lunedì 27 aprile 2015

Il quinto tesoro.

Puntuali come le eclissi e le tasse, arrivano quei momenti della vita in cui vedi il risultato del tuo lavoro. E sei non se un cuoco, un meccanico o un rapper, ma solo in ordinario disegnatore di  fumetti popolari, quel risultato lo ottieni quando in edicola esce un tuo lavoro. Dove ti auguri che i lettori NON lo lascino esposto fino al mese successivo, ma lo acquistino rampanti ed entusiasti (o perlomeno te lo auguri...). Mese dopo mese, anno dopo anno, è il destino dei fumetti popolari, vivere il loro periodo "caldo" in quel mese, fino a lasciare quel posto in edicola ad un altro numero, nel mese seguente, che sarà il risultato del lavoro di un altro disegnatore, e poi quello dopo, eccetera, verso l'infinito e oltre.
E ne sono passati 287 di mesi così, dall'uscita del numero 1 di Nathan Never, fumetto di fantascienza pubblicato da Sergio Bonelli Editore. L'albo in questione si intitola "La rapina", e mi ha visto lavorare per la seconda volta in coppia con l'eccellente Guido Masala, con cui avevamo già realizzato l'ultima storia del ciclo della Guerra Marziana.

Potrebbero esserci molti argomenti interessanti per parlarne adesso. Uno potrebbe essere che si tratta del 5° sceneggiatore differente con cui ho lavorato. Il primo fu Federico Memola, con cui lavorammo insieme per moltissimo tempo, su Zona X, Jonarhan Steele (Sergio Bonelli Editore prima, e Star Comics in seguito) e infine Harry Moon (Planeta). Poi arrivò il momento di lavorare, e pure piacevolmente, con Roberto Cardinale su un numero della minserie di Kepher (Star Comics). Quindi il rientro in Bonelli e arrivò il 3° sceneggiatore, Stefano Vietti, con cui abbiamo lavorato su Nathan e in seguito anche sull'albo "Invasione Marziana" (un certo numero di matite mie per gli inchiostri di Oskar Scalco), e un numero di Dipartimento 51 (un po' di matite per Francesco Mortarino). Il 4° fu Luca Enoch, con cui feci gli inchiostri (su matite di Andrea Bormida) di un numero di Dragonero.
E poi arriva il 5°, ed è un vecchio amico, Stefano Piani, per quest'ultimo Nathan. Quello stesso Stefano che al mio primo ingresso in Bonelli, nel lontano 1996, mi salutò presentandosi come il redattore aiutante di Antonio Serra. Ero stato appena inserito nello staff di Zona X, avevo parlato con Federico che mi aveva dato le prime pagine di una sceneggiatura. Ma a pranzo andai con Antonio e Stefano, e il primo mi insegnò a portarmi sempre dietro un taccuino per segnarmi ogni idea, spunto o oggetto curioso vedessi; il secondo mi dimostrò che lui già lo stava facendo. E mi mostrò quello suo personale, fitto di appunti vergati in una microscopica scrittura. E imparai quella prima lezione.



E poi? Potrei parlare del gatto che ha posato per alcune scene, ma rivelerei uno dei segreti di cui i disegnatori sono più gelosi (no, non del gatto, ma tutti i loro modelli umani, volontari e no). O mostrare parte di quella documentazione necessaria, laddove serviva. Ma è divisa in posti differenti, sarebbe troppo lungo, per cui ci rinuncio.
Ma una cosa la posso mostrare, anche se forse è un po' inutile, ma se i disegnatori non si complicano le cose più semplici, non sono mai soddisfatti. Per esempio quella semplice foto di apertura, quella con la mia faccia e l'albo di Nathan. Sotto trovate il making of di quella foto. Un semplice autoscatto davanti alla finestra, che vuoi che sia? Ma per trovare quella che ti convince non bastano mai due scatti... Chiaro?
Ecco. Lo stesso accade anche per i disegni. Questo è uno dei nostri segreti: riuscire a essere davvero soddisfatti di qualcosa.
"Carina ma non centrata. Qui non si legge a testata. Qui c'è il riflesso. Qui non sorrido. Qui sembro un serial killer. Mossa. Occhi troppo spalancati, faccia troppo coperta..."

Come sarebbe la vita se non ce la complicassimo da soli?
Intanto, dal 1995 a oggi ho cambiato diversi taccuini, ormai pieni di appunti e disegni, bozze di scene, ritratti o studi di personaggi. Sino arrivato al quinto, e ancora lo sto riempiendo, dimostrando che i vecchi consigli ancora li seguo. E un giorno, quando anche lui avrà tutte le pagine piene, lo riporrò assieme agli altri, preziosi tesori testimoni del tuo io del passato, e di tutto ciò che era e che hai salvato come memoria futura su quella carta.
Un giorno potrei decidere di aprirne qualcuno.
Intanto, nei prossimi mesi, aspettatevi altri Making of. Prometto solennemente che sranno molto più interessanti di questo qui sopra. Consideratelo quindi com un piccolo aperitivo per scaldarvi.

Prima comunque ricordatevi di prendere Nathan Never 287, conto su di voi.
Un abbraccio!

sabato 21 febbraio 2015

Tutto ciò che ci sovrasta

Febbraio volge al termine, e Jack non ha ancora aggiornato il blog. Che accade?
Nulla di speciale, a dire il vero. La vita procede, si lavora affrontando le solite sfide, scopriamo il nostro presente vivendolo, e le idee per i pezzi da inserire nel blog arrivano, e io continuo a segnarle, le abbozzo nei ritagli di tempo, e poi le archivio in attesa di revisione: su un foglio txt, su Office, dovunque abbia l'abitudine di tenere appunti.
Di cosa parlano? Argomenti vari, non seguono davvero una logica, uno schema o un progetto complottista, per cui inauguro il 2015 con un post su tutto ciò che accadrà (o no) su queste pagine nel prossimo futuro. In rigoroso e terapeutico ordine sparso, che non sia mai detto che un giorno imparo davvero a tenere un ritmo regolare, quello del resto del mondo, dell'universo, e di tutto quanto.

Recuperando una vecchia fanzine, ho ritrovato la prima recensione su un mio lavoro, risalente al 1997. Quanto tempo. E questo mi ha fatto venire voglia di fare un paio di considerazioni sulle recensioni e sui meccanismo del giudizio. Quando ti chiedi perché qualcuno dovrebbe scegliere di parlare male di qualcosa anziché parlare bene di qualcos'altro. Se ci sia più divertimento intellettuale a trovare nuovi modi creativi di stroncare e parlare male di qualcosa, rispetto che a scrivere una recensione entusiasta di qualcosa che ti piace. Pezzo scritto in gennaio, ma manca il tono giusto. Perché ogni tanto vorrei anch'io provare a essere cattivo, a intarsiare parole di fuoco e indossare scarpe non mie. Ma fino ad allora, fino a quando avrò capito che tipo di risposta dare, se ne rimane tranquilla a decantare nella cartella bozze, nell'attesa che arrivi l'ispirazione giusta. Forse domani, forse tra un mese, forse mai.

