mercoledì 6 ottobre 2010

Quante pagine da qui all'eternità?

Ogni tanto, non troppo spesso, cedo ad una vecchia abitudine, dimentico il mio pessimismo di default sul mestiere di fumettista, e cerco di tornare un lettore. Un semplice lettore. Tanto per intenderci, come quello che ero fino ad una ventina di anni fa.

Già, che ci vuole a essere un lettore? Mi rivedo da piccino, con un numero del Corriere dei Ragazzi in mano. Vabbè, non proprio piccino dai, adolescente. Un naufrago su un battello approda su un'isola dei mari del sud. Ambientazione da Lost, palme e spiaggia infinita. In quel momento ero davvero con lui sulla spiaggia. E poi in ogni altro momento, lo seguivo ad ogni pagina. A 6 pagine per settimana (quando negli anni precedenti si arrivava anche a 2 pagine per settimana). Il seguito? "A suivre", ovvero "Continua"... tra sette giorni, stessa ora, stesso canale. Quindi stessa edicola, stesso giornale. Che figata.

Anni dopo rivedo lo stesso giornale. La spiaggia non è bellissima, le palme sono 4, l'ambientazione di Lost non ci azzecca. Vabbè, il ricordo era migliore.

Già, ma questo avveniva prima. Prima di incominciare a disegnare con metodo, prima di concentrarsi per farlo in maniera coerente e continuativa. Prima di pensare anche solo da lontano di farlo diventare il tuo mestiere.

Prima di cominciare a macinare decine di pagine al mese, curandotele come fossero i tuoi cuccioli. Prima di imparare a quanto difficile arrivare al finale, in cui tutto deve ottenere risposta, e ogni pagina in più o di troppo è una pagina in meno per spiegare. Quando impari i metodi che usano gli sceneggiatori in gamba, quelli che ti permettono di arrivare all'ultima pagina e tutto va a posto, senza fretta.

Oggi tutto questo mi è entrato nel sangue ormai. Riconosco a occhio le correzioni, gli interventi redazionali, i punti morti delle storie, non riesco insomma ad evitare di esaminare i fumetti che leggo con occhio critico. E se vedo un braccino corto faccio una smorfia. Se un'inchiostratura è del tutto inefficace la smorfia è da sorriso del Joker. Se il disegnatore ha copiato fotografie, be, è davvero troppo evidente (se fino a ieri disegnava in maniera differente). Se manca uno sfondo, se una prospettiva ha delle sue regole tutte personali a noi mortali sconosciute, insomma, tutto questo mi rovina il piacere della lettura. Ma d'altronde non si vive solo di Milton Caniff, i fumetti come ogni altra cosa nel mondo si evolvono, per cui mi tengo dentro le lamentele sul disegno, con un certo sforzo riesco a non evocare il disegnatore ipercritico che c'è in me, e leggo tutto d'un fiato un fumetto.

O meglio, ci provo. Perché a questo punto mi scontro con una tipica abitudine che circola oggi nel fumetti, che siano essi detective, topi e paperi o supereroi in calzamaglia.
La dilatazione. Molte cose le accetto, certi trucchi narrativi anche, ma una storia stirata, fosse per 20, per 100 o 300 pagine, non le reggo. 

Esempio: Tizio entra in una stanza, saluta, chiede come va al padrone di casa. Amena conversazione e lentamente si spostano arrivando alla porta delle prima stanza. Una pagina e mezza in cui non è accaduto nulla. Non è stato detto nulla di rilevante ai fini della storia. Ma io ho letto due pagine nel frattempo. Mi dico che mi sbaglio, che la mia mente mi ha ingannato, la storia non può essere così dilatata. Allora torni indietro e guardi con metodo. Scandagli la pagina. Tizio arriva nella vignetta uno e suona alla porta. Vignetta due arriva Caio che si appresta ad aprire la porta. Vignetta tre la apre, e fà un'espressione di sorpresa. Quattro, vediamo ospite e padrone di casa che si salutano. O meglio, il nuovo arrivato che pone una domanda senza importanza. Il padrone di casa, Tizio, risponde nella cinque. Nella sei Caio entra sorridente rispondendo.

Ti chiedi il motivo. Ti rispondi che non può sicuramente essere una questione veniale: "Mi pagano a pagina, e io dilato questa storia quanto mi pare così guadagno di più". No, in fondo mi rendo conto che sfornare un'idea valida ogni settimana od ogni mese può essere stancante (però un ragionevole dubbio rimane sempre, beninteso). Me ne resi conto vedendo come le storie di Startrek in televisione diventavano via via più verbose, per finire con le infinite chiacchiere tra Janeway e Sette di Nove in Voyager (noooiaaaaaaa). Laddove in Startrek The Next Generation gli sceneggiatori avevano inventato (o solo applicato) lo story editing, cioè l'intrecciare in un episodio più vicende minori che da sole non sarebbero bastate a reggere un episodio. Ma questo era avvenuto anni prima... altri sceneggiatori, più trame e temi a cui attingere.

Forse che nei fumetti gli autori sentano l'influenza delle Graphic Novel americane? I romanzoni a fumetti di 300 pagine che tanto successo hanno avuto? Be, no, a aprte la lunghezza quelli avevano senso così lunghi, c'era tanto da raccontare.

O il problema è più grande, e copre in generale tutta la letteratura? Forse che la dilatazione non è poi solo un problema dei fumetti? 

Prendiamo un romanzo cartonato da 500 pagine. Uno a caso, italiano o straniero. Forse avrà al suo interno una scena simile a questa: 

"Pablo appoggiò la mano sopra la maniglia di ottone cromato color biondo cenere, brunito di fumo, forgiata dai maestri delle Senegovia occidentale nel 1918, alla fine della grande guerra mondiale, sentendola resistente al tatto delle sue dita lunghe e pallide, ricoperte di rada peluria. Esercitò una leggera e metodica pressione sopra quell'oggetto che in quel momento gli pareva così estraneo e oscuro. Aumentò la pressione sentendolo cedere, e lui prese fiato continuando a premere, fino a quando non sentì un suono secco e penetrante che gli ferì le orecchie, infrangendo quel quasi eterno momento di silenzio in cui era penetrato da qualche minuto. Spinse ancora, e la porta si aprì, cigolando impercettibilmente come un ribelle che cerca di sostenere un'ultimo attacco, o a resistere alla carica dei 600 (...)."

Non cercatela in giro, l'ho inventata ora. Più di dieci righe di testo (se penso che una volta gli editori pagavano a quantità di parole) per non dire nulla di nulla, a parte che il potagonista ha le dita òunghe, pallide e pelose (guai se il lettore non scopriva questo particolare, attenzione!). Letteratura? Bho.

Certo. In questo modo è più facile scrivere un romanzo e arrivare a 700 pagine. Ma laddove Tolkien impiegava 500 pagine a descrivere la battaglia del fosso di Elm, oggi puoi trovare scritto "Partirono all'alba per la battaglia, e tornarono la sera, vincitori." Allora in questo cosa contengono 900 pagine? Ecco cosa penso quando leggo di giovani esordienti che ragionano a trilogie...

O a fumetti con gente che bussa a delle porte...

Okay, tutto questo solo perché ogni volta che mi devo scrivere un fumetto io, faccio a botte con gli storyboard, per riuscire a far stare tutto nei tempi giusti. E' in questi momenti che mi rendo conto di quanto sia difficile essere uno sceneggiatore.


Pagina da Anjce #6, di prossima uscita.

Nessun commento:

Posta un commento

Posta un commento