sabato 10 settembre 2011

Ansia da prestazione

C'erano una volta le vecchie edizioni della Sticcon, ovvero la convention ufficiale dello Star Trek Italian Club, il raduno dei trekkies italiani.
Almeno tre giorni di durata, itinerante nei suoi primi anni prima di trovare sede definitiva a Bellaria, una delle costanti di ogni edizione era che ci dovesse essere sempre un grande salone con annesso palco. Qui venivano organizzate proiezioni speciali, premiazioni dei vari concorsi interni al club, eventuali giochi di gruppo e (gran finale) l'evento speciale della sfilata costumi, che può apprezzare come merita solo chi vi ha assistito di persona.

Ma in fondo, nonostante il salone e il palco, non era davvero quello l'evento principale; era ESSERCI: essere circondati da gente simile a te, con la stessa passione, che prima di allora (proprio come te) pensava di essere una goccia solitaria in uno stagno, e lì scopriva che invece intorno avevi un'oceano. Ti sedevi su quelle poltrone per il tempo necessario, e poi ti alzavi, e vivevi il resto della fiera.

Lentamente, nel corso degli anni le cose ovviamente cambiavano, e ne eri cosciente. Il palco diventava il luogo d'incontro con gli ospiti, prima i doppiatori, poi gli attori secondari, e poi (molto dopo) con i grossi divi. Sempre il palco, sempre le poltroncine e il pubblico seduto, pronto ad alzarsi e a fare altro. Fino ad un certo giorno.

Non so dire esattamente quando tutto cambiò. Forse quando le locandine fatte con Photoshop si sostituirono a quelle dipinte, forse era solo la normale evoluzione delle cose, oppure semplicemente l'arrivo delle necessità dell'onda popolare che spazzava via i bisogni dei volenterosi primi pionieri del fandom trekkiano, fedeli al detto che "le esigenze dei molti contano di più di quelli dei pochi (o di uno)"


Improvvisamente ti accorgi che intorno a te è cambiato tutto, che hai perso il colpo dello start e ti ritrovi indietro, gli altri sono già sul rettilineo d'arrivo, non sei aggiornato coi tempi, e mentre avveniva tutto questo tu pensavi ad altro, eri distratto. Un bel giorno ti alzi dalla poltroncina e scopri che intorno a te la gente non lo fa. Rimane seduta e aspetta. Aspetta. Aspetta e chiede attenzione, perché vuole essere intrattenuta: esattamente come fa a casa, seduta sulla poltrona davanti ad un televisore, e senza un telecomando per cambiare programma.

E allora cosa fai? Come reagisci se sei dall'altra parte, se organizzi il tutto? Stop ai tempi morti tra l'apparizione di un attore ed un evento interno del club (premiazione, eccetera), quei momenti adesso vanno riempiti: apparizioni con attori minori, in scaletta stretta e fitta, e infine... spunti di intrattenimento: forme di teatro, momenti di cabaret, testi brillanti, proprio come un qualsiasi programma del sabato sera, e cercando di farlo al meglio, perché poi l'ultima sera il pubblico ti da' i voti, come nel pattinaggio. Okay, sì, ammetto che è divertente, che riuscite a intrattenermi, ma... il fatto solo di ESSERCI non basta più al pubblico? A me sì, ma i tempi cambiano, evidentemente. Tempi nuovi, bisogno dei molti, se non ti adegui sei come Robert Neville, l'intruso diventato leggenda.
I vecchi reduci si ritrovano fuori dalla saletta, ma sono sempre di meno, fino a scomparire, o a cedere all'entropia e a rimanere seduti adeguandosi al bene dei molti, e questo anche se l'attore racconta aneddoti noiosi e l'attrice vi racconta tutta la sua carriera nei musical d'oltreoceano. E magari (Why not? E' successo davvero) vi canta anche una canzone, e se applaudite forte vi delizia anche con il suo pezzo forte da South Pacific, quando tu preferiresti sentire "Row Row Row Your Boat".

Vabbè, un semplice evento da fandom, e dov'è la novità? Come tutto ciò può cambiare i nostri massimi sistemi, la gestalt, la vita l'universo e tutto quanto? Come può tutto ciò riflettersi nel resto, e perchè mai dovremmo considerare questo aneddoto come qualcosa di straordinario, o di epocale, dal quale imparare qualcosa di istruttivo?

E' una cosa di cui mi sono accorto girando per la rete, leggendo nei forum e nei blog. E scoprendo (talvolta) i germi di una febbre da blog.
Vediamo di entrare nello specifico: sei un tipo qualsiasi, senza troppi grilli per la testa, ma un giorno ti apri un blog: perché è lì disponibile, perché lo fanno tutti, perché tenere un diario è arcaico, perché vuoi esternare il tuo pensiero, i motivi sono tanti, non è questo il punto. Lo aggiorni saltuariamente, scrivi i tuoi pensieri, considerazioni, anche solo cosa hai mangiato quella mattina. E piano piano scopri che sei visitato. Che la gente ti legge. E ti nasce l'ansia di prestazione: deduci che il pubblico, il tuo pubblico, vuole essere intrattenuto. E vuole che tu dia loro delle novità, mentre in te nasce il timore di non riuscire sempre a soddisfarli. Piano piano ti riesci a dedicare una mezz'ora al giorno per scrivere qualcosa, non sia mai detto che il tuo lettore si alzi dalla poltroncina, che altrimenti poi non torna più. E se cade la connessione? Panico. Se devi andare in vacanza? Terrore. Se non hai niente di nuovo da dire? Ansietà...