Un paio di mesi fa è uscito su Topolino l'ennesimo Gadget legato ad una storia. E dalle reazioni di conoscenti e altri nel gruppi di Facebook, un po' perplesso mi sono reso conto che quello che per me era un comportamento scontato (prenotarlo in edicola), era sconosciuto ai più. L'edicola di fiducia sta scomparendo? La gente prende i fumetti al supermercato, in fumetteria, dove capita? Cambiando ogni volta? Va nel panico se perde un numero, e ignora che basterebbe chiedere all'edicolante di fiducia di richiederlo. E capisci che molti non sanno che significhi il termine "edicolante di fiducia". E da lì la mente ti volava alle chiacchiere con Gianpaolo, alla fumetteria di Monfalcone. Di come si arrabbiasse se un appassionato gli chiedeva assolutamente di trovargli un arretrato, e poi si dimenicava di venire a prenderlo, o lo trovava da un'altra parte e non riteneva importante venire a dirgli di non cercarlo più. E pensi a quel tuo amico che aveva deciso di non prendere più gli originali americani della serie recente di Conan il Barbaro, ma non lo aveva detto alla fumetteria, che continuava ad accumularli.

Il 6 gennaio, la mattina del mio compleanno, c'era un bel sole che cercava di scaldare quella giornata gelata, e ho deciso di fare una lunga passeggiata solo per il gusto di farla. Scattando foto a oggetti, alberi, case e cielo, marciapiedi rotti e mischio, giochi di luce a ombre, procurandomi anche parte di quella documentazione che poi talvolta inserisco nei fumetti. O semplicemente guardando, vedendo, osservando case e gente e scuole e vecchie fabbriche ormai chiuse e locali chiusi per giorno festivo. Non c'è un motivo valido per fare una cosa simile, ma siccome sono ormai alcuni anni che non festeggio il compleanno, viene la voglia di fare qualcosa di differente almeno quel giorno. Fare qualcosa ce non fai spesso, uscire non per andare da qualche parte, ma solo per il gusto di farlo. Senza alcun motivo, solo per muovere le ossa e sentirti parte del mondo che ti circonda, e della vita che scorre tutto intorno.

Vorrei ragionare sulle cose che ci piacciono. Sul come e quando una cosa ti piace (perché in base alla tua cultura, carattere, Weltanshauung), ci sia sempre qualcuno che voglia dimostrati che hai torto, perché la verità può essere una sola, e la sua è sicuramente più giusta della tua. Cioè, se a me piace la Nutella, qualcuno mi dica che sbaglio e che la marmellata è più buona. Ciccio, non sto dicendo che la crema alla nocciola sia il cibo più buono dell'universo, ma solo che a me piace. A te piace la marmellata (che poi piace anche a me)? E dov'è il problema? E quindi di riflesso ti domandi quando e dove un giudizio da soggettivo diventi oggettivo.
Che si tratti di film, telefilm, fumetti, arte moderna o musica, quante volte è capitato anche a voi, dire che vi piace qualcosa, e sentirvi rispondere che non capite niente, perché Bi, Ba, Bo, Bu, la rava e la fava, le cose sono così e basta.


Dovrei postare un po' delle tante foto che faccio. Dove vedo luci particolari, effetti di pioggia e sole, di vetri bagnati e crepe nei marciapiedi, e dei giochi di luce ed ombra che mi attraggono quanto l'argento attrae una gazza. Cose anche inutili, o che sono state qualcosa in un passato lontano.


Vista a Tarvisio
Che a te non servono assolutamente a nulla, se non a riempire l'archivio del PC e ad abbinare quel ricordo visivo ad una data digitale. Degli oggetti strani,di quelli arrugginiti, delle case coloniche e delle strade di Tarvisio (gita di un pomeriggio con l'amico Luca di un mese fa). Un anno fa fotografai nei dettagli gli antichi oggetti di una volta di una vecchia fattoria in cui avveniva una presentazione letteraria. E mesi prima avevo fotografato un albero sotto il sole, sapendo che da quello ci avrei ricavato un quadro per regalarlo ad un'amica. Che probabilmente lo starà ancora aspettando, ma siccome non le ho detto nulla, forse anche no.

A ottobre dello scorso anno sono stato all'annuale ritrovo con gli ex commillitoni del servizio militare, classe 6°/1984, ad Arzene (dalle parti di Valvasone, sulla strada per Casarsa, in quel del pordenonese). Solita vagonata di foto alla ex caserma, che ogni anni perde qualcosa e diventa qualcos'altro. Ho promesso da tempo che un giorno metterò qui tutte le foto e i filmati, per mostrare anche a chi non c'era, e prima o poi ci riuscirò. Fino ad allora però magari userò quegli edifici per qualche scenografia fumettosa, perché come per il maiale, un disegnatore non getta via nulla perché ogni cosa potrebbe servire.
Poi il più delle volte non servono mai, vabbè...



Della desolazione di andare nella più grossa libreria del più vicino centro commerciale locale, e individuare come inediti di fantascienza solo i romanzi di Doctor Who. Insieme a sole ristampe di Dick, di Asimov e di qualcun'altro. In un mare di fantasy mainstream e amanti vampiri e licantropi detective. E di riuscire solo a pensare di essere stato fortunato a crescere in un'epoca in cui potevi trovare davvero fantascienza inedita in libreria.

E vorrei continuare con i pezzi letterari. O quelli illustrati. Dimostrare come siano peggiorate le grafiche dei libri di Len Deighton nelle edizioni italiane, di cercare di capire come si potuto succedere che dalle brillanti copertina del 1985 di Gioco a Berlino, si sia arrivati a quella anonima del 2000 di XPD. O di scrivere finalmente la
biliografia italiana completa di Ian Fleming, quella di Len Deighton e quelle di Adam Hall e Andrew York. E quella non meno completa (ma ai più sconosciuta) di tutti i seguiti di James Bond.
Dedicare finalmente, per esempio, un intero post a mostrare le cover di Carlo Jacono per i Cerchiorosso Mondadori del 1978, se non altro perché ho scannerizzato tutte quelle in mio possesso, e sarebbe bello mostrarle finalmente. Tutti i pallini letterari che mi trascino da anni, sentendomi sempre e solo come se fossi l'unico a cui pare
interessare la cosa. Lo so che non è così, ma se quando vai su Google cercando informazioni su Len Deighton,  la prima pagina che appare che NON sia di qualche libro in vendita, è quella che gli hai dedicato tu ormai 4 anni fa, il dubbio ti viene.
E poi scrivere dei romanzi di Largo Winch, quelli le cui copertine hai memorizzato in passato (okay, erano donne nude), quando nemmeno Jean Van Hamme immaginava che un giorno ne avrebbe ricavato un fumetto. Oh, quanti argomenti.
Riuscirà mai il nostro eroe a fare tutte le cose che vorrebbe? O dovrà scontrarsi con questa cronica lentezza che lo spinge a fare domani quello che potrebbe fare più facilmente oggi, e magari nella metà del tempo?

