non abbia ben chiaro cosa sia un privilegio conquistato sul campo. Che le 10.000 pagine non contino nulla. Attenzione NON è colpa dell'autore giovane, pure lui è invitato allo stesso modo, non è lui il problema, ma chi ha organizzato il tutto. A chi non capisce la differenza. O pensa che la differenza (ma voglio credere non sia così) stia tra fumetto popolare (il veterano da 10.000 pagine) e fumetto artistico (l'aiutante del MAESTRO). E quindi secondo questa regola Jack Kirby o Milton Caniff vengono dopo Charles Schulz, perchè Snoopy è filosofia, Steve Canyon e i Fantastici Quattro sono semplice intrattenimento.
Lo sai, pensi che ci siano profondi equivoci in questo mondo di fumetti, fumettisti e appassionati. Che come avviene in qualsiasi altro campo ci sono le piccole ingiustizie e i meriti non meritati. Potresti pensare ai premi fumettistici, a quando quel tal premio - definito a suo tempo l'oscar del fumetto mondiale (ma dai suoi responsabili, non dal resto del mondo) - cominciò a essere assegnato a disegnatori che ti sembravano normali, con curriculum normali e pubblicazioni normali... ma che erano state pubblicate dall'editore che era pure l'organizzatore. Vabbè, hai sentito parlare dei premi letterari e delle loro ingiustizie, non puoi pensare che nel fumetto siano esenti da difetti? No, non lo penso, ma lo stesso modo capisco che il premio "assoluto", quello davvero meritorio, non esisterà mai, perché ci sono troppe variabili nelle regole di attribuzione. Ricordi quando un tuo collega amico si ritrovò candidato ad un premio importante organizzato da una celebre fiera di fumetti, e candidati con lui erano anche autori di fumetti... strani. Non brutti, ma decisamente "strani". Con cerchi o quadrati che parlavano, dove si esprimevano concetti, i colori si sovrapponevano senza apparenti regole, oppure erano del tutto senza testi (o impaginazione). E il tuo amico invece disegnava persone con braccia e gambe. A vincere furono quelli che sembravano amebe che parlavano (poco), colorate (poco) e disegnate (altrettanto poco). Qualche ragionevole dubbio sul premio ti venne già allora.

In quel momento la tua metà oscura cerca di prendere il sopravvento, sfonda quel muro che le hai eretto intorno per tenerla sotto controllo, e ti insinua nella mente il ricordo della lettura di un tipico curriculum, dei tanti talentuosi esordienti e aspiranti promesse del radioso mondo dei comics. Tutti ne abbiamo letti di simili, sono più o meno così:

Tal dei Tali
Ha partecipato alla mostra collettiva di Villa Romea di Steveriàn nel 1998, e infinite altre (seguono dieci righe con altrettante date e luoghi di mostre collettive); ha pubblicato sui volumi "Omaggio a Pazienza", "Omaggio a Giardino" (segue la lista di altre dieci pubblicazioni di omaggio a qualche autore), ha partecipato all'antologia "Mostri metropolitani" edita dal collettivo Metropoli nel 2003 (e altre 10 pubblicazioni di editori liberi e indipendenti), ha pubblicato storie a fumetti sulla rivista "Treno amico dei pensionati" e "le Ville venete e Napoleone", suoi disegni sono apparsi su Scuola di Fumetto, Fumo di China e Fumetti d'Italia, ed ha lavorato professionalmente con Bonelli e Topolino. Ha pubblicato diversi volumi con l'editore Tizio, e storie con Caio, Sempronio e Tribuzio. Ha tenuto un corso di fumetto presso il comune di Chieti nel 2007.

Intanto nel totale il curriculum è arrivato ad essere lungo venti o trenta righe, e concludi (sei giovane e ingenuo) che il tipo ne ha fatta di roba.

Il mio curriculum anni fa era questo:
Giacomo Pueroni, dopo aver lavorato nel campo della grafica, comincia a pubblicare vignette umoristiche su pubblicazioni amatoriali di Fantascienza. Poi entra alla Sergio Bonelli Editore e lavora su Zona X e Jonathan Steele.

