mercoledì 17 agosto 2016

L'imbroglione

Io sono l'altro. Non ci conosciamo ancora, ma sapete bene che esisto. Perchè sapete, come sa bene anche Lui, che sono nascosto in tutti voi, anche se cercate di negarlo.

Mi chiamate in modi differenti, ma sono essenzialmente la metà oscura, il male oscuro, il pensiero negativo, quella punta di pessimismo che affiora ogni volta che desiderate qualcosa, e vi viene la paura di fallire... quello é il mio grande momento.
Quando perdete un'occasione, io affioro e vi suggerisco ogni negatività, nuocio all'autostima, vi distruggo la fiducia nel prossimo e remo contro qualsiasi giustizia vi aspettiate. Vi sentite dei falliti, delle merde, degli incapaci totali? Il meríto é mio, si. Quando qualcuno vi tratta male io vi faccio tacere, vi suggerisco stupide scuse, e se fate figure di merda potete essere certi che io vi abbia aiutati; io, io, io, sempre io.
Ognuno reagisce in modo differente: qualcuno mi accoglie a braccia aperte, mi lascia prevalere in ogni sua azione, mi usa come giustificazione di ogni sua non-azione. Altri mi combattono, reagendo ad ogni mio intervento o tentativo di farlo, ed é una bella lotta.
Altri invece giocano sporco: Lui, per esempio.

Già, proprio il vostro caro disegnatore, il vostro eroe che combatte la sua malattia degenerativa. Leggete i suoi interventi, ammirate il suo coraggio...
Non vi viene il minimo dubbio che non sia sincero, non dica tutto, menta, vi nasconda i fatti: é un imbroglione, e del tipo peggiore.
Oggi lo stimate per il suo coraggio nell'affrontare la malattia, nel mettersi a nudo e mettere per iscrítto la sua discesa all'inferno. Certo, non vi víene nemmeno in mente che possa avervi mentito: vi ha mai dettto delle volte in cui é caduto? Delle volte che si é incazzato davvero, quelle in cui ha urlato per qualcosa o con qualcuno?
Ogni volta che lui trova un ostacolo, vinco io: un bicchiere o una sedia spostata, quando non riesce ad alzarsi da una sedia o a slacciare la velcro di un sandalo, vinco io. Me ne accorgo dalla rabbia improvvisa, dalle rapide parolacce che sfuggono al suo autocontrollo. Tutti quei momenti che tiene per se, che non condivide con nessuno. "Non sono importanti,“ si ripete lui. 
Ma io sono sempre con lui, gli sussurro che é tutto inutile, che tanto finirà tutto nel peggiore dei modi possibile. Che si sta illudendo, che non guarirà mai, e passerà il resto della sua vita seduto in una carrozzella a motore, senza voce e con le dita contratte. Senza piu disegnare, senza poter sfogliare un libro o un fumetto, senza poter piú esternare la sua creatività?
Ormai ha capito che anche se riescono a fermare la sua degenerazione, non recupererà mai del tutto. Che rimarrà invalido in qualcosa: lo capisce ogni volta che perde qualche capacita, quando gli fanno provare gli ausilii per comunicare, accennano a carrozzine speciali o materassi antidecupito. 



Lui alterna gli umori: tempo fa non riuscì ad alzarsi dalla sedia da solo per un paio di giorni. Niente spinta sufficiente verso l'alto, se ne é rimasto solo e bloccato per un paio d'ore, troppo lontano dall'alarme, ad aspettare che qualcuno si accorgesse di lui: quando passarono per il giro serale, per mettere a letto gli anziani bloccati. E per due ore ho vinto io, perchè si sentiva infine sconfitto, senza piú forza o volontà per reagire.
Poi scoprí che le forze c'erano, doveva solamente sfruttarle meglio: alzarsi al primo tentativo, facendo molta attenzione a dove sistemava i piedi; e una volta sollevato - ma ancora instabile - spingere i polpacci contro il sedile, e ottenere la spinta finale per afferrare il girello deambulatore. In quel momento vinse lui, ma non duró a lungo: due settimane dopo fu la gamba sinistra a tirargli un brutto tiro (e nuova vittoria per me).
Vedete, fino ad allora, i momenti in cui si era accorto di non poter piu fare qualcosa, non li aveva memorizzati. Quand'era stato che aveva usato la stampella per l'ultima volta? O scritto a mano? E il coltello, quand'é stato che l'aveva usato senza problemi?
Risposte vaghe: tra settembre e ottobre, verso carnevale... Ogni volta aveva il tempo di adattarsi, trovare alternative, spostare di una tacca il suo livello di sopportazione.
Ma poi é arrivata Pasqua.