E le vicende alterne, quelle fumettistiche, quelle del mondo nerd degli appassionati dei telefilm, quei piccoli segreti di cui sei stato testimone negli anni, quelle che puoi raccontare tacciando nome e luoghi e tempi: del Big Black Man di Bellaria, o dell'uomo di Modena che cercava di sfuggire al suo agente per fare foto gratis con tutti, del grande, grandissimo uomo che non voleva assolutamente essere toccato, di quello che ignorava che nel suo contratto fosse prevista un'auto di lusso per accompagnarlo, scoprendolo solo quando il suo autista locale, tutto contento di guidare quella bella macchina, gli chiese il motivo. O quello che chiese dove potesse trovare le "ragazze facili"? Delle promesse dei vari editori, o dei pasticci dei vari organizzatori di Samarcanda?
In passato scrissi dei lunghi e brillanti resoconti di varie convention a cui ho partecipato, che mandai ad amici via mail. Vorrei sempre recuperarle, espanderle, rivederle e postarle qui, inaugurando l'etichetta del tag "amarcord".

E i Making of. Spiegare come sono arrivato ad una copertina, ad un'illustrazione per la rivista di Robot, o riuscire a fare qualche altra gif animata del processo esecutivo, dalla prima bozza al definitivo, visto che tanto successo ha riscosso l'esperimento passato, e queste cose davvero piacciono al pubblico.

E le hit Parade. Rivelare quali sono i pezzi pubblicati in queste pagine ad aver riscosso più gradimento. O quali parole digitate su Google hanno portato i visitatori qui, perchè talvolta c'è davvero il dubbio che chi abbia scritto gli algoritmi di Google sia un fine umorista.


Magari invece scriverò del Carnevale recente, delle due sfilate a cui ho assistito, dove ho visto cosa differenzia una sfilata per le vie di una città da una manifestazione bene organizzata. E non è poco.
E altro. O tutto altro. O qualcos'altro ancora.

Per concludere posso darvi un buon consiglio: non perdetevi il film di Shaun the Sheep. Anche se, come per tutti i film considerati per ragazzini, per la maggior parte viene trasmesso in orari pomeridiani. Fidatevi sulla parola, trovate il tempo.
Altrimenti perché credete che abbia messo in apertura il selfie con Shaun?

Pezzo scritto nella sera di sabato 21 febbraio, tra le ore 21 e le 0.32 di domenica 22. Sì... a volte gli aggiornmenti ti prendono la mano.

giovedì 25 dicembre 2014

Amarcord in salsa Chili 2


Prima che me lo diciate nei commenti, sappiate che lo so: dovrei aggiornare più spesso.
Ma nella vita ti ritrovi sempre in ritardo per qualcosa. Vedere un film, leggere un fumetto, finire quel lavoro, iniziarne un altro, mantenere promesse fatte ad amici, contare le stelle nel cielo convinto che siano meno di 46.000.

Poi un giorno trovi una cosa che ti manda col pensiero indietro di qualche anno, e decidi che devi farci un pezzo per il blog, che il tema è perfetto come proposito per l'anno nuovo... ma nel frattempo dovevi finire la seconda parte di un altro pezzo, quello che volevi postare a novembre e che invece adesso, a Natale passato, è ancora da fare. Il tempo vola, porca paletta, per cui mettiamoci d'impegno e concludiamo le cose da concludere.

Nell'articolo precedente avevo parlato di un certo numero di fiere di fumetti, mescolando un po' di Amarcord con qualche riflessione. E mi ero reso conto che la riflessione stava diventando una cosa differente dal resto del pezzo, per cui avevo deciso di dividerla, e oggi vi renderò partecipi del motivo.
Non so l'idea che vi siete fatti voi, ma rispetto anche solo a 5 anni fa, le fiere (mercatino, mercato, festival, in qualsiasi modo vogliate chiamarle) dedicate ai fumetti sono aumentate, sparse un po' per tutta la penisola.
Tutte uguali? No, per niente.
Tempo fa un amico che gestiva una fumetteria le divise simpaticamente tra fiera coslayer e fiera cartamuffa.

Perchè una fiera è differente da ogni altra, sopratutto a seconda del visitatore a cui è dedicata.
Sei un appassionato di comics con la fedele mancolista? Sei solo un passante curioso? Sei un autore affermato? Sei un'esordiente? Un editore? Collezioni disegnini fatti dai disegnatori? Cerchi i dischi di Rhianna? Ti piace vedere i cosplay? Porti il figlio a vedere i cosplay? Hai una figlia che fa il cosplay? Sei disegnatore e omaggi di disegni il pubblico?
In qualcuna potrai fare alcune di queste cose, in altre no. E così in altre ancora potrai fare il contrario.


La fiera Cosplayer è quella dove trovi di tutto: la fascia di Naruto, qualche edizione speciale di Grant Morrison, il premio al disegnatore affermato, mentre sullo sfondo risuona dagli autoparlanti l'amplificazione di un concerto love di sigle di anime anni '70. E dove trovi i cosplayer. E i gadget, i pupazzetti, portachiavi, i DVD e i CD Import delle sigle giapponesi, gli esordienti e le loro autoproduzioni. Che tu sia un appassionato o un cosplay, trovi di tutto e di più, e in teoria potresti sempre tornare a casa soddisfatto.

La fiera Cartamuffa è quella per l'appassionato di fumetti classici. Il collezionista con la mancolista, il veterano alla ricerca di quel singolo numero, che sia un fumetto di anteguerra o un'edizione speciale del Corriere dei Piccoli. Il termine può sembrare denigratorio (in realtà è un termine affetivo, come potrà spiegarvi ogni appassionato con mancolista), ma la fiera non lo è. Trovi le edizioni originali dei fumetti a striscia, edizioni dell'Avventuroso, annate dell'Intrepido e Lanciostory, materiale in tiratura limitata e originali autografati e non. Pochi manga, molti Bonelli storici, gadgets in quantità micro-minima, qualche negoziante con le edizioni originali dei Cosmo Oro della Nord, insomma è il classico negozio di dolci in cui l'appassionato si perde, e il naufragar gli è dolce in quel mare.

A volte trovi lo stesso materiale in entrambe, o incontri gli stessi appassionati e gli stessi negozianti, ma il materiale che portano non è lo stesso. E qui ti accorgi delle differenze particolari...

1) Sei in questa bella fiera dell'antiquariato, giri in lungo e in largo mentre intorno a te scorrono mancoliste e dialoghi su eroi scomparsi, davanti ai tuoi occhi una buona parte di quei fumetti è protetta da buste di plastica per preservarle dai danni del tempo. Ti fermi spesso, guardi quelle cassette piene di cartonati anni '70, di brossurati anni '90, e di tascabili anni '70. Leggi tra gli altri i titoli di Pecos Bill, Kinowa e Occhio Cupo. Non hai davvero idea di cosa cercare, certo hai qualcosa che ti manca, ma ti sei posto dei limiti di spesa e non intendi superarli se non per casi davvero speciali.
Osservi quel volume di Pratt, che tu hai dal 1989, e conti gli zero nel prezzo, sfogli quel volume che potresti prendere, ma avendo la serie incompleta non hai fretta, e sei convinto che se quel volume di Moebius può valere i 30 euro richiesti, sai che quell'altro disegnato da un suo clone non li vale di certo. I classici di Topolino senza numero, quelli precedenti al 1977/78 (quando presero la numerazione che continua ancora oggi) e per quei tascabili incellofanati leggi cifre che (se sei fortunato) vanno da 40 euro in su, o il primo Almanacco di Martin Mystère a 80 euro. E i numeri sciolti del Corriere dei Ragazzi a 5 euro al colpo. E così via, ma sai che quelli sono i prezzi dell'antiquariato. C'è qualche scatolone di offerte, tutto a 15 euro, tutto a 10, ma con una decina di volumi in ognuno.