Tre righe. Anche allungando il brodo, aggiungendo i nomi delle pubblicazioni amatoriali e qualche aggettivo colorato, al massimo arrivavo a quattro, sempre meno del giovane esordiente.
Ma quelle quattro righe (con aggettivo) volevano dire anche dire più di mille pagine pubblicate di fumetto popolare. Gli anni passano, e col tempo ho aggiunto i nomi di altri editori con cui ho collaborato, e il curriculum (senza aggettivi) è arrivato alla ragguardevole lunghezza di sei righe. Se aggiungo molti aggettivi posso arrivare a sette, forse otto. Di più non riesco, mannaggia. E le pagine disegnate e pubblicate nel frattempo sono prossime alle 2.000, se non l'hanno già superato.
Secondo voi, quale dei due curriculum fa più effetto?

Ora sei pronto affinchè la tua Metà Oscura prenda il sopravvento. Puoi rinnegarla, cercare di respingerla, ma è inutile, fa parte di te. E' la tua parte cattiva, quella che non subisce e si sfoga, che si prende i suoi 5 minuti di cattiveria, e rilegge il curriculum del giovane esordiente, sezionandolo col bisturi, per capire tra le righe che cosa DAVVERO ci sia scritto.


Ha partecipato alla mostra collettiva di Villa Romea di Steveriàn nel 1998, e infintite altre ( seguono dieci righe con altrettante date e luoghi di mostre collettive);

Un disegno in una mostra collettiva. Ne fanno tante, a volte ti puoi imbucare facilmente. Guadagno prossimo allo zero, ma se riesci a vendere l'originale, puoi considerarti molto fortunato. Ma non ti arrabbiare se in una collettiva dedicata alle rose nell'iconografia Art Noveau nessuno ha apprezzato il tuo omaggio ai Judas Priest.

Ha pubblicato sul volume "Omaggio a Pazienza", "Omaggio a Giardino" (segue la lista di altre dieci pubblicazioni di omaggio a qualche autore);

Stesso discorso di sopra. Ti chiama Caio Tizio e ti dice "Me lo fai un omaggio al Maestro, per un volume collettivo? Se sei esordiente lo fai, fai qualsiasi cosa. Anche un omaggio a Oesterheld, pure se non sai neppure chi sia o comecacchio si scrive, o ai Watchmen senza nemmeno averli letti. Chiaramente il disegno è aggratis, ma se sei molto fortunato ti regalano una copia del volume; se sei abbastanza fortunato ti fanno uno sconto sul prezzo del volume stesso; se sei normale devi comprarlo, ma se chiedi anche ai tuoi parenti e amici di prenderlo per sostenerti, l'editore te ne sarà grato, e forse a Natale ti inserirà nella mail collettiva di auguri.

...ha partecipato all'antologia "Mostri metropolitani edita dal collettivo Metropoli nel 2003 (e altre 10 pubblicazioni di editori liberi e indipendenti),

Pubblicazioni indipendenti... Se l'editore è in gamba potrà convincere le fumetterie locali a tenere in negozio qualche copia delle loro pubblicazione (carta patinata, bianco e nero, però con le sfumature di grigio, che fa fico, brossurato, ha 48 pagine ma pesa un chilo, e il prezzo da cartonato a colori). Non c'è la certezza che l'editore abbia l'abitudine di mandare gli auguri per Natale, meglio informarsi. Di sicuro, quando gli editori indipendenti compilano il loro di curriculum, il nome del giovane esordiente serve a riempire le duecento righe necessarie (trecento con un sapiente uso di aggettivi).