C'erano tutti i motivi per avere qualche giorno di buonumore: tre uova di Pasqua, una Colomba gigante, amici in visita, infermieri contenti di tutti quei colori in camera. Venerdì si sposta dal letto al tavolo per i pasti (tre volte al giorno, andata e ritorno), ma non riesce a uscire dalla stanza per la passeggiata di mezzo corridoio. Sabato fatica ad raggiungere il letto e domenica é peggio: l'umore é pessimo e gli manca ogni voglia di festeggiare. E non ha visite. 
Il piede sinistro non si flette più, non riesce a far forza sul pavimento, rimane sulla punta, e l'andatura é ormai instabile. Non piú sicura.
Io ho la vittoria in pugno.

Lunedì ha uno scatto d'orgoglio e nel corso della colazione si fa aiutare ad aprire una delle uova, e inizia a mangiare cioccolato. Vittoria effimera, perchè il giorno dopo era evidente la diffícolta nel muoversi. E quel peggioramento é stato all'origine del successivo trasferimento all'ospedale di Gorizia: per essere pronti al peggio.
Tutto questo accadeva ormai 4 mesi fa, e da allora ogni giorno lui e io ci battiamo in una lotta all'ultimo sangue, dove io vinco e lui cambia le sue stupide regole assolute, imbroglia, bara, alza i suoi limiti di sopportazione. Fatica a spostarsi, a farsi capire e scrivere sul tablet, prolungando un'attesa per me inutile, e infine arrendersi e lasciarmi vincitore.

Andiamo, qualcuno di voi é davvero convinto che lui, una volta che si ritrovasse definitivamente bloccato in carrozzina, abbia ancora voglia di fare con voi quello che faceva prima? Venire in pizzeria senza poter parlare, facendosi nutrire da voi, bevendo la birra con la cannuccia e guardare voi riuscire a fare tutto quello che lui non puó piu? Festeggiare il compleanno senza avere il fiato per spegnere le candeline? Osservare voi discutere di cinema e fumetti?
Scordatevelo. Cominciate ad abituarvi all'idea, lui non verrà. Non gli interesserà niente di tutto questo, la voglia gli sarà passata. 

32 commenti:

  1. Io lo so che non rivivremo più, tu ed io, i momenti del passato. Tu per un destino crudele che ti porta via il corpo. Io perché il destino mi porta via la mente. Ma quei momenti ci sono stati e nessuno ce li porterà mai via. Mai. Un abbraccio.

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  2. Caro Giacomo, solo tre parole.. Ti voglio bene.
    Finita 'sta stagione lavorativa passo a trovarti. Promesso!

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  3. Condivido le parole di Gabriella.
    E comunque hai la forza di combattere. E di scrivere. E condividere. Che vinca lui o meno... tu lo combatti. E non è da tutti. E' già una vittoria!
    Luca

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  4. Caro Jack, nessuno è veramente mai uguale a sè stesso perchè ogni esperienza ci modifica nel comportamento e nel modo di essere.

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  5. Se non vorrai venire tu, verrò io da te, sempre. E ogni volta passeremo delle bellissime ore insieme, come sempre è stato e sempre sarà, perché ci sono cose, come l'amicizia, che battono l'imbroglione che è in tutti noi 10 a zero, sempre.
    Miriam

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  6. Caro Giacomo, la lotta che stai combattendo è durissima! Hai la forza di lottare.. Lo vedo da tutti gli sforzi che ti imponi per resistere. Vorrei poterti aiutare di più ed intendo non solo nel rifacimento del tuo letto, nel lavarti, vestirti. A volte percepisco la tua rabbia, la tua frustrazione, la "Gioia" di essere capito quando ti esprimi. Mi dispiace se a volte rimani seduto ad aspettare che qualcuno ti metta a letto, mi dispiace se ti manca il purè che è una delle poche cose commestibili nella tua dieta! Bisogna battere questo imbroglione che si prende gioco di Giacomo. . Arianna.