2) Sei in questa bella fiera, intorno a te impazzano i cosplayer e le famiglie e i bimbi, e le musiche dei cartoni impazzano dagli autoparlanti. Intorno a te scorrono appassionati alla ricerca di action figures, mancoliste di manga, dialoghi su eroi che ancora non hai imparato a conoscere, e davanti ai tuoi occhi una buona parte di quei fumetti è impilata in buste di plastica per tenere unita una serie completa uscita anche solo due anni prima, iper-protetta già di suo da una copertina di cartone degno di una scatola di sale grosso da cucina, e pure con lo stesso colore grigio. Ti fermi ogni tanto, guardi quelle cassette piene di 200 serie di manga, di brossurati bonellidi anni '90 e serie di cui eri contento di esserti dimenticato l'esistenza. Tra i titoli leggi Dragonball e One Piece, Lazarus Ledd e Nick Raider sono esposti al fianco di Dagon e Dick Drago. Continui come sempre a non avere davvero idea di cosa cercare. Certo, hai sempre qualcosa che ti manca ed i tuoi soliti limiti di spesa, ma sempre pronto a violarli per i casi davvero speciali. Osservi quel volume Rizzoli anni '70 e pensi che abbiano sbagliato il prezzo, perché manca uno zero. Trovi quel volume di Moebius che può valere i 30 euro richiesti, e in uno scatolone sotto il tavolo, sotto la dicitura "Tutto ad un euro" trovi quell'altro volume  disegnato da un suo clone. I classici di Topolino senza numero e senza cellophane a 5 euro, e ti ripeti che devono essere distrutti se li trovi a 4 euro (no, gli sfogli e sono perfetti), e sono pure precedenti al 1977/78. Tò, c'è pure il primo Almanacco di Martin Mystère a 15 euro. E i numeri sciolti del Corriere dei Ragazzi a 1 euro, "ma e ne prendi di più ti faccio lo sconto".
E gli scatoloni delle offerte sono ben 15, e il cartellino passa da "Tutto a 10 euro" a "Tutto a 5 euro".
Il bello è che a volte i negozianti sono gli stessi della fiera dell'altra volta...

3) Sei tornato in una fiera di cartamuffa. Curiosamente quel cartonato disegnato da un clone di Moebius è tornato sopra il tavolo al prezzo pieno, e Hugo Pratt si è ripreso quello zero mancante, così come i classici incellofanati (e con qualche strappo in copertina). E non sei finito in un'universo parallelo, è sempre il tuo caro vecchio mondo.


Che accade? Qual'è la differenza? Perché posso trovare gli originali Marvel anni '90 a 4 euro il pezzo, mentre in un'altra fiera li trovo "Tutti ad 1 euro"? E perché in alcuni scatoloni in iper-offerta trovi i brossurati Nuova Frontiera o Isola Trovata, gli speciali Comic Art, striscie di fumetti sconosciuti ai più (chi conosce Harry Sprint alzi la mano), scatoloni pieni zeppi di ogni testata Bonelli, di Topolino di ogni lustro, di Diabolik, Alan Ford e Kriminal, libri e riviste che arrivano da epoche in cui gli editori locali avevano un grafico professionista che curava le loro edizioni, e non si limitavano a ristampare impianti americani e francesi, identici all'originale. Possibile che ci siano tutte queste differenze tra una fiera e l'altra?

Oh, lo so che c'è una cosa chiamata crisi, che a volte non conviene tenere ad un prezzo alto cose che non vendi. I motivi possono essere molti, non ultimo quello del pubblico che incontrerai a quella fiera. Ma l'appassionato che vive dentro di me spesso è rientrato soddisfatto da alcune fiere, dove  ha trovato materiale per lui molto interessante: Atmosfera Zero di Jim Steranko negli scaffali a 3 euro, la raccolta dei primi numeri di Attenti a quei due (disegni di Ortiz per il mercato bitannico) nello scatolone del singolo euro, cosí come gli Excalibur di Clarmont e Davis e i Generation X di Lobdell e Bachalo, marvel USA originali, le ex rare copertine laminate, lastricate, olografate della Image, la rivista di Rin-tin-tin (disegnato da Marcello, apperò) con Buck Danny a puntate in appendice ed il sergente Kirk di Pratt e Oesterheld, i cartonati illustrati quadrati della Granata (il principe nel suo giardino et similia), numeri sciolti del Corriere dei Ragazzi che avevi perso a suo tempo, lo Zorro Disney di Alex Toth, e Jaime Hernandez e Jack Kirby, e altre raffinatezze da gourmet dell'inchiostro stampato di un certo tipo.

Tutta roba che in altre fiere, prima e dopo, ho trovato in altri scatoloni prezzo maggiorato.
E da buon trekker so benissimo che trovi un volumetto da edicola "La pista delle stelle - Mondadori" ad una fiera trek venduto a 10 o 15 euro assieme all'appassionato che te li dà volentieri e si considera molto fortinato, mentre in una fiera fumetti li trovi a 5 euro o meno.

Bho. Sì-sì, il mercato si evolve, i prezzi cambiano, lo stesso valore muta da un negoziante all'altro, se ne hai 1 copia o 50, qualcuno ti dirà che vale 20, un altro ti dirà che vale 7, qualcuno non ha idea del valore di quell'altro fumetto, per quell'appassionato QUEL fumetto vale moltissimo e quell'altro no.

Siamo noi pubblico a motivare questi cambi di prezzo? A voi non viene mai il dubbio che stia accadendo anche nel nostro piccolo mondo di carta stampata ciò che le banche e gli imprenditori hanno fatto per anni col mercato immobiliare? Che alla fine i prezzi gonfiati precedentemente prima o poi esplodono?

Tranquilli, la risposta non ce l'ho, e non credo che abbia nemmeno importanza scoprirlo. Se a qualcuno interessa il perché e il percome di tutto questo, si accomodi e arrivi alle conclusioni che desidera, ne ha facoltà, che siano per lui misteri piccanti o teorie del complotto. Ma potrebbero essere anche i deliri di fine anno di un disegnatore che ha mangiato troppo al pranzo di Natale... (non trascurate questa ipotesi).
Bolla immobiliare o no, teoria del complotto o teoria dello specchietto per allodole, qualunque possa esere la risposta, so che personalmente continuerò a vigilare negli scatoloni appartati, sopra e sotto i tavoli, tra i cosplayer e la cartamuffa, seguendo l'istinto e la forza, in cerca di qualche cosa che non ho idea di cosa sarà.


Ma caro Jack, forse dici così solo perché ormai alcune tue collezioni le hai complete da tempo, per le altre hai ancora speranza di terminarle un giorno senza dare via un rene, e un autografo di Magnus ce l'hai da prima di essere stato giovane.

