sabato 17 dicembre 2011

Fate spazio ai suonatori

Buonasera. O buongiorno, a seconda di quando leggerete questo pezzo. Questo solo perchè non si dica che sono un tipo maleducato, come afferma qualcuno di mia conoscenza.
Mi chiamo Darth Fener, ma voi non mi conoscete. No, non sono il Darth Fener con l'elmo nero, il mantello nero e la voce pure essa nera e cavernosa del film, il mio (chiaramente) è solo un nickname. Il nome vero non ha importanza, non qui, almeno.
Nonostante tutto, è possibile, anzi, direi probabile, che ci siamo incrociati prima o poi. Oh, non intendo fisicamente, ma in modo virtuale: incrociati o letti in qualche blog o forum.

Già, perchè in fondo è questo quello che faccio principalmente, come e più di un'hobby o passatempo: intervengo nei forum, sopratutto di fumetti. Ma lo faccio a modo mio. Mi piace provocare dibattiti e scatenare polemiche, quando è il momento. E perché mai lo faccio? Perché mi va, perché penso che serva, e perché è il mio modo di partecipare e contribuire al mondo del fumetto, che seguo con passione.
Non so disegnare, qualcuno afferma anche che non capisco nulla di disegno, ma potrei benissimo scrivere fumetti, sento di averlo nel sangue. Ma fino a quando non arriverà l'occasione, mi dedico ad altro. A perturbare qua e là, e lasciare a mio modo il mio segno creativo.

Ce l'ho sempre avuto nel sangue, ma all'inizio ero un ingenuo. A 15 anni succede, sei un'autodidatta, e certe cose non le sai. Partecipavo ai forum di fumetti, e mi iscrivevo due volte, per dare man forte a me stesso nelle polemiche che scatenavo, e nessuno si accorgeva della mia età. Una parte di me era il cattivo polemico, l'altro era quello che mi dava ragione, ma facendolo in maniera ragionevole. Ma allora non avevo idea di cosa fosse il codice IP. Non sapevo che fosse il codice che aveva il mio computer, e non sapevo neppure che i webmaster potevano scoprirlo, e individuarmi e smascherarmi se mi iscrivevo con nomi diversi. E così fui sgamato. E bannato, perchè per loro (i webmaster) questa era un'azione scorretta. Ma vi pare?
Se non altro, imparai da tutti i miei errori, e oggi non ne faccio più.

Ma oggi è anche più facile, tra computer fisso e portatile, posso crearmi personalità fittizie con IP differenti, e nessuno può individuarmi, o usando il computer dell'università, più raramente, crearmene un'altra ancora. Insomma, ora sono molto più in gamba di una volta.

Oh, non pensate male, ve l'ho detto, a me piacciono i fumetti, li divoro, ne sono un grande estimatore. E sono pure amico di molti autori, sono iscritto ai loro blog, intervengo nei loro post, mi piace seguirli, come essere un loro vicino di casa, e ho la certezza che prima o poi carpirò loro qualche segreto del mestiere, per cui è utile anche per la carriera.

Eppure volete sapere sicuramente perchè faccio così, e quello che vi ho detto non vi basta. Okay, riproviamo: lo capite o no che creare dibattito nei forum di fumetti è una cosa necessaria? Oggi vanno di moda fumetti vecchi, dove le cose sono ripetute 20 volte, i disegni sono statici, e gli eroi positivi, e io e gli amici (innovatori moderni come me), non riusciamo a sopportarli. C'è bisogno di gente nuova, nuovi autori e nuovi modi di concepire i fumetti. E grazie al cielo ci sono diversi bravi nuovi autori, che seguo con entusiasmo. Scrivono storie toste, fanno lavorare disegnatori giovani e brillanti, pieni di linee cinetiche, che meritano di più. Ecco il punto: meritano di più. Ed è quello che faccio io. Se vogliamo, faccio il capoclaque: attivo l'applauso e la hola dell'entusiasmo.
E se qualcuno contesta, provoco dialettica, scateno fuoco e fiamme, contrattacco contestando a mia volta i sostenitori dei vecchi schemi, la gente vecchia. E mi piace farlo, perchè sono guidato dalla passione, e per i miei fumetti preferiti faccio questo e altro, ma figuratevi.

E voi invece ancora non capite bene il perché, vero? E' come per i tifosi da stadio. Stessa cosa.
Perchè non sopporto che i miei autori vengano contestati. Perché loro hanno ragione, hanno SEMPRE ragione, sono tipi tosti e cazzuti. E io li difendo. E se è il caso, approfitto di ogni occasione sputtanando gli altri, contestando fumetti da altri idolatrati e lanciando accuse di plagio e di poca originalità.
E la cosa bella di tutto questo è che non lo faccio da solo. Oh no, siamo un bel gruppo. Già, una vera "posse", i nuovi suonatori, come ci piace definirci. Ci siamo incrociati sui forum, contattati tramite messaggi privati, scoprendo i pensieri comuni, e incontandoci anche alle fiere di fumetto, dove è nato il nostro piano d'azione comune.
Su punta un forum, si apre skype e si chatta con il socio, mentre ti accordi su come attaccare tizio e caio che è appena intervenuto con un post potenzialmente dannoso.
E mi chedete che gusto provo ad attaccare tizio e caio? Perché E' GIUSTO. Perchè a gente simile non dovrebbe essere concesso di intervenire nei forum. Per cui intervieni, lo fai d'accordo coi soci, e distrai il discorso, sparic azzate, allunghi il brodo, annacqui la conversazione e distrai il lettore dalle derive pericolose. Missione compiuta.

Sia chiaro che lo facciamo di nostra iniziativa. Gli autori non lo sanno, loro sono convinti di avere un grosso seguito di lettori che la pensano come loro, e che le discussioni sui forum siano naturali, e si sentono fighi per aver magari lanciato il sasso per primi.
Guai se scoprissero il nostro piccolo complotto. Ma magari non crederebbero nemmeno all'evidenza.
Perché vedete, un giorno ho pure osato scoprirmi. Ho contattato alcuni dei miei tanti amici, che sono dei pezzi grossi all'interno di diverse case editrici, e gli ho detto che cosa facciamo: e che siamo dalla loro parte, e che se un giorno serve, possono chiedere, e noi - ovunque sia - interverremo e difenderemo ciò che loro vogliono difendiamo, in maniera non sospetta (in fondo siamo dalla stessa parte). Siete attaccati? Noi attacchiamo in massa, isoliamo i tipi più convinti (quelli più pericolosi), li spingiamo a uscire dalle righe, e spesso alla fine cadono nella trappola, e vengono bannati dai webmaster; perché sono in minoranza, e vanno nel panico, e violano le regole. E' uno spasso, ogni volta.  E poi per cazzeggiare, e riempire pagine e pagine nei forum, che fanno sempre contenti i webmaster, che ci vanno sempre cauti nel bannare, perchè non vogliono correre il rischio che il loro bel forum non abbia più gli iscritti che portano avanti le discussioni (è successo), e muoia, abbandonato da tutti perchè poco interessante.

Certo, dicono che potrei anche avere commesso un grosso errore. A qualcuno di questi pezzi grossi facciamo comodo, ma non a tutti. Qualcuno a cui l'ho detto ha fatto una faccia strana, dopo la mia dichiarazione. Probabilmente non se l'aspettava. Io ho specificatamente indicato di tenere il segreto, ma... ma mettiamo che il pezzo grosso un po' intimorito lo confida ad uno dei suoi autori, perché magari non sa che fare. E l'autore lo dice ad un disegnatore... che lo dice ad un'altro. E in breve la notizia si sparge. E sono già in troppi. Qualcuno potrebbe sospettare, perchè... perché nei forum ci accorgiamo che qualcosa è cambiato, che taluni a volte sono cauti e non cadono nelle trappole che gli prepariamo. Certo, a volte per scoprirci basterebbe collegare causa ed effetto, connettere eventi distanti e il nostro intervento diventerebbe evidente... ma chi volete che si impegni a fare un'indagine simile? In un forum di fumetti, poi?
Comunque comincia a essere difficile. Lo so, ma a volte è colpa di alcuni di noi, che commettono degli errori molto stupidi. Niente IP simili, o doppia identità di un forumista, questo sarebbe troppo stupido, ma a volte si facco comunque cazzate, le puttanate che combinano alcuni di noi...
Il mio amico Boba Fett (anche questo è un Nick) interviene troppo spesso sui suoi blog preferiti usando lo stesso nick (pensa che non sia grave) con cui firma nei forum. Se uno controllasse, capirebbe che quel forumista che si definisce "libero e senza preconcetti" è lo stesso talebano che sui blog incensa i suoi autori preferiti. Cambia nick, maledizione, sei fesso a farti beccare così! Tramite la banalissima firma si può arrivare a scoprire quasi tutto di te. Se quel qualcuno che volesse indagare con pazienza partisse da qui, insospettito,  a controllare i collegamenti, potrebbe scoprirlo e svelare tutto il gioco.
Distrazione, stupida e balorda disattenzione, a cui bisogna prestare attenzione, per non rovinare tutto quello di buono fatto finora. Boba Fett è stato cazziato abbondantemente, ma ora ha mollato, ha dato retta alla sua ragazza che gli diceva di non stare troppo davanti al suo pc. Ma non deve più capitare che per qualcun'altro si dimentichi di cambiare Nick quando scrive su due forum differenti. Se lo fa ancora una volta è FUORI (Okay, Boba Fett se n'è andato da solo, ma lo avremmo sicuramente espulso noi stessi). Non è facile, ma noi vogliamo solo gente in gamba, se commetti errori meglio se ti levi dalle palle.