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  7. Grazie Pupe, ci fai sentire meno soli nelle nostre battaglie quotidiane, l'imbroglione potrà toglierti tutto tranne una cosa: il tuo essere un uomo. Giò

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  8. Ti leggo con piacere perché sei onesto e geniale. Rispetto!
    PG

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  9. No, l'imbroglione sei tu, e sei tu che stai perdendo. Il nostro Jack non ci nasconde nulla, basta leggere bene. E Giacomo ha già vinto, in ogni caso. Anche se tu - l'altro - sei lì pronto a nutrirti del suo sconforto, delle sue sconfitte, perchè ogni sua vittoria, seppur piccola, è immensamente più grande rispetto alle tue. Un carissimo abbraccio, Giacomo, noi siamo con te, anche se siamo distanti

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  10. Ora non hai più limiti. Buon viaggio.

    Nicola

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  11. Oggi, 18 febbraio 2017, dopo due lunghi anni di questa partita a scacchi giocata con la SLA, sei riuscito a darle scacco matto. Tu hai vinto , lei ha perso. Sconfitta per sempre. Finalmente ora sei libero. Certo che per riprenderti questa libertà hai dovuto pagare un prezzo altissimo. Eccome! Hai dovuto rinunciare ad un corpo sul quale ormai non avevi più alcun controllo. Ma ora finalmente sei di nuovo libero. Libero di correre, parlare, respirare e se vuoi e lo ritieni giusto persino di urlare. E poi puoi finalmente ricominciare a disegnare. Certo, ora non ti servirai più di fogli e matite ma potrai usare strumenti altrettanto meravigliosi. Userai le nuvole, colorandole con i colori azzurri del cielo o i rossi-arancioni di un alba o di un tramonto, disporrai dei colori dell'arcobaleno; inventerai nuovi chiaroscuri usando un cielo stellato e per correggere qualche sbaglio, ti basterà una semplice folata di vento. Ma da quel bravo disegnatore che sei, riuscirai a ricavarne soltanto dei capolavori, unici e irripetibili. Riusciremo a vederli? Forse. Certo non tutti saranno in grado di distinguerli ma sicuramente sapranno riconoscere il tuo stile, tutti coloro che ti hanno conosciuto, voluto bene e che di te conservano un bellissimo e indelebile ricordo. Noi potremo ancora vedere il tuo sorriso, parlarti, avvertire la tua presenza? Sì. Ci basterà solo chiudere gli occhi e cercare nel nostro cuore.Tu sarai lì e lì ci resterai per sempre. Quel posticino per quanto piccolo possa essere non te lo porterà mai via nessuno. Ora hai iniziato un nuovo meraviglioso viaggio dove non esiste più alcun genere di confine conosciuto. Dove la tua essenza, ormai in spirito, può raggiungere in un istante le stelle più lontane e altrettanto velocemente ritornare fino a noi. Hai questa nuova occasione. Vivila con tutta la tua voglia che avevi di vivere e quando ti sentirai stanco e vorrai riposare un po' ricordati ... seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino ... là scoprirai un luogo meraviglioso che ti sarai pienamente meritato.

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  12. Grazie per la tua amicizia.
    Vaya con dios Jack.

    Luke V.

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  13. Grazie di tutto cuore Giacomo! Per la nostra amicizia che ci ha legato! Mi mancherai! Rendici le nuvole più interessanti da guardare!
    By Andrea

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  14. Ciao Giacomo.
    Gianfranco

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  15. Ciao Giacomo, il Mondo mi piaceva di più, quando c'eri anche tu. Vola libero, vola alto, e arrivederci. Ti voglio bene. <3
    Giusy