See ya, Folks!

venerdì 7 novembre 2014

Amarcord in salsa Chili

LuccaComics 2008
Nel corso di ogni anno faccio toccata e fuga in diverse fiere dedicate ai fumetti. Sono già tre anni, forse quattro, che non vado a LuccaComics, e quest'anno ho pure saltato Cartoomics, ormai saldamente stabilita a Milano-Rho. Ma tra quelle visitate in passato figurano anche una MantovaComics, due Comicon a Napoli, una Comiconvention al Quark Hotel di Milano in tempi preistorici, oltre all'unica edizione di FirenzeComics mai organizzata, alla stazione Leopolda, sotto gli strali di Giove Pluvio, della stagione fredda, e dell'indifferenza del pubblico (anche se non direttamente in quest'ordine).
A queste, sottovoce e senza strilli, si aggiungono quelle a livello locale, situate qui nel ridente nord-est: Pordenone, Trieste, Fiume Veneto, Godega, San Donà del Piave, Treviso e Padova, e svariate altre sparse qua e là nella Terra di Mezzo. E un paio di queste saranno protagoniste di questo pezzo che torna ad aggiornare il blog dopo la pausa di ottobre. Ma è bello lungo, per cui fingiamo che vale doppio.

PadovaComics accavalla da qualche anno le sue date con quelle di Lucca, nel primo weekend di novembre, col risultato di riempire il capannone dedicato al "Comics & Collezionismo" piú al Collezionismo che ai Comics, essendo frequentato da coloro che a Lucca non ci vanno (e pare che a Lucca vadano davvero tutti). Ma essendo ubicato all'interno di Tuttinfiera, nel quartiere fieristico di Padova, non puó decidere le date, e cosí divide il weekend con hobby e tempo libero, collezionismo, elettronica, fitness e auto d'epoca. L'anno che spostarono le date ai primi di dicembre, fu abbastanza desolante vedere poca gente in giro, e l'esperimento dicembrino non ebbe seguito. Da allora prosegue regolarmente una volta all'anno, il primo weekend di novembre, anche se solo come mercato modesto.
Eppure aveva iniziato con grandi aspirazioni...

Era il 1997, l'anno di una piccola grande rivoluzione. La tradizionale e storica Trevisocomics di ottobre si trasferiva a Padova, per motivi vari. Fu organizzata La Bonelliana, una grande mostra dedicata alla Bonelli, con diverse esposizioni e molti autori presenti. Fu la mia prima fiera visitata come autore, e tra gli altri autori presenti conobbi in particolare Teresa Marzìa, che partecipava insieme al marito Federico Memola, mio supervisore e sceneggiatore su Zona X, dove avevo iniziato a lavorare da meno di un anno.
Glamour editore dette alle stampe un prezioso catalogo generale con tutta la produzione Audace-Bonelli (indispensabile per ogni appassionato Bonelli), a luglio era uscita la mia prima storia disegnata su Zona-X, e quindi in quel catalogo, seppure per tre mesi, c'ero anche io (sniif, commozione). Una fiera ricca, anche se personalmente ricordo poco, se non che c'era folla. Insomma, una fiera importante.
Forse troppo. O troppo costosa?
Nei due anni successivi infatti arrivarono le vacche magre. Si abbassò lo standard (o mancarono gli sponsor) e si trasformò in un semplice mercato all'interno di un garage sotterraneo, dalla parte opposta della città. Tanta folla ma un po' ostico e claustrofobico, e livello culturale (leggi mostre) zero. O se c'erano io non me ne sono accorto, e in quel caso qualcuno avrebbe dovuto essere cazziato per la mancata promozione. Sorry, niente foto di questi eventi, la mia abitudine di fare foto ovunque è di qualche anno dopo.
Come ho scritto sopra, oggi resiste ancora, ai primi di novembre, ma quando passi più tempo a vedere e fotografare le auto, forse non ci vai più solo per i fumetti.

Chevrolet Corvette del 1958. Arte pura...

Treviso però era e rimaneva la vecchia classica. Era stata la mia prima fiera a fumetti, visitata per caso un giorno che ero da quelle parti a trovare un amico. "Se ti va domani mattina facciamo un salto a vedere Trvisocomics" mi aveva detto la sera precedente il buon amico Daniele. Al tempo ero ancora un semplice appassionato e curioso, e visitare quell'edizione fu molto invitante: mercato e mostre, una goduria, anche se il mercato lo evitai. Quell'anno era dedicata, tra le altre cose, a Cristoforo Colombo (e questo mi suggerisce che fosse il 1992), e in uno dei locali (Palazzo Ducale?) era esposita l'intera l'opera omonima creata da Altan, che lessi per la prima volta lì, sotto le sue bacheche. O quell'anno o uno dei successivi visitai anche una mostra dedicata a Batman, dove erano state esposte alcune pagine originali del Killing Joke di Alan Moore e Brian Bolland, e ricordo che rimasi senza parole a vedere gli strati di cartoncino e bianchetto delle infinite correzioni, io che ero convinto che un disegno dovesse essere preciso e perfetto come quelli che presentavi all'insegnante dopo un compito.E invece scoprivo che l'errore era tollerato. E che il disegnatore poteva sbagliare, che non era infallibile, ma solo un essere umano come noi.
Quella prima volta Daniele si offri di insegnarmi la strada per raggiungere Palazzo Ducale e Cà dei Carraresi da solo, due dei piú prestigiosi palazzi dedicati alle mostre, ma io fui pigro, pensai che non mi sarebbe servito a molto e mi limitai a seguirlo mentre mi faceva strada, ma anni dopo rimpiansi la cosa (vedi dopo).
Negli anni successivi tornai spesso a Trevisocomics, che ad ogni ottobre si presentava al pubblico.

TrevisoComics, lo scorso settembre.
Ubicato nella sede della locale Camera di commercio, a breve distanza dalla stazione FS, con il McDonald's lungo il tragitto, nel caso avessi avuto fame. Piano terra dedicato ai commercianti, primo piano alle proiezioni. Era il periodo della Granata Press di Luigi Bernardi e degli arrivi dei primi VHS giapponesi. Si cominciava a parlare di Akira di Otomo, ci si augurava di riuscire a vedere il film nei nostri cinema. L'unica volta che entrai nella sala proiezioni ebbi il tempo di vedere una testa che scoppiava. Era il cartone animato di Baoh, e quella testa rimarrà l'unica cosa ne vidi mai di quell'anime.
La sua ultima edizione classica (mercato e mostre, prima di emigrare a Padova) fu l'anno delle 3M, dedicata a Magnus, Moebius, e Franco Maticchio (probabilmente era il 1996). Quell'anno mi ero dato appuntamento con gli amici Gianpaolo e Mauro, venuti in auto da Ronchi. Loro si erano diretti alla sala incontri, per vedere e toccare Moebius e Magnus, io (arrivato in treno) avevo scelto di passare prima alla Camera di Commercio, e fare un giro.
Mentre giravo in piena fiera, mi trovai davanti Magnus... Non fu difficile riconoscerlo. Girava per i banchi come un appassionato qualsiasi, e veniva riconosciuto, e firmava autografi su fumetti che gli porgevano. Erano gli anni in cui stava lavorando al Texone, la Granata Press aveva pubblicato molto materiale suo, era l'uomo del momento, e il Mito assoluto. Io avevo in mano solo il catalogo della mostra, comprato all'arrivo, presi coraggio e mi feci avanti, chiedendogli un autografo. Gli porsi la mia stilografica a inchiostro blu Pelikan, e lui disse "stilografica su carta patinata? Non si asciugherà piú!". Aveva ragione, ma non c'erano altre penne disponibili. E mentre si allontanava dopo avermi ringraziato (per averlo riconosciuto? Bho), io rimanevo fermo, eretto e imbambolato e con un catalogo spalancato tra le mani, ad aspettare che l'inchiostro asciugasse. Lui si rivolse al banco dell'organizzazione, chiedendo che gli indicassero la strada per arrivare alla Cà dei Carraresi, dove avrebbe avuto l'incontro col pubblico mezz'ora dopo, perché la strada non la sapeva. Ad accompagnarlo fu un ragazzo dell'organizzazione che si portò dietro tutta la mia invidia, mentre io che non avevo voluto imparare la strada, lanciavo contro me medesimo macumbe e vudù. A queste si aggiusro occhiate d'odio degli amici, quando li raggiunsi per l'incontro, e dissi loro che avevo già l'autografo...
Dalla volta dopo mi portai dietro una penna normale.