Allora, che ne dite? Fiction? Realtà? Giudicate voi... ora arriva la sorpresa.
Questo post non è stato scritto dal titolare di questo blog. Oh no. Sono entrato nel suo blog (questi abitudinari, usano sempre la stessa password), e ho scritto questo pezzo, autobiografico, e ho modificato le impostazioni in modo che lui non possa cancellarlo. Colpa sua, che è fesso perché usa come password il nome di uno dei personanggi femminili che ha disegnato per tanto tempo, anche un bambino lo avrebbe indovinato. Per cui io rido alle sue spalle. Lui che si lamenta delle cose che non vanno nei fumetti, proprio lui ora è stato hackerato, e si ritrova un pezzo non desiderato. Ma è colpa sua, che in un post ha sputtanato il mio amico Nino Birillo, per cui questo è il suo trapasso, venite e ridete pure delle SUE teorie strampalate sui forum.

Certo, potreste anche pensare che sia un suo trucco per scrivere di una cosa che ha sentito, magari da un disegnatore che l'ha sentito dire con vanto dal responsabile ganzo, o sottovoce dal responsabile dubbioso, accidenti a lui, ma senza scoprirsi troppo. Oppure direttamente da Boba Fett, in un suo momento da fesso, quando decide di mollare tutto e dare retta alla sua ragazza. O perché pensa di essere creativo, ah ah.
Tutto potrebbe essere, ma no, il pezzo non l'ha scritto lui, punto.
Voi non vi preoccuopate, e continuate a postare nei forum di fumetti. Ma attenti che noi vi controlliamo. Ma ricordate che va tutto bene. Noi non esistiamo, siamo una finzione di un post di un blog fumettistico. Ma potremmo esistere davvero...
Voi state solo attenti, e non scrivete stupidaggini, o non incensate i vecchi fumetti, please. Non è vero che siamo in pochi e loro tanti. Non è vero che siamo giovani brufolosi, che i fumetti che leggiamo noi vendono 3000 copie mensili mentre quelli dei vecchi 30.000, sono bugie dette dagli ALTRI.
Voi fate solo attenzione a quello che scrivete, o vi massacriamo.
A parole ovviamente. Ma ve lo giuro.
Lo giuro sui miei brufoli.

PS: scommetto che l'autore del blog interverrà nei commenti qui in basso, dicendo che non l'ha scritto lui, lamentandosi bla bla bla (è talmente verboso con i suoi post che questo tiro se lo merita), ma che mi frega a me?

martedì 22 novembre 2011

Chiamala se vuoi, evoluzione



Nino Birillo ha delle certezze nella vita, che gli sono derivate dall'averla affrontata, quella vita. E ha delle convinzioni personali, che dal suo punto di vista non sono opinioni, ma fatti certi, provati e assoluti.
Nino Birillo è convinto che il mondo dei fumetti sia in piena espansione. Che la crisi non abbia colpito affatto questo nostro piccolo mondo di carta stampata e nuvolette coi testi. Nino basa questa sua convinzione sull'analisi di ciò che conosce (è un tipo preciso, ci tiene a questo), e tra queste, una non indifferente, è la grande quantità di fumetti che escono ogni settimana in fumetteria, per cui Nino sa di essere dalla parte del giusto, e in qualsiasi discussione possa avere con qualcuno su questo argomento, sa per certo che riuscirà a fare valere le sue ragioni. Logica, pura logica, nient'altro che pura logica applicata ai fatti.

Nino Birillo è convinto che non sia concepibile che un disegnatore impieghi più di tre mesi per disegnare un fumetto.

Okay, vi siete ripresi? Lo so, certe affermazioni sono un po' dure da assimilare, ma indagando con ragionevole logica si arriva a capire il perché e il percome.
Nino vive in un mondo di fumetti rapidi, che escono ogni mese, puntuali come scolaretti, che egli consuma in gran velocità, orgoglioso della sua passione, e da questa divorato. Lui li consuma rapidamente, per cui anche l'autore lo ha fatto rapidamente, questa è la sua logica deduzione. Potete anche contestare le sue affermazioni, ma difficile che vi stia a sentire.

"Gli albi dei supereroi escono puntuali ogni mese, stessi autori", dice Nino.
Si, ma con uno a fare matite, uno a inchiostrare e uno a colorare, e talvolta puoi trovare anche un racconto fill-in, per riempire il mese nell'attesa che gli autori finiscano il numero, e come se non bastasse magari dopo due anni cambiano tutti quanti, sceneggiatore, disegnatore, inchiostratore e colorista.

"Eppure il mio manga preferito esce ogni mese, e ha le sue brave 200 pagine tutte disegnate per bene."
Si, però l'autore nippo ha l'aiutante per fare i personaggi secondari, l'aiutante per fare gli alberi e le case, l'aiutante a disegnare tutte le pietre e le pieghe nelle maniche della giacche, e l'aiutante che mette i retini, adesivo o a Photoshop che sia.

"Eppure il ciclo di XIII è uscito rapidamente in questi mesi, in volumetti brossurati da 100 pagine, e non è giapponese!"
Si, ma il primo numero è uscito quando ancora dovevi nascere, e gli altri l'hanno seguito, nel loro paese d'origine, alla scadenza di ogni anno. Ci pensi? Un anno a disegnare e colorare 48 pagine...

"Ma quando finisce questa serie? Così comincio a laggerla."
Non sei capace di aspettare una nuova puntata, eh? Be, rassegnati. Non finirà mai, gli autori sono vivi, vegeti e pieni di entusiasmo. Un albo all'anno per i prossimi 50 anni. Tu continua pure ad accumularli, prima o poi  finirà, come no, e allora potrai incominciare. Ma solo se avrai ancora de buoni occhiali.

Nino Birillo non si convince, sa di avere ragione. Ha amici che glielo confermano. Ha amici disegnatori, per esempio. Che ogni 6 mesi vede in edicola su qualche nuova miniserie, e che chiacchierando gli dicono di essere molto veloci, e di riuscire a lavorare in due mesi. Nino non ha una cultura poliedrica, non sa che quei computer non esistevano all'epoca in cui è ambientata la storia, o che le braccia notoriamente non variano di lunghezza e dimensione nel corso della vita umana, così come invece accade nei suoi fumetti preferiti. Non ha nemmeno idea di come sia esattamente fatta la Torre Eiffel, gli basta un suo feticcio e sarà convinto che quella è Parigi. E in fondo non ha la minima importanza di dove sia di casa l'aeroporto di Malpensa.
Ma Nino diversifica, conosce letteristi che possono letterare un albo in due settimane, traduttori che traducono il francese plaisanterie come piacere; è amico di Facebook di famosi sceneggiatori, che gli hanno dato gran confidenza rivelando come nasce una trama, e che non serve studiare, imparare regole o evitare gli errori, è sufficiente fare, fare, fare, e pure lui stesso, Nino Birillo, potrebbe diventarlo.
E' facile. E' un mondo bellissimo e felice, dove tutti ci vogliamo bene, dove la passione guida le nostre scelte, dove si vive di aria e sogni, e il cibo si materializza nel forno a ogni tuo desiderio, e dove non esistono tasse, caldaie che si rompono o bollo Auto.

Nino non guarda gli altri fumetti. Li trova vecchi, noiosi, e in fondo fa già parte di questo grande e felice mondo dove tutti si vogliono bene. E non gli serve voltarsi indietro, o guardarsi intorno. Non concepisce che ad una fiera di fumetti qualcuno possa fare la fila per avere da un disegnatore un'autografo su una stampa, anziché avere un disegno tutto per lui (lui è speciale, e poi i suoi amici disegnatori a lui lo fanno sempre). Se gli dicono che Caio ha impiegato 7 mesi a disegnare una storia, lo guarderà come si guarda un alieno, pensando "Che pirla!".

Senza speranza? Forse. O forse un giorno si evolverà in un essere superiore, e capirà di aver stazionato per tanto tempo solo in una piccola oscura stanza di un condominio molto più grande, dove (qui sì) ci sono i furbi, i furbetti, i furboni, gli inadempienti, i geni, gli ipocriti, i maestri, gli Editori con la E maiuscola, gli editori senza maiuscoli e gli editori per modo di dire. Gli invidiosi, i rompirompi che ti traviano con promesse di lavoro, quelli che se la tirano come primedonne, quelli che pensano che ricordandoti le scadenza ogni momento andrai di certo più veloce, quelli che vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, quelli che non vedono che il gomito è troppo corto ma se la tirano come esperti, e dove capisci perché certi editor sono più in gamba di altri. Oh bé, sì, è meno felice e allegro della sua piccola stanza precedente, ma si sa che l'umanità deve evolversi
Ma fino ad allora Nino non corre rischi. No, non corre alcun rischio. Se proprio vogliamo uno c'è, ma cosa vuoi che importi a lui?
Che un po' di gente che lo conosce, quando parlino di lui usino un nomignolo, che può variare da "Tizio" e "il pirla, a "la bestia". Non è carino, ma è un mondo difficile, ahimè.

E parlo con condizione di causa, perché ci fu un tempo in cui pure io fui Nino. Non proprio così (grazie infinite!!!), ma probabilmente dipende dai tempi, davvero differenti. Poi, grazie a Crom, arrivò l'evoluzione.
Ora mi muovo per il condominio e sovente mi perdo. E il naufragar mi è dolce in questo mare... 

domenica 30 ottobre 2011

Teoria del complotto

 Niente è perduto per sempre, tutto prima o poi torna, e il cerchio si chiude sempre. Luoghi comuni, pippe mentali o altro? Questo pensiero mi è venuto  una mattina di qualche giorno fa, di passaggio in fumetteria, osservando tra le novità della settimana, esposte sugli scaffali.