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  16. Ci risiamo.
    E' arrivato un altro 18 del mese; già il quarto da quel triste febbraio. Era ancora inverno allora mentre invece tra pochi giorni sarà già estate. Un estate diversa dalle altre, come diverse saranno tutte le stagioni a venire perchè niente potrà più essere come prima, purtroppo.
    Mi capita spesso di ripensare a quel periodo meraviglioso che abbiamo trascorso insieme, io e te, in quelle fugaci visite settimanali. Visite che ci hanno permesso di avvicinarci in un modo molto più intenso, cementando profondamente un rapporto che per anni, a causa delle vicissitudini della vita, si era evoluto in visite sporadiche e qualche telefonata soprattutto in occasione dei compleanni. Niente in confronto alle estati che da ragazzi trascorrevamo a Gorizia, insieme, tra film, letture di libri di fantascienza e modellismo vario. Ormai tutto ciò si riduce a semplici ricordi che inevitabilmente e inesorabilmente tenderanno a sbiadire nel tempo fino a perdere tutte quelle sfumature che hanno rappresentato la nostra amicizia, perchè sì, la nostra non è stata solo e semplice parentela e classificarla così sarebbe estremamente riduttivo se non addirittura ingiusto.
    Mi succede spesso di rivedere dei flashback in cui prendo l'ascensore e di quando entrando nella tua stanza tu mi accogli con il tuo "hola", sorridente, nonostane non avessi proprio alcun motivo di sorridere. Eppure quello eri tu, una persona dal cuore immenso che si preoccupava di non far pesare sulle persone care, quel pesante fardello che ti opprimeva. Volevi che il dolore appartenesse solo a te. Ma quel dolore che si poteva leggerti negli occhi, silenziosamente, opprimeva anche noi perchè, aggiornati, sapevamo che niente e nessuno avrebbe potuto restiturci il nostro Jack, il nostro insostituibile Jack.
    Mi piace pensarti in un non-tempo e in un non-mondo dove finalmente puoi ricevere tutto quello che avresti meritato ma che non ti è stato concesso in questa vita.
    Il tempo potrà e certamente farà sbiadire i miei ricordi ma chiudendo gli occhi rivedrò sempre il tuo sorriso e udirò il tuo "hola". Sconfiggerò il tempo. Quei due ricordi non potrà mai togliermeli, nè glielo permetterò.
    Ciao Jack, amico mio.

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  17. Ciao Jack.

    Ebbene sì, sono ancora io. Non riuscirai a liberarti così facilmente della mia presenza. Sporadica ma presente in questo blog.

    Oggi avresti o meglio hai compiuto 54 anni (e come ti facevo notare sempre, per un breve periodo mi raggiungevi nell'età ma poi, tempo 5 mesi, io riallungavo fino al gennaio successivo) e ho ritenuto doveroso augurarti buon compleanno. Qualcuno potrà obiettare che mi è andato il cervello in pappa, che non ci sei più e così via discorrendo...
    Beh! a chiunque pensi ciò posso dire solo che fintantochè il tuo ricordo rimarrà presente anche in una sola persona, allora tu per noi sarai sempre vivo e vivrai nei nostri cuori, nei nostri ricordi, nei nostri pensieri e perchè no, anche nelle nostre preghiere.
    Buon compleanno Jack, amico mio. Un abbraccio.

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  18. 18 Febbraio 2018 (parte I)

    Ognuno di noi ha un proprio metodo per calcolare il trascorrere del tempo.
    Per qualcuno sarà semplicemente un anno, per qualcun altro saranno dodici mesi, per altri potranno essere che ne so, quattro stagioni, trecentosessantacinque giorni, ottomilasettecentosessanta ore e così di seguito, arrivando a quantificare minuti, secondi e via discorrendo, oppure come dicevi te, associandolo alla sabbia di una immensa clessidra… schussss.
    Ognuno è libero di elaborare un proprio metodo di calcolo per tenere conto del passare del tempo.
    Non ho mai dato troppa importanza al sistema che ciascuno di noi adotta, tuttavia, piano piano, ho iniziato a svilupparne uno molto particolare e personale: “il ricordo”.
    Come sistema di calcolo potrà ai più sembrare strano, astruso oppure semplicemente inconcepibile e tuttavia tale metodo rappresenta forse il miglior compromesso per mantenere “viva” una persona che per un destino avverso non è più tra noi. Sì, hai capito bene, mi sto riferendo proprio a te, Jack.
    E allora, partiamo con i ricordi … ma vi posso già anticipare che almeno all’inizio non sarà un viaggio né lungo, né estenuante né tanto meno noioso, salvo poi forse però trasformarsi, almeno per chi quei ricordi li ha vissuti, in qualcosa di doloroso, qualcosa che farà riaffiorare tristezze credute sopite e se questo vi farà stillare qualche lacrima, di ciò ve ne chiedo scusa in anticipo. Mentre per alcuni la datazione è certa, per altri invece, sono semplicemente avvenuti…
    Fino al Millenovecentottanta: Ricordi sbiaditi dal tempo di vacanze estive trascorse insieme, noi tre a Gorizia, tra fumetti, libri, giochi, film, gioia e spensieratezza della giovinezza…
    Millenovecentottantuno: Estate : insieme al Cinema in Corso a vedere “James Bond 007 – Solo per i tuoi occhi” e poi “Atmosfera zero”.
    Millenovecentottantatre: 11 Agosto. C’è un disegno di grande formato riferito al pit stop di Piquet al GP di Francia che riporta tale data. In tempi recenti è riapparso, come d’incanto, un blocchetto di vecchie foto in cui ci siamo tu, Roby ed io in varie zone di Gorizia. Pose goliardiache e sbeffeggianti vicino ad un busto bronzeo (probabilmente di D’Annunzio), rannicchiati dentro una delle nicchie esterne che contornano il nostro bel castello, foto al Parco della Rimembranza e non ultima, noi tre su una panchina. E in tale foto risalta un particolare che mi ha permesso di datare tali foto con assoluta certezza: nella mia mano, arrotolato, compare niente meno che il cartoncino sul quale poi tu realizzasti quel fantastico disegno, quindi estate millenovecentottantatre. Fatti confermati anche dai ricordi di Roby quando gliele ho mostrate.
    Millenovecentottantaquattro - Duemilaquattordici: Ricordi vari di avvenimenti che non trovano una precisa collocazione temporale ma che comunque certificano nostri incontri … E poi le immancabili telefonate periodiche sia per gli auguri in occasione di feste e compleanni sia per aggiornamenti su tue pubblicazioni (queste sì, certe), novità letterarie, cinematografiche e altro ancora.