...ha pubblicato storie a fumetti sulla rivista "Treno amico dei pensionati" e "le Ville venete e Napoleone",

Riviste a modesta o anche grande diffusione, ma non specifiche di fumetti. In cui manca un editor con spirito critico. Puoi chiamare e proporti con una storia a fumetti, e il redattore responsabile ti ringrazia, ti dice sì, perchè gli togli il peso di dover riempire 10 pagine a parlare di treni per pensionati e ville venete e Napoleone. Guadagno probabile, o perlomeno possibile. Se sei molto fortunato è abbondante; se sei abbastanza fortunato ti intestano un'abbonamento; se sei normale chiedi ad amici e parenti di prenderlo per sostenerti. E' molto probabile che per Natale ti arrivino gli auguri stampati su cartoncino. Sai com'è, le riviste cartacee hanno ancora questa abitudine di usare la posta normale.

...suoi disegni sono apparsi su Scuola di Fumetto, Fumo di China e Fumetti d'Italia,

Potrebbero aggiungere qualsiasi altra rivista, tutti abbiamo avuto almeno una volta un disegno pubblicato su qualche rivista. Guadagno zero. Ma una riga in più nel curriculum.

...ed ha lavorato con Bonelli e Topolino.

Solo perchè sei un tipo preciso (le Metà Oscure a volte lo sono) vai a controllare: una storia qui e una sola là. Oppure trovi la sua pagina di Wikipedia, e scopri che ha colorato un numero di Prezzemolo. E non ti chiedi come mai una seconda storia non ha seguitola prima, perchè in fondo la risposta la sai: ma lasci che a farsi questa domanda ci pensi qualcun altro.

Ha pubblicato diversi volumi con l'editore Tizio

Talent scout che ti paga discretamente, si tiene gli originali, ti chiede di partecipare alle fiere e di fare promozioni - il pass te lo fornisce, almeno quello - ma ti borbotta dietro se non gli sei eternamente grato per la sua immensa generosità. Se sei sfigato, oltre a tutto questo ti stampa il volume in copisteria.

... e storie con Caio,

Editore che non paga, si sa, lo sanno tutti, e lo evitano come la peste, e se tanto mi dà tanto hai imparato pure tu a evitarlo, ma intanto va bene per il curriculum.

...Sempronio

Niente anticipo e 10 % sulle vendite, ma distribuzione pessima, quasi inesistente; puoi sempre ricorrere ai parenti.

...e Tribuzio

Gestita da curatore globetrotter dal curriculum immenso, ma mancante della dicitura - dopo ogni editore elencato nel suo di curriculum - della specifica "cacciato a pedate per dimostrata incompetenza".

Ha tenuto un corso di fumetto presso il comune di Chieti nel 2007

Ecco, se si fortunato qui hai preso molti soldi. Magari evita di dire che il corso era per i bambini della scuola materna, non da' valori aggiunti, anche se allungheresti di una riga il curriculum.

Messaggio Nascosto nel curriculum: ti mantengono i genitori, o hai un buon lavoro in banca. O sei ricco e basta, e i fumetti li fai per divertimento, un po' come faceva Pia Zadora ai suoi tempi.

No, i disegnatori non chiedono molti privilegi. Se li devono conquistare, ma alla fine poi non sembra nemmeno che siano così importanti., ed è un peccato. Così come non è importante nemmeno sfondare il tuo muro personale e lasciare sfogare il tuo Lato Oscuro: tanto poi torni a erigere il muro per tenerlo isolato. Ma è sempre lì, pronto a uscire.

Non provocatelo, mi raccomando.

Epilogo
Senza volerlo, a quella fiera di fumetti hai sentito una delle hostess carine che raccontava agli amici della sua serata precedente, con le amiche al seguito del giovane autore per bar. Non l'hai fatto apposta, si sono seduti nella panchina davanti allo stand in cui eri tu, coprendo la visuale della tua presenza al resto della fiera, e pure se stai facendo altro non puoi non ascoltare mentre racconta per dieci minuti buoni - non sottovoce - la serata di lei e le sue amiche al seguito del giovane maestro, con la voce piena di stupore.
Aspetti che finiscano. Che si alzino e si allontanino piano.
E poi, solo poi, cominci a ridere come un matto...