Andiamo all'origine. Eravamo nei tardi anni '90, e un giorno (dove e quando? E chi lo ricorda...) mi ritrovai ad assistere all'incontro col pubblico di un'autore noto, sceneggiatore di un personaggio popolare a fumetti. Quel giorno, magicamente, il feedback col pubblico funzionava molto bene, le domande di quest'ultimo arrivavano, e l'autore rispondeva con entusiasmo, con gli argomenti che variavano di continuo.
Poi, tra le tante domande possibili, una ottene una risposta che meravigliò tutti: dal pubblico chiesero se c'era la possibilità ben presto di avere un film hollywoodiano tratto da tal personaggio dei fumetti italiano, così come riferito da più pubblicazioni cartacee (epoca arcaica, allora le news non erano così diffuse in rete...). La risposta dell'autore fu negativa: il fatto che una casa di produzione americana avesse opzionato una serie italiana non era un segnale obbligatorio che qualcuno ci avrebbe fatto un film. Lo credeva pure lui, fino a quando un avvocato che si occupava in Italia degli interessi della major USA gli aveva spiegato l'inghippo, nel momento di opzionare la serie.
Quale inghippo?
Come la chiamo io, la regola delle spalle coperte. Ma conosciuta anche come Teoria del complotto.

Lui la raccontò in modo più semplice, ciò che segue è una mia libera ricostruzione.

Sia chiaro che è una storia che funziona così solo negli States, a causa delle loro leggi. Per cui, sei nel paese del felice sogno americano, sei un produttore, e vuoi fare un film da una storia originale, hai qualche problemino. Metti che vuoi raccontare la storia di un uomo, il suo cane, e di come questo gli abbia fatto trovare moglie. Film finito, pronto a uscire, tutti contenti, ma... ma arriva una denuncia. Tizio Filippo denuncia tutti, sostenendo che la storia è copiata da un suo racconto pubblicato su un numero estivo di una prestigiosa rivista letteraria due anni prima: storia di Tizio Filippo e il suo cane. Il produttore scrupoloso controlla, rovista tra collezioni di riviste letterarie e trova il prezioso numero estivo, legge il racconto e scopre che in comune le due storie hanno solo un uomo e un cane. E qualcuno ha una moglie. Tutto il resto è diverso. Nel racconto estivo il cane scippava le vecchine (la rivista letterarie era pulp, vabbè...). Ergo l'accusa non regge, possiamo fregarcene e respingerla senza problemi. Ma a questo punto entra in scena l'avvocatoi della compagnia cinematografica, che fa notare che l'altro potrebbe ricorrere, e la causa prenderebbe anni, avvocati, sedute rinviate e annullate, eccetera. Vincerebbero (ma non è poi detto) ma spenderebbero un sacco di soldi. Ergo, suggerisce trovare un accordo. Tizio Filippo chiede 100? Gli dai 0,1 e lui e il suo avvocato sono contenti e soddisfatti.

Tutto a posto? Macchè. Arriva una telefonata, un giovane studente della scuola di cinema di Amarillo (Texas) sostiene che tutta la parte del cane e del rapporto col padrone è copiata da un suo cortometraggio premiato al festival dei giovani cineasti del dopolavoro di Paris (Texas). Oh! E ora che si fa?
Si cerca il mini film (e già questa è un'impresa), e si guarda. Falso, è la risposta dopo la visione del corto, l'uomo ha un cane e lo tiene al guinzaglio. E basta, perchè per il resto è un lungo soliloquio guardando i treni che passano. "Mandiamo il giovane autore affanzùm", propone il produttore. No, gli suggerisce l'avvocato, se no lui ricorre, chiede il sequestro, chiede ancora i danni, e ci fa perdere tempo e soldi. Meglio fare un'accordo. Vabbè, anche per questa volta, ma giusto per stare tranquilli.

Niet, il destino è avverso. Arriva un'altra denuncia. Tizio Bironzo afferma che la storia è COPIATA da un suo fumetto underground pubblicato sul giornalino scolastico dieci anni prima. Lo scrupoloso e paziente produttore comincia una strenua ricerca, si imbarca nella ricerca di introvabili giornalini scolastici, conservati in umide cantine scolastiche, rovinati dal tempo, dal lavoro dell'entropia e da bande di zombi (che notoriamente riempiono le cantine delle scuole del midwest) risvegliate da tanto fracasso, ma alla fine riesce a trovare suddetto fumetto: cani vampiri e uomini zombi, un tempo sposati. No, non è la stessa storia, contestiamo. L'avvocato spiega che ci vorrebbe troppo tempo, bla bla bla, e consiglia un accordo. E accordo sia. Ma è l'ultima volta.

Ma poi arriva Tizio Matusalemme, e afferma iracondo che il cane della storia ha lo stesso nome del suo cane, morto nel '46 a Milwaukee, e per giunta - e questa era impossibile da indovinare per combinazione - lui stesso è stato sposato. Per cui è un plagio bello e buono, e non gli hanno chiesto il permesso di usare il suo nome, per farlo devono comprare i diritti, e chiede i danni. Il paziente produttore va dall'avvocato, e gli dice che questa è una richiesta cretina, che il cane si chiamava Fido, nome comune, per cui di questa denuncia possono fare a meno... ma l'avvocato consiglia di accordarsi, perchè bla bla bla, l'altro potrebbe continuare a perseguirli.
Niente, non c'è via di fuga. Ci sarà sempre qualcuno che dirà che gli hai rubato l'idea, o un collegamento o una scena che ricorda "troppo" qualcos'altro. Non c'è scampo. Ora e per sempre.

"Okay, ma come faccio allora a tutelarmi?" domanda il produttore esausto.
"Facile," risponde l'avvocato esperto di azioni legali, "E' sufficente che tu abbia le spalle coperte". Il succo è semplice: il film deve essere tratto da un'opera pre-esistente, meglio se vecchia di anni. In questo modo chiunque protesti pretendendo di essere stato derubato dall'idea, riceverà come risposta un messaggio con la spiegazione "Caro amico, questo film NON è copiato dal tuo fumetto pulp scolastico, perchè è tratto da un racconto di uno scriba sherpa del 1700. Per cui semmai sei TU che hai copiato lui, stai attento che potresti essere denunciato. Un saluto." Niente accordo, niente assegno di rimborso, il produttore è contento e non deve spendere soldi inutilmente.
Una volta detto questo, il produttore, che ha capito tutto, acquista i diritti della carica dei 101, e stabilisce che la storia del film è ispirata a quel classico: e quel film incominciava col i protagonisti umani che si conoscevano grazie ai loro cani. Il titolo diventa "La carica dei 110", e nessuno più li denuncia.

Ma in questo film ci sono i cani Dalmata? No, e allora che ispirazione è? Se lo vado a vedere convinto che ci siano un sacco di cani maculati e spassosi, non finisce che mi arrabbio se vedo che non è così?
Forse. Ma sarai sempre una minoranza, e avrai fatto meno danni della denuncia di plagio di un giovane cineasta di Amarillo. E poi cosa ne vuoi sapere tu?
In compenso gli sceneggiatori del nostro film potranno giustificare tutti i cambiamenti portati alla storia originale con abile dialettica, perchè in realtà loro vogliono raccontare la LORO storia, e della fonte originale in fondo non gli importa un bel niente: Abbiamo voluto ammodernare la trama (classico); non abbiamo voluto guardare il film originale per non farci condizionare e avere la mente libera (spudorata); abbiamo trovato uno spunto originale che era sfuggito all'autore (ossignooore...); abbiamo fatto dei cambiamenti per renderlo più fruibile ai milioni di persone che lo vedranno, rispetto a quelle poche migliaia che hanno letto il libro (ideale per fare incazzare qualche migliaio di lettori), e così via, l'importante è avere molta fantasia, e molta molta molta faccia tosta.

Per cui, ormai di default, ogni volta che una casa di produzione decide di raccontare una storia originale, si procura un alibi efficace, cercando qualcosa di pre esistente a cui ispirarsi: opziona fumetti, racconti, cortometraggi, ogni cosa che possa avere qualche collegamento con il film in cantiere, stabilisce un budget apposta per queste acquisizioni, e blocca tutto, anche più del necessario, perché in fondo già che ci siamo  anticipi altre case di produzione che potrebbero avere idee simili. E tu, autore di un fumetto italiano con un eroe che vive nel futuro, ti ritrovi opzionata la serie solo perchè magari qualcuno vuole i detective del futuro e non vuole che vengano accusati di plagiare Blade Runner. Ohibò. Rimango basito.

Ma è mai possibile? Vorrebbe dire che chissà quanti dei film che ho visto sono nati su basi simili? Un complotto mondiale di queste dimensioni? Ma andiamo...
No, dai, non ci credo, non è possibile, eppure... quante volte ti sei trovato a vedere film tratti da qualcosa, e hai scoperto che di quel qualcosa non ne hai trovato traccia?
No, non è possibile, e per provarloè sufficente che prendiamo dei film , a caso: Hellblazer, film con Keanu Reeves tratto dal fumetto omonimo. Ma di quel fumetto non ha nulla, a parte il detective (biondo in origine, Johnny Mnemonic qui) che fuma. Ragionevole sospetto...
No, non basta, prendiamo un altro esempio, magari Van Helsing: lo guardi, e oltre rimpiangere i soldi del biglietto, ti chiedi che centri con Frankenstein, visto che sembra un adattamento tarocco di Solomon Kane di Howard. Stai a vedere che...
No! NO! Non è così! Prendiamo un altro film, Io Robot, con Will Smith: Asimov non c'è, i robot violano le leggi della robotica, botte alla Matrix, Skynet, e nemmeno un dalmata... accidenti.
La recente versione di Ultimatum alla terra? Uhm... alieni che vogliono disinfestare la terra, Johhny Menemonic/John Constantine con sguardo di ghiaccio, e dov'è finito il messaggio pacifista del film originale? E Klatoo? Beh, c'è sempre Jennifer Connelly, che da sola merita la visione del film, ma... uhm... eppure... No, è solo una serie di coincidenze, non è davvero così.
Forse che tra i film tratti da Philip Dick le cose vanno diversamente?
Impostor: gente che corre, con colpo di scena, doppio colpo di scena e triplo colpo di scena tutto nell'ultimo minuto. Ossignore, l'idea su cui si basa tutto il racconto, banalizzata ed evoluta in questo modo...?
Total Recall: le avventure di gente che corre su marte, senza smettere mai di correre. Uhm... e l'uomo che ha nelle sue mani la fine del suo mondo, che fine ha fatto?
Paycheck: gente che corre facendosi aiutare da oggetti inutili a fare cose ancora più inutili (mmmh... nel racconto funzionavano, però...). E sopratutto niente artiglio temporale, accidenti. Stai a vedere che...? No, lasciamo perdere i film tratti da Dick, è come sparare sulla croce rossa... Bè, c'è sempre il film di Dylan Dog...
No, nonono-Noooo! Non è così, non insistete, non ci credo, non può essere così! 