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  19. 18 Febbraio 2018 (parte II)

    Duemilaquindici: Ultimo incontro e ultima pizzata, io e te, a Solcan prima che gli avvenimenti precipitassero ... Ricordo indelebile quel tuo procedere stentato, barcollante, col bastone come sostegno ad indicare che probabilmente nel tuo fisico si stava sviluppando qualcosa di serio… e poi, non riuscisti nemmeno a finirla quella tua ultima pizza “quattro stagioni” …
    Duemilasedici: Un anno vissuto intensamente, il più possibile al tuo fianco, a seguire il tuo rapido, inesorabile e irreversibile declino fisico. Il ricordo della tua incrollabile fiducia nella scienza che via via si affievoliva per digradare lentamente in angoscia, timore e infine disperazione, terrore e rabbia di ciò che sarebbe stato il decorso della tua malattia. La felicità con la quale ti gustavi il gelato alla stracciatella … L’infinita pazienza con la quale sopportavi i riti della “barba” e delle “manicure”… La difficoltà con la quale comunicavi con noi e ci facevi partecipi dei tuoi pensieri … Il Natale trascorso insieme a te, gli occhi che ti brillavano dalla gioia per la maglietta di Star Wars che Nerina, Riccardo, Marco ed io ti avevamo portato …
    Duemiladiciassette: Il tuo cinquantatreesimo e ultimo compleanno… L’avvicinarsi della fine. Preannunciata. I tuoi ultimi sfoghi di frustrazione mista alla disperazione per l’inevitabile… Il tuo comunicarmi che quella Heineken di 007 che faceva bella mostra sul tuo tavolino, mai avresti potuta bertela e pertanto me la donasti. Sappi che quella bottiglia fa ancora la sua figura nel mio mobile del salotto, vuota però … bevuta in tuo ricordo.
    Duemiladiciassette, 18 Febbraio: Quel viaggio, alla mattina presto, quasi a presagire il peggio … La telefonata ricevuta mentre oltrepassavo Venezia che confermava i miei pù nefasti timori … Il resto del viaggio percorso con la mente altrove, ancora incapace di realizzare la triste realtà …
    Duemiladiciotto, 18 Febbraio: Per qualcuno sarà semplicemente un anno, per qualcun altro saranno dodici mesi, per altri potranno essere che ne so, quattro stagioni, trecentosessantacinque giorni, ottomilasettecentosessanta ore e così di seguito, arrivando a quantificare minuti, secondi e via discorrendo, oppure come dicevi te, associandolo alla sabbia di una immensa clessidra… schussss.
    Per me, che sia “Ricordi = Passare del tempo” oppure “Passare del tempo = Ricordi” resta comunque una equazione semplicissima il cui risultato, stranamente, non cambia.

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  20. Vorrei dirti tante cose ma è difficile ora...
    Te le dirò prima o poi, vis a vis.

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  21. 6 gennaio 2019

    Ciao caro.
    Anche oggi, nel giorno del tuo 55° compleanno, trovo il tempo di scriverti un pensiero.

    Le parole per descrivere la sofferenza che alberga nel cuore si fanno sempre più difficili da trovare, non certo perché il trascorrere del tempo l’abbia mitigata, anzi.