Dopo il trasloco forzato a Padova dell'anno successivo (di cui ho parlato sopra), per qualche tempo non ci fu nessuna fiera Comics a Treviso. Passarono alcuni anni, e infine tornò a essere organizzata, negli stessi locali e dagli stessi organizzatori di una volta, ripartendo da capo. Ma ormai già le fiere comics avevano cominciato a crescere come funghi nel triveneto. Col tempo tornarono le mostre, poi alcuni editori, ed adesso ha ripreso con decisione, rivolta esclusivamente ai collezionisti. La visitai di nuovo circa 4/6 anni fa, le mostre (rigorosamente con fotocopie) erano state inserite in alcuni negozi del centro, e per vederle dovevi entrare... un po' imbarazzante a dire il vero, per cui dopo quella di Archibaldo e Petronilla rinunciavi alle altre. Quest'anno ci sono ritornato, dopo che me ne avevano parlato bene più persone, ed è stata di certo interessante, con tanta folla e mi ha permesso di rivedere anche alcuni vecchi amici.

Pordenone si svolge da sempre un giorno solo, il sabato. Organizzato ogni volta dagli instancabili Gabrio e consorte, con l'aiuto di qualche volenteroso volontario. A due passi dalla stazione, facilmente raggiungibile dall'autostrada, ospita nei locali della Fiera i banchi dei venditori, dei negozi, degli esordienti, dei venditori di gadgets, dei giocatori di miniature e di cards, di accessori per cosplayer, di stage di modellismo, e di una sezione per le autoproduzioni. Ha un concorso per cosplayer, che riempiono la sala con i loro colori e i suoni da una certa ora in poi, è abbastanza grande, ha una bella atmosfera e ogni volta rimani soddisfatto.

Naoniscon 2012, Pordenone Fiera

Fiume Veneto (Fiumettopoli), Godega Sant'Urbano (GodegaFumetto) e San Donà del Piave (SanDonàFumetto) non si differenziano troppo tra loro, anche se probabilmente leggendo questo si arrabbieranno, sostenendo che ognuna è unica. Sì, vero, ogni fiera di fumetti è unica nel suo genere, ha i suoi punti di forza e le sue specialità, che ti portano a preferirle e a continuare a tornarci. Ma rispetto alle fiere più importanti, quelle a livello locale difficilmente hanno gli editori, e sono riservate ai venditori e ai negozianti locali. Magari nel dettaglio me ne occuperò in futuro, qui basti dire che frequentarle è sempre piacevole, sappiatelo.

San Donà Fumetto, 2011

A Godega c'é sempre una mostra di qualche tipo, e ospiti importanti (nel 2013 Lucio Filippucci, questo Carlo Ambrosini) cosí come San Donà del Piave, dove agli incontri con gli ospiti le interviste con gli stessi vengono fatte da personale competente che conosce bene la storia dell'ospite (dote rara per gli intervistatori). Molta folla anche qui.


Godega Fumetto, 2014

Ma sono collezionisti o curiosi? Comprano o solo guardano?
E come cambia la fiera a seconda che sia per i primi o i secondi?

Eh, questo era l'Amarcord. La parte chili, con una possibile risposta a quest'ultima domanda, costituirà il prossimo aggiornamento, tra qualche giorno.

Lo ammetto, non riesco ad aggiornare spesso il blog, ma poi magari mi viene fuori un pezzo lunghissimo, dove la cosa che vorresti dire richiede un'introduzione, e quest'ultima sfugge al tuo controllo, si evolve da sola e prende vita propria... e ti accorgi che funziona anche da sola.
Per cui oggi il pezzo si divide in due.

See ya, folks!

martedì 16 settembre 2014

Riflessioni a 17 pollici

Rifletti. Ma senza impegno, mentre aggiorni qualche programma davanti al PC ed al tuo monitor da 17 pollici. Tra le varie cose guardi anche il blog, leggi le statistiche, e pensi.
Dovrei aggiornare... E decidere quale pezzo fare per primo. Perché si spingono l'uno contro l'altro, vorrebbero il privilegio di avere la precedenza, il desiderio di essere i favoriti, ma i pezzi per i blog sono sempre così: egoisti. Alla fine devi seguire l'istinto (usare la forza, Luke?), e solo così avrai la certezza che in meno di un'ora avrai completato la prima bozza, e potrai stare tranquillo perché il più sarà fatto, e a quel punto, tutto il resto è facile.
Manca solo dover decidere quali foto mettere, quale chiusura dare e quale titolo scegliere, tra i venti che ti vengono in mente e i cinque che potrebbero andare. E anche cercare di capire se quello che hai scritto ha un senso (sì, tranquilli, controllo sempre).
"Non mettere più i tuoi sfoghi, sono una palla, a chi vuoi che interessano se non a te?" mi dice Otto. Ma è un blog, è il mio, ed è giusto che io metta di volta in volta quello che mi accade intorno, quello che mi colpisce, e che mi piace segnalare, anche se so che non cambierà di una virgola i problemi del mondo.
"Posta roba tua!", mi dice Etta, e se per un secondo sarei d'accordo, quello successivo penso che per quello scopo la pagina di DeviantArt.
"Perché non recuperi dalle vecchie mail le tue recensioni e riassunti delle Sticcon e di Luccacomics?" mi implora Utto, ricordandosi quanto si era divertito a suo tempo, e facendomi venire voglia di farlo davvero.
"Ah, hai un blog?" sentenzia Hatto, cadendo dalle nuvole, suggerendomi che non è scontato che a tutti possa interessare la cosa.

Alla fine è tutta questione di decidere cosa fai e dove lo fai. Facebook è per rimanere in contatto con amici e parenti troppo lontani, in giro per l'Italia, e anche se poi scopri che qualcuno si offende mortalmente per questa scelta, ups....
DeviantArt è il tuo ArtBook, posti i tuoi disegni, e se poi scopri che qualcuno pure ti ruba un disegno per una commissione privata,  puoi incavolarti come meglio preferisci, non hai che la scelta di quale mazza usare.
Stai lontano da Twitter, Google+, che già così il tempo per essere onnipresente ti manca.
Alla fine ti rimane il Blog: che è  per i pensieri, gli articoli, i dettagli e per raccontare le storie dietro i disegni quando queste esistono. E poi per il resto, naturalmente, i commenti, le riflessioni - come questa medesima - e tutto quanto non puoi mettere da altre parti.
E tra quel tutto quanto si colloca la mia personalissima impressione che Attila e gli Unni stiano conquistando le anime della gente, riuscendo dove hanno fallito con il territorio. Certo, lo so che possono benissimo essere seghe mentali mie, ma essendo mie, le metto qui, dove altro, se no?