Quell'autore di fumetti, qualche tempo dopo mi disse che si aspettava che prima o poi qualcuno a Hollywood, una volta avuta l'idea, avrebbe potuto pensare la genialata di realizzare lui stesso un fumetto su quel tema, PRIMA del film, se non ne trovava uno come voleva lui (realizzato magari anche male, magari anche disegnato coi piedi, magari anche con tutti i cavalli storti, l'importante è che esca, non necessariamente rilegato), e quindi solo dopo fare il suo film colossal, in modo da poter dire "E' tratto da quel fumetto". E se qualcuno si riterrà parte lesa, sarà con quel fumetto e con l'editore che l'ha pubblicato che si arrabbierà, non con i produttori cinematografici che ne hanno ricavato un così fedele adattamento.
No, sono tutte cavolate, ma figurati se è mai possibile. Questa è la vera teoria del complotto
Si, ne sono convinto.
E poi passo in fumetteria e sfoglio il fumetto da cui hanno tratto Cowboys vs Aliens.
Ecco, ora il dubbio forte mi è tornato bello forte, e stavolta di certo non sparisce. E quello nel cielo è davvero un segnale da origini sconosciute.

Morale della storia, se un giorno opzionano un vostro fumetto underground su zombi e vampiri, siate contenti per i soldi (pochi, maledetti e subito), ma non aspettatevi troppo. C'è altro nella vita.

PS: la foto è tarocca, sono bastati 5 minuti di Photoshop :-)

martedì 18 ottobre 2011

Cantami o diva, di Principesse e ciabattini

Parliamo di Richard Williams.
Forse non l'avete mai sentito nominare, la cosa è molto probabile, in fondo è un nome abbastanza comune. Non è un parente di Robin William, nè di Robbie o Alan, ma in fondo quel cognome lo portano in tanti. Il nostro Richard "Dick" Williams è un'animatore canadese, e nel 2013 compirà 80 anni. Sue tra le tante cose fatte, le sigle di alcuni famosi film, come il Casino Royale con David Niven, o alcuni titoli della Pantera Rosa, o questo:


Ma il motivo per cui potreste ricordarlo è il ruolo che ha avuto come regista delle animazioni in "Chi ha incastrato Roger Rabbitt", il film di Robert Zemeckis che ha unito magicamente attori in carne ossa e cartoni, in un'epoca in cui il digitale e la CGI non avevano ancora cominciato a dettare legge. Un grosso successo, e un bel po' di soldi che arrivano in cassa, che gli premetteranno di continuare a realizzare un vecchio sogno.

Già, perchè Richard Williams vuole finire The Thief and the Cobbler, il suo chiodo fisso, il film a cui sta lavorando già da tempo. Lo concepisce nel 1968, all'età di 35 anni e inizia... ma il progetto è ambizioso, i fondi finiscono, gli anni passano, le idee si accumulano. Nel 1988 Roger Rabbitt gli fornisce i soldi e la notorietà per avere il supporto di una major, ma a volte anche questo non basta. Il lavoro procede a rilento, il progetto è ambizioso, e un bel giorno arriva la notizia che la Disney sta girando Aladdin: accidenti, bisogna sbrigarsi a finirlo prima, o si va fuori mercato. Ma il tempo manca. Si monta tutto quello che c'è di pronto, si animano gli storyboard, per vedere cosa manca e a che punto siamo: niet, troppo da fare, non è possibile finirlo, i produttori non sono contenti. Che si fa? Non è difficile immaginarlo... Williams viene rimosso dal progetto, e sostituito da Fred Calvert, produttore a quel tempo già responsabile di diverse serie d'animazione americane. Si girano nuove scene, si cambia la trama in certi punti, si segue la moda...

Nel 1994 esce "The Princess and the Cobbler", prima versione rimontata, ma impostato come se fosse un film disneiano di quelli del periodo (la moda, appunto...): con canzoni e personaggi buffi. Due anni dopo la Miramax aquisisce il film, lo rimonta, aggiungendo nuove voci (Matthew Broderick), imponendo il racconto in prima persona dello stesso ciabattino dove prima rimaneva muto fino alla fine, e ribattezzando il tutto "Arabian Knight". E parla pure il ladro, in origine concepito come un Wil E. Coyote umano (era animato da Ken Harris, proprio l'animatore del Coyote). Ma a differenza di Blade Runner, in cui lo stesso espediente imposto dai produttori alla sua uscita dava un valore aggiunto al film, qui decisamente no; ora sembrava una delle tante copia di Aladdin. Anche Jafar di Aladdin ha molto in comune con il grand visir Zig-Zag di "The Cobbler". Ma chi è stato creato prima? Uhm, gatta ci cova...

Ma di questo non ci interessa, lasciamo i paragoni a chi è interessato a farli. Noi torniamo al film originale, perchè Williams ci teneva tanto a finirlo? Perchè i produttori preferirono farne un film musicale? Com'era la sua visione? E' davvero andato perduto e non lo vedremo mai?

Non ancora, almeno pare. Qualche scampolo di destino ci mette lo zampino, e Roy Disney, il nipote del grande Walt, ne viene a conoscenza, e decide di occuparsi di restauro e completamento, secondo la versione originale, così come aveva fatto con Fantasia 2000: ma il diavolo fa sia le pentole che i coperchi, e nel 2003 lo stesso Disney lascia la società dello zio Walt, defenestrato dalla gestione Michael Eisner. Forse lo ricordate, era il periodo in cui Eisner ebbe la folle idea di chiudere gli studios tradizionali ("I tre Moschettieri" doveva essere l'ultimo prodotto di quel tipo), darsi al digitale e liberarsi della Pixar... e probabilmente in breve tempo avrebbero pure fatto volare le mucche e raso al suolo il parco Yellowstone, tanto per dimostrare che sapevano fare anche altre cose molto idiote (e magari liberarsi pure dell'Orso Yoghi, pericoloso concorrente). Ma poi, siccome una giustizia da qualche parte riesce ad arrivare, la Disney prese una direzione differente, si fuse con la Pixar, Steve Jobs ebbe la maggioranza, Roy Disney rientrò ed Eisner lasciò... ma questa è un'altra storia.

Nel frattempo il film di Williams ormai era svanito. Perso, smemorato, conosciuto solo in visioni non originali, il montaggio con lo storyboard in una bassa qualità, qualche VHS con parte di altro materiale... lo stesso Williams ha ormai rinunciato.

E poi... poi arriva l'amore di un appassionato, laddove si erano bloccati in tanti. Che recupera tutto il recuperabile, tutte le versioni, gli storyboard, e lavorando in alta risoluzione realizza quella che verrà conosciuta come il Recobbled Cut, la cosa più vicina a quello che doveva essere il progetto originale di Williams. Quello che anche noi possiamo vedere adesso, grazie a Youtube. E scoprire la sua storia grazie ad altri appassionati, che hanno dedicato alla sua memoria parte del loro tempo libero.

Per cui, eccoci qua. Sotto trovate le sequenze per vedere tutto il film, pezzo dopo pezzo. Ma è un po' lunghetto, per cui tornate quando il tempo ce l'avete, e guardatelo, che ne vale la pena. Per vedere come un'animatore può concepire un progetto davvero originale, che non segue la moda.

E come un animatore riesce a creare il più grande film d'animazione MAI realizzato. E sì, almeno questo record bisogna riconoscerlo...



E solo adesso, ma solo se lo volete davvero, se ne siete davvero sicuri, se non avete altro di più urgente da fare (che ne so, tagliarvi le unghie, leggere un libro, guardare il TG1), SOLO in quel caso, allora guardatevi pure la versione Miramax. Con la voce narrante del protagonista, la principessa che canta, insomma il classico cartone come ce ne sono tanti, quello che lo spettatore medio si aspetta da un film d'animazione. Lo trovate qui sotto.

Ma volete vedere come continua, sorry, dovete cercarvi da soli le parti successive su Youtube, a me, dopo aver visto l'originale, manca il cuore. O lo stomaco, fate voi.

giovedì 6 ottobre 2011

Change the World


Osservo il mio iPod, penso che ha la batteria scarica, penso che dovrei collegarlo al pc e ricaricarlo. Poi penso che dovrei anche cambiare batteria perché la sua ormai è alla frutta, ma in fondo è tarocco, lo sapevo sarebbe successo. Ma se esiste, se qualche cinese ha pensato fosse il momento di copiare qualcosa di valido, è stato perché questo qualcosa di valido ESISTEVA, ebbene la colpa è di un uomo solo. Penso che se ho perso venti minuti buoni la settimana scorsa in quel centro commerciale facendo scorrere le dita sopra l'iPad, sentendomi smarrito e piccolino perché le dita facevano quello che prima dovevi fare col mouse, la colpa è dello stesso uomo, porcapaletta. E poi penso che mi sento davvero nel 21esimo secolo, e che il mondo di meraviglie tecnologiche di Blade Runner è a due passi, o a solo 5 minuti nel futuro.