    Tra poco più di un mese, saranno trascorsi già due anni da quando ci sei stato “portato via”. Due anni che purtroppo sono stati funestati anche dalla perdita di tuo fratello Roberto, strappato alla vita, per un tragico gioco del destino, da quella stessa malattia che aveva rapito te.

    Sebbene negli ultimi anni vi eravate “persi” in due vite separate, estranee tra loro ed estranei tra di voi, voglio sperare, confidando in Dio, che abbiate potuto riavvicinarvi, augurandovi di poter finalmente percorrere insieme, da fratelli, quel sentiero chiamato eternità.

    Un abbraccio miei cari, portandovi sempre nel cuore, nei pensieri e nelle preghiere.

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  22. 18 Febbraio 2019

    Ciao cari.

    Eh sì, da oggi mi rivolgerò a voi al plurale. Da ora in avanti infatti i miei ricordi abbracceranno tanto te quanto tuo fratello. Mentre per te ricorrono già due anni, per lui, giovedì, si tratterà solo di sei mesi.

    Con il lento ed imperturbabile scorrere del tempo, diventa sempre più difficile trovare parole nuove che possano in qualche modo ricordare la nostra lunga “fratellanza” a tre senza correre il pericolo di ripetersi in cose già dette o idee già espresse. La sola cosa ancora facile da trovare è il dolore. Dolore per la vostra prematura perdita acuito dal rimorso di ciò che avrebbe potuto essere ma che mai sarà. Tutte quelle cose che avrei ancora potuto e voluto raccontarvi ma che resteranno solo miei pensieri, con la tacita speranza che possano comunque giungervi ovunque voi siate in questo momento.

    Sì, mi mancate veramente tanto entrambi, come del resto è impossibile dimenticarvi. Siete stati parte importante della mia famiglia e della mia vita. A tutti noi mancate.

    Mi ha ferito osservare come alcuni “amici” in passato abbiano espresso opinioni anche poco lusinghiere su voi e la vostra famiglia. Si siano ritenuti offesi per alcune scelte operate da vostra sorella. Mi dispiace che queste persone abbiano vissuto tali decisioni come un “furto” di qualcosa che, egoisticamente, appartenesse solo a loro. Non abbiano evidentemente tenuto nella debita considerazione gli altri affetti che comunque vi condividevano e che erano altrettanto importanti e in taluni casi, primari. Spero tanto possano aver avuto modo di rifletterci sopra, rendendosi conto di quanta sofferenza gratuita abbiano ingiustamente causato con la loro leggerezza.

    Con il trascorrere degli anni, mi accorgo di come il mio cuore si stia riempiendo del ricordo di persone a me risultate care. Si sta veramente affollando ma potete stare sicuri che ci starete tutti, magari un po’ più stretti, ma ci starete. Non potrò mai scordarmi di nessuno.

    Rinnovo infine la speranza che tu e Roby vi siate finalmente ritrovati; mi piace immaginarvi abbracciati e sorridenti e questa idea di voi due mi fa stare bene, mi solleva.

    Vi mando un abbraccio di cuore da tutti noi, con la certezza che un giorno, non so quando, in un posto migliore ci rincontreremo.

    Giampietro

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  23. 18 luglio 2019 (parte 1)