In pratica, questo post è solo... per assicurare che anche se il tempo libero è sempre poco, ci stiamo organizzando per aggiornare.
Stay Tuned, Folks...

giovedì 14 agosto 2014

Al centro esatto del mondo

A Gino piace un sacco un telefilm americano, che però non viene più trasmesso in Italia. Gino non riesce a capire come questo sia possibile, visto che quel telefilm è una figata pazzesca.
Invece a Cino (o Mino, o Rino, il nome non conta veramente) piacerebbe molto leggere un libro (o un ciclo di libri), di cui ha visto solo la copertina e letto la trama, e non capisce come mai nessuno voglia pubblicarlo in italiano, perchè è sicuro che sia una strafigata, e che quindi venderebbe moltissimo.
Anche a Rino (o Nino o Vino) piacerebbe molto leggere un libro (o un ciclo di libri), e non capisce come mai quell'editore specializzato a cui ha scritto, e di cui non ha mai letto nulla, non sia affatto intenzionato a pubblicarlo, nonostante questo libro sia sicuramente una meraviglia e venderebbe moltissimo.
A Nino (o Vino o Dino) interessa vedere al cinema sotto casa sua un certo film, e non capisce come mai invece per vederlo debba andare al cinema multisala in provincia, perché ha sicuramente tutte le carte in regola per essere un campione d'incassi, anche se è recitato in scozzese antico, e con i sottotitoli francesi.
A Mino (o Rino o Zino) piace molto un giovane cantante, e non capisce come mai non abbia ancora vinto Sanremo. Il suo amico Cino (o Dino o Pino) è d'accordo con lui, perché a lui piace tantissimo un'attrice e non capisce come sia possibile che non abbia ancora vinto l'Oscar. E Zono non capisce perché quell'attore famoso non viene in Italia a fare la promozione del suo ultimo film Marvel su un personaggio Marvel che in Italia non è MAI stato pubblicato, visto che è convinto che quel film sarà un successone. Mino, Cino e Zono si consolano a vicenda, ma non capiscono comunque.
A Weno piace molto quel gruppo musicale Hard Rock internazionale, e non capisce perché mai non abbiano mai fatto un concerto nel suo paesello in trentino.
Runo non capisce come mai non organizzino mai una convention di Star Trek a Pantelleria, l'isola dove vive lui, che è sicuro che ci verrebbero davvero migliaia di visitatori.
Medo vorrebbe un festival cosplay nel suo quartiere, dove secondo lui sicuramente verrebbe più gente di quei 4 gatti che si sono presentati nel paese vicino.
Rodo invece si è arrabbiato perché non fanno più quella fiera di fumetti nel paese vicino. Lui adorava vedere i coplayer, e farsi fare i disegni dagli artisti. No, i fumetti non li comprava, ma non sarà mica questo il problema, ti pare?
Dredo non riesce a capire perché la sua fumetteria preferita debba chiudere. Eppure lui ci andava ogni settimana per sfogliare tutte le nuove uscite. Duida, la sua donna, non si da pace che debba chiudere l'ipermercato dove faceva sempre la spesa ogni due mesi e continua a domandarsi come sia possibile.
Gnodo non si da' pace alla notizia che quel fumetto che leggeva debba chiudere. Eppure aveva tutti i CBR dei numeri usciti, tutti scaricati un mese dopo l'uscita in edicola.
Wado non capisce perché per avere una foto con dedica di quell'attore debba pagare. Eppure da quell'altro si era fatto autografare tutti i giocattoli di quella serie che l'attore aveva interpretato, e una parte di quei cimeli speciali li aveva venduti anche ai suoi amici, facendoci anche un buon guadagno.
Mudo non riesce a capire perché il telefilm del prete detective vada in prima serata anzichè questo privilegio spetti al suo telefilm sugli zombi contrabbandieri. La madre, il padre, la sorella, la zia, la nonna, i vicini di casa, i compagni di scuola, il tabaccaio all'angolo, le commesse del panettiere e il meccanico e l'amico Toni non lo sanno, ma sono felici e soddisfatti che gli zombi passino in terza serata.
E infine, la storia più triste di tutte: Europa, una delle lune di Giove, non capisce perché ci sia il sole al centro del sistema solare, e questo privilegio non tocchi a lei.

Questi, ed altri, sono brani di conversazione uditi a voce, discussioni trovate in giro per la rete, esternazioni su faccialibro (okay, quella su Europa è di mia completa invenzione), di ieri come di oggi. Passa il tempo ma le domande senza risposta che trovo più spesso sono sempre le stesse, variante più, variante meno.
A volte hanno la risposta implicita, a volte sono mysteri insondabili.
Io talvolta mi convinco che il mondo e tutto il resto seguano qualche legge universale, con regole simili a quelle gravitazionali, in cui c'è un centro, e tutto il resto eccetera gli gira intorno e così via. E che il centro dell'Universo non sia a casa nostra, ma da un'altra parte. Ma comunque sia abbastanza lontano.

Ora, se quest'ultima sia la mia risposta alle domande qui sopra, oppure solo un pensiero secondario improvviso venuto in questo momento medesimo, non è poi davvero importante. Al limite è solo un'altra di queste domande.

Buon Ferragosto a tutti.

venerdì 18 luglio 2014

L'accessorio trascurabile

Lo so, il mese scorso non ho aggiornato, ma le cause sono state diverse: lavoro accumulato, tempo libero dedicato ad altro, mancanza di tempo necessari ad approfondire argomenti interessanti e niente che potesse essere scritto in pochi minuti. Oppure continuavi a dire "lo faccio domani, non c'è fretta".
Poi capita sempre che quando meno te lo aspetti, mentre cammini su una pietraia per esempio, ti entri un sassolino nella scarpa. Oh, piccolino, nulla di tale da impedirti di continuare a camminare, ma sufficiente a crearti un limitato fastidio, che in una scala da uno a 10 varia, a seconda della vita, l'universo e tutto quanto,  tra 2 e 20.
E così un argomento a cui pensavi da tempo, diventa attuale, e ti spintona per avere il suo spazio, e tu ti lasci spintonare volentieri, perché sei d'accordo con lui.

Il primo sassolino lo trovi nella lettura di un'intervista ad un'autore (che in questo caso è anche un amico), dove affronta un po' tutta la sua carriera, soffermandosi su tutte la tappe. Cita anche te, e la cosa ti fa piacere, ma poi arriva il passaggio pericoloso sulla pietraia.
Parlando di una serie che hai contribuito a creare, l''intervistatore dice "Eh, ma a me mica piacevano i disegni. Ma la storia sì."
Quindi non ti piaceva tutta la parte grafica, i disegni, la caratterizzazione dei protagonisti, la moda, i veicoli, le scenografie, il look, le inquadrature, la struttura della pagina, i risi e i bisi. Cosa rimane?
In pratica ti piace solo la parte scritta?
Ma lo sapevi che stavi leggendo un fumetto?
Ecco, non so voi, colleghi e amici, ma quando leggo cose simili mi viene sempre il sospetto di essere il figlio di un Dio minore. Che per 10 appassionati veri ce ne saranno sempre almeno il doppio che ragionano in modo differente, che sono convinti che i fumetti sono come libri con delle illustrazioni a corredo, anziché delle opere uniche di testo e disegno. Che si meravigliano se gli dici che in una serie mensile i disegnatori sono tanti, dove a loro sembrava sempre lo stesso. Che dicono "La storia è bellissima, ma i disegni mi fanno 'venire un incontrollabile impulso di correre in bagno'...".
Quante volte avete letto pensieri simili nelle recensioni o nei forum, o nelle conversazioni del pubblico alle fiere?
"Ti arrabbi Jack?" domanda il solito lettore curioso. Non realmente, ma piuttosto "infastidito". Anni fa mi avvertirono che un giorno qualcuno mi avrebbe detto "ma tanto disegnate tutti con lo stampino, no? I disegni sono tutti uguali." o non avrebbe mai notato il tuo lavoro. Quando tutto questo accadde cominciai a intuire che sarebbe stata una strada tutta in salita. Che ci sarà sempre chi pensa che il disegnatore sia un accessorio non indispensabile. Da tempo ho imparato a chiamare questa entità Mister Dodo.