Poi passo con lo sguardo su alcuni libri di Fantascienza inpilati in torri temerarie, nell'attesa di venire inscatolati senza venire letti, e mi dico che è bello averli, che un giorno riuscirò anche a leggerli, e ritorno col pensiero alla prima collana regolare di Fantascienza da edicola che sono riuscito a completare (Omicron, editore SIAD/Armenia, solo 7 numeri, nel 1981), che se un viaggiatore temporale viaggiasse indietro nel tempo e mi distraesse dal guardare i libri esposti in edicola, impedendomi di vedere quella copertina disegnata da Franco Storchi, di quel romanzo di Silverberg, magari non sarei mai diventato un lettore onnivoro di FS e adesso avrei un sacco di spazio in casa, e probabilmente un gatto a scorrazzare in quegli spazi vuoti. Chi fu il traduttore e curatore di quella prima collana? Colpa sua se incominciai, perché se per quel numero 1 avesse scelto una copertina differente forse non l'avrei mai preso?

Poi comincio a lavorare, perché devi cominciare prima o poi, anche se sei un libero professionista, e non puoi passare tutta la mattinata a a ricevere notizie tramite la rete. E penso alla cura che ci dovrò mettere, perché questo è quello che il mio curatore si aspetta da me, perché è tradizione della casa editrice, perché l'ho imparato leggendo un'infinità di ottimi fumetti fino quando il tutto non mi è entrato nel DNA, permettendomi di capire la differenza tra un lavoro fatto bene e uno fatto coi piedi, rendendomi impossibile ormai a continuare a leggere un fumetto se trovo che è pieno di buchi. Quando realizzi che è questo che ti dà la carica in questo lavoro, la vera differenza tra lavorare per l'editore A e lavorare per l'editore B. E mi ritrovo (evidentemente divago troppo col pensiero) a riflettere che anche qui la colpa è di un uomo solo.

Poi spengo tutto, e mi preparo ad affrontare il primo giorno del resto della vita, e penso che tra tutte le persone che faranno questa strada in mia compagnia non ci saranno più - oltre ai soliti Gilles Villeneuve e Philip Dick - nemmeno Steve Jobs, Vittorio Curtoni e Sergio Bonelli...

Si... sarà decisamente un viaggio meno avventuroso, ma sicuramente più triste.


"Because The People Who Are Crazy Enough To Think They Can Change The World, Are The Ones Who Do"

Steve Jobs


sabato 10 settembre 2011

Ansia da prestazione

C'erano una volta le vecchie edizioni della Sticcon, ovvero la convention ufficiale dello Star Trek Italian Club, il raduno dei trekkies italiani.
Almeno tre giorni di durata, itinerante nei suoi primi anni prima di trovare sede definitiva a Bellaria, una delle costanti di ogni edizione era che ci dovesse essere sempre un grande salone con annesso palco. Qui venivano organizzate proiezioni speciali, premiazioni dei vari concorsi interni al club, eventuali giochi di gruppo e (gran finale) l'evento speciale della sfilata costumi, che può apprezzare come merita solo chi vi ha assistito di persona.

Ma in fondo, nonostante il salone e il palco, non era davvero quello l'evento principale; era ESSERCI: essere circondati da gente simile a te, con la stessa passione, che prima di allora (proprio come te) pensava di essere una goccia solitaria in uno stagno, e lì scopriva che invece intorno avevi un'oceano. Ti sedevi su quelle poltrone per il tempo necessario, e poi ti alzavi, e vivevi il resto della fiera.

Lentamente, nel corso degli anni le cose ovviamente cambiavano, e ne eri cosciente. Il palco diventava il luogo d'incontro con gli ospiti, prima i doppiatori, poi gli attori secondari, e poi (molto dopo) con i grossi divi. Sempre il palco, sempre le poltroncine e il pubblico seduto, pronto ad alzarsi e a fare altro. Fino ad un certo giorno.

Non so dire esattamente quando tutto cambiò. Forse quando le locandine fatte con Photoshop si sostituirono a quelle dipinte, forse era solo la normale evoluzione delle cose, oppure semplicemente l'arrivo delle necessità dell'onda popolare che spazzava via i bisogni dei volenterosi primi pionieri del fandom trekkiano, fedeli al detto che "le esigenze dei molti contano di più di quelli dei pochi (o di uno)"


Improvvisamente ti accorgi che intorno a te è cambiato tutto, che hai perso il colpo dello start e ti ritrovi indietro, gli altri sono già sul rettilineo d'arrivo, non sei aggiornato coi tempi, e mentre avveniva tutto questo tu pensavi ad altro, eri distratto. Un bel giorno ti alzi dalla poltroncina e scopri che intorno a te la gente non lo fa. Rimane seduta e aspetta. Aspetta. Aspetta e chiede attenzione, perché vuole essere intrattenuta: esattamente come fa a casa, seduta sulla poltrona davanti ad un televisore, e senza un telecomando per cambiare programma.

E allora cosa fai? Come reagisci se sei dall'altra parte, se organizzi il tutto? Stop ai tempi morti tra l'apparizione di un attore ed un evento interno del club (premiazione, eccetera), quei momenti adesso vanno riempiti: apparizioni con attori minori, in scaletta stretta e fitta, e infine... spunti di intrattenimento: forme di teatro, momenti di cabaret, testi brillanti, proprio come un qualsiasi programma del sabato sera, e cercando di farlo al meglio, perché poi l'ultima sera il pubblico ti da' i voti, come nel pattinaggio. Okay, sì, ammetto che è divertente, che riuscite a intrattenermi, ma... il fatto solo di ESSERCI non basta più al pubblico? A me sì, ma i tempi cambiano, evidentemente. Tempi nuovi, bisogno dei molti, se non ti adegui sei come Robert Neville, l'intruso diventato leggenda.
I vecchi reduci si ritrovano fuori dalla saletta, ma sono sempre di meno, fino a scomparire, o a cedere all'entropia e a rimanere seduti adeguandosi al bene dei molti, e questo anche se l'attore racconta aneddoti noiosi e l'attrice vi racconta tutta la sua carriera nei musical d'oltreoceano. E magari (Why not? E' successo davvero) vi canta anche una canzone, e se applaudite forte vi delizia anche con il suo pezzo forte da South Pacific, quando tu preferiresti sentire "Row Row Row Your Boat".

Vabbè, un semplice evento da fandom, e dov'è la novità? Come tutto ciò può cambiare i nostri massimi sistemi, la gestalt, la vita l'universo e tutto quanto? Come può tutto ciò riflettersi nel resto, e perchè mai dovremmo considerare questo aneddoto come qualcosa di straordinario, o di epocale, dal quale imparare qualcosa di istruttivo?

E' una cosa di cui mi sono accorto girando per la rete, leggendo nei forum e nei blog. E scoprendo (talvolta) i germi di una febbre da blog.
Vediamo di entrare nello specifico: sei un tipo qualsiasi, senza troppi grilli per la testa, ma un giorno ti apri un blog: perché è lì disponibile, perché lo fanno tutti, perché tenere un diario è arcaico, perché vuoi esternare il tuo pensiero, i motivi sono tanti, non è questo il punto. Lo aggiorni saltuariamente, scrivi i tuoi pensieri, considerazioni, anche solo cosa hai mangiato quella mattina. E piano piano scopri che sei visitato. Che la gente ti legge. E ti nasce l'ansia di prestazione: deduci che il pubblico, il tuo pubblico, vuole essere intrattenuto. E vuole che tu dia loro delle novità, mentre in te nasce il timore di non riuscire sempre a soddisfarli. Piano piano ti riesci a dedicare una mezz'ora al giorno per scrivere qualcosa, non sia mai detto che il tuo lettore si alzi dalla poltroncina, che altrimenti poi non torna più. E se cade la connessione? Panico. Se devi andare in vacanza? Terrore. Se non hai niente di nuovo da dire? Ansietà...

E se poi invece non sei una persona qualunque ma un addetto ai lavori? La gente è curiosa, vuole leggere, ti chiede di esternare il tuo pensiero. Vuole essere intrattenuta. Come per la Sticcon, una situazione di causa/effetto nella quale devi reagire. E tu dovresti ogni giorno trovare un argomento da esporre, approfondirlo, trovare i link. Diventare un giornale on-line, sempre aggiornato su ogni argomento. Costretto a postare in orari prestabiliti, "perché c'è più traffico", a scegliere con cura gli argomenti a seconda del periodo. E se sei in ferie impari a portarti dietro un portatile ed una chiavetta USB per connetterti ovunque e in ogni momento, e aggiornare. O a delegare qualche tuo amico fidato a farlo in tua assenza, pubblicando ogni giorno qualcosa di interessante, foss'anche solo un link ad un filmato buffo.

"Intrattienimi" ti grida il lettore; "fammi crescere" ti suggerisce il numero di visite medie mensili; "Cedi al lato oscuro, Luke!" grida il tuo Ego, "La resistenza è inutile" sibila la tua coscienza, "EX-TER-MI-NA-TE!" esclama l'oscuro Dalek nascosto dentro di te. Proprio come un qualsiasi festival di Sanremo, nel panico con gli indici d'ascolto. Il fatto solo di ESSERCI non basta più. Come un attore di teatro, o un romanziere, senti l'ansia da prestazione.

Ecco. E tutto questo solo perché un amico blogger mi ha spiegato per bene come DEVO fare il bravo blogger, con gli esempi descritti sopra (e che probabilmente mi cancellerà dalle amicizie di facebook quando leggerà questo pezzo... ehm).

Dio mio NO! Non sia mai che un giorno io arrivi a questi livelli. Niet. Io faccio parte della generazione che alle Sticcon si alza in piedi, per andare a chiacchierare con gli amici, che segue le esibizioni sul palco solo quando le trovo (per me) interessanti, a cui non interessa una sega di South Pacific.