    Ciao Giacomo,
    alla fine eccomi qua a scriverti questa lettera che raccoglie i miei pensieri dopo due anni e mezzo che te ne sei andato.
    Eh si, due anni e mezzo durante i quali si fa fatica a rassegnarsi di perdere un amico come te,
    Ricordo ancora la prima volta che ci siamo incontrati (prima ci eravamo solo incrociati da Nonsololibri o da Tuttofumetto a Monfalcone). Gianpaolo aveva aperto la sua fumetteria a Gorizia ed ero passato per vedere questo nuovo paradiso del fumetto.
    Attraverso te mi si schiuse un mondo che prima di allora mi aveva solo sfiorato ed io, che fino a quel momento mi ero sentito cittadino di un pianeta che mi faceva sentire diverso conobbi altri come me, con la mia stessa sensibilità ed i miei stessi interessi.
    Ricordo le nostre camminate per Gorizia a caccia di libri nuovi e le nostre chiacchierate su ogni cosa ci saltava per la testa… E poi il gelato, la pizza o il Kebab mangiati assieme a quelli che poi, assieme a noi sono diventati gli amici del venerdì (Andrea ed Aleksander), presto sopranominati, scherzosamente, i quattro dell’Apocalisse.
    Un periodo bello, fatto di alti e bassi legati a quelle che erano le vicissitudini della vita, durante il quale ci siamo sostenuti a vicenda cementando il nostro gruppo con un legame quasi fraterno.
    Tra i ricordi che mi restano di quel periodo, scolpiti nella memoria ce ne sono tanti ma uno in particolare mi resta vivido. Il giorno in cui Roberto Cardinale ti chiamò per disegnare Kepher.
    Tu sai che sono sempre stato un appassionato di ucronia e quel giorno mi parlasti che si stava pensando di pubblicare quel fumetto. Io ne fui entusiasta (finalmente una buona storia come poteva piacere a me!) Così, li per li ti dissi; vedrai che appena torniamo a casa tua troviamo la tua convocazione a disegnarlo, ma non preoccuparti, questo sarà il primo passo. Oggi Kepher e domani Nathan Never! E così fu!
    E poi, la malattia. All’inizio nessuno di noi pensò che fosse qualcosa di così grave. Pensavamo a tutto fino al tuo ricovero. Li, un po’ per il mio lavoro, un po’ per esperienza vissuta ci fu chiaro di che si trattava. Ci illudemmo che non fosse una cosa irreversibile ed io, forse per una mia fragilità, o per l’affetto che mi legava a te, non volevo rassegnarmi (tu sai che, aggrappato alle mie illusioni. facevo fatica ad accettare tutto ciò) ed anche al tuo funerale ho sperato che tutto quanto stava accadendo fosse un brutto scherzo… Che d’un tratto ti saresti sollevato dalla bara e ci avresti confessato che era tutto falso e che lo avevi fatto per vedere cos avrebbe detto la gente nel caso della tua dipartita (un po’ come ne Le avventure di Tom Sawyer o nella canzone Rosso di Nicolò Fabi che tante volte abbiamo ascoltato.)
    Da quel giorno non c’è dì che venga in cui non parli con o di te. Leggo un fumetto e ti chiedo se ti sarebbe piaciuto, vado al centro commerciale ed immancabilmente vado allo scaffale delle Hot Wheels a vedere se c’è qualche automobile che ti sarebbe piaciuto avere. E poi ci ritroviamo tutti e tre in pizzeria e si percepisce la tua mancanza.
    Ed io resto sempre li ad aspettare che tu ti faccia sentire Che mi faccia sapere se, dovunque ti trovi, tu stia bene e sia contento.
    Questo fino a poco tempo fa, quando ci siamo reincontrati nei miei sogni.

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  24. 18 luglio 2019 (parte 2)

    La prima volta, come un nuovo Ulisse o Enea, mi sono trovato fuori dalla stazione di Gorizia. Era estate. Era una Gorizia un po’ diversa, ma si sa, noi esseri umani non possiamo concepire l’aldilà come lo vedete voi e quindi, quando si fa visita nel regno dei morti, fate in modo che si presenti a noi in maniera familiare. Fatto sta che tu eri li ad attendermi. Ed io ero talmente contento di rivederti che incominciai a parlarti di tutto ciò che mi passava per la testa mentre camminavamo. Davanti a noi la strada appariva familiare e diversa allo stesso tempo. Il viale che conduce alla stazione finiva con l’angolo dell’istituto d’arte e quest’ultimo dava su una piazza al centro della quale c’era una fontana con 4 leoni agli angoli ed un obelisco al centro. Da dietro la fontana partiva un bellissimo viale con edifici in stile Liberty che avrebbero roso d’invidia Otto Wagner. Io guardai la fontana ed il viale e mi chiesi cosa volesse rappresentare tutto ciò. Una voce fuori campo mi fece capire, con l’enigmatico Hic sunt leones, che quello era un limite invalicabile, come i confini del mondo sulle vecchie mappe geografiche. E fu li che ti chiesi la cosa più assurda che in quel momento poteva passarmi nella testa. Il fatto che, se così tante persone scrivevano su Facebook, perchè tu non continuassi a scrivere. Tu mi guardasti e non mi dicesti nulla ma ti allontanasti lungo quel viale. Io, perplesso, non volevo che te ne andassi ma c’era qualcosa che mi impediva di seguirti con i miei mezzi. Così in mio soccorso vennero due miei colleghi di cui uno lo hai conosciuto alla serata di halloween al Bunker di Aurisina. Lui mi diede un passaggio sulla sua moto blu Bugatti fino alla macchina della mia collega, una bellissima macchina sportiva rosso fiammante. Ero pronto ed ero li, non volevo che te ne andassi di nuovo. Così sono partito per venirti dietro ma sul più bello una torma di gente che pareva uscita da un quadro di Yue Minjun mi è sfrecciata davanti ed io, per schivarli, non sono riuscito a raggiungerti e mi sono svegliato di colpo.
    La seconda era nei pressi della galleria naturale sulla strada costiera triestina. Era estate ed eravamo seduti su un muretto. Faceva caldo ed era una luminosa giornata. Tu eri intento a disegnare qualcosa sul tuo taccuino, così, vedendo la velocità con cui disegnavi, ti dissi che era da tempo che non ti vedevo disegnare così bene, altro che in ospedale. Tu mi guardasti e con la tua enigmatica parlata mi dicesti che quello era stato un periodo di stress. Con quella frase ci accomiatammo.
    Ora, io non so se tutto ciò sia stato vero o parto della mia fantasia.
    Quello che sento è che tu sei comunque accanto a noi.
    Sarà un mio desiderio, ma io voglio crederci.
    Un abbraccio di cuore da parte mia, di Andrea e di Aleksander !