Hai anche le evidenze recenti. Un forum dedicato ad una miniserie recente, di cui hai fatto un numero (Kepher) discussioni sulla trama, sulla storia, sul perché o il per come delle azioni dei protagonisti, giusto un appunto su quanto siano terribili i disegni. In questo momento non ti viene naturale pensare all'editor che ti ha fatto rifare un sacco di dettagli ed alla fine era totalmente soddisfatto. Mentiva sapendo di mentire?
Poi lavori ad un personaggio, questa volta più celebre. Lavorate in due, siete entrambi soddisfatti, i tempi sono perfettamente rispettati. Vai nel forum apposito e leggi: discussioni sulla trama, sulla storia, sul perché o il per come delle azioni dei protagonisti, dibattiti sul What If, su "come avrei fatto io", come sarebbe stato meglio, su cosa serebbe successo, "ma allora questo vuole dire che...", e giusto un appunto su quanto i disegni fossero... sotto la media. Anche qui ti viene il sospetto che il tuo editor dandoti l'OK definitivo sui disegni, e prendendosi la mezz'ora successiva di libertà per festeggiare, avesse mentito a te e al tuo compare per pietà. I figli di un Dio minore, appunto.
Poi non ci pensi più. "Succede", ti ripeti. I giudizi saranno sempre vari, e Mister Dodo te lo trovi sempre in giro.

Poi senza volerlo ti trovi coinvolto in una discussione su facebook (un uomo saggio non rimane MAI coinvolto in una discussione su faccialibro).
Postano la notizia di questo fumetto... bla bla bla, ma tu vedi solo un dettaglio: che è disegnato con Photoshop... foto convertite in disegno usando il filtro "poster", e modificate con qualche segno. Personaggi freddi, con ombre differenti perché diverse erano le foto di partenza, colori separati proprio come li trasforma quel filtro.
"Uribile!!" pensi, e credi che la cosa sia condivisibile.
E invece no, perché poi parte la discussione, e arriva di nuovo Mister Dodo: Questo è progresso. Non è altro che un'innovazione tecnologica, come il computer negli effetti speciali, o il digitale dopo l'analogico. Le nuove frontiere del fumetto sono queste in fondo. Oggi tutti disegnano sul computer, e poi, in fondo copiare le foto lo fanno in tanti, "anche Alex Ross è solo un copiatore di foto..."

Ho in improvviso incubo diurno: vedo Alex Ross che legge le discussioni su una sua produzione: chiacchiere sulla trama, sulla storia, sul perché o il per come delle azioni dei protagonisti, dibattiti sul What If, su "come avrei fatto io", come sarebbe stato meglio, e giusto un appunto su quanto i disegni fossero solo delle copie di fotografie. E che anche lui pensi che il suo editor quando gli aveva dato l'OK definitivo sui disegni gli avesse mentito per pietà.
Caro Alex, come ti capisco...

A questo punto serve aggiungere qualcosa? Serve davvero che io impieghi venti righe per spiegare i perché ed i percome? A cercare di dire che le cose non sono esattamente così? Che quel filtro "poster" di Photoshop lo hai usato pure tu tempo fa, per vedere l'efeftto che faceva, e dopo una sonora risata hai detto "Non è cosa" e l'hai archiviato tra le cose inutili, assieme all'effetto "watercolor".
Che se una storia  fumetti ti piace davvero è anche per quei disegni? Che se quella storia NON ti piace è anche per i disegni? Che non basta copiare delle foto per essere bravi? Che il programma che usa Adam Hughes per colorare è lo stesso che usa il nerd per incollare le facce delle attrici sui corpi delle supereroine? Che Alex Ross (e prima di lui Norman Rockwell, Milton Caniff e Adam Hughes, solo per nominarne qualcuno) costringe amici e modelli a posare esattamente come vuole lui, perché sa qual'è la posa che gli serve? Che non ci sarebbe nulla di creativo e/o artistico nel prendere fotogrammi di film e trasformarli in fumetti con un software popolare? Centra qualcosa con la capacità di saper disegnare?
Oh, sia chiaro, hai già conosciuto vari tipi di Mister Dodo: convinti che i manga siano il male assoluto, che Blueberry abbia un pessimo disegnatore, che sostienevano che quel fumetto che Gino ha disegnato in due mesi, e cha a lui non piace, che lo ha fatto ammattire, che non riesce a rivedere, è in realtà il suo massimo livello di sintesi? Mister Dodo adora quel romanzo grafico e non s'è nemmeno accorto che è copiato da Miller, o quella vignetta ricalcata da Font. Se vede una scala dirà che ti sei ispirato ad una storia di Tintin dove c'era una scala identica, e se gli dici che è la scala di casa tua, si complimenta perché hai in casa la scala di Tintin.

Non ci provi nemmeno a spiegare cosa significhi disegnare fumetti. Di quando cancelli la matita già finita di vignetta 5 di pagina 44 perché ti sei distratto ed è troppo simile alla 3 di pagina 45. Di quando continui a rifare una faccia perché non ti convince, o lanci maledizioni perché in tale vignetta devi fare tizio che si siede, e sai che quella posizione sarà buffa o goffa da disegnare, e ti domandi perché quella scena non è stata scritta con tizio che si siede fuori campo mentre tizia gli fa una domanda. O che talvolta ti metti in pose minacciose o buffe davanti alla finestra, perché ti serve una referenza fotografica, ma solo delle dita che reggono la pistola, e sai che nessuno se ne accorgerà mai, a parte i passanti terrorizzati.


Non servirebbe a nulla, a Mister Dodo non interessa davvero. Proseguiamo su strade differenti, com'è giusto che sia, ognuno convinto di conoscere dove sia ciò che identifica come il male del mondo.

Il passaggio sulla pietraia è alle spalle, i sassolini li hai tolti, che rimane?
Le opinioni sono lecite, lo so. I crimini a fumetti un po' di meno, ma in fondo questi paroloni sono tali solo per te. Che non sei saggio perché ti lasci coinvolgere nelle discussioni su faccialibro, ma se poi in casa hai davvero la scala di Tintin, che t'importa del resto? Mister Dodo lo incrocerai di nuovo, tranquillo.
Ma la prossima volta lascia che a convincerlo ci provi qualcun altro.
Il tuo karma ti assicura da tempo che NON sei un accessorio trascurabile.