Per cui, allo stesso modo ecco come funziona questo blog (ma in fondo l'avete capito): interventi solo ed esclusivamente su argomenti che mi interessano davvero, e che alla fine risultano anche (ahimè) lunghi, logorroici, per cui devo intervenire, alleggerire, correggere, inserire link esterni e controllarli (quante tempo per farlo, nel post sui libri di Conan?), e rileggere, correggere ancora, chiedendomi se ho dimenticato qualcosa. E cercare una foto, possibilmente mia, per corredare, o un filmato per illustrare, e un titolo per presentare (senza un titolo interessante, non si comincia nemmeno a leggere).
Come un cuoco in cucina, impegnato nella realizzazione di un risotto: ci vuole tempo. Senza dimenticare che c'è anche una vita da fare là fuori: disegnare, sgommare, cucinare, uscire, leggere libri e fumetti che aspettano da tempo, collezionare macchinette, modellini di Startrek, eccetera, insomma, quella che genericamente viene chiamata vita.

Non riesco a essere un intrattenitore, preferisco dedicarmi al risotto, a disegnare fumetti e a fare tutto il resto. A preferire un lungo post ogni tanto, gli X-Men di Claremont-Byrne-Austin ed i poster delle Sticcon dipinti a mano.

"E questo lo chiami un argomento interessante?" mi sussurra il lettore medio, mentre il suo Dalek interno cerca di prendere il controllo della sua rabbia. Beh, si, per me lo è. E se nel farlo riesco anche ad inserire un po' di amarcord d'epoca mi diverto di più. Logorroico magari, ma in fondo bisogna saper nutrire anche l'anima.
Non si vive di solo risotto. Enjoy Folks.

domenica 21 agosto 2011

Un barbaro venuto da lontano

"Vi piacerebbe un mondo dove tutti gli uomini sono forti?, le donne belle, i problemi semplici e la vita avventurosa? Un mondo dove città scintillanti innalzano al cielo le loro guglie, malefici stregoni concertano incantesimi in spelonche sotterranee e spiriti malvagi si aggirano fra rovine di inimmaginabile antichità? Un mondo di mostri che si fanno strada nella vegetazione delle giungle, e di reami il cui destino si regge sulla lama insanguinata di eroi dalla forza sovrumana?"
Era andata. Ormai ero irrimediabilmente perduto, segnato per sempre, condannato a passare i prossimi anni a cercare tutti i libri possibili, sapendo che non ci sarei riuscito mai.

Eravamo una sera del 1980, in un grill lungo una delle autostrade che collegano Firenze a Gorizia, e la corriera che aveva portato la classe terza dell'Istituto Statale d'Arte di Gorizia all'annuale visita culturale, destinazione Firenze, stava ritornando al campobase dopo tre giorni a base di cultura. Di quel viaggio ricordo poco, qualche sprazzo di memoria, qualche località fotografata, e poco altro. Ma ricordo il ritorno, e quello che accadde (sono malato, lo so, e dov'è la novità?). La corriera aveva sostato in quel grill per rifornire e ristorare se stessa e i suoi occupanti. Nelle orecchie avevo ancora il suono della cassetta di Claudio Lolli che ci aveva accompagnato nell'ultima parte del viaggio, alternandosi con Guccini e i primi Dire Straits, il tutto fornito dall'unica ragazza che aveva pensato di portarsi dietro delle audiocassette (scemi noialtri a non averci pensato), per cui quella sosta era anche un modo per respirare dopo tanta musica "opprimente" (non che avessi nulla contro Guccini e Lolli, beninteso). Ma ad un altro giro de "La locomotiva" difficilmente sarei sopravvissuto.
E in quel bar, su uno scaffale rotabile, vicino alla cassa, in mezzo a tanti altri libri tascabili, un barbaro coi capelli corvini mi fissava, appoggiato ad una spada e sopra una montagna di teschi, con una ragazza seminuda sdraiata ai suoi piedi. Era la prima volta che vedevo un disegno di Frank Frazetta. Presi quel libro incuriosito, e lessi la presentazione in 4a di copertina. Quella che avete letto all'inizio. E dopo un istante pagavo 3000 lire alla cassa e portavo via con me quel barbaro.
Era il primo libro dedicato a Conan pubblicato negli Oscar, curato con grande amore da Giuseppe Lippi, che all'epoca curava gli Oscar fantastici. Fu con quel libro che imparai 1) chi era Conan, 2) chi era Rober E. Howard, il suo creatore originario, 3) che era un classico del fantastico. Un'accurata introduzione spiegava tutto la storia letteraria del personaggio, e in appendice ecco un voluminoso vocabolario di tutti i nomi hyboriani (cioè del mondo di Conan). Eppure, nonostante il titolo, quel libro non centrava nulla con il film di John Milius, che sarebbe uscito appena due anni dopo. Infatti non era che l'ultimo volume del ciclo di racconti dedicati al personaggio ordinati secondo l'età del personaggio, raccolti, curati e completati da L. Sprague DeCamp, Lin Carter e Bjorn Nyberg: due scrittori professionisti famosi (e uno un po' di meno) che dichiaravano il loro amore per quel personaggio.
Robert Howard aveva scritto i racconti di Conan negli anni '30, pubblicandoli su riviste pulp, alternandoli a quelli di altri personaggi fantastici, da Kull di Valusia a Brak Mak Morn, per finire con Solomon Kane. Era un narratore dannatamente bravo, e anche se i suoi personaggi erano tutti coraggiosi, forzuti ed eroici, il genere quello classico catalogato "Heroic Fantasy" (botte da orbi) e le trame si assomigliavano tutte, le sue storie lasciavano il segno. Poi era morto suicida, ponendo fine ad una vita piena di dubbi e timori, evento che negli anni a seguire darà modo a diverse interpretazioni psicologiche di cui poco ci importa, davvero; ma sopratutto lasciando i lettori orfani dei suoi personaggi. E diversi scritti, racconti incompleti o rifiutati, una montagna di materiale da recuperare.
Così, in tempi in cui la fedeltà filologica erano lontana a venire, De Camp e soci si erano imbarcati in un compito periglioso ma meritevole, recuperando e mettendo ordine tra gli scritti di quello scrittore texano che tanto li aveva fatti divertire in gioventù, incolonnando i racconti secondo una cronologia delle vita di Conan, intervenendo sui testi incompleti, correggendo e rendendo moderne certe parti, e aggiungendo racconti basati su periodi "vuoti" della vita del personaggio. Violata maestà? Indebita interferenza? Forse, ma intervenendo in quel modo avevano reso popolare Conan. Infatti fu grazie a quell'operazione che Conan rinaque.
Attenzione, oggi c'è la spiacevole abitudine di denigrare chiunque intervenga in uno scritto, chi cerca di ammodernare un testo antico con un lavoro di editing certosino; ecco che per gli appassionati di fumetti puri e crudi l'Eternauta pubblicato dall'Eura non si può vedere, perché ha violato la sacralità di un'opera: rimontato, ammodernato, cambiato nei testi... dimenticando che fatto in quel modo si rese leggibile e popolare un fumetto che se fosse rimasto nel suo formato originale sarebbe stato ignorato dai chiunque, oltre che giudicato "vecchio".
Erano già apparsi in Italia molti di quei libri, in un'epoca in cui esistevano le collane di genere fantastico separate da quella di genere fantascientifico. A occuparsene era stata la straordinaria Editrice Nord del compianto Gianfranco Viviani, sempre all'avanguardia in quegli anni, e lo sarebbe rimasta ancora per una decina d'anni: i più famosi cicli fantastici erano stati pubblicati da loro (ma ne parleremo meglio in altra occasione). E fu partendo dai libri di Conan che venni a conoscenza del loro infinito catalogo. La storia editoriale di Conan l'avrei scoperta meglio nei mesi successivi, grazie anche all'introduzione di quell'Oscar che cercava di fare un riassunto della situazione editoriale attuale. Da parte mia, essendo le fotocopie ancora pessime in quell'epoca, mi ricopiavo le piantine del mondo Hyboriano per poter seguire la geografia del racconto durante la lettura, non avendo voglia di tornare a guardare nei risvolti ogni due pagine.

E questa era l'infarinatura, ma ora si fa sul serio. In questi giorni, grazie anche al nuovo film, si ritorna a parlare di Conan, la gente chiede, qualcuno risponde bene (pochi), ma c'è un po' di disinformazione sul personaggio letterario, per cui proviamo a fare da servizio pubblico, e mettere ordine nel mare di caos. E decido di impiegare la domenica mattina per farla io una cronologia che sia (almeno lo spero) affidabile e utile, ma già sapendo che non riuscirò a essere esaustivo quanto serve. Il simbolo [R] si riferisce ad un romanzo, le altre sono antologie. Si parte.