    P-S.: abbraccia anche Roberto da parte nostra.

    Andrea

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  25. Ti ringrazio calorosamente, Andrea per non aver dimenticato il nostro Giacomo. E desidero allargare questo ringraziamento a tutte le persone che, avendolo conosciuto, ne hanno conservato gelosamente il ricordo nel proprio cuore.

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  26. Ciao Jack

    Ho saputo solo oggi della scomparsa di Federico Memola.
    Lo ricordo quelle rare volte che lo avevo incontrato al tuo capezzale e di lui mi resterà il ricordo vivo di una persona "buona" , socievole, affabile. Quello che si può definire un "signore".
    Spero che ti abbia raggiunto nel tuo lungo "pellegrinaggio" verso la tua isola che non c'è e che da oggi condividerete.
    Voglio ricordarvi per come eravate sorridenti e "solari".

    Un caro e affettuoso abbraccio a te, Roby e Federico.

    Giampi

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  27. Vicenza 17 Febbraio 2020

    Guardando fuori dalla finestra, il cielo plumbeo di questa giornata d’inverno non può non far riaffiorare nella memoria tristi ricordi.
    Domani infatti, per me come per molte persone che ti hanno conosciuto, sarà una giornata estremamente dolorosa. Sarà impossibile non ripensare a quel sabato di tre anni fa senza che gli occhi non si inumidiscano e un lucicchio riveli una lacrima velata. Già, sono trascorsi effettivamente tre anni da allora, sebbene dagli ancora vivi ricordi di quel giorno sembrino trascorsi solo pochi momenti. Forse è proprio per questo “paradosso temporale” che si avverte più forte la tua mancanza, la tua perdita. E così riemerge più forte, quel dolore che pareva attenuato ma che sappiamo non essere scomparso. Tre anni in cui la nostra vita è continuata più o meno nella solita monotonia.
    Giorni si sono susseguiti ad altri giorni, stagioni si sono rincorse ad un ritmo incalzante. Ma tu non hai avuto modo di viverli questi giorni, non hai potuto goderti queste stagioni. Tutto questo non ti è stato semplicemente consesso, purtroppo. La tua esistenza è stata stroncata troppo presto e, diciamocelo in tutta sincerità, insieme ad essa è stata stroncata anche una parte delle nostre esistenze. Di te ormai, unica consolazione, ci resta solo il tuo ricordo, alcune fotografie, alcuni dei tuoi albi e, ritenendomi più fortunato di altri, un video di pochi secondi di noi due insieme.
    Ogni tanto me lo riguardo ripensando a quei giorni in cui nutrivi, come tutti noi, speranze rivelatesi vane. Periodicamente, ritorno ancora nel tuo blog a rileggermi i tuoi “pezzi”, lì ancora custoditi. E farlo mi dà quel senso di sollievo quasi fossi tu a leggermeli. E, sappilo, li reputo ancora una delle cose più preziose. Rileggerli mi fa avvertire ancora la tua presenza. E non è certamente un sollievo da poco…
    Ti saluto con affetto, Giacomo. Un abbraccio a te, Roberto e Federico.

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