E se poi invece non sei una persona qualunque ma un addetto ai lavori? La gente è curiosa, vuole leggere, ti chiede di esternare il tuo pensiero. Vuole essere intrattenuta. Come per la Sticcon, una situazione di causa/effetto nella quale devi reagire. E tu dovresti ogni giorno trovare un argomento da esporre, approfondirlo, trovare i link. Diventare un giornale on-line, sempre aggiornato su ogni argomento. Costretto a postare in orari prestabiliti, "perché c'è più traffico", a scegliere con cura gli argomenti a seconda del periodo. E se sei in ferie impari a portarti dietro un portatile ed una chiavetta USB per connetterti ovunque e in ogni momento, e aggiornare. O a delegare qualche tuo amico fidato a farlo in tua assenza, pubblicando ogni giorno qualcosa di interessante, foss'anche solo un link ad un filmato buffo.

"Intrattienimi" ti grida il lettore; "fammi crescere" ti suggerisce il numero di visite medie mensili; "Cedi al lato oscuro, Luke!" grida il tuo Ego, "La resistenza è inutile" sibila la tua coscienza, "EX-TER-MI-NA-TE!" esclama l'oscuro Dalek nascosto dentro di te. Proprio come un qualsiasi festival di Sanremo, nel panico con gli indici d'ascolto. Il fatto solo di ESSERCI non basta più. Come un attore di teatro, o un romanziere, senti l'ansia da prestazione.

Ecco. E tutto questo solo perché un amico blogger mi ha spiegato per bene come DEVO fare il bravo blogger, con gli esempi descritti sopra (e che probabilmente mi cancellerà dalle amicizie di facebook quando leggerà questo pezzo... ehm).

Dio mio NO! Non sia mai che un giorno io arrivi a questi livelli. Niet. Io faccio parte della generazione che alle Sticcon si alza in piedi, per andare a chiacchierare con gli amici, che segue le esibizioni sul palco solo quando le trovo (per me) interessanti, a cui non interessa una sega di South Pacific.

Per cui, allo stesso modo ecco come funziona questo blog (ma in fondo l'avete capito): interventi solo ed esclusivamente su argomenti che mi interessano davvero, e che alla fine risultano anche (ahimè) lunghi, logorroici, per cui devo intervenire, alleggerire, correggere, inserire link esterni e controllarli (quante tempo per farlo, nel post sui libri di Conan?), e rileggere, correggere ancora, chiedendomi se ho dimenticato qualcosa. E cercare una foto, possibilmente mia, per corredare, o un filmato per illustrare, e un titolo per presentare (senza un titolo interessante, non si comincia nemmeno a leggere).
Come un cuoco in cucina, impegnato nella realizzazione di un risotto: ci vuole tempo. Senza dimenticare che c'è anche una vita da fare là fuori: disegnare, sgommare, cucinare, uscire, leggere libri e fumetti che aspettano da tempo, collezionare macchinette, modellini di Startrek, eccetera, insomma, quella che genericamente viene chiamata vita.

Non riesco a essere un intrattenitore, preferisco dedicarmi al risotto, a disegnare fumetti e a fare tutto il resto. A preferire un lungo post ogni tanto, gli X-Men di Claremont-Byrne-Austin ed i poster delle Sticcon dipinti a mano.

"E questo lo chiami un argomento interessante?" mi sussurra il lettore medio, mentre il suo Dalek interno cerca di prendere il controllo della sua rabbia. Beh, si, per me lo è. E se nel farlo riesco anche ad inserire un po' di amarcord d'epoca mi diverto di più. Logorroico magari, ma in fondo bisogna saper nutrire anche l'anima.
Non si vive di solo risotto. Enjoy Folks.

2 commenti:

  1. Mi trovo in larga parte d'accordo con quanto hai detto, sebbene non sia un trekker e la mia passione per la fantascienza sia molto limitata ( giusto qualche manga / anime come tu ben sai... ).

    Forse, però, bisogna considerare che quando le locandine erano ancora dipinte a mano, le convention erano uno dei pochi ( l'unico? ) luogo di aggregazione degli appassionati, ma con l'avvento delle BBS, delle Mailing List e dei forum questa unicità è andata un po' persa quindi oggi, probabilmente, si punta più alla 'sensazionalità' dell'evento ( che però diventa 'impersonale' in quanto viene a mancare il contatto fisico tra i fan ) e all'ospite d'eccezione ( o quasi... ) piuttosto che al mero 'ritrovo' dei fan.

    Inoltre partecipare ad una convention può essere costoso in termini di tempo e di denaro ( mentre per partecipare ad una community online basta un collegamento ad internet e mezz'ora ogni tanto ), quindi gli organizzatori vogliono essere sicuri di creare un evento attraente per il fan medio e magari per il neofita, tutto contento di vedere di persona l'ospite d'eccezione ( o quasi... ) ma al quale gliene frega poco o nulla di conoscere altri appassionati perché tanto è iscritto su cinque forum, tre mailing list e quaranta gruppi di Facebook su Star Trek.

    Semplicemente, forse, è cambiata la fascia 'target' dei fan e, molto probabilmente, sono cambiati anche i fan.

    Bye

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  2. Soffro di Attacchi di Panico quando quando participo alle convention ,io andavo sempre alla mostra del fumetto di Prato quanda c'era.L'Ansia mi viene in automatico.

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