La prima e più importante pubblicazione italiana è dunque quella delle gloriosa Fantacollana dell'Editrice Nord: volumi cartonati con sovracoperta il più delle volte illustrata dal grande Frank Frazetta, di formato leggermente ridotto rispetto ai cartonati classici. Sono questi:

Conan l'Avventuriero (1974) Conan the Adventurer, 1966
Conan! (1976) Conan, 1967
Conan l'usurpatore (1977) Conan the Usurper, 1967 [DeCamp]
Conan di Cimmeria (1978) Conan of Cimmeria, 1969) [Carter, DeCamp]
Conan il pirata (1979) Conan the Freeboter, 1968 [Deamp]
Conan lo zingaro (1980) Conan the Wanderer, 1968) [DeCamp, Carter]
Conan il guerriero (1981) Conan the Warrior, 1967
L'Era Hyboriana (1981) che contiene:
_Conan il vendicatore (Conan the Avenger, 1968) [R] [Nyberg, DeCamp, Howard ]
_Conan di Aquilonia (Conan of Aquilonia, 1977) [DeCamp, Carter]
_Conan delle Isole (Conan of the Isles, 1968)
[R] [DeCamp, Carter ]
Conan il Bucaniere (1982) [R] Conan the Buccaneer [DeCamp, Carter]


A queste si aggiunge l'unico romanzo originale di Robert Howard dedicato a Conan, pubblicato nella parallela collana Arcano:

Conan il conquistatore (Arcano, 1972) [R] Conan the Conqueror, 1935

Tutti questi libri sono stati ristampati prima in un due volumi di grande formato nella collana Grandi Opere (brossurati, di grande formato):

La Leggenda di Conan il Cimmero (1989)
Il regno di Conan il grande (1989)


Quindi ristampati nuovamente e divisi in 4 volumi brossurati, formato ridotto:

Conan il Cimmero (1993)
Conan l'avventuriero (1993)
Il regno di Conan (1994)
L'era Hyboriana di Conan (1994)


E questa è l'edizione completa della Nord, ed a tutt'oggi l'unica con l'intervento di DeCamp, Carter e Nyberg. E' su queste storie che è basata la serie a fumetti della Marvel. Aggiungo che la serie di racconti completati da DeCamp e Carter continuava col volume pubblicato negli Oscar (l'antologia che presi in quel grill). Inutile dire che se uno ha i volumi cartonati fantacollana, non gli serve molto trovare le ristampe successive.
"Solo Conan? Nient'altra roba di Howard?" domanda il lettore incuriosito. Ma certo, sempre per la Nord ecco qui:
Kull di Valusia (1975) King Kull, 1967 [antologia a cura di DeCamp e Carter]
Skull-Face (1978) Skull-Face Omnibus [Antologia a cura di Augusth Derleth]
Almuric (1982) [R] Almuric, 1939
Solomon Kane il giustiziere (1998), antologia originale, con alcuni racconti completati da Gianluigi Zuddas, più meno nel modo in cui fece DeCamp nelle edizioni di Conan; ristampato nel 2002 nella Fantacollana. Era però una ristampa del libro apparso nel 1979 presso l'editore Fanucci, nella collana Il libro d'oro. E non avendoli tutti, ignoro se le edizioni siano in tutto e per tutto uguali.


Nel frattempo la Mondadori comincia a occuparsi di Conan, sbarcando sugli Oscar. La scelta sarà di pubblicare alcuni volumi inediti di vari autori che riprendono il personaggio. Già, in America lo facevano davvero in tanti.

Conan il Barbaro (1980), Conan the Swordsman, 1978
Conan il liberatore (1981) [R] Conan the liberator, 1979
Conan e la strada dei Re (1983) [R] The Road of Kings, 1979 [Karl Edward Wagner]
Conan il Ribelle (1984) [R] Conan the Rebel, 1980 [Poul Anderson]
Conan e il Dio Ragno (1985) [R] Conan and the Spider-God, 1980 [DeCamp]
A cui seguirà, anche se un bel po' di tempo dopo, un'ultimo volume, questa volta sulla collana da edicola Urania Fantasy:
Conan e la spada di Skelos (1992) [R] The Sword of Skelos, 1989 [Andrew J. Offutt]


Come sono questi libri scritti da altri? Divertenti, e a loro modo diversi l'uno dall'altro. Qualcuno un po' stiracchiato (Conan il Vendicatore, romanzo prevalentemente di Nyberg), qualcuno originalissimo (Offutt), altri un po' forzati (Conan delle Isole), ma tutti a loro modo piacevoli da leggere. Tempo fa si diceva che la principale differenza tra Howard e DeCamp, era che in Howard Conan facilmente andava in berserker e spaccava teste, in DeCamp si tratteneva e ragionava un po' di più. Così come le donne nelle storie di Howard erano tutte belle e desiderabili, ma senza molta psicologia. In DeCamp alcune delle donne pensavano. Lo stesso si può dire per molti dei libri dei continuatori: in alcuni si spaccano molte teste, in altri si parla un po' di più. Preferenze? A ognuno il suo stile.
Anni dopo, MOLTO dopo, ecco che incomincia la voglia di Howard originale. Nel 1989 la Mondadori pubblica una nuova edizione dei racconti di Conan, e stavolta tocca proprio ad un'edizione integrale dei racconti completi e pubblicati, senza le riscritture e gli interventi dei continuatori, e seguendo l'ordine cronologico di pubblicazione (che NON seguiva necessariamente l'ordine cronologico della vita di Conan. Si sa, gli scrittori saltano di palo in frasca, dove arriva l'idea...). Quattro libri pubblicati dal 1989 al 1992, curati amorevolmente da Giuseppe Lippi, tradotti ex novo, tutti con le cover originali di Frazetta.

L'Era di Conan (1989)
L'Ira di Conan (1989)
L'urlo di Conan (1991)
L'Ora di Conan (1992) [R] che contiene il romanzo "The Hour of the Dragon", lo stesso conosciuto anche come "Conan the Conqueror", vedi sopra.


Questa è tutt'ora l'edizione che pubblica la Mondadori in vari formati, cambiando titolo e collane. Il primo e l'ultimo furono ristampati - con titoli diversi - sulle più recenti serie di Urania Fantasy, oltre che negli Oscar, occhio ai doppioni.

Nel 1995 scende in campo la Newton & Compton, che pubblica un cofanetto che raccoglie 5 volumi tutto ciò che è stato pubblicato dal solo Howard, quindi senza gli interventi di DeCamp e soci. In precedenza qualcosa era apparso già nella serie tascabile "da mille lire", ma è lo stesso materiale ripubblicato qui. A leggere i nomi dei traduttori sembrerebbe che i racconti siano quelli presi dall'edizione Nord (l'ultima edizione Nord, e probabile termine dei diritti d'autore, era dell'anno prima), con l'esclusione delle traduzioni di Roberta Rambelli (qui ritradotti), ma non ho mai controllato direttamente.

#1 Ciclo di Conan 1
#2 Ciclo di Conan 2
#3 Ciclo Celta & Skull Face
#4 Solomon Kane & Kirby Buchner
#5 Kull di Valusia & Almuric

Qui si trovano i racconti Horror e quelli Western, anche se solo parzialmente.

Ecco qua. Ora avete tutto. Le ristampe recenti firmate Newton contengono esattamente il materiale qui sopra. Per cui la differenza tra il volume di Salomon Kane della Newton (con il manifesto del film come copertina) e il volume con lo stesso titolo della Coniglio editore, è che quest'ultima ristampa invece il volume uscito a suo tempo nella Nord (con i racconti conclusi da Zuddas), e questo lo segnalo solo per i filologi che vogliono i testi originali.

Sergio Fanucci provò a seguire la corrente, e nel periodo del tascabili dedicati prevalentemente a Startrek inserì pure un volume di Robert Jordan, uno dei continuatori postumi più attivi, ma quel libro (con Swarzenegger in copertina) rimase un caso isolato.

Conan l'invincibile (1997), [R] Conan the Invincible, 1982 [Robert Jordan]

E poi? Volete che vi parli anche dei film? Di quello di Milius del 1982, o di quello che chiamano il suo seguito, del 1985? Potrei pure raccontare che quando uscì il primo film, tra amici e conoscenti eravamo solo in due a sapere di cosa si trattasse: io che avevo letto un po' di racconti, e l'amico Alessio, che essendo appassionato di culturismo, conosceva Arnold di fama. Certo, potremmo discutere di tutte le interpretazioni naziste del personaggio che dilagano nella stampa a cicli continui, o degli esperti di Fantasy che vi assicurano che il Fantasy NON esisteva prima di Tolkien, o che vi spiagano che il signore degli anelli è il primo vero Heroic Fantasy (Argh... Tolkien si rivolterà nella tomba), oppure (per essere originali) discutere di una serie TV - grazie al cielo inedita in Italia - da dimenticare? O di cartoni per ragazzini per cui qualcuno meriterebbe un giro di chiglia sulla nave di Belìt? Del videogioco World of Conan, e ai libri ambientati nel mondo Hyboriano usciti qualche anno fa, con un'abile (anche se forse un po' bieca) mossa commerciale di marketing? Dei fumetti prodotti in Italia in anni recenti? Ma perchè mai rovinarci l'umore? O dell'imminente film su cui la mia fiducia è tutt'ora pari a zero?
No, decisamente no, a me non va di farlo, tanto diventerà la moda delle prossime settimane. Certo, ci sono le due serie di action figure proposte dalla McFarlane Toys pochi anni fa, per il quale ancora adesso benedico l'esistenza di Todd McFarlane, non essendo interessato a giocatori di Hockey o Space Marines di Starship Troopers... ups, pardon, volevo dire di Halo.

Piuttosto mi piace ricordare che nel periodo di grande crisi dei fumetti americani in Italia, tra la fine dell'epoca Corno (primi '80) e la rinascita Star/Play Press di qualche anno dopo (tardi '80), l'unica serie americana che uscì regolarmente fu il Conan della Comic Art, con le storie di Roy Thomas e John Buscema. Certo non sarà stato un caso, non vi pare?

Quella sera del 1980 Lolli e Guccini continuarono a suonare per tutti i chilometri di corriera che mi separavano da casa, ma ormai non li sentivo più. La mia mente era altrove, tra Zamora e le terre dei Pitti, a ovest del mare di Vilayet (oltre al quale c'era solo l'immeso Khitai), e non mi preoccupavo realmente, perchè ovunque mi sarei ritrovato a viaggiare con la fantasia, un barbaro dai modi bruschi (che gli uomini della Costa nera chiamavano Amra il leone) sarebbe stato in mia compagnia, e non mi avrebbe più abbandonato. Anche se l'era Hyboriana non sarebbe stato DAVVERO un posto dove mi sarebbe piaciuto vivere: ma in effetti quell'introduzione non diceva nulla a proposito di tranquillità.

Ma tanto era (ed è) solo fantasia. Per Crom se è vero.


Per tutti i dati letterari mi sono limitato a copiare dai libri in mio possesso o, dove non avevo il tempo di consuiltare gli originali, sulla preziosissima guida di Fantascienza.com, utile per ogni appassionato del fantastico, che ringrazio per il prezioso aiuto. Come sempre, è possibile che abbia commesso qualche errore, in quel caso perdono, anche se di buone intenzioni pare sia lastricato il pavimento dell'inferno.

venerdì 5 agosto 2011

Sull'asteroide Vesta niente di nuovo.

Okay, sarò solo un normale disegnatore, senza gente che mi considera un Dio in terra, senza quel qualcosa che fa sì che i fanzinieri facciano a botte per intervistarti, i lettori a idolatrarti e le ragazze a lanciarti i reggiseni, ma in tanti anni alcune cose le ho imparate. Tante ancora no, ma c'è sempre il tempo per arrivarci.
Ma dicevo delle cose imparate; non tante, ma di alcune sono relativamente orgoglioso, perché ci sono arrivato tutto da solo.
Una di queste, l'unica che oggi affronterò a dire il vero, l'ho imparata molto presto. E' una regola, e dice che se ascolti una storia, vedi un film o leggi un fumetto, e alla fine dell'ascolto/visione/lettura ti poni delle domande su cose che non hai capito in quella storia... chi ha raccontato quella storia ha commesso un errore: ha lasciato dei buchi, e la storia non è completa.

Esempio: Zio Paperone deve trovare un Balabù. Se alla fine della storia NON so perchè l'ha fatto (1), quello è un buco; se non so perché Paperino l'ha aiutato (2) questo è un baratro. Se non capisco come ci sono riusciti, poiché la bestia sembrava rarissima se non addirittura estinta 3), ecco... qui qualcosa non quadra davvero.

Per cui fin da allora, se guardo un film, leggo un libro/fumetto, o ascolto un aspirante fumettista raccontarmi il suo soggetto, mi viene naturale farmi delle domande e aspettarmi delle risposte prima della fine (nei primi due casi), o interrompere bruscamente il giovane talendo in erba domandandogli a bruciapelo "Perché il tuo protagonista fa' queste azioni?" E ricevere come risposta lo sguardo vuoto di chi si chiede il motivo di una domanda simile.

Freddi, che mi conosce bene, dice che dentro di me dorme uno sceneggiatore, che spinge per uscire. Sarà, ma quelle volte che ho dovuto scrivermi un soggetto per qualche progetto personale o che altro, il mio dubbio maggiore è sempre stato "Ho risposto a tutte le domande? Ho lasciato qualche "perché" senza risposta?". E per questo motivo volevo sempre che qualcun altro, una volta terminato, leggesse con spirito critico e non si fermasse a cose come il dettaglio della porta invertito: quello lo so, lo correggerò (forse, oppure chissenefrega, nessuno guarda mai le porte), ma quello di cui ho bisogno sapere è se hai domande, se ci sono cose non dette che devo aggiungere. A costo di essere prolisso (mio difetto, lo so, lo ammetto). Ma meglio prolisso che enigmatico.

E quindi pure io, disegnatore piccolo piccolo, mito dei suoi nipoti torinesi e di pochi altri sciagurati (che Crom li benedica) ogni volta che lavoro faccio il ragionamento dal punto di vista del lettore: mi pongo domande, mi chiedo se in quella vignetta si capisce che Tizio ha l'espressione che giustifica ciò che sta pensando in sceneggiatura; mi posso accorgere che c'è un buco nell'azione, mi permetto di chiedere all'autore se quello è un buco, o posso risolverlo inserendo una vignetta nel mezzo (anche se ci sono già 7 vignette in quella pagina, maledizione, anche se solo perché per errore ci sono scappate due "vignette 4"), insomma rimango inquieto fino a che non sento che tutto è a posto. E poi, una volta finito, tremo al pensiero che qualcuno trovi un buco che a me invece era sfuggito. Faccio lavorare - almeno ci provo, lo giuro - i neuroni attivi che mi rimangono.

Io sempre a lamentarmi dei fumetti, ma poi provo ad allargare la mia visione, e mi guardo intorno, per vedere come vanno le cose nel resto del mondo. Qualcosa di diverso per caso?

Vediamo: il progettista dell'auto - per esempio - realizza un veicolo che soddisfi l'acquirente: ma se crea un'auto in cui entri con difficoltà, solo perché lui considera delle portiere che si aprono per bene una necessità inutile, allora c'è qualcosa di sbagliato. Se un progettista di scarpe femminili crea una scarpa col tacco impossibile che una donna impiega tre ore a indossare, è un pazzo sadico, non uno stilista. Se lo chef mette una foglia d'oro nel risotto per ottenere un piatto prezioso, o un disegnatore talentuoso satura una vignetta di neri e non capisci A) che quella è Milano, B) è giorno e non notte, e C) che Silver Surfer NON è appiccicato allo sfondo ma starebbe volando, allora forse è il caso che qualcuno cazzi entrambi come meritano.

Le portiere inutilizzabili, le scarpe assassine, il risotto dorato o Milano di notte/a mezzogiorno sono esternazioni di artisti: ad un pittore astratto non chiedi il perchè di quei colori stesi a caso. Lui te lo può spiegare (o il critico lo fa per lui), e tu lo devi accettare. Per cui beccati questa portiera che non si apre, e non protestare. E in questi casi ti ritrovi a desiderare che in quanto tali (artisti che non devono spiegare) tutti costoro andrebbero caricati su un'astronave e convinti con parole molto ruffiane ad emigrare sull'asteroide Vesta, affinche si possa creare in tale sito una concentrazione di artisti, tutti radunati insieme come una grande famiglia felice in un unico luogo, affinché poi l'ONU possa un giorno decidere (per esempio) che per liberarci dell'intero arsenale atomico mondiale, si debbano lanciare tutti i missili proprio lì, che è tanto tanto lontano, e della scomparsa di Vesta non se ne lamenterà nessuno.

Ma l'artista crea arte. Che il più delle volte rimane tale. Se ti lamenti che non entri nell'auto, l'artista dirà che è un problema inesistente, e potrà dedicarsi al sogno del primo clacson polifonico. Lo stilista delle scarpe assassine si rifiuterà di portare un saluto alla modella caduta in passerella e a firmare il suo gesso al piede fracassato, dicendo che essa non sapeva fare bene il suo mestiere. Lo chef non accetterà che il cliente gli dica che l'oro non ha sapore e 100 euro per un risotto in bianco (senza nemmeno lo zafferano) sono un furto, e Il disegnatore del sole-anche-di-notte dirà che i lettori non sono mai soddisfatti, che qui una volta era tutta campagna, e che non c'è più rispetto per gli anziani e così via.

Quindi torniamo ai nostri cari fumetti. E' capitato più di una volta di autori che partecipano ai vari forum e mailing list. Spesso sono in bilico tra domande senza senso, seghe mentali dei lettori o curiosità da feticisti delle vignette stampate, e complimenti esagerati. Insomma nulla di diverso da quello che accade continuamente, anche quando un lettore incontra un autore di persona.

Ma non avrei motivo per meravigliarmi se invece accade che qualcuno trovi quel terribile buco nella storia; è' normale. E' come il cliente a cui è stato servito l'oro nel risotto: chiede lumi.

Succede in giro. In qualche forum/mailing list, tra le tante, trovatelo da soli, troppo facile indicarvelo. Succede che l'ennesimo lettore si fa domande su taluna storia, e l'ennesimo autore si chiede il motivo di una domanda simile, visto che per lui è tutto chiaro ed evidente. Ma non lo è per il lettore, che evidentemente non digerisce la foglia d'oro.

Lo so, faccio pure io parte parte di quella generazione di lettori che si facevano domande e mi identifico con quel lettore. Ma sono solo un disegnatore, e lui è solo un lettore, eppure entrambi ci accorgiamo se in una storia qualcosa non funziona. E non siamo nemmeno sceneggiatori. Loro, pensi, sanno di certo come evitare simili impicci.

E invece no. E guardandomi intorno e vedendo troppo spesso gli sguardi vuoti e le relative reazioni, mi chiedo se questo approccio da "cercatore di difetti" sia ancora una priorità: sorry, pare che oggi non si usi più, devi accettare la visione dell'artista, e il suo risotto dorato. Questa è la generazione dei DVD e dei loro contenuti speciali: proprio come in un DVD le risposte le trovate negli extra, ma solo se ve le andate a cercare espressamente, non sia mai detto che vi importuniamo con una storia prolissa.

Sono certo che, date queste premesse, il futuro del fumetto ha obbiettivi diversi, pieni di porte d'auto che non si aprono, scarpe assassine e risotti insapori, perché così vogliono i loro nuovi e infiniti giovani autori, quelli della generazione DVD. Largo ai giovani talenti, il futuro è loro.

Magari proprio sull'asteroide Vesta.



Extras:

Facciamo come fossimo davvero in un DVD, ecco alcune risposte nei contenuti speciali:
1) Zio Paperone ha distrattamente promesso a Brigitta di regalarle un cappellino di pelo di Balabù, senza avere idea di cosa fosse. E ora deve mantenere la promessa, volente o nolente, perché una promessa è una promessa.
2) sono i nipoti a rivelare a Paperone che il Balabù è un rarissimo animale da pelliccia, quasi estinto. E quindi supercostoso. E lo aiutano spontaneamente quando vedono la sua disperazione. Ma potrebbero mai fare altrimenti?.
3) Zio e nipoti, nella giungla inesplorata trovano l'esploratore che ha trovato l'ultimo Balabù, e gli salvano la vita; lui per ringraziarli regala loro l'ultimo coccoloso esemplare.
Ma Brigitta non avrà il suo cappellino. Eppure sarà contenta lo stesso.

Grazie maestro Romano Scarpa per avermi insegnato queste piccole regole, facendomi divertire. E chi l'ha detto che da piccoli non si impara nulla dalla lettura dei fumetti?